mercoledì 31 ottobre 2018

PARATISSIMA ART FAIR

Con 357 artisti selezionati apre a Torino, negli spazi dell'ex Caserma La Marmora la XIV edizione di Paratissima Art Fair, fiera internazionale di artisti, gallerie d'arte e progetti curatoriali indipendenti. Per la prima volta - dopo le edizioni di Milano a giugno e Bologna a febbraio - diminuisce il numero degli artisti, rispetto ai 536 del 2017, ma aumentano i progetti curati e gli spazi I.C.S. Independent Curated Space che passano da 8 a 28 tra personali e collettive. Crescono anche le ore espositive, con l'apertura alle 10.30, e il numero dei laboratori d'arte dedicati alle famiglie. Il tema scelto quest'anno "Feeling different" celebra la differenza e la diversità: quella rispetto a se stessi e agli altri e quella rispetto ai canoni, alle norme e agli schemi, concept tradotto graficamente nella visual identity dell'illustratore Roberto Gentili.
La direzione artistica, affidata a Francesca Canfora, include Progetti Speciali quali  Bloody Blast! Show, mostra di opere d'arte 'ipercontemporanea' nell'ex cappella della Caserma, ideata da Esse Collection a cura di Simone Sacchi, dove il curatore è il collezionista stesso.
Le personali di Juan Eugenio Ochoa, vincitore del Paratissima Torino Talent Prize 2017, e di Alice Padovani, vincitrice del Paratissima Bologna Talent, vertono rispettivamente sulle ambivalenze dell'identità e sulla natura come archivio di memoria collettiva racchiuso in una moderna wunderkammer.
Ludocrazy vede in mostra le opere vincitrici del contest indetto da Opera Sociale Avventista Onlus in collaborazione con Paratissima, nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi derivanti dal GAP (Gioco d’Azzardo Patologico), comunemente noto come ludopatia.
Art in The City coinvolge 6 quartieri della città, 66 artisti e 44 spazi espositivi, mentre nel bioparco Zoom di Cumiana sarà esposto il grande tricheco in plastica realizzato da Daniele Accossato per focalizzare l'attenzione sul tema del riciclo della plastica e della raccolta differenziata.

Sei le sezioni (NoPhoto, N.I.C.E., Kids, G@P, Bootique, Crafters & Makers) che occupano, ognuna, una palazzina dell'ex Caserma composta da 8 corpi di fabbrica intorno ad un'ampia corte centrale, oggi di proprietà CDP Investimenti Sgr - Gruppo Cassa depositi e prestiti.
NoPhoto, rassegna dedicata alla fotografia a cura di Laura Tota, intitolata You call it strange, I call it familiar, indaga la relazione esistente tra familiarità e alienazione, fra conoscenza ed estraneità.
6 sono le mostre curate dai 12 allievi del corso per curatori di Paratissima, ciascuna composta da almeno 10 artisti selezionati tramite call per la quinta edizione di N.I.C.E. - New Independent Curatorial Experience.
Kids propone 11 laboratori creativi destinati a bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni per sviluppare la fantasia e scoprire come è strutturata una manifestazione artistica.
G@P - Galleries at Paratissima, è la sezione dedicata agli art dealers di undici gallerie: Beijing New Millennium Gallery (Beijing-Cina), bArt, Casati Arte Contemporanea, Contemporart, Evvivanoè Arte, Galleria Wikiarte, inARTtendu, Independent Artists, Roccavintage, Rope Contemporary Art Gallery, Unique Contemporary.
Bootique - Fashion & Design è l'inedita vetrina per la moda indipendente e di ricerca e il design contemporaneo, a cura di Stefania Manfrè, fashion consultant, dove ogni prodotto è unico, esclusivo e irripetibile.
Crafters & Makers è il luogo di incontro e vendita che ospita le creazioni di trenta brand italiani attenti al mercato etico e sostenibile.
Oltre ad essere una vetrina prestigiosa per artisti emergenti Paratissima compie un'azione di talent scouting attraverso il riconoscimento di premi in denaro o di opportunità espositive. Fra questi l'acquisizione di una o più opere per un ammontare di 1500 euro da parte del Gruppo Azimut (Premio Azimut Capital Management) e di PRS Impresa Sociale (PRS Talent Prize).
Il Paratissima Talent Prize permetterà all'artista designato di allestire una mostra personale nell'edizione 2019. Inoltre, la direzione artistica con il Premio Art Gallery acquisterà un'opera per un valore massimo di 200 euro che entrerà a far parte della collezione permanente di Paratissima.
Fra i molti premi assegnati anche quello al vincitore del contest "Ludocrazy - Non impazzire per il gioco" e l'I.C.S. Prize al miglior progetto che potrà esporre gratuitamente in Fiera nel 2019. Infine, il vincitore del Premio Art Production farà parte del programma per la valorizzazione degli artisti emergenti promosso dal centro di produzione indipendente Art Production.   
Arte, mercato, libri, disegno, progettazione, tecnologia e fotografia sono i temi attorno a cui ruotano gli incontri e i workshop animati da critici, esperti, giornalisti e fotografi, in collaborazione con Fondazione per l'Architettura, La Stampa, Nota Bene - Books Design Art.  
Building Dome e Temerario sono, infine, gli spazi curati dal Gruppo Building per gli incontri, i dj set e la "welcome area". Building Dome è un geoide realizzato con materiali da cantiere attraverso un workshop di studenti IAAD e del Politecnico di Torino; Temerario è il progetto di trasformazione attraverso il design di ex container industriali. 
Ogni giorno sono in programma le visite guidate, della durata di 60 minuti, curate dalle storiche dell'arte di Paratissima.

PARATISSIMA ART FAIR
Feeling different

31 ottobre - 4 novembre 2018
Ex Caserma La Marmora
via Asti 22, Torino
Orari: mercoledì 31 ottobre, ore 18-24; giovedì 1 novembre, ore 10.30-22; venerdì 2 novembre e sabato 3 novembre, ore 10.30-24; domenica 4 novembre, ore 10.30-22
Info: 011 2073075; info@paratissima.it
www.paratissima.it

martedì 30 ottobre 2018

FESTA DI SANT'UBERTO ALLA REGGIA DI VENARIA

 
Sant’Uberto è il patrono dei cacciatori, a lui sono legate tradizioni e antichi rituali propri della Venaria: la nascita stessa della città, oltreché il suo toponimo, si deve alla pratica venatoria che si svolgeva in questo territorio fin dal XVII secolo.
I festeggiamenti della Venaria per Sant’Uberto culminano con la Messa dedicata al Santo che si celebrerà domenica 4 novembre 2018 con uno specifico cerimoniale nell’omonima Cappella (dove le reliquie un tempo collocate presso l’altare maggiore, dono papale, rappresentavano il punto focale della chiesa).
La Messa sarà accompagnata dai musicisti dell’Equipaggio della Regia Venaria - Trompes de chasse, Musici della Reale Scuderia e Organo, con il coordinamento di Giorgio Marinello.
L’Arte dei Suonatori di Tromba da Caccia è stata inserita nell’inventario dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero dei Beni Culturali nel 2016, prima fase per il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità, che vedrà inoltre la Venaria Reale quale sede della Scuola di Tromba da Caccia per la trasmissione del sapere.

PROGRAMMA

Sabato 3 novembre 2018
Ore 17,30 - 18: Reading concerto di Guido Roncalli "Roncalli legge Roncalli".
Nell’anno del Giubileo della Misericordia, voluto da Papa Francesco, e a poco più di un anno dalla santificazione di Papa Giovanni XXIII, Guido e Diego Roncalli, discendenti della famiglia, ripercorrono i momenti salienti della parabola terrena del Santo attraverso la lettura dei discorsi più noti di Papa Giovanni XXIII e le lettere inedite tratte dall'archivio della famiglia di Guido Roncalli, accompagnati dalle Suite di J. S. Bach per violoncello solo, eseguite dal vivo dal fratello Diego, violoncellista professionista.

Domenica 4 novembre 2018
Equipaggio della Regia Venaria; Les Trompes de Bonne - Alta Savoia;  Suonatori di Tromba da Caccia Organo, timpani e trombetto della Reale Scuderia.
Ore 10.45 - Sfilata degli Equipaggi lungo Via Mensa, da piazza Annunziata alla Cappella di Sant’Uberto.
Ore 11.15 - Cappella di Sant’Uberto, Reggia di Venaria. Messa accompagnata da trombe da caccia, organo, timpani e trombetto.
Ore 12 - Concerto. Musiche per trombe da caccia, trombe, timpani e organo.
Cappella di Sant’Uberto - Reggia della Venaria Reale.
Ore 12.40 - Réjouissance Corte delle Carrozze della Reggia. Les Trompes pour Saint Hubert.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

lunedì 29 ottobre 2018

¡QUE BELLO ES VIVIR!

Chiesa del Sagrado Corazón detta de los Capuchinos
1927-1932
Facciata
Córdoba (Argentina)
Archivio FALFAA
La mostra ¡QUE BELLO ES VIVIR! Augusto Cesare Ferrari pittore-architetto fra Italia e Argentina, si inquadra nell'accordo di gemellaggio, esistente fin dal 1986, fra Torino e Córdoba e nell'accordo di collaborazione, stretto nel 2010 e rinnovato nel 2013, con Buenos Aires, le due città dell'Argentina in cui Ferrari lavorò.
L'esposizione, a cura di Liliana Pittarello, con il contributo di Isabel Ferrari, Julia Ferrari e Antonio Musiari, organizzata in partenariato con Fundaciòn Augusto y Leon Ferrari Arte y Acervo, Buenos Aires (FALFAA) è allestita nelle sale della Pinacoteca Albertina in dialogo con le opere della collezione permanente.
Nudi femminili
1923
Olio su tavola, 47 x 67 cm
Collezione Famiglia Ferrari
Dedicata ad uno degli allievi di Giacomo Grosso, si pone in continuità con la precedente programmazione intitolata ai Maestri dell'Accademia Albertina tra '800 e '900 che ha visto protagonisti fra gli altri: Andrea Gastaldi e Cesare Ferro Milone a testimoniare, sottolinea il presidente Fiorenzo Alfieri "una vicenda artistica, una vèrve pittorica torinese, che non si è conclusa con Grosso" ma, anzi, mette in luce personalià accademiche finora poco studiate e del tutto ignote al grande pubblico. Domenico Buratti (Nole Canavese, 1881 - Torino, 1960), ad esempio, autore raffinato, amico di Venanzio Zolla - pittore attivo in Inghilterra, padre del filosofo e scrittore Elémire Zolla ed anche Bartolomeo Boggio (Castellamonte, 1875 - San Giorgio Canavese, 1950), artefice della decorazione con Angeli della Passione nella cupola della Cattedrale di Filadelfia, documentato grazie alle opere donate dalla famiglia all'Istituzione torinese.
Chiesa di San Miguel
1917-1922
Buenos Aires
Foto: Liliana Pittarello, 2017
La rassegna ha risvolti didattici e documentari con due wunderkammern che raccolgono fotografie in studio, testimonianze di vita familiare, relazioni autografe del maestro sul lavoro svolto in Accademia e parte di un cospicuo apparato ancora da studiare, da inventariare e portare alla ribalta, per il cui ampliamento è stata indetta una campagna di raccolta fondi.
Pittore da cavalletto, fotografo, frescante e architetto, è stato oggetto di un'ampia ricerca da parte dell'architetto Liliana Pittarello, a seguito di un viaggio effettuato nel 2010 in Argentina per studiare Antonio Meano, progettista del Congresso di Buenos Aires e per sollecitare gli emigrati piemontesi di Rosario a partecipare alle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, durante il quale incontra la famiglia del pittore.
Gran Iglesia Futura de Nueva Pompeya de la R. P. Capuchinos
Embrión II Proyecto

datato 3 agosto 1948
Piante, prospetto e sezione; scala 1:300
Matita su carta semilucida, 41 x 67 cm
(Progetto non realizzato)
Collezione Famiglia Ferrari
Archivio FALFAA
Da quel momento scaturisce un'intensa attività di ricerca che inizialmente produce biografie parziali, relative al soggiorno in Argentina, ma non agli anni precedenti trascorsi in Italia, seppur gli atti lo diano 'nato in Italia'. Figlio di N.N., non si ha nessun dato prima dei 20 anni. C'è traccia di lui a San Benedetto Po in provincia di Mantova, ma a causa del terremoto che ha colpito il mantovano e il modenese nel 2012, in molti comuni fra cui Mirandola e San Possidonio (dove Ferrari, si scoprirà, nasce il 31 agosto 1871) risulta difficile accedere agli archivi.
Ai primi contatti con la famiglia fa seguito un secondo viaggio in Argentina per accedere al bellissimo archivio privato della Fondazione, fortemente voluto dai nipoti.
Ferrari è un personaggio dalla vita apparentemente agiata, in realtà affronta e supera molte difficoltà. Perde un occhio e un figlio di 11 anni. Riesce a riprogettarsi, lavorando ininterrottamente per molti anni. Aperto ai rapporti umani, sceglie di studiare all'Accademia Albertina di Torino in un'epoca in cui l'ambiente intellettuale è dinamico e la città registra una forte espansione industriale e urbanistica.
 Iglesia de los R. P. Capuchinos, Cordóba: púlpito
1927-1932
Cartiglio: Arq. a.c. Ferrari; s.d.; "Stile romanico al gotico"
Pianta, dettagli, istruzioni, scala 1:10 e 1:20
Matita e pastelli su carta telata semilucida; 52 x 56 cm
Collezione Famiglia Ferrari
Giacomo Grosso lo conduce a Cambiano dove risede per qualche tempo lasciando più di una testimonianza nell'apparato pittorico della Chiesa Parrocchiale dei Santi Vincenzo e Anastasio (1911) smantellato negli anni '60 e oggi ricostruito in copia nella sala consiliare di Cambiano, nel panorama della Battaglia di Maipù realizzato a quattro mani con Giacomo Grosso, oltre al ricordo indelebile tramandato dai racconti della gente del luogo.
Autore di fantasmagorici "panorami", ricostruisce una realtà immersiva con installazioni effimere di battaglie, di Messina distrutta dal terremoto del 1908 per l' Esposizione Universale del 2011 a Torino, realizzando dune, incorporandovi cespugli veri con effetti scenografici decisamente realistici. Gli ambienti tridimensionali sono spesso dotati di piattaforma girevole o percorribili su impalcature, sorta di protocinema analogo al Circarama Disney commissionato da FIAT per Italia '61.
La Bibbia / La Bible
1912
Olio su tavola, 28 x 37 cm
Collezione Famiglia Ferrari
Progetto a carattere didattico, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di giovani al di sotto dei 30 anni, coordinati dalla stessa Pittarello, impegnati in un lavoro poderoso di ricerca preparatorio alla mostra e al catalogo.
Determinante la proposta di collaborazione, il patto non scritto 'siglato' il 4 ottobre 2016 fra Fondazione e Accademia, onorato dall'inaugurazione della mostra il 21 settembre scorso, con l'auspicio che possa sbarcare in un prossimo futuro anche in Argentina.
Toccanti le testimonianze dirette dei nipoti. Leo Biondi Ferrari ricorda quando "cent'anni fa il nonno partì per l'Argentina e lì costruì una grande famiglia, ovvero 'la cosa più italiana del mondo'". La madre Susana, l'unica figlia vivente di Augusto e Susana Celia del Pardo, scrive in una lettera aperta: "Mio padre saliva sulle impalcature di 70 metri anche in tarda età, ha disegnato progetti non realizzati con i nomi dei suoi nipoti, il suo esempio e il suo entusiasmo sono l'eredità lasciata ai giovani architetti".
Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio
Inaugurata il 29 ottobre 1911
Cambiano (To)
Sovrapposizione de La Crocefissione di Gesù alla decorazione rifatta nel 1964.
Corso di Fotografia dell'Accademia Albertina, prof. Fabio Amerio, 2018
Nel 1960 a 89 anni, ancora pieno di energia, Augusto concede un'intervista al periodico argentino «La Razón» titolata dal giornalista "¡Que bello es vivir!". Morirà a Bueos Aires il 4 luglio 1970, quasi novantanovenne, dopo più di un anno di sofferenze per essere stato investito da un motorino.
Julieta Ferrari, Presidente della Fondazione intitolata ad Augusto e Leon Ferrari - figlio di Augusto, caposaldo dell'arte contemporanea - nel decimo anno della Fondazione ribadisce la necessità dopo anni di oblio di 'scoperchiare le tombe'. Di compiere un' incursione nel passato "perché i ricordi nutrono la nostra memoria. Senza memoria non c'è identità". E in questo caso l'identità è saldamente ancorata al legato di un "Patriarca" dell'arte argentina. La mostra è il risultato di "un atto incondizionato di fiducia fra le parti": Fondazione Ferrari, Accademia Albertina e numerosi  partners, non ultima la compagnia Reale Mutua, che dal 2013 garantisce la copertura assicurativa delle esposizioni in Pinacoteca.
Il catalogo è edito da Albertina Press e Centro Studi Piemontesi.

¡QUE BELLO ES VIVIR!
Dal 21 settembre al 18 novembre 2018
Pinacoteca dell'Accademia Albertina
Via Accademia Albertina, 8 - 10123 Torino
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17.30). Mercoledì chiuso.
Per informazioni: t. 011 0897370; pinacoteca.albertina@coopculture.it
www.pinacotecalbertina.it

lunedì 22 ottobre 2018

SCRITTURA A MANO NELL' ERA DIGITALE


Sabato 27 ottobre 2018 alle ore 16.30 la Fondazione Tancredi di Barolo, presso il MUSLI - Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia in via Corte d’Appello 20/C a Torino, presenta la conferenza

SCRITTURA A MANO VS VIDEOSCRITTURA
Perché promuovere e valorizzare la scrittura a mano nell’era digitale


L'evento è organizzato nell’ambito di Torino verso una città accessibile, programma di eventi promosso dalla Città di Torino dedicato al tema del patrimonio e dell’accessibilità culturale universale.
L’incontro si propone di promuovere la scrittura a mano, che rappresenta un insostituibile catalizzatore dello sviluppo cognitivo in tutte le sue espressioni ed è un importante risultato dell'interazione tra processi cognitivi e processi motori.
Nell’occasione, sarà inoltre possibile scoprire parte del prezioso patrimonio conservato presso la Fondazione dedicato all’insegnamento della calligrafia tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Intervengono: Patrizia Zanella, psicologa e psicoterapeuta; Luciana Pasino e Pompeo Vagliani, Fondazione Tancredi di Barolo.
Durante la conferenza, dedicata al pubblico adulto, i bambini potranno partecipare a una visita tematica nel Percorso Scuola del MUSLI.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
A seguire, dalle ore 17.30, grandi e piccini potranno partecipare al laboratorio Scriviamo in bella: una tipica lezione di buona scrittura tra pennini, calamai e inchiostro, per avvicinarsi all’affascinante mondo delle scuole del passato.
Costo del laboratorio: 4 €.
Per informazioni e prenotazioni: 011 19784944; 388 4746437; didattica@fondazionetancredidibarolo.com

giovedì 18 ottobre 2018

I CAFFÈ DI ALIGI SASSU

Chez Dupont
1987
Olio su tela, cm 70x100
Fino al 31 ottobre la Galleria Giampiero Biasutti - Studio d'Arte per il Novecento espone una selezione di lavori, dedicata ad uno dei maestri più prolifici del secolo scorso, nella mostra  I caffè di Aligi Sassu1.
Figlio di Antonio Sassu, originario di Thiesi (Sassari), di idee socialiste e di Lina Pedretti, figlia di un ingegnere e farmacista parmense, cattolico, pittore allievo di Fontanesi a Reggio Emilia, Aligi - nome di ascendenza dannunziana - "sapeva appena leggere, e già era un divoratore di carta stampata. Le parole, gli aggettivi, i fatti, gli si raggruppavano in immagini. E tali immagini si stampavano nella memoria con una intensità e una violenza eccezionali."2.
Con l'aiuto economico di uno zio di Bologna e l'interessamento di Filippo Tommaso Marinetti, appena sedicenne partecipa con due opere alla XVI Biennale di Venezia, insieme a Felice Carena, Gigi Chessa, Arturo Martini, Giorgio Morandi, Lorenzo Viani e altri maestri contemporanei.
Ceramista del cenacolo di Albisola, scenografo in occasione della riapertura del Teatro Regio di Torino, muralista, artista eclettico, realizza tavole per la Divina Commedia, per la Bibbia, illustra i capolavori di Petrarca, Ariosto e Manzoni. Vicino alla poetica di Ungaretti, Montale e Quasimodo, indaga le relazioni umane attraverso l'uso espressivo del colore e lo studio scenografico della composizione. Soprattutto nella serie dei caffè la commedia umana trova spazio in numerose tele realizzate nell'arco dell'intera carriera.
Caffè azzurro1934
Olio su tela,  cm 64 x 48
Dagli anni parigini al 'periodo spagnolo', coincidente con l'incontro  sulla spiaggia ad Albisola della cantante lirica Maria Elena Olivares, sua seconda moglie, e il conseguente trasferimento nella tenuta di Pollença nell'isola di Maiorca, si susseguono le ambientazioni d'interni carichi di umanità e di "simbolismo trasognato".
Nel 1934 e poi nel 1935 soggiorna a Parigi. Inizia a dipingere i caffè ispirati alla recente inaugurazione della catena Chez Dupont (in mostra la vivace tela del 1987), proseguendo la tradizione degli Impressionisti, ormai intrisa del decadentismo di Lautrec.
Sono però i caffè milanesi a fornirgli la prima e più incisiva ispirazione: il Craja, realizzato dagli architetti Figini e Pollini su progetto di Luciano Baldessari, con fontana disegnata da Fausto Melotti; il Mokador di piazza Beccaria, descritto da Edoardo Persico come il "luogo di convegno di tutti gli artisti giovani che a Milano conducono una battaglia accanita, seppure silenziosa e senza parate".
In un caffè scoperto dallo stesso Persico nella piazzetta dei Filodrammatici, defilato e silenzioso, Sassu prende appunti utilizzando ciò che ha a disposizione, due matite: una nera per le ombre  e una verde per gli occhi e i capelli delle donne3.
Figure al tavolo
Anni '30
Olio su tela, cm 27 x 40
Tratti peculiari che si ritrovano nel viso de La catalana (1986), lo sguardo velato di verde, come il volto dell'uomo e la rapida ombreggiatura della donna, intenti a conversare sullo sfondo, avvolti nella dominante rossa della scena.
Il Gran Caffè (1936), Il Caffè San Babila (1951), Chez Dupont (1987), sono il  riflesso di una società ricca di fermenti, di contraddizioni, alla quale l'artista restituisce il proprio ordine, una sorta di semplicità nella complessità, esito di riflessioni, di frequentazioni assidue e del confronto dialettico con artisti e intellettuali del tempo: Guttuso, capofila di Corrente, Manzù con il quale divide lo studio negli anni giovanili, Lucio Fontana, Filippo De Pisis e Corrado Cagli, per non citarne che alcuni.  
Situazioni trasfigurate riassunte nel Caffè del 1952, nel Bar Brisas (1973), e ancora nel Caffè giallo del 1985 o nel ciclo de Gli amanti, dove "l'uomo - scrive Sassu - l'amico, la donna, il tavolino, la lampada, gli oggetti hanno un loro mistero. Il mistero delle cose fatte dall'uomo, vissute dall'uomo, degli incontri furtivi in cui i sessi si mescolano come in una partita a carte"4.
Mujeres en un alarido de color e serenidad
1994-1995
Olio tela, cm 130 x 195
Opere in mostra quali Mujeres en un alarido de color (1994-1995) e il gineceo di Maison Tellier del 1979 - serie inaugurata nel 1944 ispirata alla novella di Guy de Maupassant - rivelano l'interesse rivolto alla figura femminile, più volte oggetto di bozzetti e studi, talora lievi e delicati, spesso raffigurata in ritratti intensi di matrice classica e rinascimentale (Mia madre, 1946; La Ginetta, 1964; Lidia, 1986).
È però nelle superfici a olio e ad acrilico che si concretizza la vitalità fiammeggiante dell'autore, declinata in un'ampia gamma di rossi accesi enfatizzati dall'accostamento di colori puri alla maniera fauves, senza attribuirvi con ciò una valenza programmatica.
"Il rosso è collegato al mio modo di sentire e di vedere il mondo, al mio ottimismo, al mio equilibrio di fondo. 'La vie en rouge' - dichiara piuttosto Sassu -... E poi il rosso non è un'immagine di violenza, come si crede, ma di ottimismo. Di grande ottimismo".
Solo negli ultimi anni di vita e di carriera "rimasto giovane e gentile nel profondo dell'animo", immerso nell'Eden di Cala San Vincente, egli abdicherà in parte alla materia purpurea in favore di toni celesti, rosa, per imprigionare nella tela "le tracce sempre avvertibili, nella viva luce del sole isolano, di una storia colma di eventi che risale sino al grembo del mito"5.

1.  Aligi Sassu nasce a Milano il 17 luglio 1912 e muore nella casa di Can Marimon a Pollença il 17 luglio 2000, nel giorno del suo ottantottesimo compleanno.
2. R. BARLETTA, Il rosso è il suo barocco. Il mondo di Aligi Sassu, Priuli & Verlucca, Ivrea 1983, p. 7.
3. Ivi., p. 120.
4.  Sassu. Opere dal 1927 al 1984, catalogo mostra, Milano - Palazzo Reale, 10  ottobre - 25 novembre 1984, Electa, Milano 1984, p. 65.
5.  E. STEINGRÄBER, in BARLETTA, Il rosso è il suo barocco cit., Introduzione al testo.


I CAFFÈ DI ALIGI SASSU
Fino al 31 ottobre 2018
GIAMPIERO BIASUTTI
Studio d’Arte per il ‘900

via della Rocca, 10 - 10123 Torino
tel. e fax 011 83.90.690
info@giampierobiasuttinovecento.com

lunedì 15 ottobre 2018

POP ART & FOTOGRAFIA

RICHARD HAMILTON (1922-2011)
Just what was it that made yesterday’s homes so different so appealing? (Upgrade), 2004
Stampa a getto d’inchiostro a pigmenti piezoelettrici, 42 x 29,7 cm. Edizione di 25.
Courtesy Alan Cristea Gallery, Londra
© Richard Hamilton by SIAE 2018
CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co. ripercorre la storia della trasformazione del documento fotografico in opera d’arte, giunta al culmine negli anni Sessanta. Fino al 13 gennaio a CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia saranno esposte oltre 120 opere tra quadri, fotografie, collages, grafiche, che illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande vicenda.
L'esposizione, curata dal direttore Walter Guadagnini si inserisce, afferma il Presidente Emanuele Chieli "nella linea di grandi mostre che caratterizza l’attività di CAMERA, filone che vanta precedenti di successo, come le rassegne ‘L’Italia di Magnum’ (2016) e ‘Arrivano i Paparazzi!’ (2017). Mostre che intendono indagare un momento storico attraverso un movimento o uno stile fotografico, illuminando contemporaneamente l’aspetto artistico e quello sociale".
MIMMO ROTELLA (1918-2006)
Divertiamoci, 1966
Riproduzione fotografica su tela, cm 93 x 168,4
Courtesy Robilant+Voena, Milano © Mimmo Rotella by SIAE 2018
La Pop Art è stata un fenomeno mondiale, esploso negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa, e diffusosi rapidamente anche nel resto del mondo "che ha rivoluzionato - è l’opinione di Walter Guadagnini, forse il maggior studioso italiano della Pop Art - il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca".
ANDY WARHOL (1928-1987)
Marylin, 1967
Portfolio di 10 serigrafie su carta in differenti colori, cm 91,5 x 91,5 ognuna
Edizione di 250. Collezione Lanfranchi. Fotografie di Pietro Notarianni
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018
È sufficiente pensare al più celebre e celebrato rappresentante di questa tendenza, Andy Warhol, le cui opere derivano, per la grande maggioranza dei casi, da fotografie (la celeberrima Marilyn, la serie delle Sedie elettriche, tutti i ritratti alle celebrità del tempo) e che ha scattato migliaia di immagini, conferendo alla riproduzione meccanica della realtà un ruolo centrale nella definizione della sua poetica.
È un collage fotografico l’opera di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? del 1956, presente in mostra, unanimemente considerata la prima opera compiutamente Pop della storia. Così come in Italia il più celebre rappresentante di questa tendenza, Mario Schifano, ha sempre operato attraverso e con la macchina fotografica.
MARIO SCHIFANO (1934-1998)
Futurismo Rivisitato, 1967
Spray, smalto su tela e perspex, cm 110 x 130
Collezione privata. Courtesy Fondazione Marconi, Milano
Fotografia di Fabio Mantegna © Mario Schifano by SIAE 2018
Allo stesso tempo, l’affermazione della cultura Pop ha liberato energie sorprendenti anche all’interno del mondo dei fotografi, che si sono misurati direttamente non solo con il panorama visivo contemporaneo, ma anche con le logiche della trasformazione del documento in opera d’arte.
Tra i protagonisti della rassegna, oltre a quelli già ricordati, si possono citare gli americani Robert Rauschenberg, Jim Dine, Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson, Rosalyn Drexler; gli inglesi Peter Blake, Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney, Gerald Laing, Derek Boshier; i tedeschi Sigmar Polke, Wolf Vostell; gli italiani Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini, Claudio Cintoli, Sebastiano Vassalli e tanti altri.
UGO MULAS (1928-1973)
Factory, New York, 1964
Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata, cm 27 x 37. Courtesy Archivio
Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli
© Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati
Di fondamentale impatto storico sono il racconto della scena artistica Pop, del backstage e dei suoi protagonisti, nei ritratti fotografici di Ugo Mulas - cui è dedicata un’intera sala, con le serie realizzate negli Stati Uniti e quella della Biennale di Venezia del 1964 - e quello di Tony Evans, fotografo della Swinging London dei primissimi anni Sessanta.
La mostra si avvale di prestiti provenienti da istituzioni italiane e straniere, da collezioni e fondazioni private, in un impegno organizzativo mai affrontato nei tre anni trascorsi dall'inaugurazione di CAMERA ad oggi.
L’attività del Centro è resa possibile grazie al supporto di Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza; la programmazione espositiva e culturale è, inoltre, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.
Catalogo Silvana Editoriale.

CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co.
Dal 21 settembre 2018 al 13 gennaio 2019
CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine, 18 - Torino
Orari: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica  11 - 19; giovedi 11 - 21 (ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura). Martedì chiuso.
Info: t. +39.011.0881150, camera@camera.to
www.camera.to

martedì 9 ottobre 2018

TORINO JAPAN WEEK

L’International Friendship Foundation/IFF, Fondazione senza scopo di lucro, con sede a Tokyo, ha scelto Torino per celebrare la 43a edizione della Japan Week.
Si tratta di un evento internazionale organizzato da IFF in collaborazione con la Città di Torino, Gabinetto della Sindaca - Relazioni Internazionali e Progetti Europei, che offre la possibilità di far conoscere e apprezzare ai cittadini e ai visitatori presenti in città l’arte e la cultura giapponese.
Ampia l'offerta di eventi fra cui danza, musica, artigianato, ikebana, origami, esibizioni di samurai, tamburi taiko, vestizione del kimono e musica koto.
Foto: Gianluca Platania
Torino Japan Week, patrocinata dal Consolato Generale del Giappone a Milano e da ENIT, è un evento internazionale che si svolge ogni anno in una diversa città con lo scopo di promuovere attraverso la cultura giapponese le relazioni amichevoli, la comprensione reciproca e la pace. L’anno scorso la manifestazione si era svolta a Praga e nelle ultime edizioni è stata ospitata a Lione, Salamanca, Porto, Francoforte.
La settimana torinese dedicata al Sol Levante è stata realizzata con il contributo della Camera di Commercio di Torino, con il supporto di Fondazione Torino Musei, Teatro Regio, Fondazione Contrada Onlus. Sponsor dell’iniziativa sono Suzuki e Torino Outlet Village.
Grazie al supporto e alla collaborazione dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne sarà possibile avvalersi anche della presenza di 56 studenti universitari che affiancheranno gli artisti e gli ospiti orientali.
Foto: Paolo Amati
Tutti gli eventi sono gratuiti. Per le attività previste a Palazzo Madama e al Piccolo Regio Puccini è necessario registrarsi.
L’accesso sarà garantito fino ad esaurimento posti.
Programma completo disponibile on line su japanweektorino.it

lunedì 8 ottobre 2018

176a ESPOSIZIONE ARTI FIGURATIVE

Sergio UNIA
Nudo seduto con asciugamano
2017
bronzo, h 54 cm
Era il 28 febbraio 1842 quando a Torino undici gentiluomini e artisti si riunivano in casa del conte Cesare della Chiesa di Beverello, in contrada Carlo Alberto 13 per istiture la Società Promotrice delle Belle Arti, al fine di "promuovere a Torino l’arte e gli artisti del momento, attraverso esposizioni delle loro opere".
Giunta alla 176a edizione la mostra di Arti Figurative allestita nella Palazzina ottocentesca di Viale Crivelli a Torino - dal 1914 sede di questa e altre manifestazioni -, offre ai visitatori un corpus di 506 opere firmate da 344 soci.
Giorgio DI GIFICO
Bicicletta nell'androne
2017
acrilico, fusaggine, collage di carte su tavola
cm 124 x 97
Il percorso si noda tradizionalmente a partire dal Salone centrale lungo 12 sale, ed appare come un'antologica di tutte le tipologie di arte figurativa: sculture in bronzo, in terracotta, in gesso, dipinti ad olio, acrilico, acquerello, disegni a china, grafite, carboncino, fotografie a colori, in bianco e nero, elaborazioni digitali in 3D, collage, bassorilievi materici, in una tale varietà di datazioni e formati da assumere una valenza didattica per il visitatore che desideri conoscere gli ultimi esiti della ricerca artistica in continuità con le soluzioni tecniche del passato.
Nini MACCAGNO
Lezioni Americane
(Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità)
1989
tecnica mista su tela
cm 90 x 70; cm 30 x 40
Sono molti gli omaggi ai grandi Maestri, quello reso a Mantegna da Sergio Vasco e Albino Caramazza, a Ingres da Giuseppina Gaeta. Vi sono il tributo restituito a Michel Tapié da Nene Martelli e altrettanti omaggi al linguaggio di riferimento, come la morandiana natura morta di Giovanna Fabrizio e il surrealismo di Devecchi e Viotto.
Il gioco di rimandi potrebbe continuare se si esamina in dettaglio il genere del ritratto, dove emergono accenti freudiani in Le tonton malade di  Rosalia Zutta, dove risiedono consonanze col realismo magico di Donghi nella Signora Anna di Rodolfo Trotta, o nei quali sono effigiati personaggi dello spettacolo come il sorridente volto di Gianrico Tedeschi dipinto ad acquerello da Marisa Boano.
Stefano (Nello) CAMBURSANO
Nudo di schiena
1926
olio su tela, cm 65 x 50
Un tripudio di forme e colori abbraccia gli stili più diversi: dall'espressionismo naif della Tigre del Bengala di Emanuela Valentini, fieramente delineata con la vis pittorica di Ligabue, all'espressionismo astratto di Piazzetta, arrivando al graffito di Costantino Corcione, vicino alla rapida gestualità di Twombly. Tutto questo includendo una schietta e diretta trasposizione di emozioni e sentimenti che non esige una forzata catalogazione ma, anzi, si esplicita in paesaggi (fra i più celebri quelli di Paulucci, Merlo, Emprin), nature morte (inconfondibili gli archi di Franco Pieri), ritratti (di essenziale eloquenza il volto del piccolo Giancarlo, realizzato da Sara Carbone), composizioni astatte e iperrealistre (Santina Barbera, Dolcezza racchiusa) di assoluta vividezza cromatica.
Antonino ARCIDIACONO
La casa degli specchi
2017
legno e smalti
cm 22 x 25 x 20
Nota di merito è lo spazio dedicato agli artefici dell'arte contemporanea a cavallo fra primo e secondo Novecento fra i quali primeggiano Piero Ruggeri (Napoleone) e Michele Baretta (L'Infermiera) con due opere del 1974, Nini Maccagno con il ciclo pittorico incentrato sulle lezioni americane di Italo Calvino (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, 1989). Agli anni Sessanta risalgono le Maschere e il Piccolo mercato a Mazzè rispettivamente di Teonesto Deabate e Felice Vellan, mentre fra i Sessanta e i Duemila sono da collocarsi  i lavori selezionati per Massimo Quaglino, Francesco Tabusso e Umberto Mastroianni, scultore di volti riflessivi e composizioni cinetiche.
Francesco TABUSSO
Corvi -  Arp del Rat
1961-1962
olio su tavola
cm 100 x 70
Da sempre l'Esposizione si fregia di nomi autorevoli, fra i quali compaiono Boldini, Delleani, De Nittis, Balla, Boccioni, De Chirico e celebra grandi personaggi con importanti mostre monografiche, come quelle dedicate a Le Corbusier, Alvar Aalto, Dubuffet. Essa riserva uno spazio adeguato a personaggi che hanno cambiato il volto dell'architettura moderna, a intellettuali inseriti nel dibattito artistico internazionale, ma pure alle centinaia di valenti artisti, non sempre balzati agli onori della cronaca, che parimenti rivitalizzano con autentica ispirazione la scena artistica piemontese e nazionale.
Renata CHINDEMI
Il cavallino azzurro
2018
olio su tela
cm 30 x 40
Scrive nel testo in catalogo il Presidente Giovanni Prelle Forneris: "Quella che nella vulgata viene chiamata la Mostra Sociale non ha solo lo scopo di soddisfare ed appagare le singole legittime vanità, ma deve essere anche confronto, monito, pungolo per sperimentare strade nuove, in particolare per chi, magari agli albori del cimento artistico, sta cercando di focalizzare e far emergere l'io creativo ed uno stile proprio che lo personalizzerà e lo farà subito riconoscere".

Emanuela VALENTINI
Tigre del Bengala
2018
acrilico
cm 50 x 70
La pubblicazione, curata da Orietta Lorenzini, presenta inoltre un dettagliato prospetto degli intellettuali, degli storici dell'arte - ed anche la Prima Esposizione Quadriennale del 1902 presieduta da S. A. R. Il Principe Emanuele Filiberto -, i quali con esponenti dell'alta borghesia torinese hanno diretto negli anni la storica Società, attraversando dal 1842 al 2018 epocali cambiamenti sociali.  Episodi registrati con viva partecipazione dagli artisti che, dalla prima "esposizione di 154 oggetti artistici" inaugurata il 25 aprile 1842 in contrada dei Conciatori (attuale via Lagrange), si sono succeduti fino all'odierna 176a Esposizione di Arti Figurative con immutato entusiasmo.

176a ESPOSIZIONE ARTI FIGURATIVE
Dal 14 settembre al 14 ottobre
Società Promotrice delle Belle Arti in Torino
Viale Balsamo Crivelli, 11 - 10126 Torino
Orario: 11 - 13 / 16 - 20, festivi 10,30 - 13. Lunedì chiuso.
Tel. 011 6692545
Ingresso libero

lunedì 1 ottobre 2018

IMMAGINI DI GUIDO DAVICO

Moncalieri
2018
La Famija Moncalereisa, sotto l'egida del patron Domenico Giacotto, ha riaperto la nuova stagione espositiva, lo scorso 21 settembre, con la mostra dedicata all'architetto e pittore Guido Davico (Venaria Reale - Torino, 1932).
A dieci anni dalla personale al Circolo Ufficiali di Torino, il critico e curatore Gian Giorgio Massara propone un'interessante selezione di lavori presso la storica Associazione moncalierese con circa settanta esemplari tra dipinti a tecnica mista e disegni, suddivisi in due sezioni tematiche dal titolo Immagini di viaggio. Immagini da Cesare Pavese.
Rajastan*
(India)
1999
Due opere significative fanno da prologo alla rassegna e siglano altrettanti momenti importanti per la storia del territorio piemontese. L'immagine della cupola guariniana commemora la restituzione al pubblico della Cappella restaurata della Sindone, avvenuta il 27 settembre scorso. Il secondo dipinto - insieme ad un paesaggio moncalierese, donato dall'autore all'Associazione -  ritrae invece la piazza di Moncalieri, realizzata su progetto di Carlo di Castellamonte nel 1619 in seguito al conferimento del titolo di Città da parte della consorte Cristina di Francia, piazza che festeggerà nel 2019 i suoi primi 400 anni di storia con un nutrito programma di manifestazioni.
Etretat*
(Normandia)
2006
Architetto per cinquant'anni, titolare dello studio Architre, Guido Davico è artista attento al paesaggio, dal segno vigoroso, animato da poetiche visioni risolte in campiture variegate di colore alternate a spazi vuoti di silente contemplazione. Da sempre, spronato dal suo 'clan familiare', realizza rapidi schizzi nel corso di viaggi in India, in Europa (Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Ungheria). Lungo le escursioni in Langa, nel Canavese, delinea bozzetti da trasformare in studio in opere compiute di prepotente energia. Già i taccuini appaiono conclusi in se stessi: nei dolci declivi di Santo Stefano Belbo, nella morbida profilatura a grafite della Villa Toscana a Gmunden, così come nel sottile contorno a china del borgo ligure di Cervo.
Torino. Piazza della Repubblica*
1954
Afferma il critico d'arte Angelo Mistrangelo: "Davico è costante nella linea, restituisce il suo mondo in maniera unitaria. Edifica opere ben strutturate, sintetiche; nel suo tendere all'essenziale si intravedono riferimenti alla figurazione profetica dei pittori Nabis". Egli partecipa dal 2009 al 2016 al Premio Cesare Pavese, ogni volta mettendo in luce i diversi passaggi biografici e letterari dello scrittore: i bombardamenti descritti nel romanzo "La casa in Collina" (Torino in guerra, 2011), le riflessioni sulle donne, il volto triste dell'esilio solitario consegnato alle pagine de "Il carcere" (Solitudine a Brancaleone Calabro, 2013), oppure le "Due sigarette" fumate nel fugace incontro di una veglia notturna.
Stupinigi*
(Torino)
1994
Figurazione e poesia, pittura e letteratura, luoghi reali e della memoria si avvicendano con moto vivace nel racconto diaristico di Guido Davico, resoconto di una vita spesa nella ricerca e nella restituzione di un'idea di bellezza in armonia con gli elementi del creato.
La mostra sarà visitabile ad ingresso libero fino a domenica 7 ottobre.
Parallelamente all'attività espositiva la Famija Moncalereisa ha dato avvio alla programmazione di eventi con il consueto carnet di spettacoli, corsi e iniziative. Da segnalare, inoltre, dal 3 al 25 novembre il XXI Moncalieri Jazz Festival, dedicato nel centenario della nascita all'attivista Nelson Mandela, insignito del Premio Nobel per la pace nel 1993.

GUIDO DAVICO.
IMMAGINI DI VIAGGIO, IMMAGINI DA CESARE PAVESE

Dal 21 settembre al 7 ottobre 2018
Famija Moncalereisa
Via Alfieri 40 - Moncalieri
Orario: lunedì - venerdì 14,30 - 18.
Ingresso libero.
Per informazioni: t. 011 3740916 (nei giorni feriali, dalle 16 alle 20).
http://www.moncalierifamija.it/

*Opera non in mostra. Immagine tratta dal volume Guido Davico, Emozioni di una vita, Nuova stampa di Revello, Cuneo 2012.