domenica 4 dicembre 2022

JOHN CONSTABLE. PAESAGGI DELL’ANIMA

John Constable
The Grove, Hampstead
Il Boschetto, Hampstead, ca.1821-2
olio su tela
The Sky is the ‘source of light’ in nature
and governs everything.
(Il cielo è la ‘sorgente di luce’ nella natura
e governa ogni cosa).

Le Sale delle Arti alla Reggia di Venaria ospitano per la prima volta in Italia una mostra monografica dedicata al celebre artista inglese John Constable (East Bergholt 1776 - Londra 1837), fra i massimi esponenti della pittura romantica inglese insieme al ‘rivale’ Joseph M. William Turner, a John Linnell, Benjamin West e altri.

Pittoresco e sublime a confronto, esprimono una pittura in gran parte basata sull’osservazione diretta delle mutevoli condizioni atmosferiche e luministiche di Salisbury, Hampstead e Brighton, di luoghi familiari nella contea del Suffolk, regione agricola già raffigurata da Thomas Gainsborough (1727-1788), predecessore ammirato da Constable.
John Constable
The Gleaners, Brighton
Le Spigolatrici, Brighton, 1824
olio su carta intelata
Svincolate dai canoni ideali del tradizionale dipinto di paesaggio, le tele così concepite furono pietre miliari per Alfred Sisley, parigino (ma discendente di una famiglia originaria del Kent) e oggetto delle critiche di Pissarro per cui “Turner e Constable, pur insegnandoci qualche cosa, ci mostravano anche, nelle loro opere, di non avere nozione alcuna dell’analisi dell’ombra”¹. L'autore francese, vicino alla pittura realista, forse non comprese appieno l’intento di Constable di enfatizzare l’idea “che luci e ombre non sono mai immobili” ("Always remember Sir, that light and shadow never stand still").
John Constable
Netley Abbey by Moonlight
L'Abbazia di Netley al Chiaro di luna, 1833
acquerello e grafite su carta
Se l’osservatore erudito individua nel gusto ruinistico di Netley Abbey un denominatore comune con il cromatismo musicale wagneriano, il fronte prospettico del ponte di Waterloo richiama le vedute sul Tamigi del Canaletto. Tali notazioni determinano la cifra di un pittore dal 1829 membro effettivo della Royal Academy, storico del paesaggismo, impegnato divulgatore attraverso una serie di apprezzate conferenze.
John Constable
Salisbury Cathedral from the Meadows
La Cattedrale di Salisbury vista dai Prati, 1831
olio su tela
Schizzi e dipinti di piccole dimensioni realizzati en plein air in modo impressionista, gli articolati soggetti eseguiti in studio su ampie superfici (“I do not consider myself at work without I am before a sixfoot canvas”) rientrano nella selezione a cura di Anne Lyles di oltre cinquanta opere provenienti dalla Tate UK, ente organizzatore dell'evento nell'ambito dell’accordo quadro siglato lo scorso anno con Fondazione Torino Musei - GAM Galleria d’Arte Moderna di Torino.
John Constable
The Sea near Brighton
Il Mare vicino Brighton, 1826
olio su cartoncino
Parte della più importante collezione al mondo di opere di Constable - con paesaggi, disegni, acquerelli, incisioni e ritratti - il corpus in mostra ripercorre l'intero arco cronologico della sua produzione: dall’elegante Autoritratto a grafite (1806), alle riproduzioni a stampa English Landscape (Paesaggio inglese) del 1830-32, fino ai vibranti olî su tela (Hampstead Heath with a Rainbow/La brughiera di Hampstead con un arcobaleno, 1836), ogni soggetto concorre all'indagine del “Chiaroscuro della Natura”, obiettivo primario e termine ultimo della ricerca formale ed esistenziale dell’artista.

1. J. REWALD, La storia dell’Impressionismo, Mondadori, Milano 2001, p. 222.

 JOHN CONSTABLE. PAESAGGI DELL’ANIMA
Fino al 5 febbraio 2023
Reggia di Venaria, Sale delle Arti, I piano
Piazza della Repubblica, 4, - Venaria Reale (Torino)
Orario: da martedì a venerdì dalle ore 9.30 alle 17; sabato, domenica e festivi dalle ore 9.30 alle 18.30. Lunedì giorno di chiusura (tranne eventuali giorni festivi)​.
Per informazioni: tel. +39 011 4992333

sabato 26 novembre 2022

PAUL KLEE A LUGANO

Paul Klee 
Spiriti del teatro, 1939 
Acquerello su carta su cartone  
Collezione privata  
© Nicolas Borel 
Il MASI Lugano presenta una raccolta di disegni e incisioni di Paul Klee (Münchenbuchsee, 1879 – Muralto, 1940) dalla collezione Sylvie e Jorge Helft. Esposta per la prima volta nel suo insieme in un contesto museale, la collezione Helft comprende una settantina di opere tra disegni a matita, a penna, pastelli, acquerelli, acqueforti e litografie, realizzati dal 1914 fino alla morte dell’artista.
Paul Klee 
Rubò il quarto di luna, 1939 
Gessetto su carta su cartone 
Collezione privata  
© Nicolas Borel
Quasi la metà della vasta produzione di Klee – che comprende circa 9.000 elementi – è costituita da disegni concepiti per lo più come opere autonome. Egli nutre un particolare interesse per la qualità della linea nell’arte preistorica e nei disegni infantili, di cui apprezza la spontaneità, l’autenticità e la riduzione delle forme. La linea occupa una posizione chiave anche negli scritti teorici di Klee e rappresenta un tema ricorrente nelle lezioni al Bauhaus di Weimar e Dessau, dove insegna per dieci anni.
Paul Klee 
L’altra stanza dei fantasmi (nuova versione), 1925  
Disegno a ricalco a olio e acquerello su carta su cartone 
Collezione privata 
© Nicolas Borel 
L’allestimento è ritmato secondo sette sezioni in uno spazio raccolto per permettere un dialogo ravvicinato tra i lavori in mostra.
Nell'area dedicata al periodo fra le due guerre e agli anni del Bauhaus spicca L’altra stanza dei fantasmi (nuova versione) del 1925. Primo esemplare acquistato da Jorge Helft nel 1970, la composizione fu esposta nel 1925 alla Galerie Vavin-Raspail a Parigi, occasione in cui gli acquerelli di Klee esordirono sulla scena francese.
Paul Klee 
Duello, 1938 
Colore a colla su carta su cartone 
Collezione privata  
© Nicolas Borel
La solida formazione musicale dell’autore svizzero – figlio del professore di musica Hans Klee e di Ida Frick, cantante ed eccellente violinista – emerge sia nella struttura degli elaborati, sia nella scelta dei  soggetti, ispirati alle tipologie caratteristiche della partitura quali la variazione, la fuga e la polifonia per un effetto complessivo di estrema armonia.
Gli ultimi anni di Klee (1935-1940) costituiscono un momento notevolmente produttivo, nonostante il conclamarsi della sclerodermia. L'opera Unterbrochene Metamorphose del 1939, in maniera emblematica raffigura un corpo smembrato ove “la morte getta la sua ombra”, spiega Juan Manuel Bonet nel saggio in catalogo.
Paul Klee 
Metamorfosi interrotta, 1939 
Gessetto su carta su cartone 
Collezione privata
© Nicolas Borel 
Una speciale sezione della mostra è dedicata alla pubblicazioni d’epoca che gli Helft, appassionati bibliofili, hanno raccolto negli anni. Si tratta di volumi rari e preziosi, che documentano lo sviluppo artistico-letterario delle avanguardie di primo Novecento. Tra questi è presentata un’edizione completa del portfolio Meistermappe des Staatlichen Bauhauses del 1923 che contiene, fra le altre, una litografia di Vasilij Kandinskij e una composizione costruttivista di László Moholy-Nagy.

Il catalogo della rassegna “Paul Klee. La collezione Sylvie e Jorge Helft” in italiano, inglese e tedesco, oltre alle riproduzioni a colori di tutti i lavori esposti, include un’intervista ai collezionisti di Tobia Bezzola, direttore del MASI Lugano e contributi di Juan Manuel Bonet, Francisco Jarauta e Achim Moeller.

PAUL KLEE
La collezione Sylvie e Jorge Helft

Fino all'8 gennaio 2023
MASI LAC
Museo d’arte della Svizzera italiana

via Canova 10, 6900 Lugano
Orari: martedì, mercoledì, venerdì 11 – 18; giovedì 11 – 20; sabato, domenica e festivi: 10 – 18. Lunedì chiu­so.
Per informazioni: +41588664240; info@masilugano.ch

lunedì 21 novembre 2022

L'ARTE È UN GIOCO FANTASTICO

Antonella Staltari
Scrivere
Avevamo lasciato le mongolfiere di Antonella Staltari librarsi nei cieli di un giocoso erotismo.
Oggi, con dissacrante leggerezza, i Sogni di carta riprendono quota e perseguono la rotta fantastica per approdare alla Jk's Gallery nella mostra collettiva con Bastian Bickelein e Cikita Z, tre artisti differenti fra loro, accomunati dalla costante sperimentazione di nuove tecniche espressive.
Antonella Staltari
Burlesque
Vettori aerostatici in carta pregiata, infranti i tabù intorno all’eros, tornano a scagliare dardi roventi al cuore del moralismo borghese. Divertiti calembours, ammiccanti allusioni Burlesque, sorreggono l’impalcato immaginifico di mondi fiabeschi, talora con leggiadra voluttà.
Ironica e sagace scrutatrice dell’universo letterario, AntoS, alias Antonella Staltari, è solita riferirsi ai grandi intellettuali della cultura classica e moderna. Non ultimo, nella ricorrenza del centenario dalla morte, l’Omaggio a Marcel Proust svetta per raffinata esecuzione, insieme ad un florilegio di variopinti capolavori, presso la libreria torinese Luxemburg.
Antonella Staltari
Omaggio a Marcel Proust
Leitmotiv della rassegna, l’universo incantato interessa anche le opere di Bastian Bickelein. Realizzate con nastro vinilico nero su plexliglass pongono in atto illusioni ottiche per soggetti che rimandano all’infanzia, come Mickey Mouse o Batman.
Bastian Bickelein
Batman
 
Cikita Z conduce in luoghi dai cromatismi soffusi. I paesaggi offrono una via di fuga salvifica attraverso la quale eludere la pesantezza della contemporaneità, soddisfacendo il desiderio di pace rivendicato dai sensi.
Cikita Z
Gattini

La mostra è ospitata negli spazi polivalenti della Jk's Gallery in un quartiere storico della città, ricco di fermenti culturali: il bizzarro, audace e surreale mondo dell’arte si offre qui allo spettatore quale scampolo di levità nella coltre nebulosa dei problemi quotidiani.

2 È UNA COPPIA. 3 UN PARTY
Antonella Staltari, Bastian Bickelein, Cikita Z
Mostra Collettiva
Fino al 30 dicembre 2022
Vernissage giovedì 24 novembre dalle ore 18
Jk's Gallery
Galleria d'arte moderna, arte contemporanea e design
Galleria Umberto I, 28 - Torino
Orario: martedì – venerdì 10,30 – 18,30; sabato 9 – 17; chiuso domenica e lunedì
Per informazioni: t. 348 1021898; info@jksgallery.com
jksgallery.com

mercoledì 2 novembre 2022

ALESSANDRO POMA

ALBERI ROSSI
cm. 26x36, pastello
A distanza di tre anni dalla retrospettiva organizzata dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, il Centro Studi Poma ripropone al Circolo degli Artisti di Torino una selezione di opere di Alessandro Poma (1874-1960) sul tema della natura e delle sue variazioni cromatiche, a cura di Gian Giorgio Massara e Maria Luisa Reviglio della Veneria.
 VORTICE DI COLORI
cm. 21x19, pastello

Alessandro Poma nasce al Piazzo di Biella il 22 febbraio 1874. Compie studi classici e si iscrive a Giurisprudenza a Torino, dove la famiglia si trasferisce a partire dagli anni Novanta. A Torino frequenta la scuola di Lorenzo Delleani e partecipa dal 1896 al 1908 alle esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti.
 TRONCO IN CONTROLUCE
cm. 32x47, pastello
Residente a Roma dal 1898, nel 1902 su invito del principe Livio Borghese affitta per 100 anni la Casina Raffaello a Villa Borghese.
Autore con Sartorio, Noci, Innocenti, Carlandi, Coromaldi, Raggio del fregio per la Sala del Lazio alla V esposizione di Venezia (1902-1903) è presente inoltre alle esposizioni internazionali della Società Amatori e Cultori di Belle Arti in Roma dal 1907 al 1909.
 CAVALLI ALL’ABBEVERATA
cm. 29x57, pastello
Dopo la morte del figlio Pio a Courmayeur nel 1930, inizia a frequentare ed amare tale località, dove dal 1939 si trasferisce e lavora fino al decesso, avvenuto l'11 ottobre 1960.

Natura e colore: Riflessioni su Alessandro Poma (1874-1960)
Dall’11 al 25 novembre 2022
Inaugurazione giovedì 10 novembre 2022, ore 18
Circolo degli Artisti
Corso San Maurizio 6, Torino
Orario: lunedì - venerdì 15,30-19,30

lunedì 31 ottobre 2022

QUOTIDIANA FOLLIA

Gian Giorgio Massara

Davide De Agostini
Vecchio trans
Con un titolo convincente - OMBRE SMEMORI - s'è conclusa la mostra che Davide De Agostini ha dedicato a inquietanti memorie, anche legate al R. Manicomio di Collegno animato un tempo da volti che occhieggiano fra lustrini e pesante trucco, lavandini insanguinati e un Nudo che fuma l'ultima sigaretta.

Sede, la Sala delle Arti di Collegno; il testo di Monica Col (Le Tre Dimensioni) con Stefano Morabito.
Copertina del catalogo nera raffigurante un uomo che cammina con un sacco a spalle contraddistinto dal n° 44170 e pagine interne nuovamente nere che consentono alle immagini colorate di risaltare, dal bellissimo volto de La vendetta a La pazza elegantemente seduta su di un canapé macchiato di sangue.
La morta Gattara è circondata da famelici e aggressivi gatti mentre tragico è il riferimento all'elettroshock "che costringe tuttavia a vivere".

In tempi lontani a Davide abbiamo insegnato la Storia dell'Arte; un ragazzo che disegnava scene inquiete con l'abilità di un adulto e che custodiva dentro di sé memorie e ricordi che stentavano a svanire. Oggi è un simpatico e affermato pittore (classe 1952) che riesce a rendere accettabile anche il Natale al manicomio fra luci accese e il rosso naso del clown.

Una mostra - reale e non immaginaria - che invita alla riflessione su di un'umana realtà che non ci abbandona neppure oggi.

domenica 9 ottobre 2022

IL SOGNO

Gian Giorgio Massara

PIPPO CIARLO
Bus stop/Fermata autobus
1989
Olio su tela, cm 32x46

Presso L'Estampe (Via dei Mercanti, 3 - Torino) s'è inaugurata la mostra dedicata a Pippo CIARLO (+2014), il pittore che a soli quindici anni espone presso la galleria "Il Punto" situata quasi all'angolo con Via Roma.
Lo ricordiamo allievo al Liceo Artistico, quindi docente nei Corsi di Pittura organizzati per decenni dai CEDAS FIAT. Ciarlo inizia quindi la carriera artistica negli anni Sessanta, parallelamente a Luciano Proverbio e al gruppo Surfanta appena costituito da Alessandri e amici; suo maestro è stato Raffaele Pontecorvo che gli dedica un sensibile ritratto. Anni irripetibili per Torino.

Scrive Emanuele Cardellino che Pippo vive "fra sogno e ricordo", un sogno che s'infrangerà solamente con la tarda mostra ispirata ai locali della caffetteria Dezzutto, luogo consueto d'incontro e forse rifugio.
In mostra sono presenti alcune opere che rasentano l'autoritratto, immagini con una sorta di castello sul capo e talvolta occhi cerulei che significano la magia del colore.

Quindi Bus Stop, un personaggio fra cuspidi di monti e nuvole dove "vive e abita", Enchanté olio animato da mongolfiere e da un dinosauro dal volto umano, Nudi femminili che sembrano - a breve - svanire, un'Onda gigantesca che si muta in ghiacciaio animato da minuscoli personaggi intrisi di fantasia.
Poi nascono le opere Dezzutto veritiere e serene, con camerieri, avventori, luci, lampade e insegne.
I sentimenti - un tempo fantastici e irreali, legati all'uovo simbolo di perfezione oppure a dinosauri che avanzano curiosi, a brandelli di vita - si mutano in realtà; il sur naturel è sempre più lontano.

Catalogo a cura di E. Cardellino, A. Mistrangelo.

giovedì 22 settembre 2022

EMOZIONI D'ARTISTA

Bruno Molinaro
Mercato dei fiori di Nizza
 olio su tela
cm 80x100, 2011
La mostra EMOZIONI D'ARTISTA, attualmente in corso presso la Galleria d’Arte “La Conchiglia”, consente al grande pubblico di indagare in dettaglio alcuni aspetti delle principali tecniche pittoriche e di conoscere, attraverso la biografia dei venti artisti partecipanti - in maggioranza appartenenti all’Associazione Amici di Palazzo Lomellini a Carmagnola -, alcuni nodali sviluppi della recente figurazione.
Giacomo Sampieri
Una giornata al mare
 olio su tela
cm 100x100, 2022

Alla curatela di Elio Rabbione si deve l’allestimento nel salone d’onore in via Zumaglia 13 bis a Torino di opere scultoree in bronzo (Maurizio Rinaudo), legno (Pippo Leocata), di paste vitree a gran fuoco (Marina Monzeglio) e una selezione di dipinti su tela, tavola o lamiera realizzati ad acquerello, olio, tecnica mista, colori acrilici, descritti in catalogo con scrupolo documentario dallo stesso curatore.
Strumento non accessorio, il testo si rivela fondamentale allorché si apprendono, leggendo i contributi critici, il percorso espositivo e le peculiarità di ciascun autore.
Pippo Leocata
Parata Cavalieri - Fidia, Partenone
legni pallet recupero
cm 97x140, 2022
Luciana Penna utilizza l’astrazione per illustrare il pensiero di eminenti scienziati. Angela Betta Casale tesse armonie musicali e ‘città invisibili’ in dorati arabeschi. Corpi e volti, ordinari ed eccentrici, sono indagati da Giacomo Sampieri e Andreina Bertolini.
I fiori di Adelma Mapelli la consacrano valente acquerellista.
Il paesaggio è lirico per Claudio Fassio, rarefatto nei deserti di Guido Mannini, urbano nei dettagli torinesi di Ines Daniela Bertolino, surreale nelle ambientazioni di Antonio Presti, materico ai limiti dell’informale per Giancarlo Laurenti, infine onirico nell’immaginario di Gabriella Malfatti.
Paolo Pirrone
Le carrette del mare
olio su legno
cm 40x50, 2013
Interni abbandonati (Eleonora Tranfo) o ambienti fiabeschi (Giacomo Gullo) trovano spazio nella rassegna, che abbraccia inoltre le sperimentazioni informali di Martino Bissacco, le composizioni geometrizzanti di Paolo Pirrone e le armonie cubo - futuriste di Giuseppe Manolio.
Speciale omaggio è tributato al decano accademico Bruno Molinaro, il cui variopinto bouquet di strelitzie, papaveri, margherite, glicini avvolge il visitatore con sentori provenienti dagli angoli più remoti della terra, raggiunti dal maestro o dalle sue opere.
Adelma Mapelli
Nello stagno
acquerello
cm 70x50, 2011
È seria, mai banale, la ricerca tecnica e semantica in personalità creative la cui missione è porre la propria arte a servizio della collettività, sollecitando percorsi di crescita e inedite vie di senso.
Storico e critico d'arte, Gian Giorgio Massara nel prologo alla serata inaugurale opportunamente ha sottolineato l'importanza di non dimenticare segni, volti, linee e colori tracciati negli anni dagli artisti. Ogni tratto è riflesso dell' identità, costitutivo della memoria collettiva. Ognuno partecipa al complesso disegno della creazione con specifiche emozioni, azioni, riflessioni. “La propria arte - scrive Andreina Bertolini - non è più allora soltanto per sé ma diventa per tutti, io penso sia questo in qualche modo il dovere di ogni artista”.

EMOZIONI D'ARTISTA
Fino al 4 ottobre 2022
La Conchiglia Galleria d'Arte
Via Zumaglia, 13 bis - Torino
Orario: martedì - venerdì 15-19, sabato 10-12/15-19
Per informazioni: tel. 011 699 1415

sabato 17 settembre 2022

SPRAZZI DI LUCE

Gian Giorgio Massara

Composizione op. 98, 1990
xilografia stampata su carta
preparata con fondo oro
cm 67,5 x 47,5
Isidoro Cottino è autore ripetutamente presente in esposizioni raffinate, con opere sovente illuminate da aurei sprazzi.

Diplomato alla Scuola di Arte Ceramica, frequenta l'Accademia Albertina di Torino; nel 1984 opera in seno alla Scuola Internazionale di Grafica (Venezia) diretta da Riccardo Licata. Attualmente continua la collaborazione con il veneziano Laboratorio di Ricerca Grafica legato al nome di Nicola Sene.

Ben ottanta sono le mostre personali per Cottino organizzate solamente in Italia. Ora - con la presentazione di Gianfranco Schialvino - espone a Torino (Arte Città Amica, via Rubiana 15; art director Raffaella Spada) una preziosa serie di xilografie sperimentali: materiali vari, lastre metalliche, cartoni, concorrono alla realizzazione delle opere stampate su carta preparata con foglia d'oro. Nasce così Ventaglio, (2000) foglio di forma circolare, equilibrato nell'uso degli ori ed esplosivo nella forma.

L'oro nuovamente rifulge sia in Composizione op. 98 galleggiante su evanescenti blu, sia ne Il burattinaio (1995), personaggio del quale il visitatore deve indovinare l'identità. Matrice, quest'ultima, riutilizzata mediante ricerche cromatico-compositive.
Nel 1990 Isidoro realizza una composizione luminosa inizialmente, sulla quale galleggiano elementi filiformi determinati da una base fiammeggiante che - poco a poco - si tramuta in rosa. 
Tenebroso è invece il Totem che campeggia su elementi sottili, verticali e chiari, che idealmente l'avvolgono.
Ritornano gli ori nell'Icona impressa su carte che l'autore stesso fabbrica.

Isidoro Cottino è un maestro elegante e riservato con il quale abbiamo condotto numerose Giurie in occasione delle edizioni del premio "Metropoli Torino".
Nel 2011 Silvano Gosparini¹ acutamente annota: "la produzione di Cottino rivela una linea corretta e perfetta nell'esecuzione [...]: il foglio diventa scultura e il colore assume le valenze del metallo prezioso".

1) Presidente dell'associazione "Venezia viva".


venerdì 16 settembre 2022

IL MARE: MITO STORIA NATURA

CARLO CARRÀ
Marina
1940
Un centinaio di opere fra dipinti, disegni e sculture raccontano la magia del mare attraverso lo sguardo di circa cinquanta fra i più importanti artisti italiani del XIX e XX secolo nella mostra, a cura di Massimo Bertozzi, IL MARE: MITO STORIA NATURA. Arte italiana 1860 - 1940, ospite fino al 30 ottobre delle sale auliche di Palazzo Cucchiari a Carrara.
Dai macchiaioli (Fattori) e post macchiaioli (Lloyd, Ulvi Liegi, Puccini) ai pittori del Gruppo Labronico (March e Natali), dalla figurazione divisionista di Benvenuti e Nomellini, fino all’avanguardia di Thayaht e RAM (i fratelli Ernesto e Ruggero Alfredo Michahelles) e al "ritorno all’ordine" dei ‘dioscuri della pittura’ De Chirico e Savinio, la rassegna permette di ripercorrere i principali momenti della pittura italiana, negli anni compresi fra la nascita del Regno d’Italia e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
GIORGIO DE CHIRICO
Cavalli in riva al mare
(Les deux chevaux)
1926
Sei le sezioni tematiche, di cui una dedicata ai bronzi di Martini, Manzù e Messina, accostati alle sculture degli apuani Carlo Fontana e Arturo Dazzi.
Stemperano i colori nel Tirreno gli autoctoni Chini e Viani e i versiliesi d’adozione Moses Levy, Funi e Carlo Carrà, il quale, annota Massimo Bertozzi nel circostanziato testo in catalogo: “dipinse sempre solo spiagge e cabine”. Differente la scelta di Raffaele De Grada che “tutt’al più si soffermava sulla pineta di casa sua, ma di preferenza rifuggiva il litorale e si dirigeva verso la campagna o ancora più lontano lungo le pendici delle Apuane”.
ARTURO MARTINI
Donna al sole, 1930
bronzo
La Riviera di Levante, meta di celebri artisti - Kandinsky soggiornò a Rapallo, Paulucci a Santa Margherita, Carrà a Camogli - campeggia nelle tele di Telemaco Signorini, approdato a Riomaggiore, nelle Cinque Terre, per catturarne macchie di tersa luminosità.
Il mare, complice nell’intimo ritratto di famiglia Mattinata sul mare di Giulio Aristide Sartorio, con la moglie Margherita e i figli sulla spiaggia di Fregene, diviene quinta romantica per gli sposi in Lune de miel di Vittorio Corcos.
VITTORIO MATTEO CORCOS
Lune de miel, 1885
tecnica mista su cartone
Romitaggio solenne, mutevole, sospeso fra elegia e vernacolo nella prosa di Lorenzo Viani; luogo mistico dove il tempo trascorre in attesa, memento mori nel trittico simbolista dal purpureo color del vino, di Adriano Baracchini-Caputi, ogni aspetto del cangiante Mare Nostrum, esclusivo o popolare, epico o prosaico, ogni genere pittorico - paesaggio, figura, natura morta - è scandagliato in profondità dalle opere esposte.
Soggetti come ‘straccali’, diremmo con Viani. Oggetti strenuamente aggrappati alla rena, quali spoglie di un mondo arcano, restituiti alla storia dal perpetuo fluire del moto di risacca. 

IL MARE: MITO STORIA NATURA
Arte italiana 1860 - 1940
Fino al 30 ottobre 2022
Palazzo Cucchiari
Via Cucchiari 1, Carrara
Orario settembre: martedì, mercoledì, giovedì, domenica ore 9.30-12.30 e 16-20; venerdì, sabato 9.30-12.30 e 16-23; ottobre: martedì, mercoledì, giovedì, domenica ore 9.30-12.30 e 16-20; venerdì, sabato 9.30-12.30 e 16-21. Chiuso lunedì.
Per informazioni: tel. +39 0585 72355; info@palazzocucchiari.it

sabato 10 settembre 2022

INTERNO VERDE DANZA 2022

Palazzo Schifanoia e il suo inebriante giardino, il Giardino ‘segreto’ delle Sibille di Casa Romei, il sontuoso loggiato della Palazzina Marfisa d’Este e il Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara diventano per un fine settimana - sabato 17 e domenica 18 settembre - le particolari scenografie delle cinque performance di Interno Verde Danza 2022.

Le coreografie site-specific, replicate più volte al giorno, sono state ideate e realizzate da cinque tra le migliori compagnie italiane: MM Contemporary Dance Company in prima assoluta nel Giardino delle Sibille a Casa Romei con Short Stories di Michele Merola; Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto a Palazzo Schifanoia con MicroDanze / Urban Settings; CollettivO CineticO a Palazzina Marfisa d’Este con O+< Scritture viziose sull’inarrestabilità del tempo; in Teatro, nelle sale del Ridotto Nicola Galli con Il mondo altrove e C.G.J. Collettivo Giulio e Jari con Evento

La manifestazione, giunta alla seconda edizione e inserita nel Festival di Danza Contemporanea 2022, è organizzata dal Teatro Comunale di Ferrara con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia Romagna e del Comune di Ferrara, in collaborazione con Interno Verde. Per la prima volta è preceduta dall’Open Day, venerdì 16 settembre alle 20 nel loggiato del cortile interno del Castello estense, con le esibizioni di nove scuole di danza attive sul territorio.

Informazioni e acquisto biglietti presso la biglietteria del Teatro Comunale di Ferrara, corso Martiri della Libertà 21 (martedì e mercoledì 16-19, giovedì, venerdì e sabato 10-12.30 e 16-19. Lunedì, domenica e festivi chiuso). Tel. 0532 202675; biglietteria@teatrocomunaleferrara.it.

Prevendita online: www.teatrocomunaleferrara.it e www.vivacket.com (fino all’orario di inizio della performance). La biglietteria non sarà presente in sede di spettacolo.

lunedì 20 giugno 2022

LA VERONICA DI UGO DA CARPI

Ugo da Carpi
La Veronica tra i santi Pietro e Paolo, 1524-1525
Carboncino, inchiostro, pigmenti a olio
e dorature su tavola
Fabbrica di San Pietro in Vaticano
© Fabbrica di San Pietro in
Vaticano. Ph M. Falcioni
La Fondazione Torino Musei in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro in Vaticano e con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Torino, fino al 29 agosto 2022, presenta nella Corte Medievale di Palazzo Madama La tavola di Ugo da Carpi per l’altare del Volto Santo nella Basilica Vaticana (1524-1525).
Girolamo Francesco Maria Mazzola
detto il Parmigianino
Santa Veronica, San Paolo e San Pietro, 1524-1525
Disegno su carta, penna e inchiostro,
pennello e inchiostro diluito, 
tracce di biacca su carta tinteggiata color ceruleo
Firenze, Gallerie degli Uffizi,
Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
© Su concessione del Ministero della cultura -
Gallerie degli Uffizi
La pala d’altare raffigura la Veronica che dispiega il velo del Volto Santo tra gli Apostoli Pietro e Paolo. Si tratta di una tavola “fatta senza pennello”, come è scritto dall’autore accanto alla firma e come riferisce Giorgio Vasari che la vide in San Pietro insieme a Michelangelo. Quella di Ugo da Carpi “intagliatore” è un’opera unica nel suo genere perché eseguita non con l’arte della pittura, ma con la tecnica della stampa a matrici sovrapposte.
Antonio Montanari, detto il Postetta
(Carpi, seconda metà XVIII secolo)
Ritratto di Ugo da Carpi, 1783-1791
Olio su tela
Carpi, Palazzo dei Pio
© Musei di Palazzo dei Pio, Carpi
La mostra, a cura di Pietro Zander, pone in evidenza i risultati di uno studio articolato e complesso, che ha permesso di svelare la storia e la tecnica di esecuzione dell’opera che si appresta a compiere cinquecento anni di età. Una vita compresa tra due Giubilei: quello del 1525 durante il pontificato di Clemente VII e l’ormai prossimo Anno Santo del 2025. Grazie a ricerche multidisciplinari, a immagini multispettrali e a diversificate indagini diagnostiche eseguite dai laboratori dei Musei Vaticani è stato possibile realizzare una replica a grandezza naturale della tavola del Volto Santo che ripropone gli originari valori cromatici e chiaroscurali  della pala di Ugo da Carpi, oggi in gran parte perduti o alterati.
Camillo Acquisti
Matrice in legno con stemma della Fabbrica di San Pietro
e figure degli apostoli Pietro e Paolo
, 1831
Incisione su legno
Fabbrica di San Pietro in Vaticano
Il progetto espositivo, ideato dall’arch. Roberto Pulitani, presenta la xilografia  sotto un secentesco affresco con l’ostensione della Sacra Sindone situato nella Corte Medievale. Del celebre intagliatore sono presentati, inoltre, alcuni chiaroscuri del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, da cui proviene anche il disegno preparatorio di Parmigianino per la tavola di San Pietro, mutuato da un'incisione di Dürer del 1510, concessa in prestito dalla Galleria Sabauda dei Musei Reali Torino.

giovedì 2 giugno 2022

PER FILO E PER SEGNO

PERCORSI/Flows
Fili e colori acrilici, tela di juta montata su tavola
120 x 90 cm
2020
©ClaudioCenaArte

Cosa accomuna il tatà, patrimonio del folklore valdostano e il movimento suprematista teorizzato da Kazimir Malevič agli inizi del Novecento?
Nella produzione artistica di Claudio Cena, rappresentano indubbiamente l’esordio e l’approdo di una ricerca tuttora in corso, intrapresa nel 2017, dai traguardi ignoti al loro stesso artefice.
Alfa e omega di un corpus di oltre cinquanta lavori, il principio è da ricercare nella tavola con due cavallini in legno muniti di ruote, i tatà per l’appunto (che includevano in passato anche muli, capre, gatti ed altri animali), ludica composizione da regalare ai propri nipoti. La decorazione impose di colmare con uno spessore le scanalature delle piccole sculture lignee. Ecco che allora il comune spago da cucina, entrato a pieno titolo nel novero dei materiali nobili della creazione, ‘ageminato’ in legno, insieme alla tela di juta genera un tableau ad altorilievo, prototipo per una serie di successive, sempre più sofisticate elaborazioni concettuali.

ONDE/Flows
(particolare)
Filo e tela su tavola
110 x 80 cm
2020
©ClaudioCenaArte

L’originale tecnica adottata da Claudio Cena, ex manager ora dedito a tempo pieno all’attività artistica, consiste nella posa di fili di vario spessore a sezione circolare o piatta, intrisi di colore acrilico (prima ancora erano le soluzioni impregnanti per legno), montati su juta o tela su tavola, per ottenere effetti cromatici e sinestetici, tattili in primo luogo, di rarefatta ricercatezza con implicazioni che molto hanno in comune con l’astrattismo lirico di Vasilij Kandinskij.
Cena non nega di far riferimento al pittore sovietico. Si prenda ad esempio Percorsi/Flows (2020) nel quale dodici tonalità differenti di giallo si alternano a fasce in quattro o cinque sfumature di azzurro, in rapporto numerico predefinito ad aumento e diminuzione periodici.
Qui gli studi teorici sulla valenza simbolica dei colori, l’indagine delle leggi fisiche relative alla rifrazione della luce e alle differenti lunghezze d’onda dell’iride – già caposaldo di impressionisti e postimpressionisti – trovano nelle fibre giustapposte un perfetto equilibrio dinamico e la massima vibrazione cromatica.
MONOLITE/Monolith
Super light panel, acrilico lilla 50%
60 x 80 cm
©ClaudioCenaArte
Dal 2017 ad oggi la ricerca dell’autore canavesano, forte di una pluriennale carriera in vari ambiti della progettazione industriale, ha dato origine a quattro serie di manufatti – FLUSSO/FLOW, ESPANSIONE/EXPANSE, MONOLITE/MONOLITH, SCULTURA/SCULPTURE – corrispondenti ad altrettanti livelli di analisi e di acquisizione della tecnica.
Nei FLUSSI, afferma l’autore, “c’è una generatrice e il tempo non esiste, se non in relazione allo spazio fisico della composizione”. Analogamente al sasso gettato nello stagno, i fili incastonati nel supporto generano un’onda d’urto travolgente volti e corpi solidi con energia soverchiante (Onde/Flows, 2020).
Al centro di ESPANSIONI domina la scissione, l’irruzione di un elemento di rottura: due semicerchi asimmetrici (Frattura/The Elegant Expansion), l’emisfero emerso dagli abissi (Espansione blu/ The Expanse n.3, monocromo del 2021) divengono potenziali catalizzatori di campi magnetici.
I MONOLITI rappresentano un’evoluzione plastica delle trame bidimensionali. Strutture totemiche, differiscono dai Flussi per lo scheletro in polistirene rivestito di tela e per la supremazia di un solo colore: pigmenti lilla, arancione, giallo, blu cobalto esaltati in massimo grado.
La serie SCULTURE è infine il più recente traguardo di una prassi sperimentale consolidata, consapevole delle potenzialità del mezzo. Lo spago, versatile e modellabile secondo direttrici curvilinee, avvolge come un guscio i volumi in polistirolo espanso in reti complesse nettamente scandite, dettate da un accurato studio preliminare.

SCULTURA/Sculpture
Super light panel, acrilico giallo
90 x 75 x 30 cm
©ClaudioCenaArte

L’intera produzione comprende manufatti di medie e grandi dimensioni: il figurativo amusant di Illusione, trittico a soggetto marino; Ballerina, coreografica evoluzione di danzatrice; Clown e cagnolino, questi con il manto intessuto di fili; Deserto, carovana avvolta da dune sabbiose, oltre ad Abbraccio, unico dipinto tradizionale con campiture piane ad acrilico e lavori simbolici come i quattro moduli di Debito italiano/Nuclear energy in Italy (2017). Termini ammonitori, il frammento in zirconio, relitto di una centrale nucleare, la boccia in metallo prominente dal supporto, il reticolo (neoplastico), i fili a raggiera denunciano il mancato sviluppo della componente elettronucleare e il fallimentare varo nel 1975 del primo Piano Energetico Nazionale in Italia.

IL PULSARE DELL'ENERGIA/The Expanse
Filo e tela su tavola, acrilico nero, rosso, oro
70 x 70 cm
2021
©ClaudioCenaArte

Altrove la scelta dei colori è emotiva, libero indizio di una fugace intuizione. I molteplici viaggi intrapresi in ogni parte del mondo, i luoghi, le architetture, odori, sapori ed ogni aspetto sensibile non mancano di ispirare l’autore. Se Quattro Stati/Four Corners Monument (2019) è riferita all’omonima installazione posta al confine fra Arizona, Colorado, New Mexico, Utah; se Il pulsare dell’energia dominato dalla centrale cupola d’oro, rimanda alle sontuose residenze indiane; il blu Klein, accostato all’arancione intenso, nell’opera The Simple Expansion (2021) evoca l’esotico tramonto di un pianeta quasi perduto.

Ne risulta una libera sintesi formale, quella stessa libertà che conduce l’artista a percorrere in sella alla propria bicicletta le dolci traiettorie dell’orografia canavesana, anch’egli come l’ucraino Malevič “convinto, in questo deserto, di poter sentire finalmente, nella sua purezza, quella vox clamantis dell’arte che nell’assordante vicenda del mondo oggettivo è impossibile udire”.1

1. M. De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano 2003, p. 271.

JEWELRY

Perdiamoci nella natura,
nella luce,
nei suoi colori

È appena stato edito il catalogo SPRING SUMMER '22 dedicato alle creazioni preziose di Aurora e Dante Di Lilla. Un susseguirsi di gioielli, dalle minuscole Infiorescenze illuminate dal diamante alle più complesse composizioni con anelli dalle forme asimmetriche che accolgono pietre oppure semplicemente "attorcigliate nell'oro", monili desunti anche da immagini del passato che la storia ci ha tramandato, pendenti colorati e bracciali.

Conosciamo Aurora e Dante sin dai tempi lontani del liceo dell'Accademia Albertina; ne abbiamo seguito la carriera e oggi ci complimentiamo per i successi ottenuti e li ringraziamo per le splendide vetrine che offrono un sogno a chi passeggia nel borgo Campidoglio. (g. g. m.)

giovedì 12 maggio 2022

FRAMMENTI DI STORIA DI COLLEGNO

L'opera postuma di Giuseppe Gramaglia FRAMMENTI DI STORIA DI COLLEGNO, pubblicata nel 2006 nel ventennale della sua prematura scomparsa (avvenuta a soli 36 anni, il 7 giugno 1986) merita, seppur a distanza di oltre un decennio, di essere esaminata e portata alla ribalta.
Grazie all'interessamento di Marisa e Manuel Torello, artefici della  raccolta e del riordino dei suoi scritti (in massima parte comparsi sulla rivista "Il Rocciamelone" dal 1971 al 1986), nel 2006 si è concretizzato "il sogno di Beppe", così affettuosamente descritto nel testo introduttivo dalla sorella Anna Gramaglia. Il sogno, ovvero, di restituire agli abitanti di Collegno e ai piemontesi la più ampia e dettagliata descrizione possibile delle vicissitudini di una terra dalle tradizioni millenarie e, talora, dal passato glorioso.

Carta del Piemonte e della Liguria avanti il dominio dei romani
"Atlante Illustrativo"
A . Zuccagnini, Firenze 1845
La rigorosa veste grafica, affidata alle Edizioni del Graffio, si fregia di numerose testimonianze fotografiche, frutto delle assidue ricerche condotte dall'autore negli archivi storici del Comune, della Città di Torino, della Curia Arcivescovile, in un arco temporale che spazia dagli originari insediamenti preromani nei pressi delle colline moreniche rivolesi, fino ai primi anni del Novecento con il costituirsi della borgata di Savonera.
Al corredo di immagini documentarie composto di mappe, frontespizi, manoscritti e lettere patenti si alternano gli scorci pittorici di Gabriella Malfatti, elementi di un apparato fotografico interamente in bianco e nero, quasi a sottolineare il carattere memoriale della pubblicazione.
Collegno
Reperti longobardi: fibule a staffa in argento dorato
e guarnizioni di cintura in ferro ageminato con almandini
Scorrendo le 296 pagine di testo, sono molti gli aneddoti che delineano i contorni della storia antica e recente di Collegno, comune descritto da Giuseppe Gramaglia secondo due nature distinte, quella "degli usi comunitari, del Borgo murato, dell'antica viabilità da una parte, e dall'altra la Collegno barocca del castello nuovo dei Provana, della Certosa, della parrocchiale sorta sui resti dell'antica San Pietro, della nuova Santa Croce, sino alla Collegno delle Cascine e delle ville, e alla Collegno che già dai primi del Settecento comincia a sentire nelle 'affayterie' [fabbriche di conciatura delle pelli] del Mulino e del Baraccone, nei 'Filatoj' presso il mulino, i primi fermenti dell'industrializzazione".

G. Vallier, 1891
tav. XXXIV, pp. 311-314
Sigilli della Certosa Reale
Osservando la genealogia della famiglia Provana, si apprende che il capostipite Giovanni Francesco Provana dei signori di Bussolino e La Gorra, insignito del feudo con solenne investitura il 14 maggio 1600 nel castello di Fossano, subentrerà  alla dinastia dei Savoia - Collegno nel dominio di quei
territori, intessendo le vicende del casato con le influenti famiglie locali, gli ordini religiosi, gli epici accadimenti in età napoleonica, fra mire imperialiste e moti repubblicani. 
Una trama che si intreccia al persistere di tradizioni, ricorrenze religiose, vissute con devozione dalla comunità dei credenti, monitorate con scrupolo apostolico dai vicari dell'Arcivescovo di Torino, inviati per effettuare le periodiche visite pastorali.
Testimonianze tangibili di questi avvenimenti risiedono nella toponomastica (la zona residenziale Terracorta, già "Terra Colta", cioè coltivabile), nei poderi nobiliari (tra le più antiche Cascina Dorera, nota come "La Magnina" e Cascina Bergera, "una grangia con i suoi edifici, orto, giardino, cortile, aia e pertinenze"), negli edifici monastici (la Real Certosa di Collegno) o nei monumenti di interesse paesaggistico compresi nel perimetro comunale.

Cascina Marocchina
Fotografia di Renzo Miglio
Gabriella Malfatti
Collegno - Villa Richelmy
facciata interna e cancello
L'acribia dell'autore, cattolico non bigotto, attivo propugnatore di battaglie in favore della cittadinanza in veste di consigliere comunale, ha permesso una circostanziata indagine sulla storia di Collegno, inaugurata nel 1977 e confluita in tre corposi saggi altrettanto particolareggiati.
Gli "Echi di storia", inseriti in questa edizione dai curatori al fine di contestualizzare maggiormente gli eventi narrati, si pongono quale supporto didattico per le nuove generazioni. Marisa e Manuel Torello, cogliendo il testimone del compianto Gramaglia, conducono in un viaggio senza soluzione di continuità attraverso i secoli "in questo lembo di terra dove la più piccola pietra può all'improvviso trasformarsi in un incantesimo", consapevoli che "riscoprire la nostra storia è soprattutto un ricongiungersi con la fonte stessa da cui nasce la nostra cultura e la nostra mentalità" e che affondare le radici nel proprio passato significa, in altri termini, "ricercare il senso della vita", valore primario di un comune destino.