martedì 14 ottobre 2014

VENTI DI CALLIGRAFIA


Calligrafare è l’arte di comunicare correttamente senso,
un’espressione plastica: è ARTE a pieno titolo.
La scrittura è il mezzo più idoneo della comunicazione,

è la risposta alla nostra società
in cerca delle sue radici e della sua identità.

(Bernard Arin)

L’associazione “dal Segno alla Scrittura”, in occasione della celebrazione del ventennale di attività, presenta la mostra Venti di calligrafia.
Accanto alle opere di maestri calligrafi di fama internazionale che hanno svolto attività e workshop presso l’Associazione, sono esposti i lavori realizzati dai soci in occasione della loro partecipazione ai corsi.
L’Associazione culturale “dal Segno alla Scrittura” è una realtà senza fini di lucro unica nel suo genere in Piemonte, a cui collaborano a titolo volontario, grafici, insegnanti, illustratori e appassionati. Il suo principale obbiettivo è diffondere la conoscenza, lo studio e la pratica della calligrafia recuperando gli stili storici della scrittura attraverso corsi rivolti a principianti e professionisti, attività informative, visite guidate presso Biblioteche, Archivi Storici e Musei.
Scrive Irene Cabiati nella presentazione in catalogo: "questa attività creativa, come tutte le arti, è un banco di sperimentazione in cui ciascuno, ricevuti gli insegnamenti di base, può esplorare l'uso di materiali diversi (plastica, legno, metalli, ceramica), dialogare con altre tecniche (pittura, scultura, incisione, fotografia, digitale) e divertirsi ad analizzare i segni, deformarli, reinventarli e vestirli con la propria poetica fino a creare superbi capolavori. Non è da tutti arrivare a risultati sublimi. Ciascuno ha il proprio traguardo espressivo. Il sentiero per raggiungerlo è l'esperienza più interessante, a cominciare dall'intima sensazione di pacatezza che accompagna il fluire del movimento mentre l'emozione creativa che nasce dal cuore passa attraverso il pennino e diventa un segno".

VENTI DI CALLIGRAFIA
11 ottobre - 9 novembre 2014
Palazzo Barolo
Via delle Orfane, 7 - 10122 Torino
Orario: martedì-venerdì 10-12 e 15-17,30; sabato 15-17,30; domenica 15-18,30
Info: 333108472, www.segnoscrittura.com
Ingresso libero

giovedì 9 ottobre 2014

IL TUGHRA DI SOLIMANO IL MAGNIFICO

Tughra di Solimano il Magnifico
Ègira X/ XVI secolo
manoscritto, carta, oro, lapislazzuli, pigmenti
altezza cm 47.5; larghezza cm 59
Il MAO espone per pochi giorni, nella galleria dedicata ai paesi Islamici dell’Asia, un prezioso esemplare di tughra cinquecentesco.
Il tughra era la firma personale o il sigillo dei sultani ottomani ed è uno dei maggiori esempi dell’arte calligrafica araba. Concepita e disegnata all'inizio del regno di ciascun sultano dal calligrafo di corte, veniva usata nei documenti ufficiali e nella corrispondenza del sovrano.
Il primo tughra appartenne a Orhan I (1284-1359), il secondo sultano dell'Impero ottomano: dalle forme più semplici passò, attraverso una complicata evoluzione, alla forma raffinatissima e "classica" del tughra di Solimano il Magnifico (Trebisonda 1494-Szigetvar 1566), sultano dell’Impero Ottomano dal 1520.

Solimano il Magnifico
(Trebisonda 1494-Szigetvar 1566)
Dopo la presa di Bisanzio l’Impero si estende tra Asia, Africa ed Europa e Solimano ne diventa il più celebre sultano, succedendo al padre Selim, e imponendosi come “conquistatore di nuove terre, amministratore di immensi possedimenti, innovatore nel campo della giurisprudenza, patrono delle arti e poeta lui stesso, ma anche padre sanguinario, eroe tragico agli occhi dei sudditi e dei suoi avversari" (G. Vercellin).
Il Magnifico espande l’Impero in modo ineguagliato in un mosaico sterminato di popoli e religioni (arabi, curdi, berberi, serbi, croati macedoni, ucraini, bulgari, ungheresi, rumeni, greci, armeni, caucasici, e poi ebrei, cristiani, siriaci, copti, maroniti, ortodossi e così via). Arriva a piantare le sue bandiere a Budapest e diventa uno degli arbitri d’Europa.

IL TUGHRA DI SOLIMANO IL MAGNIFICO
10 - 12 ottobre 2014
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico, 11 - 10122 Torino
Orario: martedì - domenica 10-18 (la biglietteria chiude un'ora prima), chiuso il lunedì
www.maotorino.it
facebook MAO. Museo d’Arte Orientale
twitter @maotorino
t. 011.4436928

mercoledì 8 ottobre 2014

MASBEDO. TODESTRIEBE

MASBEDO
Todestribe, 2014
Video HD a un canale
courtesy MASBEDO, Massimo Antichi, Beatrice Bulgari,
Snaporazverein e Sammlung Wemhöner
La Fondazione Merz presenta un progetto dei Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), dal titolo Todestriebe, incentrato sul tema dell’incomunicabilità, in concomitanza con l’uscita di  The Lack, primo lungometraggio dei due artisti, presentato alla 71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e al Reykjavík International Film Festival. Fulcro del progetto è la mostra costituita da 9 opere video -alcune inedite, altre risalenti all'ultimo decennio-, pensata come un’unica installazione che coinvolge l’intero spazio espositivo, sfondo ideale per riflettere sul rapporto fra le varie arti e la capacità visionaria di ciascuna di rappresentare la condizione umana e la natura.
MASBEDO
Ionesco Suite, 2013
single channel video
2K transferred on HD file
format 16:9
length 16’ 55’’
edition 5 + 2 AP
courtesy MASBEDO and Sammlung Wemhöner
Tradizionalmente la Fondazione Merz pone la mostra a confronto con la figura e l’opera di Mario Merz. I Masbedo hanno scelto il video Lumaca, realizzato da Gerry Schum nel 1970, che vede Merz disegnare una spirale su un vetro posto davanti a lui e hanno invitato un gruppo di video artisti internazionali (tra cui Lin de Mol, Gianluca e Massimiliano De Serio, Rä Di Martino, Jan Fabre, Shaun Gladwell, Sigalit Landau, Marzia Migliora, Damir Ocko, Nicolas Provost, Catherine Sullivan) a riflettere su quel lavoro storico e sull’identità stessa della video-arte, con un intervento soggettivo che diviene parte di un'opera collettiva a forma di spirale. Il tema dell’incomunicabilità trova in questa installazione il suo punto d’arrivo e la sua svolta fondamentale, il suo messaggio positivo affidato proprio all’azione dell’Arte, unica dimensione e ambito di pensiero capace di essere elemento di comunicazione, di farsi parola ed emozione comune.

Il Cinema Massimo - Museo Nazionale del Cinema di Torino il 15 ottobre alle ore 20,30 presenterà l’anteprima del film The Lack e il 20 ottobre, dalle 16 alle 20, la rassegna dei video Glima, Person, Tralalà, Distante un padre, 11.45.03, non ospitati in mostra.

MASBEDO. TODESTRIEBE
a cura di Olga Gambari
4 ottobre 2014 – 11 gennaio 2015
Fondazione Merz
Via Limone, 24 - 10141 torino
Info:+39 011 19719437; www.fondazionemerz.org; info@fondazionemerz.org

giovedì 5 giugno 2014

PRERAFFAELLITI. L'UTOPIA DELLA BELLEZZA

John Everett Millais (1829-1896)
Ofelia, 1851-52
Olio su tela, cm 76,2 x 111,8
Donato nel 1894 da Sir Henry Tate - ©Tate, London 2014
       Settanta capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti dalla collezione della Tate, arrivano a Torino dal 19 aprile al 13 luglio 2014, dopo un tour mondiale, prima di rientrare a Londra dove saranno custoditi in un'ala dedicata del museo e da cui non usciranno per molti anni. L'esposizione, realizzata e curata da Alison Smith, capo curatore della sezione di arte inglese del XIX secolo presso la Tate Britain, insieme a Caroline Corbeau-Parsons (Assistente Curatore, Arte Inglese 1850-1915), presenta per la prima volta in Italia alcuni capolavori indiscussi della compagine inglese, summa pittorica dell'età vittoriana.
Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)
Dantis Amor, 1860
Olio su mogano, cm 74,9 x 81,3
Donato nel 1920 da F. Treharne James - ©Tate, London 2014
       La Confraternita, fondata nel settembre del 1848, si proponeva di cambiare la società attraverso l'arte, ispirandosi agli ideali del passato e del primissimo Rinascimento, dipingendo soggetti tratti dalle opere di Dante Alighieri, di William Shakespeare, dalle novelle medievali o dalla Bibbia. La religiosità, tema ricorrente, è espressa con un'intensità che all'epoca sconvolse critici d'arte come Charles Dickens, ma che incontrò invece il favore di John Ruskin, loro sostenitore e mecenate.
La mostra, allestita nello spazio mostre del Polo Reale, in Palazzo Chiablese si articola in 7 sezioni: La Storia, La Religione, Il Paesaggio, La Vita moderna, La Poesia, La Bellezza e Il Simbolismo.
       Di carattere letterario sono i temi portanti del Disseppellimento della regina Matilda e Mariana di John Everett Millais, oltre ad Ofelia, Claudio e Isabella di William Holman Hunt e Lear e Cordelia di Ford Madox Brown, nella sezione dedicata alla storia, seguita da opere a carattere religioso quali Ecce Ancilla Domini! di Dante Gabriel Rossetti, Gesù lava i piedi di Pietro di Ford Madox Brown e La vigilia del Diluvio di William Bell Scott, dove è accentuato il simbolismo dell'arte cattolica primitiva.    
Ford Madox Brown (1821-1893)
Prendete Vostro figlio, Signore
iniziato nel 1851-52, ampliato e rielaborato nel 1856-57
Olio su tela, cm 72 x 38
Donato dalla signorina Emily Sargent e dalla signora
Ormond in memoria del fratello John Singer Sargent, 1929 - ©Tate, London 2014
       L'area dedicata alla società contemporanea evidenzia la critica rivolta alla società industriale inglese da John Ruskin, predominante nel quadro di William Holman Hunt Risveglio di coscienza o in quello di Ford Madox Brown Prendete Vostro figlio, Signore.
       Ruskin influì anche sul modo di dipingere il paesaggio, sia tra i fondatori che fra i seguaci della Confaternita, come John Brett e William Dyce. Ne sono esempio Maggio a Regent's Park di Charles Allston Collins, Il fiume Brent a Gendon di Ford Madox Brown e Paesaggio con ragazza accanto a un faggio di George Price Boyce.
       A metà del 1850 Rossetti produsse una serie di composizioni ad acquerello, oggetto della sezione Poesia, coloratissime e ricche di particolari, successivamente prese a modello da artisti posteriori anche nelle arti decorative, ma che soprattutto ebbero influenza sui lavori in piccola scala di Elizabeth Siddall, sua musa e moglie, nonché artista dotata di una personalità autonoma. 
Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)
Proserpina, 1874
Olio su tela, cm 125,1 x 61
Donato nel 1940 da W. Graham Robertson - ©Tate, London 2014
        Nel 1859 Rossetti torna a cimentarsi con la tecnica ad olio, arrivando a comporre opere sorprendenti: donne sensuali, riccamente descritte, ispirate ai capolavori di Tiziano e Veronese. Tra le eroine più celebri figurano Proserpina e Beata Beatrix di Rossetti e Oriana di Frederick Sandys, autori, come Millais, alla ricerca di una bellezza nuova e radicale.
       Conclude il percorso la sezione riguardante gli esiti che l'arte dei Preraffaelliti ebbe sui movimenti artistici successivi, su Edward Burne-Jones e, attraverso di lui, sul simbolismo europeo.
La voce di Luca Beatrice racconterà, in un saggio a catalogo e nel video in mostra, la fortuna critica che la Confraternita ha avuto nella cultura occidentale, anche recente. Il catalogo è pubblicato da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 Ore, produttore dell'esposizione.

PRERAFFAELLITI. L'utopia della bellezza
Dal 19 aprile al 13 luglio 2014
Palazzo Chiablese
Piazzetta Reale - Torino
Orari: lun 14.30 - 19.30; mar, mer, dom 9.30 - 19.30, gio, ven, sab 9.30 - 22.30
Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura.
Info e prenotazioni: tel. 011 0881178; http://www.ticketone.it; http://www.mostrapreraffaelliti.it

lunedì 3 febbraio 2014

L’ORIENTE DI ALBERTO PASINI

Alberto Pasini, Cavalieri al galoppo
olio su tela - cm 46,5 x 38,4 - collezione privata
A un anno di distanza dalla mostra dedicata ad Antonio Fontanesi, la Fondazione Accorsi – Ometto ospita nelle sale del Museo una rassegna monografica intitolata ad Alberto Pasini. La mostra, curata dal professore Giuseppe Luigi Marini e realizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, rappresenta il secondo appuntamento con gli “omaggi” alla pittura dell’800 e affronta il periodo orientalista del pittore, nato a Busseto (Parma) il 3 settembre 1826 e morto a Cavoretto il 15 dicembre 1899. Accanto a una sessantina di opere, per lo più di collezionisti privati, sarà esposta per la prima volta una serie di fotografie e di disegni, appartenenti ai discendenti del grande artista.
Alberto Pasini, Fuori le mura (1872)
olio su tela - cm 46 x 38,5 - collezione privata
courtesy Galleria Berman, Torino
Esistono numerose analogie tra Fontanesi e Pasini: entrambi attivi nel XIX secolo, nacquero in Emilia da famiglie economicamente disagiate, a distanza di quasi un decennio l’uno dall’altro; dopo essersi formati rispettivamente all'accademia di Reggio e di Parma, accorsero come volontari alla prima guerra di indipendenza. A Torino esposero alla Promotrice e si stabilirono definitivamente, diventando piemontesi d’adozione: Fontanesi, per via della sua attività didattica presso l’Accademia Albertina; Pasini, anche per via delle sue frequentazioni con artisti pedemontani e della speciale amicizia con il collega Carlo Felice Biscarra, suo grande ammiratore.
Alberto Pasini, Cavalli all’abbeverata
olio su tela -  cm 41,5 x 32 - collezione privata
courtesy Galleria Berman, Torino
Alberto Pasini, a livello internazionale, è assai più noto di Antonio Fontanesi: le opere del bussetano sono infatti presenti in ben trentasette istituzioni museali del mondo. Pasini, che nella prima giovinezza fu un abile litografo, si trasferì a Parigi nel 1851, dove cominciò a trarre ispirazione nei suoi paesaggi dalle novità
della scuola di Barbizon. Nel 1855, riuscì ad aggregarsi alla missione diplomatica Bourée presso lo scià di Persia, compiendo un lungo viaggio nel favoloso «Oriente». Al suo ritorno a Parigi, dopo due anni, sanzionò il proprio addio alla litografia con una splendida serie di dodici vedute.
Alberto Pasini, Mercato orientale (1870)
olio su tela – cm 55,2 x 45,2 – collezione privata
L’orientalismo di Pasini basato su luoghi visti e vissuti dal vero, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi che ricorrevano a convenzionali fantasie, acquistò rapidamente una larga notorietà, assecondata dall’abile professionalità del proprio mercante, il celebre Adolphe Goupil. Non fu che una prima esperienza, ribadita in successivi viaggi in Egitto, Sinai, Palestina, Libano e Siria  durante il 1859, a Costantinopoli nel 1867 e di nuovo nel 1869. Fu proprio al secondo ritorno da Istanbul che, a Torino, Pasini trattò l’acquisto della casa di Cavoretto, che gli tornò comodo rifugio, l’anno successivo, per sfuggire al conflitto franco-prussiano e si rivelò logisticamente «strategica» per i suoi interessi parigini.
Alberto Pasini, Cavalleggero e mercante di tappeti
olio su tela – cm 25 x 20,2
FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO - Collezione Enrico, Villa Fleccchia, Magnano
Dopo un’ultima volta a Istanbul e in Turchia nel 1873 e un successivo viaggio iniziato nel 1876, ma interrotto a Vienna, per via delle notizie sui fatti di Salonicco, Pasini rientrò in Italia, facendo tappa a Venezia: qui egli scoprì una preziosa alternativa – per colori, forme e luci – con l’amatissimo Oriente. Lo stesso accadde durante i due viaggi in Spagna – nel 1879 e nel 1883 – in compagnia del famoso orientalista Gérôme: a Cordoba e a Granada infatti il pittore rimase folgorato dalle fascinose atmosfere moresche degli edifici storici delle due città iberiche che determinarono un suo rinnovato campo di azione.
Alberto Pasini, Venezia, canale San Trovaso
olio su tela – cm 35,5 x 27,4 – collezione privata
Se i Salon parigini decretarono la sua fama internazionale di sommo pittore orientalista, in realtà fu Torino che, un anno prima della morte, gli rese il più importante omaggio-riconoscimento, presentando all’Esposizione Nazionale del 1898, ben 193 studi dal vero che costituivano la personale collezione, conservata nell’atelier della villa di Cavoretto.

L’Oriente di Alberto Pasini
A cura di Giuseppe Luigi Marini
7 febbraio – 29 giugno 2104
Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto
Via Po 55 - 10124 Torino
Orario: da martedì a venerdì 10 – 13; 14 – 18; sabato e domenica 10 – 13; 14 – 19; lunedì chiuso.
Tel. 011.837.688 int. 3; www.fondazioneaccorsi-ometto.it