mercoledì 4 novembre 2026

VERSO IL SOL LEVANTE

Scuola di Yokohama
Enami Nobukuni (1859–1929)
Scuola di Yokohama
Ieyasus Mizuya at Nikko
(L'Omizuya di Ieyasu a Nikko)

1880 ca.
stampa albuminata acquerellata
Foto Archivio Nello Taietti
In occasione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, la Fondazione Luciana Matalon presenta VERSO IL SOL LEVANTE. Da Venezia al Giappone: la campagna oceanica della Vettor Pisani nei diari di Luchino Dal Verme.
Al centro del progetto è la figura di Luchino Dal Verme (1838–1911), ufficiale di Stato Maggiore, uomo di cultura e precettore del Principe Tommaso di Savoia, Duca di Genova, che partecipò alla lunga campagna della Real Corvetta Vettor Pisani come osservatore attento e interprete sensibile di un mondo allora lontanissimo dall’Europa.
Manuale educativo di uso scolastico
Taihei Kojozoroe
Manuale educativo di uso scolastico
Periodo Edo, 1815
Libro stampato a blocchi di legno su carta
Archivio Nello Taietti
La sua esperienza, iniziata il 31 marzo 1879, quando la Vettor Pisani lasciò Venezia, diventa oggi il filo conduttore di un racconto che attraversa mari, continenti e civiltà. Ma soprattutto diventa la testimonianza dell’incontro tra l’Italia del giovane Regno e un Giappone sospeso fra la forza della propria tradizione e l'impeto della trasformazione inaugurata dall’epoca Meiji.
La rotta della Vettor Pisani si dispiega attraverso il Mediterraneo, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, fino alle coste dell’Estremo Oriente. Nagasaki, Yokohama, Kobe sono alcune delle tappe di una navigazione che non fu soltanto militare e diplomatica, ma anche umana, culturale e conoscitiva.
Venditore ambulante
Scuola di Yokohama
Street seller
(Venditore ambulante)

1885-95
stampa all'albumina d'epoca acquerellata
Foto Archivio Nello Taietti
A bordo della corvetta, Dal Verme osserva, annota, interroga la realtà che incontra. Il suo sguardo registra paesaggi, usanze, architetture, opere d’arte, rituali e persone, restituendo il senso di meraviglia e, talvolta, di spaesamento che accompagna ogni autentico incontro con l’alterità.
Tra gli episodi più significativi della missione vi è l’incontro del 7 gennaio 1881, quando l’Imperatore Meiji Mutsuhito salì personalmente a bordo della Vettor Pisani, a Yokohama, per partecipare al pranzo ufficiale in onore del Duca di Genova, un momento di dialogo tra i due Paesi dal forte valore simbolico.
La Vettor Pisani
La Vettor Pisani
Foto Archivio Nello Taietti
Il cuore della mostra è Giappone e Siberia, il volume pubblicato da Luchino dal Verme nel 1882 al termine della campagna e del successivo viaggio di ritorno attraverso la Siberia.
Il libro è molto più di un diario di bordo. Nelle sue pagine, la descrizione dei luoghi si accompagna alla riflessione sulle società incontrate, sulle loro forme artistiche, sui costumi, sulla vita quotidiana e sui profondi cambiamenti che stavano attraversando l’Asia.
È proprio questa voce a costituire il centro ideale del percorso espositivo tra materiali cartografici, lettere, diari, note autografe e corrispondenze ducali, a cui si affiancano 25 rare fotografie originali dell’epoca Meiji, provenienti dall’archivio di Nello Taietti, insieme a circa 80 fotografie legate al viaggio, gentilmente concesse dall’archivio fotografico della famiglia Dal Verme, vere e proprie soglie su un Giappone colto in uno dei momenti più significativi della propria trasformazione.
L'itinerario della Vettor Pisani
L'itinerario di viaggio della Vettor Pisani verso l'Estremo Oriente

Completa l'esposizione il seguente calendario di incontri:

Giovedì 5 novembre 2026, ore 18.00
Inaugurazione della mostra accompagnata dalla lettura scenica di brani tratti da Giappone e Siberia di Luchino dal Verme,

Sabato 14 novembre 2026 ore 16
Concerto di musica da camera a cura di Notturno Musica,
Ingresso a pagamento e su prenotazione tramite mail fineart@fondazionematalon.org

Giovedì 19 novembre 2026 ore 18
Presentazione del libro Giappone. Taccuini dal mondo fluttuante di Stefano Faravelli con Alberto Moro.


Luchino dal Verme

VERSO IL SOL LEVANTE
Da Venezia al Giappone: la campagna oceanica della Vettor Pisani nei diari di Luchino dal Verme
5 novembre – 5 dicembre 2026
Fondazione Luciana Matalon
Foro Buonaparte 67, Milano
Ingresso libero
Orari di apertura mostra
Da martedì a sabato, 10–13 e 14–19
Per Informazioni
t, 02878781
fineart@fondazionematalon.org 



domenica 11 ottobre 2026

COLORI. IL SEGNO E LA SCRITTURA

Inaugura sabato 17 ottobre alla Fondazione Istituto delle Rosine , COLORI. IL SEGNO E LA SCRITTURA, mostra personale dell’artista Caterina Cucco, a cura di Angelo Mistrangelo e Clizia Orlando, 
Nella Sala Volte del cinquecentesco palazzo in via Plana a Torino, sarà esposta una selezione di opere pittoriche con tema i fiori in tutte le declinazioni cromatiche. La rassegna costituisce una nuova occasione per cogliere l’essenza della pittura di Caterina Cucco, nel clima incantato di una scrittura per immagini.
Sensibile al valore del colore e della luce, l’autrice astigiana esprime il senso di meraviglia, la volontà di prendere le distanze da tutto ciò che è ordinario. Nei suoi quadri introduce "[La] Favola alla quale cerco di dare forma di poesia e bellezza e che mi separa da tutto ciò che è quotidianità. Così - prosegue la Cucco -, continuo nel mio cammino, inventando nuovi fiori, nuovi volti dallo sguardo intenso, nuove forme, cerco di scrivere nelle mie opere le solitudini, i silenzi, i sogni, con la speranza di trasmettere delle sensazioni, di fissare delle vertigini e interiori emozioni".

In questa visione d’insieme, si avverte, suggerisce Angelo Mistrangelo, "la dimensione espressiva di una pittrice sempre attenta al valore delle immagini, al colore materico e alla profondità delle proprie e sensibili emozioni". 
"Una sensibilità tutta al femminile - aggiunge Clizia Orlando - tradotta in accattivanti architetture ed epifanie cromatiche. Le pennellate non si limitano a campire la superficie ma stratificandosi costruiscono rilievi sui quali la luce viene catturata e restituita con vibrante intensità".
Forte di un percorso cinquantennale, Cucco vanta un ampio panorama di mostre personali, collettive, presenze alle rassegne d’arte a carattere internazionale e locale, recentemente presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (2019, con il patrocinio della Regione Piemonte e Città di Torino), e alla Galleria Fogliato nel 2023.

COLORI. IL SEGNO E LA SCRITTURA
Mostra personale di Caterina Cucco 
Fino al 19 novembre 2026
Inaugurazione sabato 17 ottobre, alle 17.30

Fondazione Istituto delle Rosine
Via Plana, 8/C - Torino
Orario: dal lunedì al sabato 15 - 18
Info: info@lerosine.it, caterinacucco@gmail.com

sabato 19 settembre 2026

FRANCESCO CASORATI

La rana rossa
LA RANA ROSSA
2012
Dopo le tappe estive di Vigone e Torre Pellice (4 luglio – 13 settembre 2026), approda alla Fondazione Giorgio Amendola di Torino, la mostra FRANCESCO CASORATI. Una passione razional-geometrica incantata, a cura di Francesco Poli e Luca Motto.
Il titolo riprende uno scritto di Italo Calvino del 1962 che presentava Casorati insieme a Nino Aimone e Mauro Chessa alla mostra collettiva Tre giovani pittori torinesi, presso la Galleria Partenope a Roma.
Francesco Casorati (1934-2013) si è imposto nel secondo dopoguerra distaccandosi dal classicismo paterno per sviluppare un linguaggio bidimensionale, dominato da un rigoroso equilibrio compositivo. Il risultato è un microcosmo formale e intellettuale, pervaso da una sottile ironia e da una profonda sospensione fiabesca schematizzata in elementi come uccelli, navi e labirinti in forme pure e campiture nette, evitando accuratamente sia il realismo sia l'astrazione totale,
La torre di Babele
LA TORRE DI BABELE
1952
La Fondazione Amendola  espone, fino al 10 ottobre, una selezione di lavori storici e più recenti già presentati a Vigone e a Torre Pellice, luoghi votati all’arte contemporanea, con nomi eccellenti quali Gastini, Zorio, Ruggeri, Griffa, Maraniello, Mainolfi, Carol Rama e, in riferimento al comune valdese, grazie al visionario progetto delle Mostre d’arte proposto fin dal 1949 dall’artista e critico Filippo Scroppo con presenze come Morandi, De Chirico, Sironi, Guttuso, Burri, e gli stranieri Braque, Chagall, Picasso, Mirò, Giacometti, Jorn, Mathieu, Hartung, Wols, Rauschenberg e Kounellis.
Casorati espone regolarmente a Torre Pellice dal 1954 al 1963, partecipa nel 1963 e 1969, al Premio Nazionale del Disegno indetto dalla municipalità, ed è presente con una personale nel 1980 a cura di Pino Mantovani.
La nave imbrigliata
LA NAVE IMBRIGLIATA
1993
Il legame con la città di Vigone risale invece al 2005, quando per gli “Amici della Biblioteca Luisia” realizza Marchingegno per pesare una nave, acquaforte su matrice di zinco, tipicamente fiabesca, raffigurante una nave sospesa su un paesaggio urbano ancorata a fili, carrucole e contrappesi.
Infine, il legame personale di Casorati con la Fondazione Amendola di Torino risale alla collettiva del 2008 Pittura dipinta, insieme ai compagni di ricerche:  Aimone, Campagnoli, Soffiantino e Tabusso, affiancati da autori di una generazione più giovane. Seguirà nel 2022 L'impronta del Maestro, rassegna incentrata sul legame con Felice Casorati (il
Maestro torinese per antonomasia) di quattro artisti: Francesco Casorati, Nino Aimone, Francesco Tabusso e Marcolino Gandini. Nel dicembre 2025 la mostra itinerante Speranze e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945, vede nuovamente coinvolte la Fondazione torinese e il comune di Torre Pellice.
Lampare
LAMPARE
1956
Innamoratosi della pittura grazie ai genitori Felice Casorati e Daphne Maugham, Francesco espone in numerose mostre nazionali ed estere, fra cui l’Esposizione della giovane pittura italiana a Vienna, Mosca e Praga (1957), la XXXI Biennale di Venezia (1962) e la IX Quadriennale di Roma (1966).
Parallelamente all’attività pittorica, si è dedicato all’insegnamento al Liceo artistico di Torino e all’Accademia Albertina.

FRANCESCO CASORATI
Una passione razional-geometrica incantata
17 settembre – 10 ottobre 2026
Fondazione Giorgio Amendola
via Tollegno, 52 - Torino
Orario: dal lunedì al venerdì 9,30 – 12,30 e 15,30 – 19; sabato 9,30 – 12,30
Info: 011 2482970

giovedì 17 settembre 2026

XXXIII EDIZIONE ARTISSIMA



RICCARDO DE MARCHI, Biblioteca di Babele omaggio a J. L. Borges, 2020-2021 Plexiglass and stainless steel mirror 90x100x96 cm Courtesy A arte Invernizzi, Milano Photo: Primastudio, Udine
Artissima Internazionale d’Arte Contemporanea di Torino, unica fiera in Italia esclusivamente dedicata all'arte contemporanea, presenta la sua trentatreesima edizione: un appuntamento che coincide con il quinto anno della direzione di Luigi Fassi e che invita a leggere le passate edizioni come un percorso curatoriale progressivo e coerente.
Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre 2026 gli spazi dell’Oval Torino accoglieranno le quattro sezioni principali della fiera – Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions – e le tre sezioni curate  Present Future, Back to the Future e Disegni.

L’edizione 2026 di Artissima vede complessivamente la partecipazione di 183 gallerie italiane e internazionali, di cui 66 presentano progetti monografici. L’offerta espositiva si distingue per la capacità delle gallerie di proporre concept inediti e sperimentali,
Progetto di residenza Moltitudini. Dettagli della visita di Laura Accerboni nello studio  dell’artista Tom Johnson. Foto © Giorgio Perottino/ Artissima
coinvolgendo sia giovani talenti sia artisti già affermati. Un’attitudine che aderisce perfettamente all’identità della fiera rivolta alle tendenze più innovative, confermandosi piattaforma di incontro intenso e accelerato con l’arte  contemporanea in tutte le sue forme, come viene esplicitato nel tema di questa edizione Fancy: A Flexible, Acrobatic Body.

Il tema nasce da un’immagine della filosofa Martha C. Nussbaum (1947, New York, Stati Uniti) per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato 
FRANCO MAZZUCCHELLI, 'Elica', Cortile of Academy of Brera, Milan, 1985 Photo by Giovanni Molino Courtesy of The Artist and ChertLüdde, Berlin
dalla fancy – la proiezione in avanti della fantasia – possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze, per avvicinarsi
alla pluralità di chi è altro da noi. Artissima incarna questo esercizio acrobatico dell’immaginazione, orientato verso possibilità ancora invisibili: la fiera è un incontro fisico, intenso e accelerato con le opere d’arte che ci 
allena a ripensare il modo in cui vediamo, abitiamo e condividiamo il presente.

venerdì 11 settembre 2026

34ª EDIZIONE DELLA BIAF

Palazzo Corsini

La 34ª edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF), in programma a Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, sotto la direzione del nuovo Segretario Generale Bruno Botticelli, oltre a confermare la propria identità d'eccellenza, grazie alla presenza di circa ottanta mercanti d'arte di altissimo profilo - dalle storiche gallerie di Milano, Roma, Firenze, Bologna, Napoli e del Veneto alle firme prestigiose di Londra, Parigi, Monaco, Ginevra, Lugano e Palm Beach - consolida una profonda integrazione con il tessuto culturale e urbano della città.

Studio per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze
L’obiettivo è trasformare i giorni della Biennale in una vera e propria “Settimana dell’arte antica e moderna italiana” – sul modello delle grandi week internazionali come Art Basel o la Design Week di Milano – capace di attrarre esperti, ben 63, che formano il Vetting della manifestazione, in sinergia con le principali istituzioni e realtà del territorio. 
Fra gli eventi collaterali, BIAF si arricchisce quest'anno della eccezionale esposizione nel Salone del Trono di Palazzo Corsini del disegno di Michelangelo - il primo Studio per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze -, custodito a Casa Buonarroti. 

Apollo del Belvedere
Un altro “ospite illustre” sarà l’Apollo del Belvedere, bronzo di Pier Jacopo Alari Bonacolsi, datato 1498-1502 circa, proveniente dalla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia. 
Tra gli eventi di rilievo: la mostra al Museo delle Pietre Dure di Firenze Jacopo Sansovino, i materiali poveri, un capolavoro veneziano, le incisioni di Dürer e Parmigianino a Palazzo Medici Riccardi e, sul fronte contemporaneo, la personale di Victor Man al Museo Novecento. Da segnalare, inoltre, un fitto programma di talk e conferenze a riprova del contesto plurale della manifestazione.
Per informazioni: www.biaf.it

sabato 22 agosto 2026

LA ITALA PALOMBELLA ALLA REGGIA DI MONZA

Itala 35/45 HP Palombella (1909)

Da giovedì 3 settembre 2026, in occasione dell’evento conclusivo della Louis Vuitton Dolomites Classic Run (1-4 settembre 2026) - la Itala 35/45 HP Palombella del 1909, appartenuta alla Regina Margherita di Savoia, oggi in collezione MAUTO - sarà esposta nella Corte d’onore della Villa Reale di Monza per essere poi trasferita nella Sala Conferenze prossima al Teatro di Corte della Reggia di Monza, dove resterà visibile fino al 20 settembre 2026.
Louis Vuitton Dolomites Classic Run è una competizione di regolarità, in cui 25 prestigiose automobili classiche gareggiano lungo un percorso di circa 600 chilometri dalla Riviera del Brenta, passando per le Dolomiti, arrivando fino in Lombardia, dove avranno luogo la sfilata nell'Autodromo Nazionale di Monza presso la Reggia, in occasione dell'apertura del Gran Premio d'Italia di Formula 1TM, e la premiazione finale al Castello Sforzesco di Milano.
La Fabbrica Automobili Itala è stata una delle più gloriose industrie automobilistiche torinesi e italiane che, specie dalla fondazione nel 1904 allo scoppio della Prima guerra mondiale, ha vantato una produzione automobilistica e industriale assai variegata, tale da insidiare la posizione di supremazia della Fiat, di cui è stata per molti anni l’unica vera concorrente sul mercato e sui campi di gara.
Carlo Biscaretti dovette faticare per rintracciare l'Itala 35/45 HP, battezzata “Palombella” da Margherita di Savoia - tra le prime donne al mondo a guidare e possedere un’automobile -, in quanto nel 1925 venne donata dalla Regina alla propria parrocchia di San Camillo a Roma, perché la mettesse in palio in una lotteria a beneficio della chiesa. Fu vinta dall’ingegner Ressmann, che solo nel 1934 la vendette al Museo a un prezzo «incredibilmente modesto, al solo scopo di liberare il garage».

mercoledì 3 giugno 2026

WALTER ACCIGLIARO

Meditazione nel tempio spirituale
Meditazione nel tempio spirituale
2025
Fino al 13 giugno 2026 è allestita nella palazzina ottocentesca del Circolo degli Artisti ai Giardini Reali inferiori di corso San Maurizio, a Torino la mostra personale di WALTER ACCIGLIARO (Alba, 1950).
L’esposizione è la penultima prima della chiusura estiva. Non un'antologica, ma piuttosto una raccolta di opere a tecnica mista dagli anni Ottanta ad oggi, oltre a due installazioni nell’infernotto al piano interrato (Fredda colonna con rostri, 2002 e Macchina misteriosa per catturare il vento, 2006).
Sextant, titolo della rassegna curata da Clizia Orlando, indica lo strumento astronomico usato per calcolare la posizione, un punto fermo nel lungo operato dell’artista. Accigliaro presenta una trentina di dipinti datati dal 1989 (Tavola delle emozioni preziose), al 2025 (Meditazione nel tempio spirituale), una sorta di “campionatura” del suo rigoroso metodo espressivo, articolato tra neo-informale “caldo” e “freddo”, elaborazione aniconica, allusione simbolica.
Tavola delle emozioni preziose
Tavola delle emozioni preziose
1989
Accigliaro è artista intellettuale. Frequenta il Primo Liceo Artistico e l’Accademia Albertina di Belle Arti, si forma nella Torino anni Settanta e Ottanta, di Ruggeri e di altri espressionisti astratti dai colori accesi.
Entra in contatto con Paolucci, Calandri, Saroni e Franco. Sergio Saroni è «il più imitato», Mario Calandri «il più eccentrico», Francesco Franco «il più rigoroso». A Torino impera l'Arte Povera, si assiste alle ultime fasi dell'informale storico, con le mostre organizzate da Michel Tapié. C’è poi la Torino «magica» di Tabusso alla quale Accigliaro non si è mai conformato. Non si può nemmeno ignorare la scuola di Soffiantino (evidenti i rimandi nel dipinto Un freddo madrigale dall’altro io, 1993); tutti «mostri sacri» dai quali non si lascia intimidire.
De algida aqua inversa
De algida aqua inversa
1994
Essenziali per la costruzione di un linguaggio aniconico originale si rivelano il dialogo, gli incontri con altri artisti. Matura una breve esperienza giornalistica e saggistica riservata allo studio della conservazione di opere d'arte. Si tratta di “scrivere un quadro”, di passare dal pensiero preliminare all'esecuzione vera e propria – di cui i titoli sono parte integrante –, di utilizzare tonalità fredde adatte alla propria sensibilità meditativa. 
Come nelle campiture di Rothko, anche in Accigliaro la bellezza consiste nella stratificazione di pennellate cangianti (l'argenteo Scura quintessenza dei codici infranti, 2012).
La sua pittura si esprime attraverso l’anima; insiste sul coinvolgimento emotivo più che sull’imitazione di mode passeggere. Immune dal «nomadismo culturale» promosso da Achille Bonito Oliva, la ricerca di Accigliaro – annota il critico Angelo Mistrangelo, citando Montale – si può assimilare alla «poetica del silenzio», qualcosa che sfugge e inquieta in un tempo trascendente, di sospensione spirituale.

WALTER ACCIGLIARO
Sextant

30 maggio -12 giugno 2026
Circolo degli Artisti 
Corso San Maurizio, 6 - 10124 Torino 
Orario: dal lunedì al sabato 15,30-19,30
Info: 011/8128718; info@circoloartistitorino.it
https://www.circoloartistitorino.it/

sabato 23 maggio 2026

LA SCULTURA MODERNA: MARIO GIANSONE

Gian Giorgio Massara
La donna della domenica
Mario Giansone (1915-1997) 
La donna della domenica
1956/57
Marmo rosa del Portogallo e onice
42 X 30 X 88h cm
Abbiamo frequentato lo studio di Mario Giansone (1915-1997) particolarmente negli anni in cui – per il Comune di Torino (1992) – ci occupavamo del volume “Cittadini di pietra”. Abbiamo così avuto modo di discorrere, evocare il passato – divenendo buoni amici – di parlare della genesi delle opere, di schizzi, da considerarsi quale preludio al gruppo scultoreo che impreziosisce l'atrio del palazzo RAI di via Cernaia a Torino.
Nel 2005 – con Mariolina Tibone – si è pubblicata la “Lezione di scultura: Mario Giansone”.
La pausa dì via Messina e oggi l’inaugurazione del Museo di Sant'Ambrogio (Torino, Valle di Susa) con circa trecento opere realizzate mediante l’utilizzo di materiali insoliti e innovativi, un’occasione per ammirare Ritratti, sculture motorizzate, il bellissimo aeroplano che s’è appena illuminato, gli arazzi "in negativo", i bronzi¹.
È sul minuscolo catalogo di presentazione che leggiamo: «La materia diventa poesia, emozione pura». Parallelamente alla manifestazione di Sant'Ambrogio è stata avviata una “chat” intitolata “Mario Giansone e le sue allieve” ideata per lo più da Giuseppina Lorefice, con il supporto del prof. Marco Basso. Una piccola associazione che vanta oggi una sessantina di signore iscritte.
Un pensiero ancora: il giorno cioè in cui Giansone ha donato a Mariolina Tibone un anello d’oro con incisa un’orchestra jazz.
Non possiamo concludere il ricordo di Mario senza dire ripetutamente “grazie” al dott. Giuseppe Floridia² che ha dedicato decenni della propria vita difendendo la produzione dello scultore e salvaguardandone la memoria.

1. Il Comitato scientifico è composto da: Presidente Marco Basso; membri: Guido Curto, Angelo Mistrangelo, Agnese Montanari, Luigi Ratclif, Elisabetta Tolosano.
2. Giuseppe Floridia è autore del volume “Giansone: Alla ricerca dell'armonia nascosta”. Una testimonianza tutta da leggere per scoprire un grande scultore.

martedì 12 maggio 2026

PREMIO NAZIONALE NATI PER LEGGERE


Il Premio nazionale Nati per Leggere è un riconoscimento alla migliore produzione editoriale per l’infanzia, ai più validi progetti bibliotecari per la promozione della lettura condivisa e al lavoro di pediatri che incentivano la lettura in famiglia.
Istituito nel 2009 dalla Regione Piemonte, il Premio è realizzato insieme con la Città di Torino, il Salone Internazionale del Libro, la Fondazione Circolo dei lettori, il Coordinamento nazionale Nati per Leggere e la rivista LiBeR. Sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha ricevuto una medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana.

Giovedì 14 maggio alle 16.45 il Salone Internazionale del Libro ospiterà in Sala Gialla la cerimonia di premiazione della XVII edizione, in cui verranno rivelati i vincitori delle quattro sezioni che compongono il Premio: Nascere con i libri, Crescere con i libri, Reti di libri e Pasquale Causa. La conduzione della cerimonia è affidata a Eros Miari e vedrà avvicendarsi ospiti, editori e naturalmente i vincitori.

Venerdì 15 maggio alle 10.30 in Sala Gialla è in programma un incontro speciale riservato ai bambini, alle scuole e ai nidi d’infanzia. Enrico Dusio, il Principe Giglio del celebre programma televisivo Melevisione, leggerà ad alta voce gli albi vincitori delle sezioni Nascere con i libri e Crescere con i libri.

Lunedì 18 maggio alle 15.30 in Sala Gialla si terrà un convegno dedicato alla lettura per la prima infanzia, moderato da Franco Fornaroli e realizzato in collaborazione con Associazione Culturale Pediatri (ACP).

giovedì 7 maggio 2026

XXXVIII SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Illustrazione di Gabriella Giandelli
Da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2026, con 147 mila mq espositivi, oltre 500 stand e 1250 marchi editoriali, 70 sale e 378 ore di laboratori, oltre 2.700 eventi al Lingotto e oltre 500 sul territorio con il Salone Off, il Salone Internazionale del Libro di Torino torna al Lingotto Fiere, sempre sotto la direzione di Annalena Benini.
Il tema della XXXVIII edizione sarà Il mondo salvato dai ragazzini, dal libro fondamentale di Elsa Morante pubblicato nel 1968, un’opera che contiene in sé molti libri e sfugge alle classificazioni. Un’avventura intensa e giocosa, per trovare nella letteratura, nell’arte, e nel presente, la gioia di conoscere e abitare il mondo. La terra non è ancora stata salvata, ma se c’è qualcuno che può farlo sono le ragazzine e i ragazzini. Dopo Vita immaginaria e Le parole tra noi leggere, questa edizione fa un salto e apre alla speranza per il domani. Dà spazio alla vitalità e alla possibilità di immaginare e creare, attraverso le parole e l’incontro, una realtà completamente nuova.

mercoledì 22 aprile 2026

SOIRÉE «FORA»

Gian Giorgio Massara


Da decenni collaboriamo con il Casino Luxembourg; il Forum d’art contemporain fondato trenta anni or sono ci ha consentito di parlare d’arte, di conoscere nuovi protagonisti, condividere eventi, mostre e rassegne.
Ora si susseguono momenti di incontro, scambi e celebrazioni, performances da GRAVE (il mondo degli audiovisivi) a Twin XXA (l’universo musicale); significativa la presenza dei giovani studenti della ANRT di Nancy.
Gli incontri promossi dal Casino evidenziano oggi la presenza di BIANCA BONDI incentrata sul progetto Notes on Weathering, manifestazione che ci consente di meglio conoscere l’artista nata in Sudafrica nel 1986.
Formatasi a Parigi, viene attratta dal mondo concettuale, dalle installazioni, dalla botanica, dalla chimica, dai processi di cristallizzazione del sale, dalla lavorazione della pietra e del legno.
Espone alla reggia di Rivoli, a Torino. a Roma (2024, Villa Medici) senza scordare le scienze occulte, il rapporto vita-morte; interessante la completa intervista firmata da Bianca D'Ippolito.
Nell'intimo processo di ricerca, Bianca Bondi “ritesse”, in modo intenso i legami con l’Italia.

FORA
Fino al 7 settembre 2026
Bianca Bondi
Notes on Weathering
Fino al 3 gennaio 2027
Casino Luxembourg – Forum d'art contemporain
41, rue Notre-Dame, L-2240 Luxembourg / 7, boulevard F. Roosevelt, L-2450 Luxembourg
Orario: Lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore 11 – 19; giovedì 11 – 21. Chiuso il martedì.
Ingresso gratuito 
Per informazioni: (+352) 22 50 45; info@casino-luxembourg.lu
https://casino-luxembourg.lu/fr

mercoledì 18 marzo 2026

LA FORMA E IL COLORE

Gian Giorgio Massara

Forma su fondo azzurro
Filippo Scroppo
Forma su fondo azzurro
1953
La Fondazione Giorgio Amendola (Torino, via Tollegno 52) ha organizzato presso la Galleria Civica di Torre Pellice una mostra che abbraccia il mondo torinese degli anni Quaranta sino agli albori degli anni Sessanta (fino al 18 aprile 2026). Mostra accompagnata dall'elegante catalogo a cura di Luca Motto (Speranze e Fermenti, Ed. Rinnovamento) perfetto, condotto con sapienza, frutto certo di una complessa ricerca nell'intento di immedesimarsi nel mondo dell'arte torinese. 34 sono le immagini a colori per un volume che comprende scritti di Prospero Cerabona, Maurizia Allisio e che pubblica in copertina l’opera di Filippo Scroppo Forma su fondo azzurro datata 1953 (particolare).
Per chi si è laureato nel 1953 ed è prossimo a compiere i novantacinque anni sfogliare il catalogo significa rivivere - non senza emozione - mostre e presenze, rivedere volti e personaggi per lo più legati al torinese palazzo di via Accademia Albertina.
Così è per scultori, pittori, incisori, critici d’arte.
MAC
Albino Galvano
MAC
1954

Olio su tela
60 x 40 cm
Ecco comparire il primitivo gruppo di allievi di Felice Casorati - ancora nostro Presidente - “capeggiati” da Nella Marchesini, gli scritti raffinati di Piero Bargis e Renzo Guasco, la presenza dell’amico Albino Galvano che volentieri narrava momenti della propria vita, Ninetto Ciaffi, Mattia Moreni destinato a lasciare a Torino fuggevoli segni, Riccardo Chicco al quale abbiamo dedicato un paio di mostre - con Mariolina Tibone - “sul filo della fantasia”, Gariazzo, Sicbaldi che viveva e lavorava in riva al fiume, Adriano Alloati sensibile nel modellare, un giovane Nex; e ancora Terracini, Terzolo e Daphne Maugham, Parisot, Gorza e Tabusso che sogna un nuovo universo.

Non possono mancare Italo Cremona amante di una Torino visionaria, la voce di Luigi Carluccio che incoraggiava le giovani leve dei critici d’arte, Marziano Bernardi che prevedeva “la soffitta” per un gruppo di opere giunte dall'Africa e dall’America esposte a Palazzo Carignano nel 1949 in una città “sola e spaurita”.
Anna Maria Brizio, infine, che ci ha insegnato a “leggere i dipinti” anche se capovolti. E Lionello Venturi che commenta una mostra londinese ove compaiono belle donne dipinte oppure “bellezze femminili”. En tout et pour tout.
Quindi gli amici presenti al Bar Guarany in via Po, Enrico Paulucci ritrovato nelle Langhe, Massimo Quaglino, Calandri - grande - che ringraziava costantemente per le poche righe a lui dedicate, i quasi dimenticati Tarantino e Bertinaria, Giulio Da Milano, l’impetuoso scultore Sandro Cherchi, Garelli che ci ha “dedicato” un Ritratto, Chissotti e Chiss, una giovanissima Carol Rama che otterrà a Venezia il Leone d’oro; Francesco Casorati che firma semplicemente “Pavarolo”.
Lo spazio grafico purtroppo arresta il flusso dei ricordi ma il bel catalogo di Luca Motto rimane a farci compagnia.

mercoledì 4 febbraio 2026

ISTANTANEE DAL SENEGAL

Il Senegal. Le coste basse e sabbiose, i dolci pendii, il clima tropicale e la luce abbagliante del sole sembrano essere spazi ideali per fermarsi e trarre le fila di un destino alla deriva.
Istantanee dal Senegal non è un libro di viaggio convenzionale: non è una guida turistica, non propone itinerari né la descrizione dettagliata di siti e monumenti, ma è piuttosto una riflessione profonda e personale sul senso dell’esperienza vissuta in una terra distante e sulle trasformazioni interiori che essa ha generato nell’autrice. Il testo nasce dal soggiorno di quasi due anni in Africa occidentale, vissuti come tempo sospeso, lontano dai figli e dagli affetti, un tempo per cercare i nodi irrisolti del quotidiano nel tentativo di sciogliere l’intricata matassa di invalse consuetudini.
La narrazione si presenta come un insieme di “istantanee”, quasi un carnet de voyage dove fissare frammenti di vita, brani poetici, pensieri, emozioni, incontri, restituiti in uno stile sobrio, diretto e confidenziale.
Questo registro comunicativo fa sì che il lettore percepisca il racconto come una conversazione intima, piuttosto che come un resoconto strutturato o un romanzo. Nel complesso, ciò che emerge è un percorso sulla rotta di mappe interiori – più che geografiche – in cui all'azione esteriore corrisponde un moto dell’anima e del pensiero.
Proprio in questo consiste la forza del libro, nella capacità di Elisabetta Picco di cogliere l’universale nel particolare, di attivare un confronto dialettico tra dimensione soggettiva e immaginario collettivo, fino a far coincidere talora il proprio punto di vista con quello del pubblico. Il sorriso derivante da un incontro casuale, i silenzi carichi di significato, l’empatia con la popolazione locale che – pur segnata da difficoltà materiali e culturali – si volge al mondo esterno con leggerezza, resilienza e calore umano, non sono semplici annotazioni di un diario, ma esprimono la volontà di mettersi in discussione alla luce dell’incontro con l’altro.
Il libro affronta tematiche complesse come la sofferenza, la povertà, il patriarcato e le strutture sociali, soprattutto attraverso la lente personale della narratrice. Piuttosto che limitarsi a giudicare o a offrire soluzioni, l’autrice condivide con sincerità le sue difficoltà a interpretare e comprendere certi aspetti della vita senegalese, mostrando il proprio impegno a mantenere lo sguardo vigile, a evitare giudizi preconcetti e il rifiuto di cedere a facili sentimentalismi. Questo approccio conferisce al testo una profonda carica umana, rendendo tangibile il contrasto tra culture e al tempo stesso offrendo una possibilità di dialogo autentico tra mondi diversi.
Anche sul piano stilistico, la scelta di frammentare il racconto in “istantanee” si rivela efficace nel trasmettere la natura episodica e sensoriale delle esperienze più incisive: il servizio volontario presso la pouponnière, l’incontro con l’infanzia mendicante dei talibé, discepoli dei marabouts (santoni venerati dalla popolazione locale), l’escursione nel delta del Sine Saloum, dal 2011 patrimonio mondiale dell’umanità.
Chi cerca nel libro una trama lineare o un arco narrativo ben definito potrebbe restare deluso: per quanto non sia esclusa del tutto una scansione cronologica, con date precise a sottolineare gli avvenimenti cruciali, Istantanee dal Senegal riflette la natura in fieri delle circostanze, rimarca l’assenza di un nesso causale e di un ordine predefinito degli accadimenti. In conclusione, si può considerare il testo come un itinerario emotivo e spirituale, in cui il Senegal diventa specchio e teatro di un percorso di riscoperta del sé. La scrittura semplice e accogliente, unita alla profondità delle riflessioni, offre al lettore non solo uno sguardo sulla cultura africana, ma soprattutto uno spunto per riflettere sulle relazioni col prossimo, con la sofferenza e per restituire nuova linfa a un’esistenza inerte. Un libro che, pur non essendo di facile collocazione nei generi tradizionali, si rivela prezioso per chi vuole esplorare il confine sottile tra viaggio e metamorfosi individuale.


Elisabetta Picco

Istantanee dal Senegal.
Appunti di un viaggio lungo il filo perduto dei miei passi
Paola Caramella Editrice, 2025
ISBN: 88 9854 9741
Pagine: 166

lunedì 2 febbraio 2026

KIRINYAGA

L'esposizione KIRINYAGA. Radici sacre, identità viva allestita in occasione del 125º anniversario di fondazione dell’Istituto Missioni Consolata presso la Sala Mostre Temporanee del Polo Culturale “Cultures And Mission” (CAM), permette di esplorare la cultura kikuyu attraverso una ricca selezione di oggetti.
Si tratta della prima mostra originale organizzata dal Comitato Scientifico del CAM, curata dall’antropologa Elisabetta Gatto, per valorizzare il grande patrimonio etnografico, naturalistico, fotografico dell’Istituto Missioni Consolata, che dagli anni Dieci del 900 colleziona reperti da tutto il mondo giunti a Torino attraverso i missionari. Al tempo stesso si ricollega all’esperienza del Centro di Animazione Missionaria che, per quasi mezzo secolo, ha proposto attività di formazione e spiritualità.
Kirinyaga è la montagna sacra conosciuta come Monte Kenya. Così la chiamano i Kikuyu, 
il gruppo etnico più numeroso del Kenya, noto soprattutto grazie a Wangari Maathai (1940 - 2011), attivista per i diritti umani, ambientalista, scienziata, accademica, politica, vincitrice del Nobel per la Pace (2004).
Nella cosmologia kikuyu, Kirinyaga è la dimora di Ngai, il Dio creatore, e rappresenta il richiamo delle origini e il riferimento costante per la vita comunitaria e la spiritualità. Vivere sotto lo sguardo del monte significa abitare un paesaggio impregnato di sacralità, dove ogni gesto quotidiano è memoria, in un dialogo costante tra esseri umani, natura e sacralità.
Nel percorso della mostra si intrecciano oltre un centinaio di oggetti d’uso quotidiano, 
utensili da lavoro, tabacchiere, “scaccia-spiriti”, armi, strumenti per la divinazione e per 
le cure della medicina tradizionale. Ma anche testimonianze dei religiosi che negli anni 
hanno documentato usi e tradizioni del popolo Kikuyu.
Il reperto più raro esposto in mostra è il Gicandi, un sonaglio di zucca, riempito di semi o 
piccole pietre, ornato di conchiglie e istoriato con segni simbolici, di cui al mondo esistono pochi esemplari, necessario ai cantori per ricordare a memoria l’omonimo  antico poema di enigmi in versi. La mostra esplora queste pratiche anche attraverso immagini storiche e testimonianze che narrano la relazione profonda con la terra e con gli antenati. Il video di Diego Diaz Morales, inoltre, attraverso un dialogo tra missionari e missionarie italiani e africani, compone un arazzo sui legami e l’eredità della cultura kikuyu nella contemporaneità.
KIRINYAGA è un viaggio che ci porta dai costumi ancestrali radicati nel mito delle origini alla forza di una comunità che ha saputo dialogare con il mondo, anche resistendo alla dominazione coloniale e aprendosi all’incontro con i padri e le suore della Consolata, giunti in Kenya all’inizio del XX secolo. Nel periodo dell’esposizione sono previsti numerosi eventi per approfondire la cultura kikuyu: dal ruolo delle donne (marzo) alla medicina tradizionale (aprile), dalla letteratura (maggio) alle arti (novembre). Mentre in ottobre è previsto un evento realizzato a partire dai materiali restaurati dell’Archivio Fotografico e Audiovisivo dei Missionari della Consolata.
Ai bambini e bambine dai 3 ai 9 anni è dedicato il “Family CAM” con la lettura animata delle fiabe kikuyu e un laboratorio musicale “Nel grembo di Kirinyaga” che si svolgerà sabato 31 maggio dalle 10 alle 11.30 (evento gratuito con prenotazione obbligatoria).
Saranno anche organizzati laboratori per le scuole e visite speciali guidate dalla curatrice in orario serale.


KIRINYAGA. Radici sacre, identità viva

Dal 29 gennaio al 30 novembre 2026
Cultures And Mission(CAM)
Sala Mostre Temporanee del Polo Culturale 
Via Cialdini, 2 - Torino
Prenotazione obbligatoria al numero 353 479 7232 o scrivendo a 
prenotazioni@cam.consolata.eu.
Ingresso gratuito.
https://cam.consolata.eu/

domenica 1 febbraio 2026

ECHOES OVER ARABIA

Echoes Over Arabia III
RAQIB SHAW
Echoes Over Arabia III, 2025 
Acrylic liner and enamel on birch wood
Imaged 69 x 85 x 5.5 cm 
Framed 72.2 x 88.2 x 7.5 cm
(RSH 2091)
In Echoes Over Arabia, RAQIB SHAW svela un ciclo di dipinti notturni e di marginalia stratificate su carta montata, che fondono mito, memoria e territorio psicologico. Questi lavori richiamano l’arte luminosa dei manoscritti sacri islamici, pur omettendo la calligrafia, lasciando dietro di sé un linguaggio visivo che parla di desiderio e della fragilità dell’esistenza.
Gli anni formativi di Shaw in Kashmir, una regione intrisa di misticismo, hanno profondamente plasmato la sua sensibilità. L’etica del sufismo – con la sua enfasi sulla trascendenza attraverso l’amore, la bellezza e la riflessione interiore – è profondamente radicato nelle opere.
Anche quando affrontano temi di conquista, distruzione e turbolenze sociali, i lavori risuonano di un sottotesto spirituale. Shaw reimmagina la notte orientalista dall’interno, traendo ispirazione dal chiaroscuro contemplativo di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, dalla quiete devozionale di Francisco de Zurbarán e dal tratto drammatico di Eugène Delacroix.
Echoes Over Arabia: The Firefly  Priest in the Temple of Hope
RAQIB SHAW
Echoes Over Arabia: The Firefly 
Priest in the Temple of Hope, 2025 
Acrylic liner and enamel on paper
mounted on aluminium
Image 64 x 55.5 x 1.5 cm 
Framed 73 x 64.5 x 7.5 cm
(RSH 2092)
Luce di fuoco, luce lunare e ombra diventano agenti di introspezione, illuminando l’artista mentre esplora animali visionari, visitatori spettrali e compagni simbolici che 
abitano la soglia tra ricordo e archetipo. 
Le opere su carta approfondiscono questa indagine. Concepite come marginalia lentamente erose da insetti e dal fuoco, funzionano come palinsesti viventi: aperture bruciate sollevano strati di miniature, fotografie storiche e del passato.
Il lungo rapporto di Shaw con Carl Gustav Jung si manifesta come un filo conduttore strutturante. Gli insetti operano come forze inconsce che scavano verso materiali sepolti; i fori di bruciatura imitano rotture psichiche che si aprono su strati più profondi del sé. Qui, la memoria è un campo attivo in cui il sé rimodella il proprio paesaggio interiore.
Echoes over Arabia: The Peacock Bard and the Garden of Recalled Worlds
RAQIB SHAW
Echoes over Arabia: The Peacock
Bard and the Garden of Recalled Worlds, 2025
Acrylic liner and enamel on paper
mounted on aluminium
Image 137 x 115 x 2,7 cm
Framed 146 x 124 x 6 cm
(RSH 2098)
Presentata nel cuore di Doha durante Art Basel, Echoes Over Arabia si nutre della cultura araba, intesa sia come paesaggio geografico sia come spazio simbolico: un luogo in cui le antiche tradizioni risuonano di fronte alle lotte moderne e in cui il percorso personale di Shaw si svela attraverso strati di una mappa del sé in trasformazione.
Nato a Calcutta e cresciuto in Kashmir, Shaw vive e lavora attualmente a Londra. Il suo lavoro è stato oggetto di importanti mostre personali in istituzioni come l’Art Institute of Chicago (2025) e Tate Britain, Londra (2006). Le opere di Shaw fanno parte di importanti collezioni pubbliche tra cui, a New York, Museum of Modern Art e The Metropolitan Museum of Art.

RAQIB SHAW
Echoes Over Arabia

Thaddaeus Ropac, Galleria d’Arte - Milano
Art Basel Qatar
Stand M113
3–7 febbraio 2026

sabato 31 gennaio 2026

SCHERZO

Alla Reggia di Venaria torna la terza edizione di SCHERZO, l’appuntamento che 
anima ogni anno le sale barocche della residenza nei giorni del Carnevale. 
Un gioco teatrale partecipativo che coinvolge attivamente i visitatori, trasformandoli in spett-attori di un’avventura esilarante e inattesa, capace di rendere la visita un’esperienza di puro divertimento.
Per quattro giorni, dalla sera del 14 febbraio a martedì 17 febbraio, il pubblico della Reggia sarà coinvolto, durante diversi momenti della giornata, in gag e scene comiche proposte dagli attori della Fondazione TRG di Torino.
In occasione del giorno di San Valentino, sabato 14 febbraio l’evento inaugurale prevede un’apertura serale straordinaria con uno scherzo speciale per tutti gli innamorati.
La Reggia si anima e si trasforma in un grande palcoscenico in festa. Tra le sue sale 
si incontrano musici e cartomanti, giullari, cavalieri, giocolieri e acrobati che affrontano insieme al pubblico giochi, sfide e prove da inventare e da disfare tra maschere, suoni e sorprese. Eppure, in mezzo a tanta allegria, c’è qualcuno che non riesce a sorridere. È il Principe, con il cuore spezzato per non aver ancora trovato la sua Principessa, e sembra che nulla possa consolarlo. La missione di chi varcherà le porte della Reggia, oltre a divertirsi senza misura, sarà una sola: riportare il buonumore al Principe, a tutti i costi.
Tra le sale, personaggi sorprendenti guideranno i visitatori verso la festa finale, che si svolgerà nella maestosa Citroniera.
Per partecipare a SCHERZO non è obbligatorio essere mascherati, ma è a discrezione dei visitatori. In ogni caso si ricorda che i visitatori devono essere sempre riconoscibili, quindi senza maschere sul volto. Si prega di non portare e non usare coriandoli e stelle filanti.
L’evento è compreso nel biglietto d’ingresso alla Reggia e sarà riproposto a più 
ripetizioni nel corso dei giorni indicati:
Sabato 14 febbraio ingresso alle ore 21 con festa finale alle 22.30 in Citroniera.
Da domenica 15 febbraio a martedì 17 febbraio: inizio in Sala Diana alle ore 
10.30 – 14 – 16.30; festa finale in Citroniera alle 12 – 15 – 17.30.
Domenica 15 e lunedì 16 febbraio la Reggia resterà aperta fino alle 19.30, il 17 
febbraio chiuderà come di consueto alle ore 18.30.
INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA: www.lavenaria.it

mercoledì 28 gennaio 2026

GIUDIZI UNIVERSALI A CONFRONTO

Beato Angelico
(Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole;
Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455)
Madonna dell’Umiltà, 1449 – 1450 circa
Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda, inv. 3
Fino al 3 maggio, la mostra dossier Beato Angelico negli occhi di Bartholomäus Spranger. Giudizi Universali a confronto propone, per la prima volta, un paragone diretto tra la straordinaria e pionieristica invenzione iconografica, elaborata da Beato Angelico intorno al 1425-1428, per la rappresentazione del Giudizio Universale nella celebre tavola oggi conservata al Museo di San Marco - eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione Regionale Musei Nazionali Toscana - e l’opera appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda, eseguita dal pittore fiammingo Bartholomäus Spranger tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V. Quest’ultima, dichiaratamente ispirata al modello di Beato Angelico, consente di indagare le modalità di ricezione, reinterpretazione e trasmissione di un prototipo figurativo di grande fascino, mettendo in luce continuità e trasformazioni del tema tra primo Rinascimento e Manierismo maturo.

Musei Reali
Piazzetta Reale, 1 - 10122 Torino
Orario: dal giovedì al martedì 9 – 19. Orario biglietteria 9 – 18. Chiuso mercoledì.

sabato 17 gennaio 2026

ANNA LEQUIO

ROSE E MELE
ROSE E MELE
2003
acquerello cm 28x24
Prosegue fino al 31 gennaio 2026 la mostra della pittrice ANNA LEQUIO nelle sale della Galleria Fogliato a Torino. Sono presenti una quarantina di opere che raccontano il percorso artistico pluridecennale dell’autrice, caratterizzato da una ricerca tesa a rappresentare la realtà (ambienti, volti, luoghi o semplici oggetti) lasciando però trapelare “l'anima delle cose” e permettendo all’osservatore di immergersi in essa con trasognato stupore.
Citando una riflessione di Marco Vallora, si possono riscontrare nei lavori ad acquerello tutte le potenzialità del.mezzo pittorico, di una tecnica versatile in cui molti artisti si sono cimentati con esiti svariati e qui proposta in una versione originale fra materialità e astrazione.
INTERNO CON NUDO
INTERNO CON NUDO
2001
acquerello cm.13,5x22
Così scrive il critico:  “...vorrei vedere se attraverso uno strumento tecnico così connotato storicamente come l’acquerello, che ha avuto modo di essere un luogo obbligato, di essere stato così usato al femminile, si possa invece suggerire una forza vera di emozione, cioè tentare di scavare sul piano tecnico tutto quello che questo modo di dipingere può regalare e sono delle sorprese notevolissime...”. In questa chiave va letta l’opera pittorica di Anna Lequio, in continuo confronto fra la prassi e la sperimentazione, volta a superare la tradizione acquerellistica fino a giungere a più meditate riflessioni sulle ragioni stesse delle procedure e dei materiali.
Una notazione particolare meritano i disegni, tutti di grande formato, che documentano un interesse specifico verso il nudo risolto (in contraltare ma non in contrasto con l’opera pittorica) a campi larghi, a gesti determinati e decisivi. Disegni e dipinti che nel rivelare la doppia natura dell’artista - una più riflessiva, l’altra più istintiva - ne dimostrano al tempo stesso l’intima coerenza.
IL CANTO DEL GLICINE
IL CANTO DEL GLICINE
2016
acquerello cm.100x70
Nata ad Asti nel 1949, Anna Lequio, vive e lavora a Torino, con periodici soggiorni nelle Langhe di cui è originaria. Si è diplomata in pittura all’Accademia Albertina di Torino dove è stata allieva di Enrico Paulucci,  Mario Davico, Mario Calandri e Francesco Franco, maestri determinanti nella risoluzione di dedicarsi alla pittura dopo un lungo periodo di abbandono della pratica artistica.
Ha svolto un’intensa attività didattica in istituti di vario ordine e grado ed esposto in collettive nazionali e Fiere internazionali. Fra le mostre personali occorre menzionare l’esordio nel 1989 presso la galleria La Parisina di Torino, le rassegne dal 1991 al 1998 alla Galleria Jannone di Milano, alla Davico di Torino e in varie sedi fino ad oggi.
Oltre al già citato Marco Vallora, di lei hanno scritto Angelo Dragone, Franco Fanelli,  Paolo Levi, Pino  Mantovani, Gian Giorgio Massara, Angelo Mistrangelo, Nico Orengo e molte altre firme prestigiose.

ANNA LEQUIO
Acquerelli e disegni
Fino al 31 gennaio 2026
Galleria Fogliato
via Mazzini, 9 - 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato 10,30 -12,30 e 16-19
tel. 011 88.77.33