sabato 30 ottobre 2021

GIOVANNI FATTORI E LA VERITÀ DELL'IMMAGINE

Giovanni Fattori
Le macchiaiole, 1866
Olio su tela
Collezione privata
Credito fotografico: Società di Belle Arti

La GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ospita per la prima volta nei suoi spazi una grande retrospettiva dedicata all’opera di Giovanni Fattori (Livorno 1825- Firenze 1908), uno dei maestri assoluti dell’Ottocento italiano che seppe interpretare in modo originale e innovativo tanto i temi delle grandi battaglie risorgimentali quanto i soggetti legati alla vita dei campi e al paesaggio rurale a cui infuse, analogamente ai ritratti, nuova dignità e solennità. La mostra FATTORI. CAPOLAVORI E APERTURE SUL ‘900, aperta al pubblico fino al 20 marzo 2022, è organizzata e promossa da GAM Torino - Fondazione Torino Musei e da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE in collaborazione con l’Istituto Matteucci e il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno.
Giovanni Fattori
Gotine rosse, 1882 ca.
Olio su tavola
GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Il percorso espositivo, che presenta oltre 60 capolavori dell’artista livornese, tra cui tele di grande formato, preziose tavolette e una selezione di acqueforti, si articola in nove sezioni e copre un ampio arco cronologico che dal 1854 giunge al 1894, dalla sperimentazione macchiaiola e da opere capitali degli anni Sessanta e Settanta fino alle tele dell’età matura, che ne rivelano lo sguardo acuto e innovatore, capace di aperture sull’imminente ’900. 
Giovanni Fattori
In vedetta, 1872
Olio su tela
Fondazione Progetto Marzotto, Trissino
Le curatrici del progetto, Virginia Bertone (Conservatore Capo della GAM) e Silvestra Bietoletti (Storica dell’arte, specialista di pittura toscana dell’Ottocento), affiancate dal Comitato scientifico composto da Cristina Acidini, Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, hanno concepito un articolato progetto espositivo dove si succedono, secondo una scansione cronologica e tematica, le opere del maestro la cui vicenda artistica incontrò, già nel corso dell’Ottocento, anche il gusto dei torinesi, come testimonia la presenza di Fattori alle mostre allestite in città - sia alle manifestazioni annuali della Società Promotrice di Belle Arti di Torino sia alle Esposizioni Nazionali - dalla primavera del 1863 fino al 1902.
Giovanni Fattori
La mena in Maremma, 1890 ca.
Olio su tela
Istituto Matteucci, Viareggio
© Istituto Matteucci, Viareggio

Nella primavera del 1863 Giovanni Fattori inviava alla mostra della Società Promotrice di Belle Arti di Torino la sua Ambulanza militare (Episodio dell’indipendenza italiana del 1859). Per presentarsi per la prima volta al pubblico torinese, l’artista aveva voluto riproporre il soggetto de Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta che gli aveva assicurato la vittoria al Concorso Ricasoli, tappa fondamentale per l’avvio della sua carriera artistica.
Tra i suoi primi estimatori è il torinese Marco Calderini, brillante allievo di Antonio Fontanesi e autorevole animatore della scena culturale cittadina, che entra in contatto con lui per l’acquisto di una cartella di litografie, a testimonianza di un vivo apprezzamento anche per la sua opera grafica.
Giovanni Fattori
Sulla spiaggia (Giornata grigia), 1893
Olio su tela
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
Nel corso dei primi anni del Novecento, l’attenzione per l’opera di Fattori si intensifica sino a divenire il modello di un nuovo "ideale classico": furono allora autorevoli collezionisti, in primo luogo l’imprenditore Riccardo Gualino, ad arricchire le proprie raccolte con capolavori come il Ritratto della seconda moglie, conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze e presente in mostra.
Nel 1930, anno in cui aveva assunto la direzione del Museo Civico di Torino, Vittorio Viale riuscì ad acquisire la preziosa tavola Gotine rosse, dipinto appartenuto alle collezioni fiorentine di Giovanni Malesci e poi di Mario Galli e oggi custodito alla GAM. E proprio la vicenda dell’acquisto di Gotine rosse offrirà lo spunto per sottolineare la fortuna di Fattori e di altri artisti toscani dell’Ottocento a Torino nel segno di Lionello Venturi.
Giovanni Fattori
Autoritratto, 1894
Olio su tela
Istituto Matteucci, Viareggio
© Istituto Matteucci, Viareggio
A concludere il percorso sono alcune opere emblematiche di allievi di Fattori e di artisti influenzati dalla suggestione della sua pittura - Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Amedeo Modigliani, Lorenzo Viani, Carlo Carrà, Giorgio Morandi - a testimonianza della lezione che il maestro livornese seppe stimolare nella pittura italiana del Novecento.
Arricchisce la mostra un suggestivo video che racconta i luoghi, le vicende umane e le relazioni artistiche che hanno accompagnato la vita del maestro attraverso le parole dello stesso Fattori, desunte da lettere e documenti d’epoca. Un viaggio nel viaggio, che vuole avvicinare il visitatore all’artista livornese la cui indole fu schiva eppure così carismatica da influenzare future generazioni di artisti.

FATTORI. Capolavori e aperture sul ’900
14 ottobre 2021 - 20 marzo 2022
GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 Torino
Orario: da martedì a domenica: 10 - 18; giovedì 13 - 21. Lunedì chiuso.
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
www.gamtorino.it

venerdì 8 ottobre 2021

IL RESPIRO DELLA MODERNITÀ DI ANTOINE DE LONHY

Antoine de Lonhy
Polittico della Vergine, sant’Agostino e san Nicola da Tolentino, 1461-1462 ca.
Tempera, olio e fondo oro su tavola
Corpo principale dell’altare della Vergine, sant’Agostino e san Nicola da Tolentino
Barcelona, Museu Nacional d’Art de Catalunya, MNAC

Palazzo Madama, dal 7 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022, e il Museo Diocesano di Susa, fino al 7 novembre 2021, presentano insieme l’esposizione IL RINASCIMENTO EUROPEO DI ANTOINE DE LONHY a cura di Simone Baiocco e Simonetta Castronovo per la sezione di Torino e di Vittorio Natale per la sezione di Susa. Antoine de Lonhy, artista poliedrico - era pittore, miniatore, maestro di vetrate, scultore e autore di disegni per ricami -, venuto a contatto con la cultura fiamminga, mediterranea e savoiarda ebbe un impatto determinante per il rinnovamento del panorama figurativo del territorio dell’attuale Piemonte nella seconda metà del Quattrocento. Originario di Autun, prima del 1450 era già in contatto con uno dei più straordinari mecenati di ogni tempo, il cancelliere del duca di Borgogna Nicolas Rolin, per il quale eseguì delle vetrate istoriate, purtroppo perdute.

Antoine de Lonhy
Tre profeti, 1480 ca.
Pioppo
Lione, Musée des Beaux-Arts

Il percorso di entrambe le sedi evidenzia i viaggi, gli spostamenti e la carriera itinerante di Lonhy attraverso l'Europa: a Tolosa, in Francia meridionale, dove realizzò almeno un ciclo di affreschi e decorò diversi codici liturgici e statuti cittadini; a Barcellona, in Catalogna, dove ancora sopravvive uno dei suoi capolavori: la grande vetrata per la chiesa di Santa Maria del Mar; infine nel ducato di Savoia, dove lavorò per la corte e per numerose chiese e monasteri del territorio e dove si spense, probabilmente, prima della fine del secolo. Il trasferimento dalla Spagna ad Avigliana - dove è documentato dal 1462 - si deve a diversi fattori, come la presenza in questo centro di un castello dei duchi di Savoia e la vicinanza con le prestigiose abbazie di Novalesa e Ranverso, poste sulla Via Francigena, una delle principali arterie di comunicazione già dal Medioevo, da cui passavano cavalieri, ecclesiastici e mercanti di mezza Europa.

Antoine de Lonhy
Presentazione di Gesù al tempio/Purificazione della Madonna, 1490
Dipinto su tavola trasportato su tela, cm 135 x 130
Greenville, Bob Jones University Museum & Gallery
L’allestimento torinese inizia raccontando la "scoperta" di Antoine de Lonhy: come spesso avviene nel campo della storia dell'arte, alla conoscenza di questo artista del Quattrocento si è arrivati per gradi. Per lungo tempo gli studiosi avevano raccolto alcuni dipinti sotto il nome convenzionale di "Maestro della Trinità di Torino", prendendo spunto proprio da uno dei suoi massimi capolavori, che è nelle collezioni civiche torinesi. D'altro canto, nell'ambito dello studio dei codici miniati, si era identificato, invece, un "Maestro delle Ore di Saluzzo", a partire dal meraviglioso manoscritto, che è uno dei prestiti più importanti concessi per la mostra dalla British Library di Londra. In seguito si è poi compreso che dietro questi nomi convenzionali si celava un'unica personalità, il cui vero nome è stato svelato grazie allo studio dei documenti.
Antoine de Lonhy
La Trinità, 1465-1470 ca.
Tempera e oro su pergamena, miniatura dal manoscritto delle "Ore di Saluzzo"
Londra, The British Library, ms. Add. 27697, f. 75r

La mostra si avvale di prestigiosi prestiti nazionali e internazionali, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. Emblematico il caso del senatore Leone Fontana, che nell'Ottocento aveva acquistato la già citata Trinità, inserendola nella sua ricchissima raccolta di opere piemontesi, donata in seguito al museo di Torino; oppure quello di Bob Jones Jr., che a metà del Novecento scelse la Presentazione di Gesù al Tempio per ampliare la pinacoteca dell'università privata fondata dal padre a Greenville (South Carolina). La mostra costituisce, inoltre, l'occasione per riunire gli elementi di un polittico venduto nel 1885, che aveva al centro la Adorazione del Bambino, appartenuta in seguito al collezionista olandese Fritz Mayer van den Bergh e oggi custodita nel museo che porta il suo nome ad Anversa.

Antoine de Lonhy
San Domenico (o San Tommaso) nello studio
Tempera e oro su tavola
Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda
Il progetto nasce nell’ambito del Réseau européen des musées d’art médiéval, una rete di musei europei fondata nel 2011 da Élisabeth Taburet-Delahaye, già direttrice del Musée de Cluny - musée national du Moyen Âge di Parigi, per promuovere iniziative espositive comuni, ricerche condivise, convegni e conferenze sul proprio patrimonio artistico.

La pubblicazione del catalogo, a cura di Simone Baiocco e Vittorio Natale, è sostenuta da Associazione Amici Fondazione Torino Musei, in memoria del professor Giovanni Romano.

IL RINASCIMENTO EUROPEO DI ANTOINE DE LONHY
Palazzo Madama - Sala Senato
Piazza Castello - Torino
7 ottobre 2021 - 9 gennaio 2022

Susa, Museo Diocesano
Via Mazzini, 1 - Susa
10 luglio - 7 novembre 2021

martedì 28 settembre 2021

CIPRO CROCEVIA DEL MEDITERRANEO

Testina femminile fittile della collezione di Alessandro Palma di Cesnola
arrivata al Museo di Antichità con la donazione di Arturo Palma di Cesnola, 200-150 a.C.
(Torino, Musei Reali – Museo di Antichità, inv. 89102)

Il fascino millenario di Cipro, cuore del Mediterraneo e ponte tra Oriente e Occidente, è protagonista della mostra internazionale CIPRO. Crocevia delle civiltà, ospitata nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino dal 29 giugno 2021 al 9 gennaio 2022, curata da Luca Bombardieri, docente dell’Università degli Studi di Torino, ed Elisa Panero, curatrice delle collezioni archeologiche dei Musei Reali. Mitica culla di Afrodite, che nasce dalla spuma del mare cipriota, l'isola è il centro del più importante mare dell’antichità, crocevia di scambi commerciali e approdo di culture differenti in cui si forma la moderna concezione del mondo mediterraneo.

Orecchino a testa di toro
Da Cipro, Collezione Alessandro Palma di Cesnola
Donazione Arturo Palma di Cesnola 2005
IV-III secolo a.C., oro
(Torino, Musei Reali - Museo di Antichità, inv. 89406)

La mostra si delinea intorno alla più importante collezione cipriota italiana, quella dei Musei Reali di Torino, ad oggi largamente inedita, ed è arricchita da prestiti unici per la prima volta in Italia provenienti da illustri istituzioni straniere, tra cui il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, il Medelhavetmuseet di Stoccolma, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo di Cipro a Nicosia. Ad esse si aggiungono il Museo Egizio di Torino; l’Accademia delle Scienze di Torino; l’Archivio Storico, il Museo di Anatomia e il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino; e il Museo Camillo Leone di Vercelli oltre al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Figurina fittile di donna con arpa triangolare (psalterion)
Da Cipro, Collezione Alessandro Palma di Cesnola
Donazione Arturo Palma di Cesnola
III-II secolo a.C.; terracotta, H 19,7 cm, L 7,6 cm
(Torino, Musei Reali – Museo di Antichità, inv. 89121)

Il Museo di Antichità conta più di 1.000 reperti, frutto di donazioni avvenute a partire dal 1847 sotto il console del Regno di Sardegna Marcello Cerruti prima e soprattutto grazie agli scavi condotti da Luigi Palma di Cesnola, console americano sull’isola ma nato a Rivarolo, in provincia di Torino. Tale raccolta è paragonabile per importanza scientifica e varietà alla grande collezione del Museo Egizio di Torino, di cui rappresenta un ideale contraltare mediterraneo. La raccolta torinese - la più antica fuori dall’isola e probabilmente anche la più completa in termini cronologici - costituisce nel contempo l’alter ego della collezione cipriota allestita al Metropolitan Museum of Art di New York dallo stesso Luigi Palma di Cesnola, in veste di primo direttore. 

Askos fittile configurato a forma di anatra
dalla collezione di Alessandro Palma di Cesnola arrivata al Museo di Antichità
con la donazione di Arturo Palma di Cesnola
età ellenistica
(Torino, Musei Reali – Museo di Antichità, inv. 89333)

Recenti studi archeologici hanno permesso di ricostruire la funzione determinante di Cipro nel commercio mediterraneo, in quanto tappa fondamentale per la navigazione antica. Dall’età del Bronzo in avanti conferma il suo ruolo cruciale nei contatti con il Vicino Oriente, prima con la presenza dei Fenici, poi con le dominazioni assira, egizia e persiana fino a quella romana: un insieme di modelli e influenze differenti, lingue e conoscenze, che si armonizzano in una cultura del tutto originale e fortemente distintiva.

Statua di dea assisa in trono
Da Cipro, prima metà del VI secolo a.C. (Periodo cipro-arcaico)
calcare, H 81 cm, L 54 cm, W 43 cm
(Wien, Kunsthistorisches Museum – Antikensammlung, I 1548)

Tra i pezzi più significativi in mostra una testa di divinità o sacerdotessa di piccole dimensioni, in terracotta, risalente al 625-550 a.C.; un unguentario a forma di dattero, in vetro, della prima età imperiale, contenente probabilmente una sostanza oleosa a base del frutto tropicale; e una statua della dea (Afrodite) assisa in trono, arrivata a Torino nel marzo del 1847, il cui corpo e testa risalgono a età diverse, montate insieme secondo un uso caratteristico del collezionismo antiquario dell’epoca. Arriva invece da Vienna la statua di dea assisa in trono del periodo cipro-arcaico, in prestito dal Kunsthistorisches Museum, mentre dal The Metropolitan Museum of Art di New York una statua votiva in abito assiro, in calcare, datata tra 550 - 525 a.C., per la prima volta esposta al pubblico.

CIPRO
Crocevia delle civiltà

29 giugno 2021 - 9 gennaio 2022
Musei Reali di Torino, Sale Chiablese
Piazzetta Reale, Torino
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso ore 18).
www.museireali.beniculturali.it

lunedì 27 settembre 2021

A TU PER TU CON LEONARDO

Leonardo da Vinci
Autoritratto
D.C. 15571

Fino al 3 ottobre i Musei Reali di Torino aprono le porte della Biblioteca Reale per ammirare un’esposizione straordinaria del Codice sul volo degli uccelli e dei 13 disegni, tra i quali anche il celebre Autoritratto, di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 - Amboise 1519). Nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio e in occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione della volta affrescata della Biblioteca Reale - realizzata grazie al sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino -, l’elegante manica ottocentesca, che oggi ospita migliaia di volumi antichi, accoglie la mostra A TU PER TU CON LEONARDO dedicata all’attività del grande maestro del Rinascimento italiano.

Leonardo da Vinci
Ritratto di fanciulla
presunto studio per l’angelo della «Vergine delle Rocce»
D.C. 15572

Tutti i giorni, dalle 9 alle 20, i visitatori saranno condotti da guide esperte a scoprire da vicino il corpus leonardesco, il lavoro dell’artista e la sua infaticabile ricerca della perfezione nei tratti vergati con la pietra rossa o nera, a penna o a inchiostro, sfumati con rapidi colpi di pennello o resi voluminosi dai tocchi di biacca. L’esperienza sarà preceduta da un’introduzione alla storia della collezione e alle vicende che hanno determinato l’arrivo a Torino dei preziosi disegni e dalla visita al salone aulico della Biblioteca, progettato dall’architetto regio Pelagio Palagi e affrescato dai pittori Angelo Moja e Antonio Trefogli.

Leonardo da Vinci
Studi di carri d’assalto muniti di falci
D.C. 15583

La storia sabauda della collezione leonardesca ha origine nel 1840 quando il Re Carlo Alberto acquista da Giovanni Volpato, mercante d’arte di origini piemontesi, 1585 disegni di grandi maestri italiani e stranieri. Fulcro dell'acquisizione è la sezione dei tredici disegni autografi di Leonardo da Vinci, fogli eterogenei al culmine dei quali si pone uno dei pezzi più noti della sua intera produzione: il Ritratto di vecchio, ritenuto l’Autoritratto del grande maestro. I tredici disegni ripercorrono l’intera carriera artistica del genio da Vinci, dagli esordi intorno al 1480 fino agli ultimi anni di attività, 1515-17 circa: alcuni disegni sono in relazione con opere celeberrime, dalla Battaglia d’Anghiari alla Vergine delle Rocce; altri riguardano progetti mai realizzati, dai monumenti Sforza e Trivulzio alla statua di Ercole per Piazza della Signoria.

Leonardo da Vinci
Codice sul volo degli uccelli
BRT Varia 95, c. 3r
 

Nel 1893 la collezione leonardesca si arricchisce del Codice sul volo degli uccelli, donato ad Umberto I dal collezionista e studioso russo Teodoro Sabachnikoff. Il piccolo quaderno di appunti sul volo, scritto tra il 1505 e il 1506, era stato più volte trafugato e smembrato in seguito alla dispersione dei manoscritti di Leonardo seguita alla morte del loro primo erede e custode, Francesco Melzi, giungendo a Torino a fine Ottocento ancora mutilo di quattro carte. I fogli mancanti sono stati ritrovati sul mercato antiquario nel 1920 dal ginevrino Enrico Fatio, il quale, dopo averli acquistati, li ha donati al Re Vittorio Emanuele III, permettendo così la ricomposizione del prezioso codice. Il manoscritto, oltre a indagare il tema del volo degli uccelli, reca le riflessioni di Leonardo sulla macchina per il volo, sui problemi di meccanica, di idraulica, di architettura, di anatomia, di disegno di figura, intrecciandosi e intersecando questioni cruciali dei suoi studi.

Salone palagiano
© Davide Zannotti

A partire dal prossimo anno la mostra A TU PER TU CON LEONARDO sarà visitabile tutti gli anni nella settimana di Pasqua nelle date 16-24 aprile 2022, 8-16 aprile 2023, 30 marzo-7 aprile 2024 e 19-27 aprile 2025.
Dal 25 settembre, presso il bookshop dei Musei Reali, sarà inoltre disponibile la guida breve alla collezione dei disegni di Leonardo da Vinci, realizzata con il sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino come strumento di approfondimento delle opere del grande maestro e di supporto alla visita del corpus della Biblioteca Reale. 

A TU PER TU CON LEONARDO
Da sabato 25 settembre a domenica 3 ottobre 2021
Biblioteca Reale
piazza Castello 191 - Torino
Orario: dalle 9 alle 20

I biglietti possono essere acquistati presso la biglietteria in piazzetta Reale 1 (orario di apertura dalle 9 alle 18) oppure online su www.museireali.beniculturali.it e www.coopculture.it. Per informazioni: info.torino@coopculture.it.

mercoledì 16 giugno 2021

APOLOGIA DEL CLASSICISMO FRA SIMBOLOGIA E MITO

Tartaruga con tempio
Bronzo, cm 38,5 x 38 x 26
Collezione privata

È indubbio: l'opera parla in nome e per conto dell'artista. Quando però è la viva voce dell'artefice ad esplicitarne il contenuto, essa acquista struttura, si attualizza, diviene testimonianza inossidabile di continuità con il passato. E il suo valore intrinseco da soggettivo diventa bene collettivo, si fa "rappresentazione plastica di una specie di 'contratto sociale' tra individui liberi"1.
È quanto accade conversando con il maestro Ivan Theimer, protagonista della rassegna monografica in corso a Torino presso la Fondazione Accorsi-Ometto.
Nato nel 1944 a Olomouc, in Moravia, storica regione dell’attuale Repubblica Ceca, Theimer raffigura la realtà e il mito in una "Selva simbolica" - questo il titolo della mostra a cura di Marco Meneguzzo - popolata di obelischi, stele, tartarughe e bambini.

Ercole con obelisco, 2000
Bronzo, cm 122 x 16,5 x 16,5
Collezione privata

Se il cortile si anima di effigi di un "nuovo eclettismo"; la Sala Tartaruga, simbolo di longevità e mappa del cosmo nelle culture asiatiche, è dedicata a Ercole e al suo mito; è nella Sala cinese che si erige, paradigmatica, una foresta di obelischi intrisi di riferimenti alla classicità. In apertura la galleria del Museo ospita alcuni dipinti caratterizzanti la prima produzione, i cosiddetti trous, buchi metafisici con rimandi al "chaòs" degli antichi greci: spazio abissale dove può darsi la libertà dell'individuo2

Trou, 1970
Olio su tela, cm 31 x 27,5
Collezione privata

Una serie di disegni su carta con figure muliebri - affini stilisticamente alle enigmatiche donne di Delvaux - celebra la maternità, la Natura feconda, e sottolinea altresì il disagio vissuto da un genere tuttora negato nei diritti fondamentali.
Autore eclettico dai numerosi interessi, Ivan Theimer collabora da molti anni come incisore con Anna Ziliotto, stampatrice attiva fra Parigi e Verona; realizza lampade, gioielli d'artista, scenografie per l'opera lirica, summa di varie discipline (canto, musica, balletto) ritenuta esemplare per la sua complessità. "Se non avessi vissuto questa esperienza probabilmente avrei fatto i miei monumenti in maniera diversa", afferma risoluto.

Paesaggio di Ulisse, 1971-1995
Bronzo dipinto, cm 159 x 35 x 43
Collezione privata

Emblematico a questo titolo, fra i molti commissionati dal governo francese, il monumento per il bicentenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, in Champ de Mars a Parigi, del 1989 (in mostra il bozzetto preparatorio), risultante dal lavoro corale, sinergico, di abili maestranze, a partire dall'idea progettuale dello scultore.
Centrale è nelle riflessioni di Theimer, come per il conterraneo Kundera, anche la questione dello scorrere inesorabile del tempo. Nei d'apres dedicati al tema biblico "Susanna e i vecchioni" (analogamente a quanto avviene nell'autoritratto di Goya nei panni di Saturno o di vecchio satiro3), il mito dell'eterno ritorno nel suo contraddittorio dipanarsi fra peso e leggerezza si fa cogente, tanto più in un'epoca in cui anche l'arte, piegata al consumismo sfrenato, priva di memoria, diventa "una caricatura di tutto", decretando così "la morte del tempo".

Susanna e i vecchioni, 2019-2020
Olio su carta applicata su tavola, cm 40 x 40
Collezione privata

Su un versante più intimista, concludono il percorso espositivo gli acquerelli di viaggio, che lo scultore alterna ai soggiorni fra Parigi (dove si trasferisce in seguito all’invasione sovietica del 1968) e Pietrasanta (località toscana celebre per la lavorazione del marmo e del bronzo). Intessuti di cangianti cromie e di incontri inaspettati, realizzati dal vero in Grecia, Cina, India (insieme all'Egitto luogo di ancestrale suggestione, costellato di imponenti templi sacri), essi non mirano a catturare l'immagine o, piuttosto, non "rubano" un istante al pari di uno scatto fotografico, ma sono semmai paesaggi interiori sospesi nel tempo e nella storia, architetture dipinte da "una specie di mago", intento a mescolare i suoi colori iridescenti con alchemica sapienza.

Gobi, 2012
Acquerello su carta, 15 x 21 cm
Collezione privata

 

1) M. Meneguzzo, Ivan Theimer. Il monumento come contratto sociale.
2)
V. Mancuso, A proposito del senso della vita, Garzanti, Milano 2021, p.66.
3)
F. Goya, Aún aprendo (Bordeaux, 1824 - 1828),  Museo del Prado, Gabinetto Disegni e Stampe, Madrid.

IVAN THEIMER
Selva simbolica

Fino al 19 settembre 2021
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
Via Po 55 - Torino
Per informazioni: 011 837 688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it