giovedì 24 marzo 2022

DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ ALL'ACCADEMIA ALBERTINA

Lunedì 28 marzo alle ore 18 presso la sala conferenze dell’Accademia Albertina, in Via Accademia Albertina 8 a Torino, si terrà la presentazione del volume Dmitrij Šostakovič. Il grande compositore sovietico, edito dalla Fondazione Mudima di Milano.

La ricca pubblicazione sarà presentata, previa introduzione della Presidente dell’Accademia Albertina Paola Gribaudo, dalla co-curatrice del libro Anna Soudakova Roccia, Enzo Restagno, Elisabeth Wilson, Eugenia Gaglianone e Sergio Trombetta. Nel corso della serata verranno proiettate fotografie d’epoca, molte delle quali inedite, di cui è corredato il libro, nonché alcuni brani di cartoni animati di Michail Cechanovskij, grande sperimentatore dell'animazione sovietica, concepiti dal regista assieme a D. Šostakovič e qualche brano di un recente film, Il Naso di Andrej Chrzanovskij. A conclusione della serata verranno eseguiti dal Quartetto Pracatinat l’Adagio e l’Allegretto del Quartetto n.9 op.117 (1964) e Cinque Pezzi per violino, clarinetto e pianoforte (trascr. di Levon Atomyan) dal Trio Didimo.

LA LINEA DI SAUL STEINBERG

Saul Steinberg
Cover of The New Yorker, Mar.29, 1976
© The Saul Steinberg Foundation /Artists Rights Society (ARS), New York
Cover reprinted with permission of The New Yorker magazine. All rights reserved
Saul Steinberg nasce il 15 giugno 1914 a Râmnicu Sărat, una cittadina a nord di Bucarest, in Romania. Le sue origini ebraiche ne segneranno il corso di studi, portandolo a laurearsi avventurosamente alla facoltà di Architettura del Regio Politecnico di Milano, città nella quale visse dal 1933 al 1941 a cui vanno ricondotti importanti rapporti di amicizia - a partire da Aldo Buzzi, suo amico fraterno, oltre a Cesare Zavattini, Alberto Lattuada, Giovanni Guareschi - e l'esordio di un originale percorso artistico, attraverso i primi contributi alle riviste satiriche degli anni Trenta come il "Bertoldo" e il "Settebello", che gli ottennero una precoce fama come disegnatore umoristico.

Saul Steinberg
Senza titolo, 1954
inchiostro su matita su carta
The Saul Steinberg Foundation, New York
© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

Triennale Milano celebra, fino al 1 maggio 2022, il multiforme talento dell'autore con l'esposizione di circa 350 opere (disegni a matita, a penna, a pastello; immagini realizzate con timbri e ad acquerello, maschere di carta, oggetti/sculture, stoffe, collages), selezionate dai curatori Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari per la mostra SAUL STEINBERG. Milano New York.
Espulso dall’Italia per motivi razziali, dopo aver trascorso un anno a Santo Domingo in attesa del
visto, Steinberg raggiunse nel 1942 gli Stati Uniti, da cui, arruolatosi nelle fila dell’esercito alleato, ripartì con lo scopo di raccontare attraverso i propri occhi gli eventi del conflitto mondiale, andando a toccare oltre ai teatri di guerra di Cina, India e Nord Africa anche il Belpaese.
Dall’esperienza del conflitto scaturirono importanti lavori, due dei quali, già esposti nel 1946 al MoMA in occasione della mostra Fourteen Americans, sono presenti in Triennale.
Saul Steinberg
Manifesto per Festival di Spoleto, 1969
pastello, matita, inchiostro e timbro di gomma
su carta da pacchi tagliata e strappata, applicata su carta
Collezione privata, Ph. Michele Sereni, Pesaro
© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York
Nucleo centrale della rassegna sono i quattro disegni preparatori, ciascuno composto da una striscia di carta piegata a fisarmonica lunga fino a 10 metri, che, una volta ingranditi fotograficamente, vennero incisi con la tecnica a "sgraffito" sui muri curvi del Labirinto dei ragazzi, progettato dallo studio di Architettura BBPR per la 10ª Triennale di Milano del 1954. Questi quattro leporelli, parte della donazione alla Biblioteca Braidense, contengono molti dei temi e dei segni artistici che l'artista svilupperà lungo tutto l’arco della sua carriera. In primis, quello della linea, la cui ingannevole semplicità assume, nelle mani e nel pensiero di Steinberg, declinazioni inesauribili, in un esperimento narrativo continuo, fino al termine della vita, avvenuto a New York il 12 maggio 1999.
Saul Steinberg
Now!, 1960-1965

acquerello, penna e inchiostro, matita e matita colorata su carta
The Saul Steinberg Foundation, New York
© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York
A Italo Lupi, Ico Migliore, Mara Servetto è stata affidata la progettazione di "un allestimento che valorizzasse la nobile architettura di Giovanni Muzio, progettista del Palazzo" sottolinea Italo Lupi. Essa è risolta con una serie di teche luminose e tavoli orizzontali, ma soprattutto con la grande libreria che segue attentamente la curva dell’emiciclo al primo piano di Triennale. Il necessario controllo della luce, che per molte opere richiede standard rigidissimi ed ha imposto l’oscuramento totale delle superfici vetrate, lascia volutamente uno spiraglio aperto verso l’angolo verde del Parco Sempione che aveva ospitato a suo tempo il Labirinto dei ragazzi.
Saul Steinberg
Riverhead, Long Island, 1985

acrilico, pastello, pennarello, acquerello, matite colorate
e pellicola colorata su cartella piegata a metà

The Saul Steinberg Foundation, New York
© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York
Il catalogo Electa si presenta come una raccolta enciclopedica contemporanea e restituisce uno spaccato dell’universo di Steinberg disegnatore, pittore, cartoonist, illustratore, scultore e inventore di "oggetti", ricostruito attraverso un racconto plurale che coinvolge 31 autori coordinati da Marco Belpoliti. Gli scritti sono raccolti in una struttura composta da 22 voci - che spaziano da Architettura a Cartoons, da Ghirigori a Labirinto, da Milano a Romania - suddivise in sottovoci per un totale di 139 lemmi. Il volume presenta inoltre un ricco apparato iconografico composto da un ‘album’ centrale, illustrato con una selezione delle opere in mostra ed altri disegni, e da una sezione finale di immagini biografiche. Significativo il supporto tecnico di Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica) nella realizzazione dei laboratori didattici rivolti a scuole e famiglie, in un'ottica di sensibilizzazione della cittadinanza sul tema della sostenibilità ambientale.

SAUL STEINBERG. Milano New York
15 ottobre 2021 - 1 maggio 2022
Triennale Milano
viale Alemagna 6 - 20121 Milano
Orario: martedì - domenica, ore 11 - 20 (ultimo ingresso alle ore 19)
Per Informazioni: t. +39 02 724341
www.triennale.org

martedì 22 marzo 2022

BALANGERO IN CORNICE

Carlo Bossoli (Lugano 1815 - Torino 1884)
Alle porte di Balangero, 1880
Olio su tela, 73,5 x 63,5 cm
Galleria Aversa Torino

Si terrà venerdì 8 aprile 2022 alle ore 20.45 presso la chiesa "La Consolata" di Balangero, piazza X Martiri, 7 la presentazione del libro BALANGERO IN CORNICE. Un paese su tela, numero speciale dei Quaderni della Pianca redatto da Enrico Bo e Cesarina Bo, con prefazione di Gian Giorgio Massara.

La pubblicazione si deve al Circolo di promozione culturale "La Pianca" (nome che sta ad indicare un antico ponte temporaneo e nell'attuale accezione intende evocare nuovi ponti fra passato e presente), per ricostruire, in modo sempre più dettagliato, la storia del comune nelle valli di Lanzo - dal 1313 sede della Castellania dei Savoia-Acaja -  in relazione con le vicende biografiche di pittori più o meno noti che fra le sue vie hanno transitato o vi hanno trascorso brevi periodi di villeggiatura. Sono molti, infatti, gli artisti che pur avendo viaggiato o acquisito fama internazionale hanno tratto ispirazione dai declivi e dalle architetture storiche dell'antico borgo.

Carlo Bossoli (Lugano 1815 - Torino 1884)
Veduta di Balangero, chiesa di San Giuseppe, 1880
Olio su tavola, 71 x 51,5 cm
Collezione privata

Primo fra tutti, Carlo Bossoli (Lugano 1815 - Torino 1884), che ha dato con la gustosa scena di genere Alle Porte di Balangero1 (ma altrettanto pregevole la fantasiosa Veduta di Balangero, chiesa di San Giuseppe del 1880), l'abbrivio per condurre gli autori sulle tracce di opere a soggetto analogo.
La ricerca ha portato alla ribalta una quindicina di dipinti (tele, acquerelli) dedicati al paese dominato nel XVI secolo da un castello difensivo dei Provana di Leinì, divenuto poi, per quasi tutto il Novecento, rinomato polo industriale basato sull'attività estrattiva nella cava Amiantifera; quest'ultima oggetto di un luminoso acquerello del 1984 di Bartolomeo Delpero (Monteu Roero, 1934), delimitato sullo sfondo dal Monte San Vittore. Testimonianze significative, con punte di eccellenza fra cui, ad esempio, di Giuseppe Ferraudi (Torino 1853 - 1929) - presente in catalogo col maggior numero di opere a tema -, lo scorcio di Balangero (1920), entrato a far parte delle collezioni di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte, a seguito della donazione del Cav. Sperati - Mezzalama.

Giuseppe Ferraudi (Torino, 1853 - 1929)
Tramonto a Balangero
Olio su rame, 50 x 40,5 cm
Pinacoteca dell'Accademia Albertina di Belle Arti

Fra i maestri del XIX secolo il testo annovera il torinese Enrico Gamba (1831 - 1883) artefice di un acquerello del 1882, istantanea di una passeggiata in località Corsani; gli allievi di Fontanesi Amedeo Ghesio Volpengo (Clavesana 1847 - Torino 1889) e Pio Caglieri (1849 - 1907), pittore minore secondo i critici, che ritrae in uno dei suoi rari dipinti la chiesa di San Giacomo (La balza) con l'originaria lanterna del campanile a quattro fornici, poi parzialmente murati.
Passando per il XX secolo, la rassegna include Oreste Pizio (Torino 1879 - Nole 1938), valente ritrattista allievo di Giacomo Grosso; Carlo Musso (Torino, 1907 - 1968) che nel 1962, giunto alla maturità, dipinge le valli di Lanzo coperte da un soffice manto nevoso; i fratelli Carlo (1873 - 1962) e Cecilia (1876 - 1951) Masutti, figli d'arte (il padre Antonio, pittore incisore e tipografo, fu insignito del titolo di Cavaliere nel 1877 e nel 1884 rispettivamente dai sovrani Vittorio Emanuele II e Umberto I), soliti trascorrere l'estate nella residenza di Balangero. 

Carlo Masutti (Torino, 1873 - 1962)
Scorcio di via Fontana, 1939
Olio su tavoletta
Collezione privata

La narrazione, avvincente perché articolata su aneddoti, dati cronologici e circostanziate note di costume, conduce fino ai giorni nostri, dove troviamo Sergio Tappero Merlo (Mathi, 1924-2016), autore dei disegni per le vetrate della Chiesa della Consolata e l'allievo Giancarlo Aleardo Gasparin (Torino, 1949), senza scordare le associazioni Arts Club Balangero e Super Arte che dopo il 1970 hanno dato vita a Concorsi Estemporanei di pittura, anche a carattere nazionale, mantenendo viva la tradizione artistica del luogo.
Le recenti fotografie dei siti nei quali i pittori hanno un tempo "posato il cavalletto", sono parte di un nutrito corredo di immagini, tale da porre in evidenza corrispondenze reali o elaborazioni fantastiche del territorio, casuali o intenzionali analogie fra i dipinti di ieri e di oggi, puntualmente descritte nelle ricostruzioni storiografiche di Enrico Bo e Cesarina Bo.

Giorgio Cestari (Torino, 1947)
La parrocchiale di Balangero, 2007
Olio
Collezione privata

È il caso dello scorcio realizzato da Giorgio Cestari (Torino, 1947), ricalcato sulle orme di Plenilunio di Ferraudi, in cui la parrocchiale progettata dal Quarini e le colline sullo sfondo appaiono, osserva Gian Giorgio Massara, "raffigurate in modo cromaticamente vivace e veritiero".
Contestualmente alla redazione del Quaderno, l'incerta autografia del quadro Tramonto a Balangero è stata attribuita dagli autori al Ferraudi (e non a "Ferrante" come inizialmente si riteneva), grazie all'attenta disamina condotta in collaborazione con la Pinacoteca Albertina, dove esso è conservato. Prezioso anche il contributo dei Musei Reali di Torino e dei collezionisti privati che hanno permesso di avviare un'indagine forse non esaustiva, poiché certamente sono presenti nei depositi museali e in raccolte private altre opere su Balangero, ma radicata in un solido terreno documentario che non mancherà di dare buoni frutti in un prossimo futuro.


1) Il dipinto Alle Porte di Balangero, nella  collezione della Galleria Aversa, è stato esposto nell'ambito della rassegna antiquaria APART, 21-25 ottobre 2020, presso la Società Promotrice delle Belle Arti di Torino.

giovedì 17 marzo 2022

FILI SENZA PENNELLO

Gian Giorgio Massara

Claudio Cena
Debito italiano/Nuclear Energy in Italy
Juta su tavola
quattro moduli 35 x 35 cm
2017
Lo studio di Claudio Cena - nella piana confinante con il Canavese - è luminoso e adatto ai lavori che realizza: piacevoli opere ottenute mediante fili, colla e un piccolo martello.
Le pareti accolgono quattro quadri riferiti al "nucleare" (con l'inserimento di un lavoro industriale in zirconio), una gradevole serie ottenuta mediante il susseguirsi cromatico evocante il caleidoscopio, il dipanarsi di Flussi articolati nel rapporto con l'andamento curvilineo, le Espansioni contraddistinte - per scelta - dalla presenza  di ori non sfavillanti, La nascita delle stelle, tre maschere che nella penombra si modellano sulla superficie.

Claudio Cena - ex manager - ha molto viaggiato: una sosta in America gli ha suggerito l'idea dell'incrociarsi geometrico di Quattro Stati.
La più recente opera di quest'artista - che s'affaccia alla ribalta espositiva - è una candida scultura che costituisce l'inizio di nuove espressioni, opere che si avrà probabilmente modo di considerare in occasione della sua prima Personale in fase di programmazione.

lunedì 14 marzo 2022

ADELCHI RICCARDO MANTOVANI PITTORE "ANTIMODERNISTA"

Adelchi Riccardo Mantovani
Il destino, 1985
Matita su carta, mm 785 x 585
Fondazione Cavallini Sgarbi
Foto Luca Gavagna - le immagini, Ferrara

«Ciò che oggi so l’ho imparato da solo. Sono, per così dire, un pittore "selvaggio", perché sono cresciuto come un selvaggio, senza aiuti né sostegni. A quel tempo disegnavo molto dal vero: paesaggi, piante, fiori, oggetti domestici, ritratti di conoscenti e familiari. Disegnavo anche nasi, orecchie, mani, in tutte le variazioni possibili. Questa fu la mia scuola d’arte: osservare e disegnare».

(Adelchi R. Mantovani)

Ferrara dedica, per la prima volta in Italia, una mostra antologica a ADELCHI RICCARDO MANTOVANI, pittore e disegnatore - noto soprattutto in Germania, sua terra d’adozione - che rinnova quella capacità d’evocazione fantastica spiccatamente ferrarese - di cui sono stati interpreti gli antichi maestri rinascimentali dell’Officina, Ludovico Ariosto, Dosso Dossi -, con radici nel naturalismo fiammingo e suggestioni derivanti dalle più affascinanti correnti figurative del primo Novecento, dalla Metafisica di de Chirico alla Nuova oggettività tedesca, dal Surrealismo di Delvaux e di Magritte al Realismo magico di Donghi, guardando però con ammirazione alla gestualità istintiva di De Pisis.

Adelchi Riccardo Mantovani
Notturno padano, 1994
Olio su tavola, cm 111 x 85,2
Francoforte sul Meno, VAF-Stiftung
Foto Archivio Fotografico e Mediateca, Mart, Rovereto

Nato a Ro Ferrarese nel 1942, Mantovani, rimasto orfano di padre, viene affidato alle suore dell’orfanotrofio di Ferrara dal 1946 al 1952 e poi mandato in collegio a seguire i corsi professionali per imparare il mestiere di tornitore. Nel 1964 si trasferisce in Germania e, due anni dopo, si stabilisce a Berlino, dove lavorerà per tredici anni in una celebre industria di elettrodomestici. Nel clima della grande metropoli riscopre l’attitudine al disegno che si era manifestata ai tempi del collegio. «Quando ero dalle suore - ricorda lui stesso - mi procuravo le matite, strappavo le due pagine interne dai quaderni di scuola e facevo dei quadernini piccoli che riempivo tutti di disegni. Questo è stato il mio inizio». Nella città tedesca frequenta le scuole serali di pittura, i corsi di nudo, studia la storia dell’arte ed espone in mostre collettive insieme ad altri artisti.

Adelchi Riccardo Mantovani
Il paletot rosso, 2006
Olio su tavola, cm 36 x 47,5
Collezione privata
Foto Luca Gavagna - le immagini, Ferrara

Nel 1979, abbandonati i panni dell’operaio per indossare, definitivamente, quelli di pittore, giunge a piena maturazione la sua singolare ricerca tesa alla creazione di un mondo allegorico e fiabesco. Vittorio Sgarbi, suo primo sostenitore, lo definisce «un eccellente artigiano capace di far vivere la materia, trasformare i colori in carne, foglie, architetture; dare corpo ai sogni» e dedica alle opere eseguite nel decennio 1975-1985, la mostra del 1989 alla Kommunale Galerie di Berlino, mentre il "Realismo onirico" che lo contraddistingue diviene il titolo della personale allestita a Venezia nel 1995.

Adelchi Riccardo Mantovani
Fräulein Pusteblume, imperatrice di Bisanzio, 2012
Olio su tavola, cm 45 x 35
Collezione Bighi Benini

Nei primi anni, tuttavia, espone di rado: «Quattro mostre in dieci anni non sono molte, ma io dipingo assai lentamente, con precisione e accuratezza, due caratteristiche che non appartengono al nostro tempo», spiega l’artista.
L'attuale rassegna, nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ripercorre in ordine cronologico, attraverso oltre cento opere l’intera produzione di Mantovani.

Adelchi Riccardo Mantovani
Nebbia, 2017
Olio su tavola, cm 42 x 30,7
Collezione privata
Foto Luca Gavagna – le immagini, Ferrara

Le immagini d'esordio rivelano contenuti allegorici, popolari, sgorgati dai ricordi infantili: «Erano storie lunghissime che mi raccontavo a puntate nel corso degli anni». «Da adulto, durante i lunghi inverni berlinesi che un tempo non passavano mai - annota Angela Benini Bighi, collezionista e prestatrice - ha riscritto queste storie in romanzi i cui personaggi popolano i suoi dipinti. Il romanzo Trefossi, piccolo paese immaginario sulla riva ferrarese del Po immerso nella nebbia, pullula di personaggi spesso costretti a ingegnarsi». E di eroine pagane: La principessa santa (2007, ovvero Mariagrazia ritratta con indosso il Paletot rosso nel 2006), Ipazia (2011), Venere, celebrata nella Festa del paese (2018), o l'enigmatica Fräulein Pusteblume, imperatrice di Bisanzio (2012, Angela Benini Bighi all'età di 9 anni). Caratteri di un sincretismo fantastico che, passando gli anni, si ammanta vieppiù di concreto e disincantato realismo.

IL SOGNO DI FERRARA. ADELCHI RICCARDO MANTOVANI
Fino al 9 ottobre 2022
Castello Estense
L.go Castello, 1 - Ferrara
Orari: 10 - 18.  Chiuso il martedì. (La biglietteria chiude 45 minuti prima)
Informazioni e biglietteria: t. 0532 419180; castelloestense@comune.fe.it
Prenotazioni: t. 0532 244949
www.castelloestense.it

mercoledì 9 marzo 2022

QUANDO LA MACCHIA SI FA PITTURA

Telemaco Signorini
Una via di Ravenna, 1876
Olio su tela, 47x75 cm

Fino al 1 maggio 2022, Palazzo Mazzetti di Asti apre le sue porte a I MACCHIAIOLI. L’avventura dell’arte moderna, mostra a cura di Tiziano Panconi che, attraverso un corpus di oltre 80 opere, illustra il movimento pittorico più importante dell’Italia risorgimentale e il clima sociale che ne fa da sfondo. Formatosi a Firenze, a partire dal 1855-56, il gruppo dei Macchiaioli nacque per sovvertire i rigidi dettami accademici, così come concettualizzarono i teorici e critici del gruppo Telemaco Signorini, Diego Martelli e Adriano Cecioni.
I pittori dell’avanguardia ottocentesca - dapprima riunitisi nelle sale del Caffè Michelangelo di Firenze e poi in luoghi emblematici come Castiglioncello o La Spezia - riformarono il lessico espressivo corrente, coniando una rivoluzionaria sintesi formale e luministica.

Giovanni Fattori
L’amore nei campi, 1890-1900
Olio su tela, 92x75 cm
Collezione privata
Courtesy Butterfly Institute Fine Art
Galleria d’arte, Lugano
Nei decenni successivi ebbe luogo un’ulteriore trasformazione: come nel resto d’Europa, sbocciò anche in Toscana un peculiare filone naturalista, nel quale veniva recuperata la vena narrativa e descrittiva, poggiata sulla severa tenuta formale del disegno.
L’arte, svincolata dagli obblighi delle committenze nobiliari o regie, assunse l’onere di rappresentare la realtà, chiamata dal comune senso civico e dall’amor patrio a fotografare la vita delle classi più disagiate, sovente impegnate nel duro lavoro dei campi o in quelli più umili nelle città.
Prima tappa di un percorso tematico suddiviso in sei sezioni, la pittura di storia occupa un ruolo dominate nella costruzione, anche da parte degli artisti in mostra, dell’indipendenza e dell’Unità d’Italia.
Odoardo Borrani
Antica porta a Pinti, 1880 ca.
Olio su tela, 100x70 cm
Collezione privata
Nella sezione successiva, brevi spaccati di paesaggio costituiscono le tessere e le molecole vitali del grande mosaico della natura, declinato nell’intimismo della Scuola di Piagentina, un luogo così descritto da Signorini: "pianeggiante con orti, frutteti e ancora poche case; le colline celebri di Fiesole, San Miniato e Arcetri si scorgono solo in lontananza. Qui appena fuori dalle mura, uscendo da Porta alla Croce, [...] abitavano contadini occupati nella coltivazione degli ortaggi, e poche famiglie borghesi, non aristocratiche, che vivevano in villette, casali, assai diverse dalle dimore di campagna signorili". La luce abbagliante della città portuale di La Spezia, in una serie di luminosissime tavolette di piccole dimensioni dipinte en plein air, costituisce poi la prova più emblematica del lessico empirico macchiaiolo.
Cristiano Banti
Contadine toscane, 1865 ca.
Olio su tavola, 18x11 cm
Collezione privata
Alla pittura nella società civile  è dedicata la terza sezione, con scorci esterni e ricostruzioni d'interni, presentati alle mostre promotrici di Firenze, aperte nel 1845 e frequentate da un pubblico numerosissimo di potenziali acquirenti.
Proseguendo nel percorso, si giunge agli anni Sessanta del XIX secolo, dove Tetti al sole di Sernesi o Il muro bianco di Cabianca o, per citare un’altra opera fondamentale, La rotonda dei Bagni Palmieri di Fattori, recuperano quelle connotazioni narrative che permeano tutta l’arte del periodo. Da Giotto a Leonardo, la tradizione rimane assai radicata nel retaggio culturale locale, il pensiero contemporaneo recupera la limpida immediatezza delle austere forme chiuse e i panneggi  de La vendemmiatrice di Arturo Faldi, solidi e lineari come altrove negli abiti delle donne contadine, assurgono a icona dell'arcaica civiltà rurale.
Giuseppe De Nittis
Bambino al sole, 1869
Olio su tavola, 19x16 cm
Collezione privata, Courtesy Butterfly
Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano
Non manca, esemplificato nella sezione dedicata, una marcata ricerca intimista, anche religiosa, specie nella visione di Silvestro Lega e di Telemaco Signorini, con accentuazioni cromatiche di stampo purista, cariche di rimandi lirici ed emotivi. Il percorso si snoda infine fra quegli artisti della avanguardia toscana che avviarono un’opera di modificazione dei principi e dei riferimenti culturali autoctoni, non più esasperati dai violenti contrasti luminosi né dalle abbreviazioni formali neo-quattrocentesche della prima ora, ma temperati ormai dalle innovazioni prodotte in ambito europeo dal Réalisme e dal contemporaneo Impressionismo.

Elenco degli autori: Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Stefano Bruzzi, Giovanni Boldini, Luigi Bechi, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Adriano Cecioni, Eugenio Cecconi, Nino Costa, Vito D’Ancona, Giuseppe De Nittis, Arturo Faldi, Giovanni Fattori, Ruggero Focardi, Luigi Gioli, Silvestro Lega, Giorgio Lucchesi, Giuseppe Magni, Ugo Manaresi, Ruggero Panerai, Antonio Puccinelli, Raffaello Sernesi, Filadelfo Simi, Telemaco Signorini, Raffaello Sorbi, Adolfo Tommasi, Ludovico Tommasi, Angiolo Tommasi.

I MACCHIAIOLI
L’avventura dell’arte moderna

Fino al 1 maggio 2022
Palazzo Mazzetti
Corso Vittorio Alfieri, 357 - Asti
Orario: martedì - domenica 10-19 (la biglietteria chiude un’ora prima). Lunedì chiuso
Informazioni e prenotazioni: 0141 530403; 388 1640915; info@fondazioneastimusei.it; prenotazioni@fondazioneastimusei.it
www.museidiasti.com

sabato 5 marzo 2022

AL MAO I KAKEMONO DELLA COLLEZIONE PERINO

Watanabe Seitei
(Tokyo, 1852-1918)
Usignolo giapponese
su un ramo
di pruno rosa fiorito
1910-19
Dipinto a inchiostro
e colori su seta
118,7 x 41,2 cm


Un rotolo di tessuto prezioso - o carta - dipinto o calligrafato, pensato per essere appeso durante occasioni speciali o utilizzato come decorazione in accordo alle stagioni dell’anno: il kakemono o kakejiku è un genere di opera dipinta estremamente diffusa in Giappone e in tutta l’Asia orientale, dove assume nomi differenti.
I "rotoli appesi" sono distintivi della produzione pittorica di Cina, Corea e Vietnam, oltre che del Giappone stesso, e rappresentano il corrispettivo del "quadro" occidentale. A differenza delle nostre tele o tavole però, caratterizzate da una struttura rigida, i rotoli dipinti presentano una struttura relativamente morbida e sono pensati per una fruizione limitata nel tempo. 

Esposti nel tokonoma (alcova) delle case giapponesi o lasciati per qualche ora soltanto ad oscillare nella brezza di un giardino, queste opere d'arte partecipano del tempo e del movimento, mentre i dipinti su tela o tavola tipici della tradizione occidentale sembrano invece impregnati di fermezza e di continuità. Le differenze non sono solo puramente formali, ma riflettono anche una diversa concezione estetica e filosofica: alla base delle opere su rotolo si trova infatti un’allusione all’impermanenza e alla mutazione quali elementi ineludibili (e positivi) dell’esistenza.

La mostra al MAO  KAKEMONO. Cinque secoli di pittura giapponese, la prima in Italia focalizzata su questa forma d’arte, presenta 125 kakemono oltre a ventagli dipinti e lacche decorate appartenenti alla Collezione Claudio Perino, un’importante raccolta di opere acquisite dal collezionista piemontese, fra i principali prestatori e mecenati del Museo d’Arte Orientale di Torino.
I kakemono, allestiti in cinque sezioni tematiche (fiori e uccelli, animali, figure, paesaggi, piante e fiori) conducono il visitatore attraverso un mondo ricchissimo, in cui rappresentazioni minuziose e naturalistiche, punteggiate di dettagli sottili, si affiancano ad immagini estremamente essenziali e rarefatte, dove la forma perde i suoi contorni, si disgrega progressivamente per diventare segno evocatore di potenti suggestioni, in un estremo esercizio di sintesi e raffinatezza, quasi un astrattismo ante litteram.

Mori Kansai (1814-1894)
Iris oscillano al vento
Dipinto a inchiostro e colori su carta
29,5 x 39,9 cm

In Oriente i pittori dipingevano in maniera "impressionistica", "espressionistica", "astratta" secoli prima che analoghe forme espressive cominciassero ad apparire in Occidente. In Asia però le differenti modalità pittoriche hanno convissuto, senza escludersi a vicenda nel tentativo di definire veri e propri movimenti artistici, come accaduto invece nell’arte moderna occidentale.


Fra i kakemono esposti al MAO figurano alcune opere dei maggiori artisti giapponesi, tra cui Yamamoto Baiitsu, Tani Buncho, Kishi Ganku e Ogata Korin.
La mostra e il catalogo, pubblicato da Skira, entrambi a cura dello studioso olandese Matthi Forrer, professore di Cultura materiale del Giappone pre-moderno all’Università di Leida, nascono da una collaborazione tra MAO e MUSEC-Museo delle Culture di Lugano, dove l’esposizione è stata presentata al pubblico nel luglio 2020.

KAKEMONO
Cinque secoli di pittura giapponese. La Collezione Perino
Fino al 25 aprile 2022
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino
Orario: martedì - domenica 10-18. Lunedì chiuso.
La biglietteria chiude un’ora prima.
La prenotazione è consigliata ma non obbligatoria al numero 011 5211788.
www.maotorino.it

venerdì 4 marzo 2022

SUGGESTIONI

Gian Giorgio Massara

Giorgio Di Gifico
Murazzi e Piazza Vittorio dai Canottieri
tecnica mista su tavola
cm75x135

È gioiosa la mostra dedicata a Giorgio Di Gifico che la galleria Fogliato ospita; curatore del catalogo Angelo Mistrangelo che così si esprime:

(La mostra) "stabilisce un ben preciso rapporto
con intensità emotiva e grafica, con un decisivo
ricorso al dato cromatico".

Giorgio Di Gifico
Appuntamento a Bene
tecnica mista su tela
cm100x100

Il colore dunque, intenso, sparso ingannevolmente a caso su tele e tavole, che diviene protagonista in opere quali Langhe e Roero (2013): una tavola alta poco meno di due metri nella quale s'assommano voci, gesti, memorie. Terra densa di suoni quella che si snoda lungo il Tanaro, terra amata da poeti e scrittori; luoghi, in tempi non poi così lontani, avvolti nella malora.

Giorgio Di Gifico
Prime nebbie
cemento e acrilico su tavola
cm 48x100
E ancora il bell'Appuntamento a Bene Vagienna - la cittadina che nell'arco di vent'anni è divenuta punto di riferimento culturale, una "terza pagina" dipanata fra resti antichi, affreschi, ville padronali e palazzi aviti - dove i valori cromatici paiono rincorrersi.
Disinvolte e dipinte per attrarre il visitatore sono le tele che abbracciano il geometrico Scambio ferroviario, il susseguirsi di memorie nel Vecchio cortile, l'autunnale nebbia che, dal fiume, sale verso la collina.

Un'opera riporta alla memoria - anche nell'intonazione cromatica - una tela di Italo Cremona per la presenza degli abbaini e il lontano pulsare della città.
Presente al castello di Roppolo come al Museo di Collegno, a Baldissero come a Cherasco, Di Gifico vive il Neo-Espressionismo nel vibrare delle forme e dei colori; infine, nelle intime sensazioni che suggeriscono la scelta del soggetto da tradurre in poesia.


STRUTTURE. NEL SEGNO DEL COLORE
Giorgio Di Gifico

Fino al 31 marzo 2022
Galleria Fratelli Fogliato
Via Mazzini, 9 - 10123 Torino
Orario: 10-12,30 e 15,30-19. Chiuso lunedì e festivi.
t. 011 887733; info@galleriafogliatotorino.com