giovedì 20 maggio 2021

SCIENZE IN CITTÀ

La Sezione Didattica del Museo Regionale di Scienze Naturali organizza, dal 23 maggio al 25 luglio, una serie di incontri gratuiti, rivoltI sia ad un pubblico generico che alle famiglie con bambini, su diverse tematiche: dalla botanica alla zoologia, alla geologia:

UNO SCIENZIATO A SPASSO PER TORINO
domenica 23 maggio e domenica 13 giugno 2021 - ore 15.00,  presso le Porte  Palatine, Torino.
Rivolto a pubblico generico e  famiglie con bambini dai 6 anni in su.
Percorso a tappe in cui i partecipanti dovranno di volta in volta scoprire i misteri che caratterizzano i monumenti significativi di Torino, a partire dalla scoperta dei materiali con cui sono stati realizzati, per riflettere sulla fragilità del nostro patrimonio culturale.


ELOGIO DELLE ERBACCE
sabato 29 maggio 2021 - ore 15.00,  presso i giardini di piazza Cavour, Torino.
Rivolto a pubblico generico.
Passeggiata che, traendo spunto dal titolo del libro di Richard Mabey in cui vengono rivalutate le virtù di specie vegetali che spesso consideriamo invasive e dannose, ci fa conoscere le "erbacce" che crescono in città quasi senza farsi notare.


TUTTI PRONTI A SCATTARE! PASSEGGIATA FOTOGRAFICA
sabato 12 giugno 2021 - ore 9.30, presso il monumento a Amedeo di Savoia (Parco del Valentino), Torino.
Rivolto a famiglie con bambini.
Ogni bambino si trasformerà in un fotografo a caccia delle immagini più artistiche, dopo una breve introduzione su alcune regole di base e qualche segreto per scattare delle belle foto con un semplice smartphone.


LA GEOMETRIA DELLE PIANTE
sabato 26 giugno 2021 - ore 9.30, presso il Parco Carrara (La Pellerina), Cascina Marchesa lato corso Regina Margherita, Torino.
Rivolto a famiglie con bambini.
Attraverso l’osservazione della natura si giocherà a riconoscere diverse forme geometriche in foglie o alberi per poi consentire a ciascun partecipante di dare vita alla propria opera d'arte partendo da quanto osservato.


ALLA RICERCA DELLE ROCCE IN CITTÀ
domenica 27 giugno e domenica 25 luglio 2021 - ore 9.30, presso l'ingresso della stazione di Torino Porta Nuova, lato corso Vittorio Emanuele II.
Rivolto a pubblico generico.
Partendo dalla stazione di Porta Nuova, utilizzando l'app “TOURinSTONE”, si potrà arrivare al Duomo di Torino, passando per via Roma e piazza San Carlo, allo scopo di ritrovare le rocce delle nostre Alpi (e non solo) nella architettura della città.

 

Prenotazione è obbligatoria compilando il modulo al link:  http://bit.ly/scienzeincittà, almeno due giorni prima dell’attività. Posti limitati nel rispetto delle norme anti-covid.

VITTORIO SGARBI CONCEDE LA SUA MIMÌ

Lionello Balestrieri
Mimì...Mimì... (La morte di Mimì)
1898, collezione privata

Il dipinto di Lionello Balestrieri, La morte di Mimì (1898), sfortunata protagonista della "Bohème" di Giacomo Puccini, approda alla mostra VEDERE LA MUSICA. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie, fino al 4 luglio a Rovigo - Palazzo Roverella, grazie al prestito concesso dal critico Vittorio Sgarbi, appassionato collezionista dell'autore.
Paolo Bolpagni, curatore dell'esposizione, racconta di come, del tutto inopinatamente, sia venuto a scoprire che l’opera, che ben conosceva ma della quale non era riuscito a individuare l’attuale collocazione, gli sia apparsa nella trasmissione televisiva "Porta a porta". In una serata nella quale a essere ospite di Bruno Vespo era Vittorio Sgarbi, in collegamento. Il celebre critico aveva alle spalle il dipinto che Bolpagni cercava da tempo. "Per me è stata un’emozione fortissima - racconta Bolpagni - e la conclusione di una lunga caccia al tesoro".

Lionello Balestrieri, senese di origine, si formò nelle Accademie di Roma e poi di Napoli, dove fu l’allievo preferito di Domenico Morelli.
Nel 1897 si trasferì a Parigi ed espose al Salon l’opera In attesa della gloria, in cui ritrasse se stesso e l’amico poeta Giuseppe Vannicola, mentre, l’anno seguente, presentò La morte di Mimì. L’attenzione dell’artista toscano per la musica è confermata anche dall’opera dedicata a Chopin e da dipinti ispirati alle opere di Richard Wagner, che saranno anch’essi in mostra a Rovigo.
"Lionello Balestieri - chiosa Bolpagni - fu amico di Giacomo Puccini, che possedeva alcune sue opere e che nel 1903 gli donò una propria fotografia con una bella dedica: ‘Al grande artista del sentimento Lionello Balestrieri con ammirazione ed amicizia Giacomo Puccini’. Niente male...".

lunedì 17 maggio 2021

SUI SENTIERI DELLE SCIENZE NATURALI 2021

Prosegue il ciclo di incontri online dedicato alle scienze naturali e alla salvaguardia ambientale, a cura del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Il progetto, nell'ambito delle Giornate Mondiali della Natura, delle Foreste, della Meteorologia, della Terra, delle Api e della Biodiversità, offre al pubblico occasioni di dialogo con esperti del settore, docenti, professionisti.
Giovedì 20 maggio 2021 alle ore 19, Giornata mondiale  delle Api, Paolo Fontana (Presidente di WBA - World Biodiversity Association), terrà una video conferenza dal titolo "Apicoltura e biodiversità", dedicato al ruolo fondamentale dell'ape da miele (Apis mellifera) nel mantenimento della biodiversità vegetale.

L'ape da miele (Apis mellifera), diffusa in gran parte d'Europa, Africa e nel Vicino Oriente, nel corso dell'evoluzione si è suddivisa in circa 30 sottospecie. Allevata dall'uomo da diverse migliaia di anni, non è un animale addomesticato e conserva, anche quando gestito dall'uomo, sia il comportamento che il ruolo ecologico delle colonie della stessa specie in natura. Poiché in genere sono concentrate in grande numero in aree ristrette, potrebbero entrare in competizione con gli altri impollinatori selvatici. Per questo è dovere di tutti proteggerle, sebbene anche gli apicoltori debbano adottare modalità di allevamento sempre più ecosostenibili

Incontri gratuiti online (su Google Meet)
A cura della Sezione Didattica del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino
Prenotazione obbligatoria - compilare il modulo al link: http://bit.ly/suisentieridellescienze
Info: Tel. +39 011 4326307 | e-mail didattica.mrsn@regione.piemonte.it
www.mrsntorino.it

mercoledì 12 maggio 2021

RAVENNA CELEBRA DANTE

Giotto di Bondone (1267?-1337)
Polittico di Badia, 1295-1297
tempera e oro su tavola, 137.5x345 cm
Firenze, Gallerie degli Uffizi - Galleria delle Statue e delle Pitture
Il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR - Museo d’Arte della Città di Ravenna, in occasione del VII centenario della morte di Dante, fino al 4 luglio 2021 presentano la mostra DANTE. GLI OCCHI E LA MENTE. Le Arti al tempo dell’esilio presso la Chiesa di San Romualdo.
Nell’affrontare la figura di Dante molti hanno notato la capacità del poeta di pensare direttamente per immagini, soprattutto nella Commedia. Egli era nato e vissuto a Firenze, città che dalla metà del XIII secolo in avanti aveva vissuto una notevolissima fioritura artistica, culminata con l’esperienza di Cimabue (in mostra la celebre Madonna di Castelfiorentino) e poi da quella sorprendente dell’allievo Giotto, di cui Dante dovette conoscere le opere, come attesta il canto XI, 94 del Purgatorio.

Maestro della Croce n. 434 (Firenze, ca. 1230-1250)
San Francesco riceve le stigmate, tavola, 81x51 cm
Firenze, Gallerie degli Uffizi - Galleria delle Statue e delle Pitture

Nella dimensione universale e italiana del milieu fiorentino si colloca la sua ricerca di una lingua, il "volgare illustre", di portata peninsulare. Anche la traumatica esperienza dell’esilio, iniziato nel 1302,  arricchirà il suo "vasto patrimonio di immagini". Un percorso assai travagliato che l'esposizione, curata da Massimo Medica (Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), ripercorre seguendone le principali tappe - Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa - fino a giungere all’ultimo approdo a Ravenna, dove il poeta si spense settecento anni fa.
Proprio tra il XIII e il XIV secolo l’arte italiana è connotata da profonde mutazioni e novità, a partire dalla stessa Firenze, con i due protagonisti Cimabue e Giotto, a cui viene dedicata la sezione iniziale. Varie suppellettili e preziosi dipinti introducono poi alla vita della corte pontificia di Roma, città che Dante ebbe occasione di visitare nel 1300 e nel 1301, prima di ricevere la notizia della sua condanna e del definitivo esilio da Firenze.

Vanni di Baldolo
Liber indulgentie ordinis fratrum predicatorum de Perusio, 1343
298x202 mm
Perugia, Biblioteca comunale Augusta di Perugia

Il peregrinare di Dante lo porterà dapprima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri. A Padova giunse intorno al 1304, quando Giotto stava ultimando la decorazione della cappella commissionatagli da Enrico Scrovegni, la cui novità iconografica è documentata in mostra dal preziosissimo Offiziolo (1305-1309) appartenuto al poeta amico di Dante, Francesco da Barberino, con immagini di chiara ispirazione dantesca.
Preziosi manoscritti miniati del tardo Duecento e del primo Trecento segnano il passaggio da Bologna (1304-1306), dove probabilmente fra il 1286 e il 1287 il Sommo Poeta frequentò l'antica Università. Seguono i soggiorni nella Marca Trevigiana, nella Lunigiana dei Malaspina, nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di vedere le opere eseguite da Nicola Pisano per la cattedrale. Un’apposita sezione presenta varie documentazioni legate all’Imperatore Arrigo VII - nel quale l'Alighieri ripose la speranza e il sogno di una restaurazione imperiale -, morto prematuramente il 24 agosto del 1313. Alla solenne cerimonia funebre nel Duomo di Pisa presenziò probabilmente anche l'Alighieri, che ebbe così occasione di ammirare alcuni dei capolavori assoluti realizzati da Nicola e da Giovanni Pisano.

Giuliano di Martino da Rimini (not. 1307-1323)
Trittico con l'incoronazione della Vergine, Angeli, Santi e scene della Passione di Cristo, 1315-1320 ca.
tempera e oro su tavola, 190.5 x 205.5 cm
Rimini, Fondazione Cassa di Risparmio, in deposito al Museo della Città "Luigi Tonini"

Dante giunse a Ravenna intorno al 1319, dove da poco si era insediato Guido Novello da Polenta, promotore della cultura di corte e di imprese artistiche.
Ai pittori Giovanni e Giuliano da Rimini viene riservato ampio spazio nella sezione finale, intervallata da testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, città lagunare teatro dell’ultima impresa diplomatica svolta dal poeta fiorentino per conto del da Polenta, che gli costò la morte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Venne sepolto in una piccola cappella addossata al muro del convento di San Francesco, che anticamente era detta della Madonna per via forse di una antica immagine scolpita con la Madonna in trono col Bambino, che sormontava il modesto sarcofago, identificabile con quella oggi conservata al Museo del Louvre, proveniente infatti da Ravenna. Si tratta di un indiscusso capolavoro realizzato in marmo, databile tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, che ritorna per l’occasione nella città di origine, pertinente alla tradizione bizantina, rivisitata tuttavia secondo una sensibilità già tutta occidentale e gotica.

DANTE. GLI OCCHI E LA MENTE
Le Arti al tempo dell’esilio
Fino al 4 luglio 2021
Chiesa di San Romualdo
Via Baccarini 7 -  Ravenna
Orario: 10-19 dal martedì alla domenica, lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima)

martedì 11 maggio 2021

INFORMALE MA NON TROPPO

Gian Giorgio Massara

Si è appena conclusa, presso il museo Carlo Bilotti a Villa Borghese (Roma) la mostra CRUOR organizzata per Renata Rampazzi; curatore Claudio Strinati, autore di un lungo e meditato saggio. Gli altri testi sono firmati da Dacia Maraini che vede il "sangue simbolico stillare dai cieli" e da M. Vittoria Marini Clarelli che considera l'installazione dedicata alla violenza sulle donne destinata a "sfociare nella desolazione".
Ricordiamo Renata adolescente; la sua iniziale formazione s'identifica con il Liceo Artistico di Torino e la scuola di Riccardo Chicco. Solo successivamente frequenta l'Accademia fondata da Kokoschka per quindi avvicinarsi al gruppo CO.BR.A. L'artista vive a Roma, qui trasferitasi con il marito, il regista Giorgio Treves. 1977 è l'anno in cui la Rampazzi espone per la prima volta opere pervase da Ferite (Milano, galleria Vismara), tema che non abbandonerà più legando tale soggetto alle Lacerazioni: un urlo che poco a poco "diventa lamento".
Presente nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, legata con la propria produzione artistica a registi quali Luchino Visconti e Mario Martone, Renata Rampazzi realizza oggi una mostra-denuncia, soffermandosi - nei dipinti quanto nelle installazioni - in modo insistente su situazioni pittoriche collegate per analogia, sì da accompagnare il visitatore della mostra verso sentimenti antichi di "condivisione e compassione".
Su spazi cromaticamente uniformi, spiccano i segni-messaggio di Renata: complesse zone rosse percorse da linee scure come se si trattasse di sangue raggrumato, ferite ancora aperte, - nel fisico ma ancor più nello spirito - gocce impietose che approdano a tragedie senza fine. Talvolta il nero oppure il verde scurissimo si pongono a latere della composizione principale, in foggia di quinta ideale, sì da impedire al ricordo di svanire.
Anche in opere quali Rosso, le ferite sono presenti, denuncia che non si placherà sino a che il "maschio" non comprenderà che la donna non è un possesso e che la violenza non è accettabile. Mai. Neppure quando il desiderio di un corpo prende il sopravvento e i sogni - tutto d'un tratto - svaniscono.
Una mostra che invita alla riflessione, una sequenza di dipinti che trovano tuttavia il modo di essere poetici in alcuni studi preparatori: qui i grigi, che in altri casi significherebbero malinconia, si contrappongono ai rossi rendendo così "la ferita" meno cruenta.