martedì 9 ottobre 2018

TORINO JAPAN WEEK

L’International Friendship Foundation/IFF, Fondazione senza scopo di lucro, con sede a Tokyo, ha scelto Torino per celebrare la 43a edizione della Japan Week.
Si tratta di un evento internazionale organizzato da IFF in collaborazione con la Città di Torino, Gabinetto della Sindaca - Relazioni Internazionali e Progetti Europei, che offre la possibilità di far conoscere e apprezzare ai cittadini e ai visitatori presenti in città l’arte e la cultura giapponese.
Ampia l'offerta di eventi fra cui danza, musica, artigianato, ikebana, origami, esibizioni di samurai, tamburi taiko, vestizione del kimono e musica koto.
Foto: Gianluca Platania
Torino Japan Week, patrocinata dal Consolato Generale del Giappone a Milano e da ENIT, è un evento internazionale che si svolge ogni anno in una diversa città con lo scopo di promuovere attraverso la cultura giapponese le relazioni amichevoli, la comprensione reciproca e la pace. L’anno scorso la manifestazione si era svolta a Praga e nelle ultime edizioni è stata ospitata a Lione, Salamanca, Porto, Francoforte.
La settimana torinese dedicata al Sol Levante è stata realizzata con il contributo della Camera di Commercio di Torino, con il supporto di Fondazione Torino Musei, Teatro Regio, Fondazione Contrada Onlus. Sponsor dell’iniziativa sono Suzuki e Torino Outlet Village.
Grazie al supporto e alla collaborazione dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne sarà possibile avvalersi anche della presenza di 56 studenti universitari che affiancheranno gli artisti e gli ospiti orientali.
Foto: Paolo Amati
Tutti gli eventi sono gratuiti. Per le attività previste a Palazzo Madama e al Piccolo Regio Puccini è necessario registrarsi.
L’accesso sarà garantito fino ad esaurimento posti.
Programma completo disponibile on line su japanweektorino.it

lunedì 8 ottobre 2018

176a ESPOSIZIONE ARTI FIGURATIVE

Sergio UNIA
Nudo seduto con asciugamano
2017
bronzo, h 54 cm
Era il 28 febbraio 1842 quando a Torino undici gentiluomini e artisti si riunivano in casa del conte Cesare della Chiesa di Beverello, in contrada Carlo Alberto 13 per istiture la Società Promotrice delle Belle Arti, al fine di "promuovere a Torino l’arte e gli artisti del momento, attraverso esposizioni delle loro opere".
Giunta alla 176a edizione la mostra di Arti Figurative allestita nella Palazzina ottocentesca di Viale Crivelli a Torino - dal 1914 sede di questa e altre manifestazioni -, offre ai visitatori un corpus di 506 opere firmate da 344 soci.
Giorgio DI GIFICO
Bicicletta nell'androne
2017
acrilico, fusaggine, collage di carte su tavola
cm 124 x 97
Il percorso si noda tradizionalmente a partire dal Salone centrale lungo 12 sale, ed appare come un'antologica di tutte le tipologie di arte figurativa: sculture in bronzo, in terracotta, in gesso, dipinti ad olio, acrilico, acquerello, disegni a china, grafite, carboncino, fotografie a colori, in bianco e nero, elaborazioni digitali in 3D, collage, bassorilievi materici, in una tale varietà di datazioni e formati da assumere una valenza didattica per il visitatore che desideri conoscere gli ultimi esiti della ricerca artistica in continuità con le soluzioni tecniche del passato.
Nini MACCAGNO
Lezioni Americane
(Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità)
1989
tecnica mista su tela
cm 90 x 70; cm 30 x 40
Sono molti gli omaggi ai grandi Maestri, quello reso a Mantegna da Sergio Vasco e Albino Caramazza, a Ingres da Giuseppina Gaeta. Vi sono il tributo restituito a Michel Tapié da Nene Martelli e altrettanti omaggi al linguaggio di riferimento, come la morandiana natura morta di Giovanna Fabrizio e il surrealismo di Devecchi e Viotto.
Il gioco di rimandi potrebbe continuare se si esamina in dettaglio il genere del ritratto, dove emergono accenti freudiani in Le tonton malade di  Rosalia Zutta, dove risiedono consonanze col realismo magico di Donghi nella Signora Anna di Rodolfo Trotta, o nei quali sono effigiati personaggi dello spettacolo come il sorridente volto di Gianrico Tedeschi dipinto ad acquerello da Marisa Boano.
Stefano (Nello) CAMBURSANO
Nudo di schiena
1926
olio su tela, cm 65 x 50
Un tripudio di forme e colori abbraccia gli stili più diversi: dall'espressionismo naif della Tigre del Bengala di Emanuela Valentini, fieramente delineata con la vis pittorica di Ligabue, all'espressionismo astratto di Piazzetta, arrivando al graffito di Costantino Corcione, vicino alla rapida gestualità di Twombly. Tutto questo includendo una schietta e diretta trasposizione di emozioni e sentimenti che non esige una forzata catalogazione ma, anzi, si esplicita in paesaggi (fra i più celebri quelli di Paulucci, Merlo, Emprin), nature morte (inconfondibili gli archi di Franco Pieri), ritratti (di essenziale eloquenza il volto del piccolo Giancarlo, realizzato da Sara Carbone), composizioni astatte e iperrealistre (Santina Barbera, Dolcezza racchiusa) di assoluta vividezza cromatica.
Antonino ARCIDIACONO
La casa degli specchi
2017
legno e smalti
cm 22 x 25 x 20
Nota di merito è lo spazio dedicato agli artefici dell'arte contemporanea a cavallo fra primo e secondo Novecento fra i quali primeggiano Piero Ruggeri (Napoleone) e Michele Baretta (L'Infermiera) con due opere del 1974, Nini Maccagno con il ciclo pittorico incentrato sulle lezioni americane di Italo Calvino (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, 1989). Agli anni Sessanta risalgono le Maschere e il Piccolo mercato a Mazzè rispettivamente di Teonesto Deabate e Felice Vellan, mentre fra i Sessanta e i Duemila sono da collocarsi  i lavori selezionati per Massimo Quaglino, Francesco Tabusso e Umberto Mastroianni, scultore di volti riflessivi e composizioni cinetiche.
Francesco TABUSSO
Corvi -  Arp del Rat
1961-1962
olio su tavola
cm 100 x 70
Da sempre l'Esposizione si fregia di nomi autorevoli, fra i quali compaiono Boldini, Delleani, De Nittis, Balla, Boccioni, De Chirico e celebra grandi personaggi con importanti mostre monografiche, come quelle dedicate a Le Corbusier, Alvar Aalto, Dubuffet. Essa riserva uno spazio adeguato a personaggi che hanno cambiato il volto dell'architettura moderna, a intellettuali inseriti nel dibattito artistico internazionale, ma pure alle centinaia di valenti artisti, non sempre balzati agli onori della cronaca, che parimenti rivitalizzano con autentica ispirazione la scena artistica piemontese e nazionale.
Renata CHINDEMI
Il cavallino azzurro
2018
olio su tela
cm 30 x 40
Scrive nel testo in catalogo il Presidente Giovanni Prelle Forneris: "Quella che nella vulgata viene chiamata la Mostra Sociale non ha solo lo scopo di soddisfare ed appagare le singole legittime vanità, ma deve essere anche confronto, monito, pungolo per sperimentare strade nuove, in particolare per chi, magari agli albori del cimento artistico, sta cercando di focalizzare e far emergere l'io creativo ed uno stile proprio che lo personalizzerà e lo farà subito riconoscere".

Emanuela VALENTINI
Tigre del Bengala
2018
acrilico
cm 50 x 70
La pubblicazione, curata da Orietta Lorenzini, presenta inoltre un dettagliato prospetto degli intellettuali, degli storici dell'arte - ed anche la Prima Esposizione Quadriennale del 1902 presieduta da S. A. R. Il Principe Emanuele Filiberto -, i quali con esponenti dell'alta borghesia torinese hanno diretto negli anni la storica Società, attraversando dal 1842 al 2018 epocali cambiamenti sociali.  Episodi registrati con viva partecipazione dagli artisti che, dalla prima "esposizione di 154 oggetti artistici" inaugurata il 25 aprile 1842 in contrada dei Conciatori (attuale via Lagrange), si sono succeduti fino all'odierna 176a Esposizione di Arti Figurative con immutato entusiasmo.

176a ESPOSIZIONE ARTI FIGURATIVE
Dal 14 settembre al 14 ottobre
Società Promotrice delle Belle Arti in Torino
Viale Balsamo Crivelli, 11 - 10126 Torino
Orario: 11 - 13 / 16 - 20, festivi 10,30 - 13. Lunedì chiuso.
Tel. 011 6692545
Ingresso libero

lunedì 1 ottobre 2018

IMMAGINI DI GUIDO DAVICO

Moncalieri
2018
La Famija Moncalereisa, sotto l'egida del patron Domenico Giacotto, ha riaperto la nuova stagione espositiva, lo scorso 21 settembre, con la mostra dedicata all'architetto e pittore Guido Davico (Venaria Reale - Torino, 1932).
A dieci anni dalla personale al Circolo Ufficiali di Torino, il critico e curatore Gian Giorgio Massara propone un'interessante selezione di lavori presso la storica Associazione moncalierese con circa settanta esemplari tra dipinti a tecnica mista e disegni, suddivisi in due sezioni tematiche dal titolo Immagini di viaggio. Immagini da Cesare Pavese.
Rajastan*
(India)
1999
Due opere significative fanno da prologo alla rassegna e siglano altrettanti momenti importanti per la storia del territorio piemontese. L'immagine della cupola guariniana commemora la restituzione al pubblico della Cappella restaurata della Sindone, avvenuta il 27 settembre scorso. Il secondo dipinto - insieme ad un paesaggio moncalierese, donato dall'autore all'Associazione -  ritrae invece la piazza di Moncalieri, realizzata su progetto di Carlo di Castellamonte nel 1619 in seguito al conferimento del titolo di Città da parte della consorte Cristina di Francia, piazza che festeggerà nel 2019 i suoi primi 400 anni di storia con un nutrito programma di manifestazioni.
Etretat*
(Normandia)
2006
Architetto per cinquant'anni, titolare dello studio Architre, Guido Davico è artista attento al paesaggio, dal segno vigoroso, animato da poetiche visioni risolte in campiture variegate di colore alternate a spazi vuoti di silente contemplazione. Da sempre, spronato dal suo 'clan familiare', realizza rapidi schizzi nel corso di viaggi in India, in Europa (Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Ungheria). Lungo le escursioni in Langa, nel Canavese, delinea bozzetti da trasformare in studio in opere compiute di prepotente energia. Già i taccuini appaiono conclusi in se stessi: nei dolci declivi di Santo Stefano Belbo, nella morbida profilatura a grafite della Villa Toscana a Gmunden, così come nel sottile contorno a china del borgo ligure di Cervo.
Torino. Piazza della Repubblica*
1954
Afferma il critico d'arte Angelo Mistrangelo: "Davico è costante nella linea, restituisce il suo mondo in maniera unitaria. Edifica opere ben strutturate, sintetiche; nel suo tendere all'essenziale si intravedono riferimenti alla figurazione profetica dei pittori Nabis". Egli partecipa dal 2009 al 2016 al Premio Cesare Pavese, ogni volta mettendo in luce i diversi passaggi biografici e letterari dello scrittore: i bombardamenti descritti nel romanzo "La casa in Collina" (Torino in guerra, 2011), le riflessioni sulle donne, il volto triste dell'esilio solitario consegnato alle pagine de "Il carcere" (Solitudine a Brancaleone Calabro, 2013), oppure le "Due sigarette" fumate nel fugace incontro di una veglia notturna.
Stupinigi*
(Torino)
1994
Figurazione e poesia, pittura e letteratura, luoghi reali e della memoria si avvicendano con moto vivace nel racconto diaristico di Guido Davico, resoconto di una vita spesa nella ricerca e nella restituzione di un'idea di bellezza in armonia con gli elementi del creato.
La mostra sarà visitabile ad ingresso libero fino a domenica 7 ottobre.
Parallelamente all'attività espositiva la Famija Moncalereisa ha dato avvio alla programmazione di eventi con il consueto carnet di spettacoli, corsi e iniziative. Da segnalare, inoltre, dal 3 al 25 novembre il XXI Moncalieri Jazz Festival, dedicato nel centenario della nascita all'attivista Nelson Mandela, insignito del Premio Nobel per la pace nel 1993.

GUIDO DAVICO.
IMMAGINI DI VIAGGIO, IMMAGINI DA CESARE PAVESE

Dal 21 settembre al 7 ottobre 2018
Famija Moncalereisa
Via Alfieri 40 - Moncalieri
Orario: lunedì - venerdì 14,30 - 18.
Ingresso libero.
Per informazioni: t. 011 3740916 (nei giorni feriali, dalle 16 alle 20).
http://www.moncalierifamija.it/

*Opera non in mostra. Immagine tratta dal volume Guido Davico, Emozioni di una vita, Nuova stampa di Revello, Cuneo 2012.

lunedì 24 settembre 2018

APPUNTAMENTI IN VAL DI VIÙ

di Gian Giorgio Massara

Cappella della Confraternita del SS. Nome di Gesù
Complesso della Piccola Casa della Divina Provvidenza - Lemie
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
L'unico paese delle valli di Lanzo che  vanta tre cicli di affreschi è quello di LEMIE; opere pittoriche che spaziano dal secolo XV al XVII nelle località di Forno, Capoluogo e San Bartolomeo ove sorge una chiesetta di fronte ai verdeggianti prati degli alpeggi.
La prima tappa consente al visitatore di ammirare il ciclo di affreschi jaqueriani ai quali la Società Storica delle Valli di Lanzo ha dedicato un'ampia pubblicazione; lo studio delle armature è stato condotto da Claudio Bertolotto che ha ritrovato segni e marchi sinora sfuggiti ad altri studiosi.
Sotto l'immagine dei fratelli Goffi genuflessi, compare la data 1486.
Trascorrono quasi cento anni, ed ecco in un'altra cappella - per fortuna incorporata nel complesso della Divina Provvidenza e quindi salvata in toto - un secondo ciclo di affreschi con donatori, scene sacre, finestrelle dalle quali s'affacciano ora montanari, ora i due animali del presepe, città fortificate e (ultima scoperta) San Bernardo da Mentone che tiene ben stretta la catena che lo lega al diavolo.
A San Bartolomeo, gli affreschi sono più semplici, ma pur sempre interessanti.
Il soffio della scultura
Allestimento mostra
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
Sempre in LEMIE, anche la cappella della Confraternita del SS. Nome di Gesù, dalla lieve decorazione riferibile al secolo ventesimo, è stata restaurata e aperta al pubblico. È qui che s'ammirano le opere di un gruppo di scultori contemporanei scelti da Gabriele Garbolino Ru, autore che ritroviamo a VIÙ nella Rotondarte affacciata sulla grandiosa parrocchiale che conserva un altare proveniente dal torinese Eremo, sul borgo.
Nelle due località citate sono presenti gli scultori Gianni BUSSO, Mario GALLINA, Gabriele GARBOLINO RU, Daniele MIOLA, Firenze POGGI, Vito QUAGLIOTTI, Christian ZACCONI.
RotondArte
Veduta del parco di Villa Franchetti
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
Le sculture di Viù consistono in sette stele marmoree che s'affiancano agli alberi secolari, ciascuno recante l'indicazione botanica, mentre a LEMIE il fil rouge è costituito da Il soffio della scultura.
Queste e altre iniziative in valle sono dovute all'intesa fra i sindaci, al sostegno della Compagnia di san Paolo e all'interessamento di Alberto Tazzetti, presidente dell'Associazione "Amici del Museo di Usseglio".
Un itinerario d'arte insolito che s'affianca alle bellezze naturali, alle catene dei monti che molti pittori hanno dipinto fra otto e novecento, da Cesare Ferro Milone a Giuseppe Sauli d'Igliano, da Federico Collino a Giovanni Piumati, figura questa di intellettuale che ha studiato i fogli leonardeschi; né si scordino le presenze di Guarlotti, Sobrile, Carlo Musso e Alberto Neuchuller.

RotondArte

Sette steli marmoree
VIÙ - Viale di
Villa Franchetti

e Belvedere "La Rotonda"


Il soffio della scultura
30 luglio - 30 settembre 2018

LEMIE - Confraternita del
SS. Nome di Gesù

www.vallediviu.it

venerdì 21 settembre 2018

GIOVANNI CESTARI E IL PAESAGGIO

di Tiziano Rossetto
Autunno
1984
Olio
Presso il settecentesco Palazzo Vittone (dal nome del prestigioso architetto che lo progettò) di Pinerolo si può visitare la retrospettiva di GIOVANNI CESTARI (1921-2003), accompagnata dalla monografia a cura di Gian Giorgio Massara ed Angelo Mistrangelo, con il contributo di Giorgio Cestari (nipote del pittore) e testimonianze di Mario Marchiando Pacchiola, Andrea Priotti, Giuseppe Geuna, Giuseppe Nasillo e Livio Germani.
L’artista, allievo di Benedetto Ghivarello, ama dipingere en plein air in compagnia di Silvio Gatti, Renato Bruera, Ferruccio Tosello e Giovanni Carena; dalle opere emerge "un colore vivace e impreziosito dalla luce atmosferica" (Mistrangelo), lavorato con una "consueta tecnica a spatola" (Massara).
La sensibilità spaziale dell’autore è caratterizzata dall’uso della linea obliqua (Il sentiero, 1976), unita ad elementi naturali permeati dall’impressione del movimento. Gli alberi perseguono una forte verticalità (La Bialera, 1980; Il grande Albero; Il Chisone, 1977), mentre la prospettiva accidentale dinamizza le scene urbane (Buriasco, 1986).
L’ambiente viene rappresentato attraverso quinte ed ampie superfici; gli spazi sembrano altresì costruiti come scenografie, in cui personaggi minuti risultano attorniati da maestosi alberi, muri ed edifici (Passeggiata d’autunno, 1981; Strada in salita, 1984; Il cancello del parco, 1986; Ciliegio in fiore, 1997); talvolta le figure servono a focalizzare lo sguardo dell’osservatore (Nella campagna di Macello, 1975; Fine dell’estate, 1982), mentre, in altri casi, persone ed animali (difficilmente percettibili allo sguardo) suggeriscono semplicemente la presenza della vita (Il ruscello, 1979).
Il cancello del parco
1986
Olio
Gli elementi naturali assumono spesso preponderanza rispetto agli edifici ed alla presenza umana (La torre di Challant a Lanzo, 1981), ma alla verticalità delle strutture si contrappone talora l’orizzontalità determinata da ampie stesure di colore (Campagna piemontese, 1973; Lanzo, 1996).
Nei dipinti si nota una consonanza ed una commistione cromatica delle parti, oltre ad un equilibrio della tavolozza, ricca di toni sia caldi sia freddi, modulati in progressione.
In alcune opere, il paesaggio è composto quale giustapposizione di volumi (Campagna pinerolese, 1973; Il Rio, 1998; Rilievo collinare), in talaltre vengono evidenziati i piani differenti del terreno (Ansa del Chisone, 1970).
In Autunno (1984), le sponde del fiume fungono solamente da pretesto per accendere le vibrazioni cromatiche, che divengono surreali in Scorcio di Venaria (1957).
I caratteri formali tipici della pittura di Giovanni Cestari si evincono pure dagli acquerelli (Passeggiata nella neve, 1981; Borgo sotto la neve; Scorcio di Macello); la figura umana è invece trattata con accenti quasi caricaturali nelle opere grafiche (Magna Imelda, 1970; Barba Battista, 1969), oppure con un impeto pittorico dai risvolti espressionisti (Imelda in un interno, 1965).
L’artista non ignora i soggetti floreali ed eccelle finanche nella scultura: Anuc, ceramica a tutto tondo realizzata dall’artista presso la Manifattura “Le Bertetti”, delizia l’osservatore con orientaleggianti tratti femminili.

GIOVANNI CESTARI
Opere 1957 - 1998
dal 22 settembre al 21 ottobre 2018
Palazzo Vittone
Piazza Vittorio Veneto, 8
10064 Pinerolo (TO)
Orario: sabato 15,30  - 18; domenica e festivi 10,30 - 12 / 15,30 - 18
Per informazioni: t. 0121 76818
www.giovannicestari.it