martedì 12 maggio 2026

PREMIO NAZIONALE NATI PER LEGGERE


Il Premio nazionale Nati per Leggere è un riconoscimento alla migliore produzione editoriale per l’infanzia, ai più validi progetti bibliotecari per la promozione della lettura condivisa e al lavoro di pediatri che incentivano la lettura in famiglia.
Istituito nel 2009 dalla Regione Piemonte, il Premio è realizzato insieme con la Città di Torino, il Salone Internazionale del Libro, la Fondazione Circolo dei lettori, il Coordinamento nazionale Nati per Leggere e la rivista LiBeR. Sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha ricevuto una medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana.

Giovedì 14 maggio alle 16.45 il Salone Internazionale del Libro ospiterà in Sala Gialla la cerimonia di premiazione della XVII edizione, in cui verranno rivelati i vincitori delle quattro sezioni che compongono il Premio: Nascere con i libri, Crescere con i libri, Reti di libri e Pasquale Causa. La conduzione della cerimonia è affidata a Eros Miari e vedrà avvicendarsi ospiti, editori e naturalmente i vincitori.

Venerdì 15 maggio alle 10.30 in Sala Gialla è in programma un incontro speciale riservato ai bambini, alle scuole e ai nidi d’infanzia. Enrico Dusio, il Principe Giglio del celebre programma televisivo Melevisione, leggerà ad alta voce gli albi vincitori delle sezioni Nascere con i libri e Crescere con i libri.

Lunedì 18 maggio alle 15.30 in Sala Gialla si terrà un convegno dedicato alla lettura per la prima infanzia, moderato da Franco Fornaroli e realizzato in collaborazione con Associazione Culturale Pediatri (ACP).

giovedì 7 maggio 2026

XXXVIII SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Illustrazione di Gabriella Giandelli
Da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2026, con 147 mila mq espositivi, oltre 500 stand e 1250 marchi editoriali, 70 sale e 378 ore di laboratori, oltre 2.700 eventi al Lingotto e oltre 500 sul territorio con il Salone Off, il Salone Internazionale del Libro di Torino torna al Lingotto Fiere, sempre sotto la direzione di Annalena Benini.
Il tema della XXXVIII edizione sarà Il mondo salvato dai ragazzini, dal libro fondamentale di Elsa Morante pubblicato nel 1968, un’opera che contiene in sé molti libri e sfugge alle classificazioni. Un’avventura intensa e giocosa, per trovare nella letteratura, nell’arte, e nel presente, la gioia di conoscere e abitare il mondo. La terra non è ancora stata salvata, ma se c’è qualcuno che può farlo sono le ragazzine e i ragazzini. Dopo Vita immaginaria e Le parole tra noi leggere, questa edizione fa un salto e apre alla speranza per il domani. Dà spazio alla vitalità e alla possibilità di immaginare e creare, attraverso le parole e l’incontro, una realtà completamente nuova.

mercoledì 22 aprile 2026

SOIRÉE «FORA»

Gian Giorgio Massara


Da decenni collaboriamo con il Casino Luxembourg; il Forum d’art contemporain fondato trenta anni or sono ci ha consentito di parlare d’arte, di conoscere nuovi protagonisti, condividere eventi, mostre e rassegne.
Ora si susseguono momenti di incontro, scambi e celebrazioni, performances da GRAVE (il mondo degli audiovisivi) a Twin XXA (l’universo musicale); significativa la presenza dei giovani studenti della ANRT di Nancy.
Gli incontri promossi dal Casino evidenziano oggi la presenza di BIANCA BONDI incentrata sul progetto Notes on Weathering, manifestazione che ci consente di meglio conoscere l’artista nata in Sudafrica nel 1986.
Formatasi a Parigi, viene attratta dal mondo concettuale, dalle installazioni, dalla botanica, dalla chimica, dai processi di cristallizzazione del sale, dalla lavorazione della pietra e del legno.
Espone alla reggia di Rivoli, a Torino. a Roma (2024, Villa Medici) senza scordare le scienze occulte, il rapporto vita-morte; interessante la completa intervista firmata da Bianca D'Ippolito.
Nell'intimo processo di ricerca, Bianca Bondi “ritesse”, in modo intenso i legami con l’Italia.

FORA
Fino al 7 settembre 2026
Bianca Bondi
Notes on Weathering
Fino al 3 gennaio 2027
Casino Luxembourg – Forum d'art contemporain
41, rue Notre-Dame, L-2240 Luxembourg / 7, boulevard F. Roosevelt, L-2450 Luxembourg
Orario: Lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore 11 – 19; giovedì 11 – 21. Chiuso il martedì.
Ingresso gratuito 
Per informazioni: (+352) 22 50 45; info@casino-luxembourg.lu
https://casino-luxembourg.lu/fr

mercoledì 18 marzo 2026

LA FORMA E IL COLORE

Gian Giorgio Massara

Forma su fondo azzurro
Filippo Scroppo
Forma su fondo azzurro
1953
La Fondazione Giorgio Amendola (Torino, via Tollegno 52) ha organizzato presso la Galleria Civica di Torre Pellice una mostra che abbraccia il mondo torinese degli anni Quaranta sino agli albori degli anni Sessanta (fino al 18 aprile 2026). Mostra accompagnata dall'elegante catalogo a cura di Luca Motto (Speranze e Fermenti, Ed. Rinnovamento) perfetto, condotto con sapienza, frutto certo di una complessa ricerca nell'intento di immedesimarsi nel mondo dell'arte torinese. 34 sono le immagini a colori per un volume che comprende scritti di Prospero Cerabona, Maurizia Allisio e che pubblica in copertina l’opera di Filippo Scroppo Forma su fondo azzurro datata 1953 (particolare).
Per chi si è laureato nel 1953 ed è prossimo a compiere i novantacinque anni sfogliare il catalogo significa rivivere - non senza emozione - mostre e presenze, rivedere volti e personaggi per lo più legati al torinese palazzo di via Accademia Albertina.
Così è per scultori, pittori, incisori, critici d’arte.
MAC
Albino Galvano
MAC
1954

Olio su tela
60 x 40 cm
Ecco comparire il primitivo gruppo di allievi di Felice Casorati - ancora nostro Presidente - “capeggiati” da Nella Marchesini, gli scritti raffinati di Piero Bargis e Renzo Guasco, la presenza dell’amico Albino Galvano che volentieri narrava momenti della propria vita, Ninetto Ciaffi, Mattia Moreni destinato a lasciare a Torino fuggevoli segni, Riccardo Chicco al quale abbiamo dedicato un paio di mostre - con Mariolina Tibone - “sul filo della fantasia”, Gariazzo, Sicbaldi che viveva e lavorava in riva al fiume, Adriano Alloati sensibile nel modellare, un giovane Nex; e ancora Terracini, Terzolo e Daphne Maugham, Parisot, Gorza e Tabusso che sogna un nuovo universo.

Non possono mancare Italo Cremona amante di una Torino visionaria, la voce di Luigi Carluccio che incoraggiava le giovani leve dei critici d’arte, Marziano Bernardi che prevedeva “la soffitta” per un gruppo di opere giunte dall'Africa e dall’America esposte a Palazzo Carignano nel 1949 in una città “sola e spaurita”.
Anna Maria Brizio, infine, che ci ha insegnato a “leggere i dipinti” anche se capovolti. E Lionello Venturi che commenta una mostra londinese ove compaiono belle donne dipinte oppure “bellezze femminili”. En tout et pour tout.
Quindi gli amici presenti al Bar Guarany in via Po, Enrico Paulucci ritrovato nelle Langhe, Massimo Quaglino, Calandri - grande - che ringraziava costantemente per le poche righe a lui dedicate, i quasi dimenticati Tarantino e Bertinaria, Giulio Da Milano, l’impetuoso scultore Sandro Cherchi, Garelli che ci ha “dedicato” un Ritratto, Chissotti e Chiss, una giovanissima Carol Rama che otterrà a Venezia il Leone d’oro; Francesco Casorati che firma semplicemente “Pavarolo”.
Lo spazio grafico purtroppo arresta il flusso dei ricordi ma il bel catalogo di Luca Motto rimane a farci compagnia.

mercoledì 4 febbraio 2026

ISTANTANEE DAL SENEGAL

Il Senegal. Le coste basse e sabbiose, i dolci pendii, il clima tropicale e la luce abbagliante del sole sembrano essere spazi ideali per fermarsi e trarre le fila di un destino alla deriva.
Istantanee dal Senegal non è un libro di viaggio convenzionale: non è una guida turistica, non propone itinerari né la descrizione dettagliata di siti e monumenti, ma è piuttosto una riflessione profonda e personale sul senso dell’esperienza vissuta in una terra distante e sulle trasformazioni interiori che essa ha generato nell’autrice. Il testo nasce dal soggiorno di quasi due anni in Africa occidentale, vissuti come tempo sospeso, lontano dai figli e dagli affetti, un tempo per cercare i nodi irrisolti del quotidiano nel tentativo di sciogliere l’intricata matassa di invalse consuetudini.
La narrazione si presenta come un insieme di “istantanee”, quasi un carnet de voyage dove fissare frammenti di vita, brani poetici, pensieri, emozioni, incontri, restituiti in uno stile sobrio, diretto e confidenziale.
Questo registro comunicativo fa sì che il lettore percepisca il racconto come una conversazione intima, piuttosto che come un resoconto strutturato o un romanzo. Nel complesso, ciò che emerge è un percorso sulla rotta di mappe interiori – più che geografiche – in cui all'azione esteriore corrisponde un moto dell’anima e del pensiero.
Proprio in questo consiste la forza del libro, nella capacità di Elisabetta Picco di cogliere l’universale nel particolare, di attivare un confronto dialettico tra dimensione soggettiva e immaginario collettivo, fino a far coincidere talora il proprio punto di vista con quello del pubblico. Il sorriso derivante da un incontro casuale, i silenzi carichi di significato, l’empatia con la popolazione locale che – pur segnata da difficoltà materiali e culturali – si volge al mondo esterno con leggerezza, resilienza e calore umano, non sono semplici annotazioni di un diario, ma esprimono la volontà di mettersi in discussione alla luce dell’incontro con l’altro.
Il libro affronta tematiche complesse come la sofferenza, la povertà, il patriarcato e le strutture sociali, soprattutto attraverso la lente personale della narratrice. Piuttosto che limitarsi a giudicare o a offrire soluzioni, l’autrice condivide con sincerità le sue difficoltà a interpretare e comprendere certi aspetti della vita senegalese, mostrando il proprio impegno a mantenere lo sguardo vigile, a evitare giudizi preconcetti e il rifiuto di cedere a facili sentimentalismi. Questo approccio conferisce al testo una profonda carica umana, rendendo tangibile il contrasto tra culture e al tempo stesso offrendo una possibilità di dialogo autentico tra mondi diversi.
Anche sul piano stilistico, la scelta di frammentare il racconto in “istantanee” si rivela efficace nel trasmettere la natura episodica e sensoriale delle esperienze più incisive: il servizio volontario presso la pouponnière, l’incontro con l’infanzia mendicante dei talibé, discepoli dei marabouts (santoni venerati dalla popolazione locale), l’escursione nel delta del Sine Saloum, dal 2011 patrimonio mondiale dell’umanità.
Chi cerca nel libro una trama lineare o un arco narrativo ben definito potrebbe restare deluso: per quanto non sia esclusa del tutto una scansione cronologica, con date precise a sottolineare gli avvenimenti cruciali, Istantanee dal Senegal riflette la natura in fieri delle circostanze, rimarca l’assenza di un nesso causale e di un ordine predefinito degli accadimenti. In conclusione, si può considerare il testo come un itinerario emotivo e spirituale, in cui il Senegal diventa specchio e teatro di un percorso di riscoperta del sé. La scrittura semplice e accogliente, unita alla profondità delle riflessioni, offre al lettore non solo uno sguardo sulla cultura africana, ma soprattutto uno spunto per riflettere sulle relazioni col prossimo, con la sofferenza e per restituire nuova linfa a un’esistenza inerte. Un libro che, pur non essendo di facile collocazione nei generi tradizionali, si rivela prezioso per chi vuole esplorare il confine sottile tra viaggio e metamorfosi individuale.


Elisabetta Picco

Istantanee dal Senegal.
Appunti di un viaggio lungo il filo perduto dei miei passi
Paola Caramella Editrice, 2025
ISBN: 88 9854 9741
Pagine: 166