giovedì 30 agosto 2018

LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA

Anton van Dyck (Anversa, 1559 - Londra, 1641)
Ritratto di Caterina Balbi Durazzo, 1624
olio su tela, 220,2 x 149 cm
Genova, Palazzo Reale, Sala delle Udienze
Nell'ambito della Diciottesima edizione di Restituzioni, il programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico nazionale, curato e promosso da Intesa Sanpaolo, la Reggia di Venaria presenta nelle Sale delle Arti LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA.
Fino al 16 settembre 2018, la Tomba di Henib, dal Museo Egizio di Torino; la preziosa Testa di Basilea, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Anton Van Dyck, da Palazzo Reale di Genova; San Girolamo penitente di Tiziano, dalla Pinacoteca di Brera; San Daniele nella fossa dei leoni di Pietro da Cortona, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e altri 200 capolavori restaurati, raccontano delle maestranze messe in campo nel difficile compito di restituire al pubblico un vasto patrimonio pittorico, scultoreo e di alta manifattura artigianale in seguito ad attente indagini scientifiche e accurati interventi di recupero.
Ad eccezione della tela del Bellotto proveniente da Dresda1 le opere appartengono a 17 regioni italiane coinvolte in un itinerario da nord a sud: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche. Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, Belluno, 1488/1490 - Venezia, 1576)
San Gerolamo penitente, 1556-1561
Olio su tavola 235 × 125 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
Avviato nel 1989 dall’allora Banca Cattolica del Veneto, con obiettivi e finalità legati al territorio di competenza di quell’Istituto, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione ed è in continua espansione, come testimoniato già dalla diciassettesima edizione che ha visto coinvolte 12 regioni italiane, 46 istituzioni proprietarie e l’inclusione, per la prima volta, di un Paese europeo con i tre rilievi lignei provenienti dal Calvario di Banská Štiavnica in Repubblica Slovacca ammirato, insieme ad altri 140 capolavori, da circa 76.000 visitatori che hanno beneficiato della mostra conclusiva La bellezza ritrovata, allestita nella primavera-estate 2016 presso le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano.
Dal 1989 ad oggi, sono ormai oltre 1300 le opere recuperate che spaziano dalle epoche proto-storiche fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.
Codice di disegni dall’Ambrosiana (F245 inf.)
disegni del XVI secolo
raccolta di 76 disegni realizzati in tecniche varie su carta   
47 x 34 cm (codice)
Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana
(acquisizione Federico Borromeo, inv. F245 inf.)
Ciascuna tipologia di materiale ha richiesto una specifica metodologia d'intervento.
Alle analisi scientifiche svolte attraverso mappature grafiche, radiografie e fotografie ai raggi ultravioletti e agli infrarossi si sono aggiunte soluzioni di ultima generazione, come la scansione in 3D (utilizzata per I tre crocifissi di Vincenzo Foppa) e la riproduzione fotografica ‘in falso colore’, indispensabile per procedere con puliture più approfondite "senza 'svelare o 'spellare' un dipinto" come nel caso della Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini.
Fra i reperti più delicati il Reliquiario ostensorio del braccio di sant’Eugenio (1430) opera di Argentiere ligure (?), testimone più integro e cospicuo del mecenatismo artistico del vescovo Vegerio sul fronte savonese e nolese; riconducibile al «braccio di S. Eugenio guarnito d’argento» inventariato nell’ottobre 1585 da monsignor Niccolò Mascardi, in visita apostolica nella chiesa di San Pietro a Noli, è tuttora compreso fra i beni di San Pietro.
Argentiere ligure (?)
Reliquiario ostensorio del braccio di sant’Eugenio, 1430
(proveniente da Noli (Savona), antica cattedrale di San Paragorio)
rame inciso a bulino e a cesello; argento sbalzato inciso a bulino e a cesello,
smalti translucidi champlevé e a basse-taille
51 x 53 x 27 cm
Noli (Savona), concattedrale di San Pietro
Il recupero dello straordinario Paliotto d’altare (1749) di Pietro Piffetti (Torino, 1701-1777), non tanto strutturale quanto integrativo degli intarsi di rivestimento in madreperla e avorio, ha visto la collaborazione interdisciplinare delle professionalità del CCR - Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Apparato composto da cinque elementi assemblati - una contromensa, due ali laterali, un controtabernacolo e un Crocifisso in avorio, di eccezionale eleganza e finezza anatomica, all’interno di un baldacchino - fu concepito per l’altare maggiore della chiesa di San Filippo Neri a Torino dedicata al fondatore della Congregazione dell’Oratorio. Nel 2010 il paliotto è stato trasferito dalla sacrestia della chiesa nel Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi, allestito al primo piano dell’annesso convento degli Oratoriani.
Uccelli e fiori su un cielo del Seicento sono invece riemersi dalla pulitura della decorazione all'interno del coperchio del Clavicembalo sei - settecentesco, esposto al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma.
Manifattura romana (?)
Clavicembalo, prima metà del XVII secolo - prima metà del XVIII secolo
legno di pioppo, cipresso, abete, noce, faggio, bosso, ebano e legno di frutto sagomato,
modanato, intagliato e assemblato, ottone, penne di uccello (strumento);
legno sagomato, modanato, intagliato, dorato a guazzo, dipinto a olio su tavola (cassa esterna);
20 x 82,5 x 258 cm (strumento); 88,5 (alt. con gambe) x 90 x 266 cm (astuccio)
Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
La rassegna accosta esemplari molto diversi fra loro per uso e provenienza, include fra gli altri l'Arazzo con scene di Noè conservato in Palazzo Reale a Torino, la portantina nuziale onna morimono (periodo Edo, Giappone), dal Castello di Racconigi (Cuneo) e il Mantello cerimoniale Tupinambà (giunto in Italia alla fine del XVI - inizio del XVII secolo dal Brasile), fragile reperto etnico confezionato con penne di ibis rubra su rete in fibra di cotone, custodito nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana a Milano, sottoposto a pulitura per microaspirazione e con laser infrarosso.
Anche opere recenti, soggette all'erosione del tempo, sono state oggetto di specifici interventi adatti ai materiali utilizzati da artisti precursori o protagonisti del linguaggio artistico contemporaneo, fra esse: Fiori (1918), olio su tela di Giorgio Morandi, il tessuto combusto e i cretti in Nero Bianco Nero (1955) di Alberto Burri, il complesso graffito ad olio, acrilici, pastelli a cera e carboncino su tela di Cy Twombly, Senza titolo. Roma (Il muro), conservato alla GAM di Torino.
Alberto Burri (Città di Castello, Perugia 1915 - Nizza, 1995)
Nero Bianco Nero, 1955
assemblaggio di tessuti, cerniera lampo, plastiche, cartone,
olio, resina vinilica, bianco di zinco e nero d’ossa su tela di iuta; 150 x 250 cm.
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Infine, a siglare un percorso che ha coinvolto 44 enti di tutela (Soprintendenze, Poli Museali e Musei autonomi) e 63 enti proprietari, tra musei, chiese, siti archeologici, un video illustra le fasi di intervento conservativo su La trasfigurazione di Cristo (1478 - 1479), tempera su tavola di Giovanni Bellini (Venezia 1430 ca. - 1516), non esposta poiché oggetto di un impegnativo restauro in corso di realizzazione presso il laboratorio del Museo a Real Bosco di Capodimonte (Napoli), ove è presente in collezione.
Quale strumento di supporto all'importante compito divulgativo assolto dalla mostra è da considerarsi la pubblicazione del catalogo Marsilio, a cura di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, con schede storico-artistiche redatte grazie alla collaborazione di 70 storici dell'arte coinvolti nello studio e nella collocazione contestuale delle opere e con le relazioni di restauro effettuate dagli oltre 200 professionisti attivi in centinaia di laboratori qualificati in Italia. All'edizione a stampa si affianca il catalogo in versione digitale, di quasi 800 pagine e 1500 immagini, scaricabile gratuitamente dal sito web dedicato a Restituzioni.

1) Bernardo Bellotto, detto Canaletto (Venezia 1722 - Varsavia 1780), Il Mercato nuovo di Dresda visto dallo Jüdenhof, 1749 (?), olio su tela, 136 × 236 cm. Dresda, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Gemäldegalerie Alte Meister.

LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA
Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati

Fino al 16 settembre 2018
Reggia di Venaria, Sale delle Arti
Piazza della Repubblica 4, Venaria Reale - Torino
Orario: da martedì a venerdì 9 - 17; sabato, domenica e festivi 9 - 18.30. Lunedì chiuso. Le biglietterie e gli ingressi chiudono un’ora prima rispetto agli orari indicati.
www.lavenaria.it
www.restituzioni.com

sabato 25 agosto 2018

I Maestri dell’Accademia Albertina / CESARE FERRO MILONE

Ingresso del Tempio Reale di Wat Phra Keo di Bangkok, 1906
Olio su tavola, 27 x 40,5 cm
GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
La mostra dedicata a CESARE FERRO MILONE (Torino, 1880 - 1934), curata da Angelo Mistrangelo, è il terzo appuntamento del ciclo «I Maestri dell’Accademia Albertina».
Dopo le rassegne su Andrea Gastaldi del 2016 e su Giacomo Grosso del 2017-2018, l’opera dell’artista viene presentata in tre sedi istituzionali: la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino e il Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» a Usseglio (Torino).
L'evento, esito di un’ampia indagine biobibliografica sul professore di incisione e titolare della cattedra di Disegno all'Accademia Albertina, della quale fu Presidente dal 1930 al 1933, si avvale, nelle sale della Pinacoteca, di contributi multimediali e ambientazioni sonore di grande suggestione. Dipinti significativi illustrano la rilevanza storica del suo percorso professionale: l'affacciarsi al linguaggio contemporaneo, passando dai canoni orientalisti, attraverso la tecnica divisionista di Segantini e Pellizza, accostate al simbolismo di primo Novecento (Sartorio), fino ad assimilare l'oggettiva concretezza dei ritratti casoratiani, al principio degli anni Trenta del secolo scorso.
Autunno a Fobello (Autunno a Cobello), 1912
Olio su cartone, 47,7 x 47 cm
Collezione privata
Al Museo Accorsi-Ometto l'itinerario prende avvio dalle Fotografie di Cesare Ferro Milone - proiettate da più di trenta pannelli retroiluminati - desunte da aristotipi alla gelatina appartenenti al Fondo Fotografico Cesare Ferro e da lastre negative su vetro riprodotte con la tecnica della gelatina ai sali d'argento, conservate presso l'ABF - Atelier per i Beni Fotografici.
Scatti del paesaggio thailandese raccontano con perspicacia narrativa usi e costumi di una civiltà sfaccettata, compendio di regalità, misticismo e tradizioni popolari e denotano l'interesse del pittore per la cultura del luogo.
Inverno a Bangkok, vivace acquerello su carta preparata proveniente dal Museo Civico "Arnaldo Tazzetti" di Usseglio, il bel ritratto di Me Ciani, ballerina della Regina (1925), gli olii su tela del 1928, Natura morta con maschera teatrale siamese e Autoritratto con oggetti siamesi, con oggetti acquisiti durante i soggiorni in Siam conservati nello studio dell'artista, scandiscono alcuni momenti dell'esperienza presso la corte di Rama V Chulalongkorn, risalente al 1904-1907 e al 1923-1924.
Signora col cappello
Olio su tela, 67 x 47,5 cm
Collezione privata
La sala successiva del Museo, rivestita in carta dipinta a cineserie, ospita alcuni pregevoli manufatti cinesi, quali il paravento in legno intagliato con pannelli istoriati su carta, di inizio XX sec.
Di autori non identificati, databili all'epoca della Dinastia Qing (1644 - 1912), sono l'ampio abito unisex con maniche lunghe e allacciatura laterale, tessuto in seta con ricamo kesi (trad. "seta tagliata") particolare intreccio ricalcato su disegno pittorico nei colori bianco, giallo, rosso, porpora. La giacca maschile è cucita in seta a ricamo kesi e impreziosita da fili d'oro e paste vitree su motivi nei colori avorio, giallo, rosso e nelle diverse sfumature di azzurro.
Essi, insieme all'ampia giacca a maniche lunghe dal collo alto e allacciatura frontale, con draghi e figure mitologiche fra nuvole e fiori tratti dal repertorio classico cinese, rappresentano un pregevole esempio di perizia e raffinato gusto sartoriale. A tali manufatti si aggiungono la sciabola con fodero in acciaio, smalto champlevé, oro e pietre dure donato da Rama V al re Umberto I; il calco per moneta rappresentante il dio Airavata e la moneta celebrativa col profilo del re siamese, opera di Ferro.
Me Ciani, ballerina della Regina, 1925
Olio su tela, 95 x 73 cm
Collezione privata
Abile disegnatore, influenzato dalle Esposizioni internazionali (nell'edizione torinese del 1911 incontrerà la modella e ballerina Roshanara, più volte immortalata nei propri dipinti e nelle incisioni), vetrine di eccellenza per le arti applicate all'industria di inizio Novecento, Ferro realizzò svariati studi a inchiostro e matita, a carboncino su carta e a matita con rialzi di biacca su carta colorata per oggetti e stoviglie quali lattiere, zuccheriere destinate al servizio da tè (1904-1907) commissionato da Rama V e mai realizzato.
La rassegna presenta, fra l'altro, alcuni recipienti di manifattura thailandese oltre al copricapo e alla maschera per ballerina di corte in papier mâché e legno dorato, testimonianze di artigianato siamese (fine XIX sec. - inizio XX sec.), di proprietà dell'artista, riprodotti nelle suddette nature morte a tema "a sottolineare il carattere d’un popolo sino allora sconosciuto al Maestro, a rivelare l’intento d’immedesimarsi sempre più in abitudini, gesti e tradizioni" (G.G. Massara).
La famiglia, 1930
Olio su tela, 115 x 86 cm
Collezione privata
Più intimista la sezione dedicata ai Ritratti di famiglia, alla cura degli affetti - la giovane consorte Andreina Gritti (1899 - 1983) e i figli Andrea, Marco e Checco - cui Ferro riservò ogni momento libero e pagine toccanti nelle lettere inviate durante le trasferte dovute ai numerosi incarichi professionali. Ad essa sono da annoverare lo scorcio di paesaggio urbano Il giardino di Valsalice in primavera, scampolo di natura calato nella Torino industriale di Riccardo Gualino e del Gruppo dei Sei; I primi passi (1923), realizzato con tecnica quasi divisionista, intriso di atmosfere sospese tra partecipato resoconto verista e impalpabili suggestioni simboliste e L'ora del bagno (1921), grande tela dove il colore luminoso si dispone in ampie campiture materiche. Gli olii Andreina Gritti, (1917), Il pettine di giada, del 1925, contribuiscono a rivelare la personalità della moglie, bellezza eterea  dal portamento elegante e dalla corporatura longilinea, come suggerisce l'abito etnico appartenutole ed esposto in questa sede.
Portatori di slitte, 1902 - 1907
Olio su tela, 78 x 123 cm
Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti», Usseglio (To)
Le opere (oltre 115 tra dipinti, disegni, incisioni, affreschi portatili e oggetti d'arte) comprendono infine vedute dell’alta valle di Usseglio dove il pittore era solito recarsi con l’amico e compagno di studio Felice Carena per cogliere dal vero i paesaggi "che incorniciano l’alta valle di Viù; luoghi cari a Ferro, alpinista, 'solitario scalatore di rocce' che sale in cima al monte Lera, al Rocciamelone, alla Torre d’Ovarda" (Massara).
In particolare al Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» è possibile ammirare alcuni lavori e fotografie provenienti dalla collezione appartenente alla famiglia dell’artista, incentrati sulla tecnica dell’affresco, di cui Cesare Ferro è stato insegnante presso l’Accademia. Oltre ad essi sono esposti il dipinto Portatori di slitte e i relativi bozzetti, esemplari della collezione permanente, così come la Deposizione, disegno preparatorio per l’affresco della cappella di Vaglio Pettinengo, e la Testa di bambino in plastilina.

I MAESTRI DELL’ACCADEMIA ALBERTINA
Cesare Ferro Milone. La Magia del colore tra Torino e Bangkok

Fino al 9 settembre 2018
Museo di Arti decorative Accorsi - Ometto
Via Po, 55 - 10124 Torino
Orari: da martedì a venerdì 10 -13 / 14 - 18; sabato e domenica 10 - 13 / 14 - 19. Lunedì chiuso
Per informazioni: t. 011 837 688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Pinacoteca Albertina
Via Accademia Albertina, 8 - 10123 Torino
Orari: lunedì, martedì, giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi 10 - 18 (ultimo ingresso ore 17.30). Mercoledì chiuso
Per informazioni: t. 011 089 73 70; pinacoteca.albertina@coopculture.it
www.pinacotecalbertina.it

Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti»

Piazza Cibrario 1 - 10070 Usseglio (To)
Orari: sabato e domenica 15.00-18.00 (o su prenotazione)
Per informazioni: t. 0123 83702; museocivicousseglio@vallediviu.it
www.vallediviu.it

INGRESSO RIDOTTO PRESENTANDO IL BIGLIETTO DELLA MOSTRA DI UNA DELLE ALTRE SEDI.

lunedì 11 giugno 2018

Profili / TOMMASO JUGLARIS

Tommaso Juglaris
Autoritratto
1921
Olio su tela, cm. 60×50
TOMMASO JUGLARIS ((1844-1925) è stato celebrato con una preziosa mostra nel maggio 2017 presso la sede della Famija Moncalereisa1, nella quale una selezione di circa quaranta lavori fra disegni e dipinti hanno reso omaggio all'illustre maestro. La rassegna fa seguito alle esposizioni di Lansing (Michigan - USA, ottobre 2004 - gennaio 2005) e di Moncalieri (febbraio - agosto 2006)2.
Pittore piemontese come Giacomo Grosso (Cambiano 1860 - Torino 1938) e Cesare Ferro (Torino 1880 - 1934) per non citare che i contemporanei più celebri, emigrati con notevole fortuna in paesi stranieri, rivela nella sua biografia i patimenti subiti in patria - di tipo economico, soprattutto - che lo condussero in seno alla cultura artistica d'Oltreoceano, dove ottenne fama e riconoscimento. Un parallelo letterario si riscontra nella biografia dello scrittore statunitense Henry James (New York 1843 - 1916), coevo e pressoché coetaneo di Juglaris, che nella maggior parte dei propri romanzi lascia trapelare, seppur da un punto di vista antitetico (lui statunitense di nascita), una profonda dicotomia fra la tradizione europea e quella del nuovo mondo.
Malgrado ciò "The Portrait of a Lady" (1881), "The Bostonians" (1886) e in particolare "The American" (1877), assumono il volto dei personaggi tratteggiati a pennello da Juglaris o la sensuale opulenza dell'accademico Giacomo Grosso.
Tommaso Juglaris
La zingarellaUltimo quarto XIX sec.
Olio su tela, cm 38 x 32
Con Christopher Newman, tipico esemplare di self made man, protagonista de L'Americano, Juglaris condivide alcuni tratti d'esordio della propria travagliata esistenza in patria - il fallimento dell'attività commerciale paterna, la fame, l'inflazione nel primo dopoguerra - che lo condurrà dapprima a Parigi e poi in America per ben otto volte.
"Povero e squattrinato[...]l'unico capitale di cui disponeva era la sua intrepida risolutezza e la netta percezione dei fini e dei mezzi. [...] Aveva impegnato mani e cervello in tante cose, era stato intraprendente nel vero senso della parola: avventuroso e persino temerario, aveva conosciuto le amare cadute e i più brillanti successi, ma, sperimentatore per natura, aveva sempre trovato alcunché di cui rallegrarsi anche quando il bisogno gli irritava la carne e l'anima come il cilicio di un monaco medioevale"3. Lavoratore instancabile organizza scuole d'arte estive in Massachussets, in New Hampshire e Maine, dirige gli istituti d'arte di Boston e Providence, nonché la Rhode Island School of Design (RISD) a Providence, formando decine di allievi al gusto europeo, esportando metodi e tecniche tradizionali (ad esempio le aule ad "anfiteatro" per lo studio del nudo), in risposta alla koiné artistica del Rinascimento Americano capitanato da John Singer Sargent.
Tommaso Juglaris
Scorcio di Moncalieri1921
Olio su compensato, cm 14 x 23
Si potrebbe parlare di cervelli in fuga: Parigi "capitale del mondo" artistico, Londra, New York, sono fra le mete di Boldini, De Nittis, Grosso e dello stesso Juglaris. Nemo propheta in patria. Tuttavia, numerosi sono i tributi della comunità cittadina al proprio conterraneo: è del 1925 la Commemorazione della morte da parte del Consiglio Comunale di Moncalieri, cui seguono le Mostre ricordo del 1960 a cura del Gruppo Amici dello Spettacolo, del 1975 alla Famija Moncalereisa e nel 2000 lo studio che il critico Gian Giorgio Massara dedica al "professore" in Moncalieri, Territorio e Arte.
Momenti che permettono di far luce su un artista molto apprezzato all'estero al quale nel 1992 lo studioso Geoffrey Drutchas, dopo aver scoperto il monogramma T.J., assegna la paternità del ciclo delle Muse (1886) dipinte ad olio su tela per il Parlamento di Lansing nel Michigan. Segue poco tempo dopo la scoperta casuale dell'Autobiografia, appartenente a collezionisti privati, da cui si apprendono alcuni importanti momenti formativi della sua carriera: gli studi all'Accademia Albertina; l'ambiente parigino; i monumentali cicli pittorici in America fra cui il fregio delle Ore (1904) su fondo oro, nella  Sala lettura della biblioteca Ray Memorial a Franklin nel  Massachusetts.
Tommaso Juglaris
Le Schiave
1888
Olio su tela, cm 76 x 130
Juglaris affronta temi mitologici e temi religiosi, recuperando i principi ispiratori dei Nazareni e uno stile rigoroso assimilabile alle figure del pittore torinese Enrico Reffo (1831 -1917), insegnante della scuola di pittura e scultura presso il Collegio degli Artigianelli - le cui opere, dettate da una sincera devozione religiosa, sono conservate in santuari e luoghi di culto della città. Il pittore moncalierese apporta a tale solennità un vigore plastico e un solido modellato anatomico, tale da essere considerato troppo audace dai detrattori puritani che nel 1888 a Boston si trovarono di fronte i corpi nudi delle Schiave, distesi sul manto villoso di un candido tappeto. Alcuni particolari anatomici rivelano altre volte uno studio approfondito dell'arte rinascimentale. Come il braccio del Cristo morto, conservato nella Chiesa di S. Francesco a Moncalieri, il quale rivela non poche analogie con la Deposizione di Cristo di Raffaello alla Galleria Borghese di Roma, con il Marat assassinato di Jacques-Louis David (a sua volta con precedenti illustri nella Deposizione caravaggesca e nella Pietà michelangiolesca) o, ancora - secondo quanto confermato dagli appunti autobiografici di Juglaris -, con il Corpo di Cristo morto nella tomba (1522) di Holbein il Giovane, presso il Kunstmuseum di Basilea, di cui riprende puntualmente l'impianto compositivo.
Tommaso Juglaris
Cristo morto
1897
Olio su tela, cm 120 x 240
Febbrile l'attività espositiva, in Italia, presso la Società Promotrice delle Belle Arti e il Circolo degli Artisti di Torino e all'estero, dove espone ai Salons parigini, e presso l'Art Club di Boston, a quel tempo capitale dell'industria editoriale e del giornalismo. A Parigi realizza numerosi ritratti di amici "perché era un eccellente esercizio e non avevo a pagare i modelli", annota. Artista eclettico si occupa di editoria, decorazione, realizza scenografie per il Teatro Regio di Torino e per il Teatro Barnsley nello Yorkshire, si interessa di arti applicate all'industria, negli stessi anni in cui William Morris dà corpo alle proprie idee socialiste con l'istituzione del movimento Arts and Crafts e Gustav Klimt (Baumgarten,1862 - Vienna, 1918) di cui quest'anno ricorre il centenario della morte, incarna con le sue eleganti figure Art Nouveau l'estetica secessionista.
Dipinge imitazioni Gobelins su commissione, lavora per le manifatture di litografie e cromolitografie del tedesco Pietro Thurwangher e per Robecchi, in qualità di pittore su ceramica dirige la fabbrica di Aubrée, collabora con la ditta di ceramiche Soupirou et Fourier e con altre realtà allora in auge, analogamente a quanto fecero raffinati artisti prestati all'industria, quali Émile Gallé, all'interno di un più ampio dibattito riguardante le questioni etiche ed estetiche derivate dalla produzione in serie dei manufatti.
Bartolomeo Piovano
Vecchie draghe e barconi sul Po (part.)
1965
In occasione della mostra di cui si è detto in apertura, è stata presentata una selezione di opere di Bartolomeo Piovano (Moncalieri 1903 - 1989), allievo di Tommaso Juglaris, conosciuto all'età di 17 anni. Trait d'union fra il realismo pittorico ottocentesco della Scuola di Rivara di Avondo, Bertea, Pittara e altri e le novità stilistiche del Novecento di Boswell, Chessa, Galante, Menzio, Levi, Paulucci, riuniti nel Gruppo dei Sei di Torino, poco più di venti opere esposte, descrivono i luoghi a lui più cari, a lungo frequentati: la riviera ligure di ponente, il "gozzaniano canavese", Champoluc in Val d'Ayas, oltre allo Studio d'interno dell'abitazione a Moncalieri del mio maestro Juglaris del 1924, ultimo omaggio prima della morte di questi, avvenuta nel 1925. A differenza di Juglaris, Piovano  predilige il paesaggio con alcuni interessanti esempi di natura morta, costellati di particolari umili - il tavolo in legno, un paiolo di rame - complementi d'arredo popolare, di schietto realismo, attiguo al rustico dipingere del valdostano Italo Mus. Trasferitosi per lavoro in Argentina nel secondo dopoguerra, Piovano ritorna a Moncalieri negli anni Settanta, continuando a ritrarre dal vero una realtà quieta, ma saldamente definita dal segno calibrato e dall'intenso cromatismo.
Esporrà numerose vedute alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, alle Quadriennali e alle Esposizioni Nazionali, riservando sempre un occhio di riguardo alla propria cittadina.

1. Juglaris e Piovano. Il maestro e l'allievo, Moncalieri, Famija Moncalereisa, 20-28 maggio 2018.
2. In quell'occasione fu pubblicato il circostanziato catalogo a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria, Tommaso Juglaris, Un artista tra Europa e America, (Ed. bilingue Italiano/Inglese), Famija Moncalereisa, Moncalieri (TO) 2006, con contributi di Gian Giorgio Massara, Geoffrey G. Drutchas, Domenico Giacotto, Ann Arpin, Kerry Chartkoff, Marco albera e Angelo Mistrangelo.
3. H. James , L'Americano, Mondadori, Milano 1982, pp. 20, 21.


lunedì 4 giugno 2018

FRANK LLOYD WRIGHT TRA AMERICA E ITALIA

Solomon R. Guggenheim Museum
(New York, NY)
Exterior perspective [4305.017]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives (The Museum of Modern Art
Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli presenta FRANK LLOYD WRIGHT TRA AMERICA E ITALIA, a cura di Jennifer Gray. Fotografie, oggetti, cataloghi, litografie e disegni originali, mostrano il pensiero di Wright sull’architettura organica a partire dal primo soggiorno in Italia nel 1910 fino alla sua ultima visita nel 1951.
Cosa significa architettura organica e come si manifesta nei progetti di Wright? Come cambia il suo significato negli Stati Uniti e in Italia nel corso del XX secolo? Quali influenze ebbe sull’architettura italiana?
"Cominciai a studiare la natura dei materiali cominciando a vederli. Allora imparai a vederli per sé e tutti come se stessi: il mattone come il mattone, il legno come legno, il cemento, il vetro, il metallo, ciascuno per sé e tutti come se stessi. Strano a dire, questo esigeva una grande concentrazione dell'immaginazione. Ciascun materiale richiedeva un trattamento diverso e aveva possibilità d'impiego particolari alla propria natura, un disegno adatto per un materiale non lo era per un altro, secondo un ideale di semplicità come plasticità organica."1 (Frank Lloyd Wright).
San Marcos-in-the-Desert resort hotel
(Chandler, Arizona)
Unbuilt Project, perspective [2704.048]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives
(The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
La mostra illustra una serie di progetti degli anni Venti emblematici a riguardo, condotti da Wright in California, su blocchi di calcestruzzo colato in stampi appositamente progettati con motivi ornamentali, in sintonia con la vegetazione locale e continuamente 'scolpiti' dalla luce naturale della regione desertica.
Il percorso espositivo parte dalle Prairie Houses ideate all’inizio del XX secolo. Le Prairie Houses sono illustrate principalmente attraverso una selezione di litografie del portfolio Wasmuth, una raccolta di oltre cento tavole che Wright completò durante la sua prima tappa in Italia nel 1910.
Durante un lungo viaggio in Europa, nel 1910 egli trascorse sei mesi a Fiesole, vicino a Firenze, dove elaborò i temi trattati nel suo saggio The Sovereignty of the Individual in the Cause of Architecture, introduzione a Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, pubblicazione artistica di litografie sui principali progetti architettonici da lui realizzati sino ad allora.
K. C. DeRhodes house
(South Bend, Indiana) [0602.001]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives
(The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
Wright scrisse che in Italia i palazzi, i dipinti e le sculture sembrano "nascere come fiori al lato della strada e cantare la loro esistenza". A Torino, il 21 gennaio 1935, Edoardo Persico  - il direttore antifascista di Casabella - tenne una lezione che diede grande impulso all' architettura organica nell'ambito culturale italiano. All’indomani della guerra, Bruno Zevi pubblicò il suo fondamentale testo Verso un’Architettura Organica (1945), il quale - a causa della carenza di carta - includeva una sola immagine di copertina: Fallingwater, celebre casa sospesa su una cascata a Bear Run in Pennsylvania che, insieme ad altri progetti rivoluzionari degli anni '30 (ad esempio il Johnson Wax Building e Wingspread House), gli valse nel 1938 la prima pagina di Time magazine. Nel 1945 fu fondata l’Associazione per l’Architettura Organica (APAO), avamposto dell'architettura wrightiana in Italia, con Zevi protagonista.
Mr. & Mrs. Edgar J. Kaufmann house. Fallingwater
(Mill Run, Pennsylvania) [3602.0041]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives
(The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
Photo Credit: HB-04414-5D3 , Chicago History Museum, Hedrich-Blessing Collection
Scrive Lionello Venturi: "Frank Lloyd Wright (1867 - 1959) è un grande architetto moderno che ha prodotto opere d'architettura che sono opera di poesia. I suoi molti scritti sono privi di ogni chiarezza e di ogni disciplina teorica, ma pieni dell'impulso che spinge l'artista ad accanirsi sulla costruzione con lo stesso impegno, la stessa partecipazione e la stessa immediatezza con la quale il pittore si accanisce sulla tela e lo scultore sul blocco. Si è già detto che, attraverso Richardson e Sullivan, Wright si forma sulle idee di Ruskin e Morris: inoltre egli è un fanatico dell'ideale democratico americano e crede nel verbo di Lincoln come un vangelo sociale. È un entusiasta della poesia di W. Whitman, detesta cordialmente l'Europa con la sua tradizione classica e cattolica; e non si stanca di ammonire l'America di guardarsi dall'influenza europea, dal mito capitalistico della civiltà meccanica, dalla sua arte che è una costruzione intellettuale sulla realtà e non una profonda partecipazione alle sue leggi organiche".2
St. Mark's Tower in-the-Bouwerie
(New York, NY)
Unbuilt Project, perspective [2905.041]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives
(The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
Furono i grattacieli ad ossessionare Wright per un'intera vita, fin dagli esordi ai tempi della collaborazione con lo studio di Louis Sullivan a Chicago. Li progettò per tutta la sua carriera, la prima volta nel 1905 e l'ultima nel 1956, ma solo due furono realizzati. La mostra esplora una selezione di progetti nei quali è centrale l’impiego del taproot system, soluzione a cui giunse alla fine degli anni ’20 e che prende il nome dal sistema di radici di alcune specie di piante, elemento indicativo di come Wright guardasse alla natura anche quando progettava un edificio di tipo urbano.
Una sezione della rassegna è dedicata al complesso di edifici pubblici e metropolitani: accanto a icone come lo Unity Temple e il Guggenheim Museum, sono presentati gli elaborati meno noti di un planetario, di un centro governativo e di un massiccio sviluppo urbano a uso misto, che denotano l'ideale democratico di comunità promosso dall'autore.
Masieri Memorial students' library and residence
(Venice, Italy)
Unbuilt Project, perspective [5306.002]
The Frank Lloyd Wright Foundation Archives
(The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)
La mostra si chiude con la sezione dedicata a Frank Lloyd Wright e l’Italia, dove il dibattito architettonico negli anni Quaranta e Cinquanta viene esplorato attraverso una selezione di fotografie, lettere e cataloghi, insieme all’esame dell’unico progetto - mai realizzato - ideato da Wright per l’Italia: il Masieri Memorial (1951-55), da collocarsi presso il Canal Grande di Venezia. Un edificio pensato al fine di commemorare uno dei suoi discepoli italiani, Angelo Masieri - morto tragicamente in Arizona mentre stava completando un grand tour dell’America per far visita e lavorare con Wright - e che, nella combinazione di modernismo e di forme e materiali tradizionali veneziani, fu un vero e proprio saggio sugli scambi culturali tra Wright e l’Italia. Viene inoltre documentata la grande mostra Sixty Years of Living Architecture del 1951 che celebra la sua carriera e denota il crescente interesse per il modello organico suscitato fra progettisti, critici e storici italiani di quegli anni, quali Bruno Zevi e Carlo Scarpa.

1) L. Venturi, Storia della critica d'arte, Einaudi, Torino 2000, pp. 326, 327.
2)
Ibidem.

FRANK LLOYD WRIGHT TRA AMERICA E ITALIA

Dal 28 marzo al 1 luglio 2018
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
via Nizza 230, 10126 Torino
Biglietteria all’ingresso della Pinacoteca (4°piano)
Orario: 10 - 19 da martedì a domenica. Chiuso il lunedì.
Visite guidate su richiesta, accesso disabili, bookshop.
t. +39 011 0062713
www.pinacoteca-agnelli.it

venerdì 1 giugno 2018

ORIENTI

Terminale
Iran centro occidentale (Luristan)
Periodo del Ferro IIB (VIII secolo a.C.)
Bronzo, fusione a cera persa
h. 17 cm; l. 6 cm
inv. 105
La collaborazione avviata negli anni tra le due più importanti realtà museali italiane che hanno come oggetto d’interesse l’Asia, il MuCiv Museo delle Civiltà - Museo d’Arte Orientale "Giuseppe Tucci" di Roma e il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, ha trovato un naturale punto d’incontro nella mostra ORIENTI. Circa 180 opere tra le più significative dell’ex Museo Tucci, esposte al MAO fino al 26 agosto 2018, che al termine dell'esposizione approderanno alla nuova sede dell’EUR. La rassegna mette in luce l’arte di epoche e regioni poco rappresentate nel museo torinese, eccellenze della produzione artistica asiatica lungo sette millenni di storia, a partire dalla fine del VI millennio a.C. attraverso due filoni narrativi paralleli. Il primo riguardante  la storia del Museo romano e delle sue collezioni, il secondo inerente le diverse aree culturali e tradizioni artistiche del Vicino e Medio Oriente antico, l’arte sudarabica, l’arte regale degli Achemenidi, dei Parti e dei Sasanidi, l’arte islamica ghaznavide e quella dell’area persiana, per finire con l’Asia meridionale e l’Asia orientale.
Elementi di cintura (n. 33)
Puntale, fibbia con ardiglione e placca, placche e pendenti

Iran, periodo sasanide, VI-VII sec. d.C.
Oro, fusione, granulazione, battitura, incisione, g. 371
inv. 1978.2157
Si apprezzano esempi straordinari che illustrano la Protostoria, l’Età del Ferro, l’arte sudarabica, delle culture imperiali iraniche, l’arte buddhista del Gandhara, la tradizione religiosa dell’Induismo e del Jainismo, oltre a miniature indiane e bronzi tibetani, statuine cinesi e dipinti giapponesi.
Tra le opere esposte una Testa funebre in alabastro del I secolo a.C - I secolo d.C. proveniente dallo Yemen, inclusa in una categoria di manufatti contestualizzati e correttamente musealizzati a partire dalla missione del 1947 di Ahmed Fakhry. Gli scavi della Missione Archeologica Tedesca a Marib, alla fine degli anni Novanta, hanno poi rivelato che le teste erano collocate su stele e non all'interno di templi, come si era ritenuto fino a quel momento.
Proviene da Qasr-e Shirin, Iran occidentale, il raffinato Calice con serbatoio conico scanalato con apice a testa taurina in argento sbalzato, del periodo achemenide (IV secolo a.C.). Esempio di oggetti in metallo pregiato con terminazione zoomorfa, impiegati nelle cerimonie e nei banchetti regali a valenza rituale, attestati in documenti quali il cerimoniale di corte assiro.
Cucchiaio-forchetta
Afghanistan, XII secolo
Argento dorato con decorazione incisa e niellata
l. 18,5 cm; d. max. 4,2 cm
inv. 8370
Sempre iraniani, ma del periodo sasanide, VI-VII sec. d.C., sono gli Elementi di cintura in oro, a fusione, granulazione, battitura e incisione. Dall’India (Rajasthan), arriva l’acquerello opaco su carta del XVIII secolo, raffigurante un Diagramma cosmologico di ambito jainista. La dottrina jaina non prevede un dio creatore e ordinatore, ma considera l’universo una realtà regolata da proprie leggi, che sussiste da sempre e per sempre. Ne deriva una complessa cosmologia, basata sull'astronomia, sulla matematica e sulla teoria del karman, con un portato di immagini per la meditazione incentrate sul rapporto fra il micro e  macrocosmo e una serie di manoscritti geografico-cosmologici sul mondo degli uomini (Kṣetrasamāsa).
Dalla Cina settentrionale del II millennio a.C. (cultura Qijia o dinastia Shang) arriva un Elemento decorativo o amuleto in giada. La giada, già importante per queste culture, nelle dinastie successive fu assunta tra i più alti simboli di nobiltà e di ricchezza dell’aristocrazia, inoltre la Scuola daoista ne esaltò le propietà taumaturgiche.
Diagramma cosmologico
India, Rajasthan, XVIII secolo
Acquerello opaco su carta
h. 25,5 cm; l. 28,8 cm
inv. 21743 - Donazione Mutti
Istituito nel 1957 con Decreto del Presidente della Repubblica e aperto al pubblico nel 1958, il  Museo Nazionale d'Arte Orientale in Roma è stato intitolato nel 2010 a Giuseppe Tucci (1894-1984), insigne orientalista del Novecento che ne promosse la fondazione. Presidente dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO) dal 1947 al 1978, Tucci è noto per le ricerche compiute nell’area tibetana, delle quali ha lasciato memorabili resoconti di viaggio.
Insieme all’IsMEO il Museo ha organizzato, per oltre cinquanta anni, missioni archeologiche ed etnografiche in Afghanistan, Armenia, Cina, Giordania, Iran, Iraq, Kazakistan, Nepal, Oman, Pakistan, Tagikistan, Thailandia, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen; si è fregiato di importanti donazioni e depositi, e ha svolto un'importante attività di sorveglianza in collaborazione con le Soprintendenze territoriali, per evitare la dispersione di collezioni private.
A seguito delle riforme attuate nel 2016 dal Mibact è stato istituito un unico organismo che comprende il Museo Nazionale d'Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’, il Museo Nazionale Preistorico e Etnografico "Luigi Pigorini", il Museo Nazionale delle arti e tradizioni popolari (ora intitolato a Lamberto Loria) e il Museo dell'Alto Medioevo (ora intitolato ad Alessandra Vaccaro).
Gao Qipei (1672-1724 o 1660-1734)
Gru in volo su paesaggio nebbioso

Cina, fine XVII - primo quarto XVIII secolo (dinastia Qing)
Inchiostro e colori tenui su carta
298 x 115 cm (dipinto 195 x 114 cm)
inv. 16953 - Acquisto per trattativa privata 1998
Con oltre 2200 opere provenienti da diversi Paesi dell’Asia, dal IV millennio a.C. fino al XX d.C., che  raccontano cinque diversi percorsi per cinque diverse aree culturali: Asia meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici dell’Asia, il MAO Museo d’Arte Orientale invita ad un viaggio affascinante di scambio, scoperta e conoscenza. In una realtà fatta di molte culture, il Museo contribuisce a costruire una comunità di cittadini che conoscono e amano le differenze. Al MAO tutti sono inevitabilmente stranieri, tutti hanno qualche cosa da imparare sugli altri e strumenti per riflettere su se stessi.
A partire dalla sua apertura il Museo organizza mostre, conferenze, concerti, dimostrazioni ed esibizioni, visite guidate e percorsi tematici, attività per le scuole e per le famiglie, proponendo al pubblico un consistente calendario di appuntamenti che consentono di approfondire gli aspetti più vari delle collezioni. Numerose anche le occasioni di partecipazione a grandi eventi e di collaborazione con istituzioni Internazionali.
Bruciaprofumi tripode a forma di pesche
Cina, XVI-XVII secolo (dinastie Ming - Qing)
Bronzo dorato, base in radica laccata
h. 25 cm; l. 20 cm
inv. 701 - Donazione Giacinto Auriti 1960

 ORIENTI
7000 anni di arte asiatica dal Museo delle Civiltà di Roma

Dal 20 aprile al 26 agosto 2018
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino
Orario: martedì - venerdì  10 -18; sabato - domenica 11 - 19; chiuso lunedì. La biglietteria chiude un'ora prima.
Info: t. 011.4436927/8; mao@fondazionetorinomusei.it

www.maotorino.it