giovedì 14 marzo 2019

ME, MYSELF(IE) AND I

GIPI
Autoritratto sul tetto

2014
Acquerello su carta
Courtesy of Francesco Bazzana
(www.tavoleoriginali.net)
Dopo "Dylan Dog 30 - Trent’anni di indagatore dell’incubo", allestita in Pinacoteca nel 2016, Sottodiciotto Film Festival & Campus torna a collaborare con l’Accademia Albertina di Belle Arti per la mostra ME, MYSELF(IE) AND I. L’autoritratto a fumetti. L’esposizione, aperta al pubblico fino al 7 aprile, è curata da Mariella Lazzarin e si lega strettamente al tema dell’autorappresentazione che caratterizza la 20a edizione del Festival (15 - 22 marzo). Quasi 100 pezzi fra tavole originali, cover, bozze e illustrazioni: dall’autoritratto classico, al journal intime, dall’alterego al reportage, restituiscono un'indagine a tutto tondo sulla narrazione di sé, sull'identità, sulle personali rappresentazioni del mondo.
WALTER MOLINO
Autoritratto
Matita su cartoncino
Courtesy of Little Nemo Art Gallery
Allestita nelle sale auliche che ospitano la collezione permanente della Pinacoteca Albertina (e quindi accanto ai dipinti degli artisti del Quattro-Cinquecento di scuola fiorentina e piemontese, dei pittori caravaggeschi, fiamminghi ed italiani del Seicento, dei paesaggisti del Sei-Settecento e agli altri capolavori dello storico patrimonio dell’Accademia), la mostra è divisa in tre sezioni: la prima (Me) riunisce gli autoritratti, la seconda (Myself) le tavole in cui gli artisti si rappresentano all'interno delle storie narrate mantenendo la propria identità e la terza (I) le opere in cui gli autori, attraverso propri altergo, si calano nei panni di personaggi funzionali alla narrazione. L’esposizione ripercorre oltre cento anni della storia del fumetto e dell'illustrazione, dall'autoritratto classico, magistralmente interpretato dalla matita di Walter Molino, dalla china e acquerello del 1917 del torinese Attilio Mussino (Zona di Guerra), passando dal traboccante Frezzato, al calligrafico Gipi (Gianni Pacinotti).
PAOLO ELEUTERI SERPIERI
Druuna - Carnivora
"Eternauta presenta" n. 151
1995
Matita e china su carta
Courtesy of Pietro Alligo
Ai capolavori di Milo Manara, Jacovitti, Andrea Pazienza, Bonvi, Magnus, Paolo Eleuteri Serpieri (Druuna), Ivo Milazzo (La terra degli eroi per "Ken Parker Magazine"), fanno eco le esperienze di autori più indipendenti come Manuele Fior, Paolo Bacilieri (autore del manifesto della mostra), Davide Toffolo, Davide Reviati fino ad arrivare alle opere delle giovani disegnatrici torinesi Lucia Biagi ed Eleonora Antonioni; senza dimenticare il lavoro delle under 30 che lavorano soprattutto sul web, come Josephine Yole Signorelli 'Fumettibrutti' e Agnese Innocente, classe '94, candidata con Dieter è morto (Shockdom) al Premio Boscarato 2018 quale "Autrice rivelazione".
Oltre a presentare lavori provenienti dal mondo del fumetto, talora inediti - segnatamente L'Apocalisse, ora del n. 400 di Dylan Dog di Angelo Stano - la mostra propone anche un focus su vignettisti di diverse generazioni, che hanno collaborato o collaborano con importanti quotidiani nazionali, esponendo gli autoritratti di Giorgio Forattini, Mario Natangelo, Vauro Senesi e il compianto Vincino.
SERGIO PONCHIONE
Memorabilia
(cover)
2017
China e tempera su carta
A suggellare il percorso espositivo, la videoinstallazione di Massimo Cartaginese C/o: Mars tin seas image (Napoli, 2011), un lavoro concettuale, diviso in sequenze dinamiche che indagano la possibilità di esprimere la persona e la sua identità come rappresentazione 'geografica'.
Come la letteratura, anche il linguaggio del fumetto è andato modificandosi nel corso del Novecento: l’esposizione di tavole di artisti dalle esperienze differenti invita il pubblico a interrogarsi sui vari metodi di lavoro e sui cambiamenti che negli anni hanno mutato i procedimenti di racconto e di scrittura. Le tecniche tradizionali di colorazione a penna, acquerello, inchiostro, tempera sono  sostituite - più spesso coesistono -, con la tavoletta grafica e con i nuovi dispositivi digitali. Grazie ad essi anche i visitatori potranno realizzare il proprio ritratto, nelle postazioni interattive ideate dagli allievi del Corso di scenografia dell'Accademia Albertina coordinati dalla docente Elisabetta Ajani.
VAURO
Autoritratto
Penna su carta
Numerosi sono i prestatori delle opere esposte: Piero Alligo, Santo Alligo, Eleonora Antonioni, Maurizio Berdondini, Stefano Biglia, Marco Castelletta, Francesco 'Ausonia' Ciampi, Paolo Bacilieri, Francesco Bazzana, Lucia Biagi, Marco Corona, Manuele Fior, Giorgio Forattini, Josephine Yole 'Fumettibrutti' Signorelli, Agnese Innocente, Mario Natangelo, Little Nemo Art Gallery, Roberto Recchioni, Vauro Senesi, Angelo Stano, Vanni Varalda, Giovanna Vincino e Fabio Visintin.
Alla mostra si affianca la ricca programmazione di eventi di Sottodiciotto Film Festival & Campus,  rivolto alle scuole primarie e secondarie di I e II grado, agli addetti ai lavori e ai cinefili, per scoprire, afferma Giulia Carluccio, Presidente AIACE: "le ibridazioni che l'era digitale e la diffusione dei new media hanno indotto nelle modalità di produzione e fruizione del cinema e di tutto ciò che gli sta intorno".

ME, MYSELF(IE) AND I. L’AUTORITRATTO A FUMETTI
9 marzo - 7 aprile 2019
Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti
via Accademia Albertina 8, 10123 Torino
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle ore 17.30). Chiuso il mercoledì.
Info: pinacoteca.albertina@coopculture.it; tel. 011 0897370
www.pinacotecalbertina.it
Sottodiciotto Film Festival & Campus, c/o Aiace Torino
Galleria Subalpina 30, 10123 Torino
info@sottodiciottofilmfestival.it; tel. 011 538962
www.sottodiciottofilmfestival.it

mercoledì 13 marzo 2019

PICASSO: "UNA MOSTRUOSA DILATAZIONE FORMALE"

Gian Giorgio Massara

PICASSO
Paysage de Juan-les-Pins
estate 1920
Il catalogo bilingue Les vacances de M. Pablo accompagna la mostra che Antibes ha dedicato a Picasso che trascorre – fra Antibes e Juan-les-Pins – i periodi estivi dal 1926 sino allo scoppio della guerra; vi ritorna nel 1946 lasciando opere che daranno vita al locale e ben articolato museo.
Il paesaggio è affascinante con mille sentieri che corrono fra secolari ulivi, pini in foggia di parasole, aranceti "au feuillage odoriférant", slanciati eucalipti; accanto all'artista è Françoise Gillot, una delle sue muse.
Tutte le opere esposte "baignent dans la lumière de la Méditerranée" a partire dal 1926 allorchè dipinge la Femme lisant, immagine ancora tradizionale intenta nella lettura in un'opera giocata sui toni del grigio-azzurro.
Ma l'opera datata 1925 Le baiser già è un avvolgersi di corpi indeterminati, mentre il ritratto presente in copertina Portrait de jeune fille è costituito solamente da uno srotolarsi di immaginari fili metallici a comporre la figura.
Fra le vedute, bello è il Paysage aux bateaux degli anni trenta, opera anche in rilievo che isola l'assommarsi di tipiche abitazioni di fronte alle imbarcazioni ormeggiate.
Un ritorno al mondo classico con Le flûte de Pan e l'assorto ritratto di Sara Murphy concludono una rassegna che propone i vari momenti del fare artistico di un personaggio che ha attraversato il Novecento lasciandovi una profonda traccia; mondo della grafica compreso.

giovedì 28 febbraio 2019

ESPRESSIONI D'ARTE

ALLESTIMENTO MOSTRA
Foto: Pierpaolo Ciravegna
Sono poco più di una decina le opere esposte nello scrigno romanico-gotico della torre campanaria adiacente alla chiesa parrocchiale di Bene Vagienna. Il restauro della cella, avvenuto nel 1998, fa parte di un imponente piano di rilancio culturale e turistico della cittadina, che si è solo parzialmente concluso con la riqualificazione nel 2007 di casa Ravera e di altri edifici storici dell'abitato.
La mostra ESPRESSIONI D'ARTE, personale di Delio Meinardi (Borgaretto, 1939), si colloca nell'ambito di una ricca offerta di eventi artistici e culturali, con dipinti ad acquerello dedicati al paesaggio di Langa e ai percorsi escursionistici della Valsesia, delle Alpi Marittime e Liguri, battuti in qualità di socio CAI, già parzialmente descritti nelle tavole autografe a corredo delle schede tecniche pubblicate in una raccolta del 1995 dal Club Alpino Italiano1.
CASCATA - VERSO NARBONA
Anfratti rocciosi solcati da sorgenti carsiche, scabre superfici travolte dalla forza dirompente dei corsi d'acqua rappresentano il tumultuoso universo sotteso alle granitiche geografie proposte in questa sede dall'autore piemontese.
Afferma il giovane Werther, protagonista del celebre romanzo epistolare, manifesto delle aspirazioni romantiche di Goethe: soltanto la natura "è infinitamente ricca ed essa soltanto forma il grande artista". Ugualmente sembra perseguire una primaria essenzialità - insieme alla precisione del segno, virtù debitrice di una lunga militanza nel design automobilistico - lo stile ruvido di Meinardi, temperato da uno spirito contemplativo, orientato ad indagare le misteriose leggi fisiche che regolano la complessa meccanica degli elementi.
SOTTO IL PONTE
Dodici le opere in mostra. Varcando la soglia e volgendo lo sguardo alla parete sinistra, campeggia il pigmento rugginoso di ampie superfici attraversate dalle gole frastagliate dell'alpeggio di Vassola nei pressi di Chialamberto (Torino), località raffigurata in un acquerello di gusto minimalista e nei disegni a carboncino dell'omonimo libro d'artista, esemplare unico rilegato e impaginato in proprio per i tipi delle fantomatiche edizioni bricObook.
Le formazioni sedimentarie calcaro-dolomitiche, la marna della Cascata - verso Narbona in Valle Grana (Cuneo), screziata di tonalità bruno-aranciate, racconta di una intensa attività mineraria nei giacimenti di rame, ferro, argento, uranio, manganese e oro, mentre il grigio evoca le tipiche lose per il rivestimento dei tetti, estratte dalle cave di scisto: tracce dell'economia territoriale e di una lenta evoluzione geologica che ha dato origine all'antico fondo del bacino oceanico Ligure Piemontese dove risiedono i valloni di rocce metamorfiche sedimentarie dalla tipica colorazione verde.
VERSO CAMO
La pittura trasfigura in seguito il dato concreto e forme quasi astratte si calano appieno nel contesto espositivo dalle rustiche pareti in mattoni a vista.
Il Ponte della Güla in località Val Mastallone (Valsesia), saldamente ancorato ai due speroni in primo piano, riprende le pennellate seppia, ruggine e nero del quadro Colatura su rocce nere. Il torrente fluisce, gorgoglia, ribolle Sotto il ponte, E poi l'acqua scompare per far posto alla serie dedicata ai luoghi pavesiani, talora vere e proprie citazioni come i Falò, meta di un agognato ritorno, dove le dimore avite attendono defilate sulla cima del colle che le nuove generazioni riprendano a far loro visita. Il castello medievale sulla sommità del borgo di Serralunga d'Alba circondato dai filari di vite, celebra altresì la storia e i preziosi frutti della terra di Langa. Procedendo Verso Camo, borgo nel comune di Santo Stefano Belbo (Cuneo), i colori combusti del fertile limo locale, le aeree tonalità fredde del cielo, principio femminile e maschile di una mitica cosmogonia, si accostano per formare un tutto organico in delicato equilibrio; reso ancor più evidente nei Ruderi in fiore, dalle nere torri merlate, profilate dietro il fogliame rosato di una fitta vegetazione, sullo sfondo di una celeste campitura.
SERRALUNGA
Sul piano tecnico l'autore suddivide i suoi acquerelli in due tipologie: "quelli fatti sul posto, di corsa, col vento e gli altri, più ragionati", basati sulle tracce del pensiero, dove non è possibile andare a cercare il dettaglio, che risulterebbe eccessivo, dove il lavoro procede 'al contrario', cancellando tutto ciò che non appartiene al ricordo e il colore "non è altro che il bianco del foglio sul quale Meinardi lascia il proprio sensibile segno" (Massara). Fra gli acquerelli spontanei, uno è emblematico, incorniciato nel coperchio della cassetta da viaggio. In questo scorcio marino è stata la pioggia stessa a completare il dipinto, racconta l'artista: "Ero con cassetta, zaino e bastone, stavo per finire il quadro quando inizia a piovere. Ho chiuso tutto e sono andato via. Riguardandolo mi sono detto: perché buttarlo? Le goccioline sono la cosa più bella, in fin dei conti si tratta anche di avere coraggio". Il coraggio di contemplare l'imprevisto, di non cercare la perfezione tecnica e di apprezzare il valore aggiunto di una ricerca liberamente tesa all'armonia dell'assoluto.
ALLESTIMENTO MOSTRA
Foto: Pierpaolo Ciravegna
Lo scorcio fa capolino dai vetri di una teca dove, insieme alla cassetta dei colori, sono esposti gli indispensabili attrezzi del mestiere: i pennelli, penne e fogli sparsi e l'immancabile bastone da escursionismo. La spiaggia solitaria, sferzata dal vento, appartiene verosimilmente alla Cornovaglia, penisola britannica dall'orografia variegata, al cui alternarsi capriccioso di piogge pungenti e sprazzi di sole, al cui mare, è dedicato - ma solo per equità, giacché il primo amore resta pur sempre la montagna - un coinvolgente Diario di viaggio2, svolto a tappe nel corso di una decina d'anni.
La pittura di Meinardi può dirsi introspettiva più che naturalistica, poiché ogni dettaglio esprime una varietà di suggestioni che superano il dato oggettivo. Aleggia ovunque un senso di perduta solitudine, uno straniamento che pervade lo spazio e rifugge dal lirismo bucolico di certo paesaggismo di genere. È la voce del "silenzio che attende qualcuno" descritto da Vittorio Bottino, il risuonare di un dialogo intimo con se stessi, rapiti dalle forze della natura che tutto abbracciano in un unico, ampio, respiro. L'arte diventa un mezzo per superare il ripiegamento narcisistico, puntando al vero traguardo del talento creativo, ovvero, come spiega il critico Gianfranco Schialvino, alla "presa di possesso di una propria identità" che si traduce nella consapevole partecipazione ai 'destini incrociati' del mondo, nell'importanza di giocare il proprio ruolo nel corale, epico, dramma dell'esistenza.

1. Commissione Sezionale Tutela Ambiente Montano CAI - UGET, In montagna con noi. 30 escursioni scelte in Piemonte e dintorni, Edizioni Grafiche San Rocco, Grugliasco (To) 1995.
2. Delio MEINARDI, Cornwall & S. W. Coast Path. Diario illustrato, L'Artistica Editrice, Savigliano (Cn) 2010. 

ESPRESSIONI D'ARTE
Mostra personale di Delio Meinardi
Dal 19 gennaio al 31 marzo 2019
Cella della Torre Campanaria di Bene Vagienna
Orario: giorni festivi 10-12 e 15-18
Ingresso libero
www.amicidibene.it

lunedì 25 febbraio 2019

GIOVANNI MIGLIARA

Interno di un chiostro o Piazza con colonnato o Capriccio
1814-1815
Olio su tela, cm 35 x 45
Vercelli, Fondazione Museo Francesco Borgogna (inv. 1906, XIX, 88)
«Dinanzi a quell'innumerevole serie di vedute, specie dell'Italia pittoresca che svolge dinanzi a noi con uno spirito veramente nazionale, ci arrestiamo affascinati, oscillanti tra l'inno e l'elegia, tra le età passate e quelle che verranno, sognando sogni di gloria, di tristezza, di speranza». 
(Giuseppe Mazzini, La pittura moderna italiana, 1840)
 
La Fondazione Accorsi-Ometto rende omaggio a un altro importante pittore piemontese dell’Ottocento: GIOVANNI MIGLIARA.
La mostra, curata da Sergio Rebora, comprende un centinaio di opere, tra dipinti a olio, acquarelli, tempere, disegni e sofisticati fixès sous verre (miniature a olio su seta applicata su vetro) e si avvale dell'apporto di due tra i nuclei collezionistici più significativi di opere di Migliara, quelli della Pinacoteca Civica di Alessandria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, città di origine dell'artista. A essi si aggiungono i prestiti di raccolte private e di numerose istituzioni, tra cui Palazzo Madama, Palazzo Reale e la Galleria Sabauda di Torino; la Basilica di Superga; il Castello di Masino del FAI; il Museo Borgogna di Vercelli; la Galleria d'Arte Moderna, il Museo del Risorgimento e la Fondazione Cariplo di Milano; i Musei Civici di Como e Villa Vigoni di Menaggio.
Particolare rilevanza presenta anche la collaborazione offerta dai discendenti dell’artista che hanno messo a disposizione preziosi materiali documentari, conservati in famiglia di generazione in generazione, tra cui il celebre Album in cui Migliara conservava i suoi acquarelli e disegni ritenuti più significativi.
Scena di ballo in un cortile agricolo con parte della chiesa di Sant'Angelo a Milano
1825-1830
Olio su tela, cm 44,8 x 59,7
Abano Terme, Museo Villa Bassi Rathgeb (inv. 20)
Sette sezioni ripercorrono cronologicamente le principali tappe della vita artistica del pittore. Dal 1812 Migliara prese parte alle esposizioni annuali indette dall'Accademia di Brera, inizialmente con "Capricci" e vedute di fantasia, di lontana ascendenza settecentesca, ispirati alla Venezia di Canaletto e di Guardi. Egli mantenne sempre la componente fantastica, attraverso l'inserimento di elementi architettonici e decorativi fittizi o estrapolati dal contesto originario, creando un repertorio di immagini pressoché sterminato.
Migliara ritrasse Scene popolari e paesaggi: ad esempio Il ciarlatano Dulcamara che vende l'elisir (1837), sottolinea un’attenzione tutta personale all'elemento antropologico e una notevole sensibilità per il dato di cronaca o di costume.

La filanda a vapore Mylius a Boffalora
1828
Olio su tela, cm 43 x 52,4
Loveno di Menaggio, Villa Vigoni, Centro Italo-Tedesco per l'Eccellenza Europea (inv. D7)
Gli Interni di edifici conventuali e di chiese della terza sezione, così come le Composizioni storiche e letterarie della quarta sezione mostrano come l'artista si fosse avvicinato al gusto troubadour, che nella Francia dell'Impero napoleonico e della Restaurazione stava riscuotendo grande successo. Opere come Romeo e Giulietta o Paolo e Francesca da Rimini, mostrano un’attenta costruzione prospettica unita a una resa pittorica dettagliata e minuziosa con suggestivi effetti di luce.

Vivo è l'interesse dimostrato dall'artista nei confronti della Storia e cronaca del tempo, dagli episodi dei tumulti popolari milanesi antibonapartisti nel 1814, ai traguardi della meccanizzazione industriale italiana nel primo Ottocento (La filanda a vapore Mylius di Boffalora, 1828).
Le Vedute urbane e viaggio in Italia, nella sesta sezione, dimostrano una preferenza per le chiese medievali con stilemi romanici o gotici di gusto romantico, cui fanno seguito le piazze e le strade animate da personaggi borghesi e popolani, spesso intenti a svolgere le occupazioni quotidiane. Un numero consistente di vedute rappresenta Milano, città di elezione del pittore e Pavia con la sua Certosa. La Toscana e l'Emilia, Venezia, la Liguria, il Piemonte e la Savoia, il Lazio e la Campania, luoghi visitati fra gli anni '20 e '30, sono sempre ritratti sulla base di dettagliati taccuini di viaggio - esposti nella sezione dedicata agli Album -, poi rielaborati nello studio milanese in articolate composizioni a olio.
Piazza del Duomo in Milano
1825-1830
Olio su tela, cm 35 x 45
Musei Reali di Torino – Palazzo Reale (inv. 5251)
Trasferitosi a Milano dopo aver operato a Torino come ebanista, seguendo la tradizione familiare, Giovanni Migliara (Alessandria 1785-Milano 1837) si formò a Brera, collaborando con Gaspare Galliari quale aiuto scenografo ai teatri alla Scala e Carcano. Ebbe stretti e frequenti rapporti con Casa Savoia: prima Carlo Felice, poi Carlo Alberto e Maria Cristina lo onorarono con commissioni rilevanti, fra cui quella dell'Album personale di Carlo Alberto, oggi conservato alla Biblioteca Reale di Torino, comprendente vedute del Piemonte e della Savoia.
Gli studi dedicati alle arti figurative del XIX secolo e in particolare dell'età romantica, avviati con la rivoluzionaria mostra Romanticismo storico, svoltasi a Firenze nel 1974, hanno evidenziato il valore della pittura di veduta, nel cui ambito Giovanni Migliara si distingue per la fisionomia inconfondibile di gusto internazionale, incontrando il favore della committenza più prestigiosa del tempo.

GIOVANNI MIGLIARA
Viaggio in Italia
28 febbraio - 16 giugno 2019
Museo di Arti Decorative Accorsi - Ometto
Via Po 55, 10124  Torino
Orari: da martedì a venerdì 10-13 e 14-18, sabato e domenica 10-13 e 14-19. Lunedì chiuso
T. 011 837 688 int. 3
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

domenica 24 febbraio 2019

UN MONDO DI BENE

Il tempo sembra essersi fermato a Bene Vagienna. Il passato bimillenario - a partire dall'insediamento della capitale Augusta Bagiennorum da parte dei liguri Vagienni, seguita dalla ricostruzione sull'attuale sito della città di Bene (da "Bagienna"), con le varie reggenze, da quella vescovile, al dominio feudale dal 1413 dei Costa di Chieri che le diedero l'aspetto odierno, fino all'assedio francese del 1641 e alla nomina a principato da parte di Carlo Emanuele III nel 1763 -, non ne ha scalfito l'intrinseca bellezza che, anzi, risulta ancor più evidente alla luce degli interventi di valorizzazione recentemente messi in atto dall'autorità cittadina. A questo proposito sembra accrescersi di anno in anno l'entusiasmo dei probiviri dell'Associazione Culturale Amici di Bene - Onlus, presieduta da Michelangelo Fessia, ai quali si deve, fin dal 1977, la promozione e il sostegno fattivo delle opere di recupero e restauro del patrimonio storico, culturale ed edilizio, al termine dei quali è stato possibile restituire alla cittadinanza e ai turisti le gloriose vestigia dell'antico anfiteatro romano e i fasti regali della più recente ricostruzione barocca.
Il piano di rilancio virtuoso e lungimirante dell'amministrazione, sostenuto da importanti fondazioni bancarie, oggi registra un incremento considerevole dei pernottamenti, con conseguente apertura di strutture ricettive destinate a varie tipologie e fasce di pubblico dalle ricadute positive sull'economia del territorio.
Sono molte le ragioni che inducono il turista consapevole e non esclusivamente di passaggio a soggiornare per qualche tempo nel comune di Bene: il panorama delle vicine Langhe, i percorsi naturalistici, la gastronomia, le pietre permeate di storia, oltre a numerose iniziative culturali e artistiche di grande pregio.

Fra le manifestazioni che il 19 gennaio scorso hanno inaugurato il cartellone di eventi in programma per il 2019 occorre segnalare la mostra collettiva Ensemble, a cura di Angelo Mistrangelo, ospitata nei locali di Palazzo Lucerna di Rorà, sede del Museo Civico. Ines Daniela Bertolino, Liliana Cecchin, Lidia Delloste, Gabriella Malfatti, Renzo Miglio, Francesco Murlo e Angela Sepe Novara hanno risposto all'appello di Ricominciare a vivere (R.a Vi.) Onlus, per promuovere le numerose attività dell'Associazione, che dal 2000 offre supporto alle donne colpite da tumore al seno, in collaborazione col personale medico e infermieristico del day hospital di senologia delle Molinette.
Procedendo su via Roma, dove insistono la Chiesa di San Francesco e il Palazzo Comunale si raggiunge la Parrocchiale con annessa Torre campanaria, qui sono esposti gli acquerelli di Delio Meinardi nella mostra personale Espressioni d'Arte, omaggio ai luoghi narrati da Cesare Pavese e agli scabri anfratti rocciosi delle vicine montagne.
Dirimpetto, inoltrandosi negli ambienti di Casa Ravera - presso la quale sono conservati reperti romani e barocchi, corredi liturgici e due tabernacoli capolavoro ebanistico di Pietro Piffetti, già nella Chiesa delle Figlie di Maria -, si ammira una selezione della preziosa collezione di Margherita Goglino, curatrice della mostra Pizzi e Merletti del tempo che fu, massima esperta dei manufatti esposti, del loro significato, dei filati e del valore sociale intrecciati dalle mani sapienti di donne di area lombarda, piemontese e transalpina.
Infine, passando fra le vie Roma e Vittorio Emanuele, si raggiunge la Chiesa di San Bernardino dei Disciplinati Bianchi, dove una rassegna di cartoline e documenti d'epoca della collezione di Giovanni Cornaglia, illustra L'avventura coloniale francese in Marocco, fra gusto orientalista e resoconto scientifico dai risvolti antropologici.
Certamente le parole non descrivono in modo esaustivo le mille sfaccettature di una realtà che arricchisce di presenze auliche il suo comprensorio, fatto di eccellenze vitivinicole - Monforte d'Alba e Dogliani distano meno di 20 km -, di rimandi pavesiani con i dolci declivi di Santo Stefano Belbo e di stratificazioni complesse dove si avvicendano le gesta di uomini illustri e i destini ordinari, ma non meno tangibili, dei suoi abitanti.
Nondimeno la sua identità è strettamente legata a quella del capoluogo sabaudo. La seconda metà del Seicento e il principio del Settecento rappresentano per Bene un intenso periodo ricostruttivo ascrivibile alla reggenza di Cristina di Borbone (Parigi, 1606 - Torino, 1663), a cui risalgono nel 1659 la parrocchiale e la Chiesa di San Francesco - all'interno della quale è conservato l'altare marmoreo progettato da Filippo Juvarra -,  la chiesa di San Rocco (edificata dalla famiglia Borra per scongiurare un'epidemia di peste), la chiesa dei Cappuccini (1650 circa); mentre i palazzi dei Magistrati, dei Marchesi del Villar, dei Giriodi di Monastero sanciscono il potere congiunto al mecenatismo gentilizio, spesso motivato da un fervente spirito filantropico che ancora oggi anima insigni personalità dell'aristocratica cittadina.

Per Informazioni:
Ufficio turistico
ufficioturismo@benevagienna.it; t. 0172/654969
Orari feriali:  9-13 e 14-16; festivi: 9-17. Chiuso martedì.
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