lunedì 24 settembre 2018

APPUNTAMENTI IN VAL DI VIÙ

di Gian Giorgio Massara

Cappella della Confraternita del SS. Nome di Gesù
Complesso della Piccola Casa della Divina Provvidenza - Lemie
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
L'unico paese delle valli di Lanzo che  vanta tre cicli di affreschi è quello di LEMIE; opere pittoriche che spaziano dal secolo XV al XVII nelle località di Forno, Capoluogo e San Bartolomeo ove sorge una chiesetta di fronte ai verdeggianti prati degli alpeggi.
La prima tappa consente al visitatore di ammirare il ciclo di affreschi jaqueriani ai quali la Società Storica delle Valli di Lanzo ha dedicato un'ampia pubblicazione; lo studio delle armature è stato condotto da Claudio Bertolotto che ha ritrovato segni e marchi sinora sfuggiti ad altri studiosi.
Sotto l'immagine dei fratelli Goffi genuflessi, compare la data 1486.
Trascorrono quasi cento anni, ed ecco in un'altra cappella - per fortuna incorporata nel complesso della Divina Provvidenza e quindi salvata in toto - un secondo ciclo di affreschi con donatori, scene sacre, finestrelle dalle quali s'affacciano ora montanari, ora i due animali del presepe, città fortificate e (ultima scoperta) San Bernardo da Mentone che tiene ben stretta la catena che lo lega al diavolo.
A San Bartolomeo, gli affreschi sono più semplici, ma pur sempre interessanti.
Il soffio della scultura
Allestimento mostra
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
Sempre in LEMIE, anche la cappella della Confraternita del SS. Nome di Gesù, dalla lieve decorazione riferibile al secolo ventesimo, è stata restaurata e aperta al pubblico. È qui che s'ammirano le opere di un gruppo di scultori contemporanei scelti da Gabriele Garbolino Ru, autore che ritroviamo a VIÙ nella Rotondarte affacciata sulla grandiosa parrocchiale che conserva un altare proveniente dal torinese Eremo, sul borgo.
Nelle due località citate sono presenti gli scultori Gianni BUSSO, Mario GALLINA, Gabriele GARBOLINO RU, Daniele MIOLA, Firenze POGGI, Vito QUAGLIOTTI, Christian ZACCONI.
RotondArte
Veduta del parco di Villa Franchetti
Foto: Karen Giacobino e Milo Julini
Le sculture di Viù consistono in sette stele marmoree che s'affiancano agli alberi secolari, ciascuno recante l'indicazione botanica, mentre a LEMIE il fil rouge è costituito da Il soffio della scultura.
Queste e altre iniziative in valle sono dovute all'intesa fra i sindaci, al sostegno della Compagnia di san Paolo e all'interessamento di Alberto Tazzetti, presidente dell'Associazione "Amici del Museo di Usseglio".
Un itinerario d'arte insolito che s'affianca alle bellezze naturali, alle catene dei monti che molti pittori hanno dipinto fra otto e novecento, da Cesare Ferro Milone a Giuseppe Sauli d'Igliano, da Federico Collino a Giovanni Piumati, figura questa di intellettuale che ha studiato i fogli leonardeschi; né si scordino le presenze di Guarlotti, Sobrile, Carlo Musso e Alberto Neuchuller.

RotondArte

Sette steli marmoree
VIÙ - Viale di
Villa Franchetti

e Belvedere "La Rotonda"


Il soffio della scultura
30 luglio - 30 settembre 2018

LEMIE - Confraternita del
SS. Nome di Gesù

www.vallediviu.it

venerdì 21 settembre 2018

GIOVANNI CESTARI E IL PAESAGGIO

di Tiziano Rossetto
Autunno
1984
Olio
Presso il settecentesco Palazzo Vittone (dal nome del prestigioso architetto che lo progettò) di Pinerolo si può visitare la retrospettiva di GIOVANNI CESTARI (1921-2003), accompagnata dalla monografia a cura di Gian Giorgio Massara ed Angelo Mistrangelo, con il contributo di Giorgio Cestari (nipote del pittore) e testimonianze di Mario Marchiando Pacchiola, Andrea Priotti, Giuseppe Geuna, Giuseppe Nasillo e Livio Germani.
L’artista, allievo di Benedetto Ghivarello, ama dipingere en plein air in compagnia di Silvio Gatti, Renato Bruera, Ferruccio Tosello e Giovanni Carena; dalle opere emerge "un colore vivace e impreziosito dalla luce atmosferica" (Mistrangelo), lavorato con una "consueta tecnica a spatola" (Massara).
La sensibilità spaziale dell’autore è caratterizzata dall’uso della linea obliqua (Il sentiero, 1976), unita ad elementi naturali permeati dall’impressione del movimento. Gli alberi perseguono una forte verticalità (La Bialera, 1980; Il grande Albero; Il Chisone, 1977), mentre la prospettiva accidentale dinamizza le scene urbane (Buriasco, 1986).
L’ambiente viene rappresentato attraverso quinte ed ampie superfici; gli spazi sembrano altresì costruiti come scenografie, in cui personaggi minuti risultano attorniati da maestosi alberi, muri ed edifici (Passeggiata d’autunno, 1981; Strada in salita, 1984; Il cancello del parco, 1986; Ciliegio in fiore, 1997); talvolta le figure servono a focalizzare lo sguardo dell’osservatore (Nella campagna di Macello, 1975; Fine dell’estate, 1982), mentre, in altri casi, persone ed animali (difficilmente percettibili allo sguardo) suggeriscono semplicemente la presenza della vita (Il ruscello, 1979).
Il cancello del parco
1986
Olio
Gli elementi naturali assumono spesso preponderanza rispetto agli edifici ed alla presenza umana (La torre di Challant a Lanzo, 1981), ma alla verticalità delle strutture si contrappone talora l’orizzontalità determinata da ampie stesure di colore (Campagna piemontese, 1973; Lanzo, 1996).
Nei dipinti si nota una consonanza ed una commistione cromatica delle parti, oltre ad un equilibrio della tavolozza, ricca di toni sia caldi sia freddi, modulati in progressione.
In alcune opere, il paesaggio è composto quale giustapposizione di volumi (Campagna pinerolese, 1973; Il Rio, 1998; Rilievo collinare), in talaltre vengono evidenziati i piani differenti del terreno (Ansa del Chisone, 1970).
In Autunno (1984), le sponde del fiume fungono solamente da pretesto per accendere le vibrazioni cromatiche, che divengono surreali in Scorcio di Venaria (1957).
I caratteri formali tipici della pittura di Giovanni Cestari si evincono pure dagli acquerelli (Passeggiata nella neve, 1981; Borgo sotto la neve; Scorcio di Macello); la figura umana è invece trattata con accenti quasi caricaturali nelle opere grafiche (Magna Imelda, 1970; Barba Battista, 1969), oppure con un impeto pittorico dai risvolti espressionisti (Imelda in un interno, 1965).
L’artista non ignora i soggetti floreali ed eccelle finanche nella scultura: Anuc, ceramica a tutto tondo realizzata dall’artista presso la Manifattura “Le Bertetti”, delizia l’osservatore con orientaleggianti tratti femminili.

GIOVANNI CESTARI
Opere 1957 - 1998
dal 22 settembre al 21 ottobre 2018
Palazzo Vittone
Piazza Vittorio Veneto, 8
10064 Pinerolo (TO)
Orario: sabato 15,30  - 18; domenica e festivi 10,30 - 12 / 15,30 - 18
Per informazioni: t. 0121 76818
www.giovannicestari.it

giovedì 30 agosto 2018

LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA

Anton van Dyck (Anversa, 1559 - Londra, 1641)
Ritratto di Caterina Balbi Durazzo, 1624
olio su tela, 220,2 x 149 cm
Genova, Palazzo Reale, Sala delle Udienze
Nell'ambito della Diciottesima edizione di Restituzioni, il programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico nazionale, curato e promosso da Intesa Sanpaolo, la Reggia di Venaria presenta nelle Sale delle Arti LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA.
Fino al 16 settembre 2018, la Tomba di Henib, dal Museo Egizio di Torino; la preziosa Testa di Basilea, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Anton Van Dyck, da Palazzo Reale di Genova; San Girolamo penitente di Tiziano, dalla Pinacoteca di Brera; San Daniele nella fossa dei leoni di Pietro da Cortona, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e altri 200 capolavori restaurati, raccontano delle maestranze messe in campo nel difficile compito di restituire al pubblico un vasto patrimonio pittorico, scultoreo e di alta manifattura artigianale in seguito ad attente indagini scientifiche e accurati interventi di recupero.
Ad eccezione della tela del Bellotto proveniente da Dresda1 le opere appartengono a 17 regioni italiane coinvolte in un itinerario da nord a sud: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche. Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, Belluno, 1488/1490 - Venezia, 1576)
San Gerolamo penitente, 1556-1561
Olio su tavola 235 × 125 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
Avviato nel 1989 dall’allora Banca Cattolica del Veneto, con obiettivi e finalità legati al territorio di competenza di quell’Istituto, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione ed è in continua espansione, come testimoniato già dalla diciassettesima edizione che ha visto coinvolte 12 regioni italiane, 46 istituzioni proprietarie e l’inclusione, per la prima volta, di un Paese europeo con i tre rilievi lignei provenienti dal Calvario di Banská Štiavnica in Repubblica Slovacca ammirato, insieme ad altri 140 capolavori, da circa 76.000 visitatori che hanno beneficiato della mostra conclusiva La bellezza ritrovata, allestita nella primavera-estate 2016 presso le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano.
Dal 1989 ad oggi, sono ormai oltre 1300 le opere recuperate che spaziano dalle epoche proto-storiche fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.
Codice di disegni dall’Ambrosiana (F245 inf.)
disegni del XVI secolo
raccolta di 76 disegni realizzati in tecniche varie su carta   
47 x 34 cm (codice)
Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana
(acquisizione Federico Borromeo, inv. F245 inf.)
Ciascuna tipologia di materiale ha richiesto una specifica metodologia d'intervento.
Alle analisi scientifiche svolte attraverso mappature grafiche, radiografie e fotografie ai raggi ultravioletti e agli infrarossi si sono aggiunte soluzioni di ultima generazione, come la scansione in 3D (utilizzata per I tre crocifissi di Vincenzo Foppa) e la riproduzione fotografica ‘in falso colore’, indispensabile per procedere con puliture più approfondite "senza 'svelare o 'spellare' un dipinto" come nel caso della Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini.
Fra i reperti più delicati il Reliquiario ostensorio del braccio di sant’Eugenio (1430) opera di Argentiere ligure (?), testimone più integro e cospicuo del mecenatismo artistico del vescovo Vegerio sul fronte savonese e nolese; riconducibile al «braccio di S. Eugenio guarnito d’argento» inventariato nell’ottobre 1585 da monsignor Niccolò Mascardi, in visita apostolica nella chiesa di San Pietro a Noli, è tuttora compreso fra i beni di San Pietro.
Argentiere ligure (?)
Reliquiario ostensorio del braccio di sant’Eugenio, 1430
(proveniente da Noli (Savona), antica cattedrale di San Paragorio)
rame inciso a bulino e a cesello; argento sbalzato inciso a bulino e a cesello,
smalti translucidi champlevé e a basse-taille
51 x 53 x 27 cm
Noli (Savona), concattedrale di San Pietro
Il recupero dello straordinario Paliotto d’altare (1749) di Pietro Piffetti (Torino, 1701-1777), non tanto strutturale quanto integrativo degli intarsi di rivestimento in madreperla e avorio, ha visto la collaborazione interdisciplinare delle professionalità del CCR - Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Apparato composto da cinque elementi assemblati - una contromensa, due ali laterali, un controtabernacolo e un Crocifisso in avorio, di eccezionale eleganza e finezza anatomica, all’interno di un baldacchino - fu concepito per l’altare maggiore della chiesa di San Filippo Neri a Torino dedicata al fondatore della Congregazione dell’Oratorio. Nel 2010 il paliotto è stato trasferito dalla sacrestia della chiesa nel Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi, allestito al primo piano dell’annesso convento degli Oratoriani.
Uccelli e fiori su un cielo del Seicento sono invece riemersi dalla pulitura della decorazione all'interno del coperchio del Clavicembalo sei - settecentesco, esposto al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma.
Manifattura romana (?)
Clavicembalo, prima metà del XVII secolo - prima metà del XVIII secolo
legno di pioppo, cipresso, abete, noce, faggio, bosso, ebano e legno di frutto sagomato,
modanato, intagliato e assemblato, ottone, penne di uccello (strumento);
legno sagomato, modanato, intagliato, dorato a guazzo, dipinto a olio su tavola (cassa esterna);
20 x 82,5 x 258 cm (strumento); 88,5 (alt. con gambe) x 90 x 266 cm (astuccio)
Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
La rassegna accosta esemplari molto diversi fra loro per uso e provenienza, include fra gli altri l'Arazzo con scene di Noè conservato in Palazzo Reale a Torino, la portantina nuziale onna morimono (periodo Edo, Giappone), dal Castello di Racconigi (Cuneo) e il Mantello cerimoniale Tupinambà (giunto in Italia alla fine del XVI - inizio del XVII secolo dal Brasile), fragile reperto etnico confezionato con penne di ibis rubra su rete in fibra di cotone, custodito nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana a Milano, sottoposto a pulitura per microaspirazione e con laser infrarosso.
Anche opere recenti, soggette all'erosione del tempo, sono state oggetto di specifici interventi adatti ai materiali utilizzati da artisti precursori o protagonisti del linguaggio artistico contemporaneo, fra esse: Fiori (1918), olio su tela di Giorgio Morandi, il tessuto combusto e i cretti in Nero Bianco Nero (1955) di Alberto Burri, il complesso graffito ad olio, acrilici, pastelli a cera e carboncino su tela di Cy Twombly, Senza titolo. Roma (Il muro), conservato alla GAM di Torino.
Alberto Burri (Città di Castello, Perugia 1915 - Nizza, 1995)
Nero Bianco Nero, 1955
assemblaggio di tessuti, cerniera lampo, plastiche, cartone,
olio, resina vinilica, bianco di zinco e nero d’ossa su tela di iuta; 150 x 250 cm.
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Infine, a siglare un percorso che ha coinvolto 44 enti di tutela (Soprintendenze, Poli Museali e Musei autonomi) e 63 enti proprietari, tra musei, chiese, siti archeologici, un video illustra le fasi di intervento conservativo su La trasfigurazione di Cristo (1478 - 1479), tempera su tavola di Giovanni Bellini (Venezia 1430 ca. - 1516), non esposta poiché oggetto di un impegnativo restauro in corso di realizzazione presso il laboratorio del Museo a Real Bosco di Capodimonte (Napoli), ove è presente in collezione.
Quale strumento di supporto all'importante compito divulgativo assolto dalla mostra è da considerarsi la pubblicazione del catalogo Marsilio, a cura di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, con schede storico-artistiche redatte grazie alla collaborazione di 70 storici dell'arte coinvolti nello studio e nella collocazione contestuale delle opere e con le relazioni di restauro effettuate dagli oltre 200 professionisti attivi in centinaia di laboratori qualificati in Italia. All'edizione a stampa si affianca il catalogo in versione digitale, di quasi 800 pagine e 1500 immagini, scaricabile gratuitamente dal sito web dedicato a Restituzioni.

1) Bernardo Bellotto, detto Canaletto (Venezia 1722 - Varsavia 1780), Il Mercato nuovo di Dresda visto dallo Jüdenhof, 1749 (?), olio su tela, 136 × 236 cm. Dresda, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Gemäldegalerie Alte Meister.

LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA
Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati

Fino al 16 settembre 2018
Reggia di Venaria, Sale delle Arti
Piazza della Repubblica 4, Venaria Reale - Torino
Orario: da martedì a venerdì 9 - 17; sabato, domenica e festivi 9 - 18.30. Lunedì chiuso. Le biglietterie e gli ingressi chiudono un’ora prima rispetto agli orari indicati.
www.lavenaria.it
www.restituzioni.com

sabato 25 agosto 2018

I Maestri dell’Accademia Albertina / CESARE FERRO MILONE

Ingresso del Tempio Reale di Wat Phra Keo di Bangkok, 1906
Olio su tavola, 27 x 40,5 cm
GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
La mostra dedicata a CESARE FERRO MILONE (Torino, 1880 - 1934), curata da Angelo Mistrangelo, è il terzo appuntamento del ciclo «I Maestri dell’Accademia Albertina».
Dopo le rassegne su Andrea Gastaldi del 2016 e su Giacomo Grosso del 2017-2018, l’opera dell’artista viene presentata in tre sedi istituzionali: la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino e il Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» a Usseglio (Torino).
L'evento, esito di un’ampia indagine biobibliografica sul professore di incisione e titolare della cattedra di Disegno all'Accademia Albertina, della quale fu Presidente dal 1930 al 1933, si avvale, nelle sale della Pinacoteca, di contributi multimediali e ambientazioni sonore di grande suggestione. Dipinti significativi illustrano la rilevanza storica del suo percorso professionale: l'affacciarsi al linguaggio contemporaneo, passando dai canoni orientalisti, attraverso la tecnica divisionista di Segantini e Pellizza, accostate al simbolismo di primo Novecento (Sartorio), fino ad assimilare l'oggettiva concretezza dei ritratti casoratiani, al principio degli anni Trenta del secolo scorso.
Autunno a Fobello (Autunno a Cobello), 1912
Olio su cartone, 47,7 x 47 cm
Collezione privata
Al Museo Accorsi-Ometto l'itinerario prende avvio dalle Fotografie di Cesare Ferro Milone - proiettate da più di trenta pannelli retroiluminati - desunte da aristotipi alla gelatina appartenenti al Fondo Fotografico Cesare Ferro e da lastre negative su vetro riprodotte con la tecnica della gelatina ai sali d'argento, conservate presso l'ABF - Atelier per i Beni Fotografici.
Scatti del paesaggio thailandese raccontano con perspicacia narrativa usi e costumi di una civiltà sfaccettata, compendio di regalità, misticismo e tradizioni popolari e denotano l'interesse del pittore per la cultura del luogo.
Inverno a Bangkok, vivace acquerello su carta preparata proveniente dal Museo Civico "Arnaldo Tazzetti" di Usseglio, il bel ritratto di Me Ciani, ballerina della Regina (1925), gli olii su tela del 1928, Natura morta con maschera teatrale siamese e Autoritratto con oggetti siamesi, con oggetti acquisiti durante i soggiorni in Siam conservati nello studio dell'artista, scandiscono alcuni momenti dell'esperienza presso la corte di Rama V Chulalongkorn, risalente al 1904-1907 e al 1923-1924.
Signora col cappello
Olio su tela, 67 x 47,5 cm
Collezione privata
La sala successiva del Museo, rivestita in carta dipinta a cineserie, ospita alcuni pregevoli manufatti cinesi, quali il paravento in legno intagliato con pannelli istoriati su carta, di inizio XX sec.
Di autori non identificati, databili all'epoca della Dinastia Qing (1644 - 1912), sono l'ampio abito unisex con maniche lunghe e allacciatura laterale, tessuto in seta con ricamo kesi (trad. "seta tagliata") particolare intreccio ricalcato su disegno pittorico nei colori bianco, giallo, rosso, porpora. La giacca maschile è cucita in seta a ricamo kesi e impreziosita da fili d'oro e paste vitree su motivi nei colori avorio, giallo, rosso e nelle diverse sfumature di azzurro.
Essi, insieme all'ampia giacca a maniche lunghe dal collo alto e allacciatura frontale, con draghi e figure mitologiche fra nuvole e fiori tratti dal repertorio classico cinese, rappresentano un pregevole esempio di perizia e raffinato gusto sartoriale. A tali manufatti si aggiungono la sciabola con fodero in acciaio, smalto champlevé, oro e pietre dure donato da Rama V al re Umberto I; il calco per moneta rappresentante il dio Airavata e la moneta celebrativa col profilo del re siamese, opera di Ferro.
Me Ciani, ballerina della Regina, 1925
Olio su tela, 95 x 73 cm
Collezione privata
Abile disegnatore, influenzato dalle Esposizioni internazionali (nell'edizione torinese del 1911 incontrerà la modella e ballerina Roshanara, più volte immortalata nei propri dipinti e nelle incisioni), vetrine di eccellenza per le arti applicate all'industria di inizio Novecento, Ferro realizzò svariati studi a inchiostro e matita, a carboncino su carta e a matita con rialzi di biacca su carta colorata per oggetti e stoviglie quali lattiere, zuccheriere destinate al servizio da tè (1904-1907) commissionato da Rama V e mai realizzato.
La rassegna presenta, fra l'altro, alcuni recipienti di manifattura thailandese oltre al copricapo e alla maschera per ballerina di corte in papier mâché e legno dorato, testimonianze di artigianato siamese (fine XIX sec. - inizio XX sec.), di proprietà dell'artista, riprodotti nelle suddette nature morte a tema "a sottolineare il carattere d’un popolo sino allora sconosciuto al Maestro, a rivelare l’intento d’immedesimarsi sempre più in abitudini, gesti e tradizioni" (G.G. Massara).
La famiglia, 1930
Olio su tela, 115 x 86 cm
Collezione privata
Più intimista la sezione dedicata ai Ritratti di famiglia, alla cura degli affetti - la giovane consorte Andreina Gritti (1899 - 1983) e i figli Andrea, Marco e Checco - cui Ferro riservò ogni momento libero e pagine toccanti nelle lettere inviate durante le trasferte dovute ai numerosi incarichi professionali. Ad essa sono da annoverare lo scorcio di paesaggio urbano Il giardino di Valsalice in primavera, scampolo di natura calato nella Torino industriale di Riccardo Gualino e del Gruppo dei Sei; I primi passi (1923), realizzato con tecnica quasi divisionista, intriso di atmosfere sospese tra partecipato resoconto verista e impalpabili suggestioni simboliste e L'ora del bagno (1921), grande tela dove il colore luminoso si dispone in ampie campiture materiche. Gli olii Andreina Gritti, (1917), Il pettine di giada, del 1925, contribuiscono a rivelare la personalità della moglie, bellezza eterea  dal portamento elegante e dalla corporatura longilinea, come suggerisce l'abito etnico appartenutole ed esposto in questa sede.
Portatori di slitte, 1902 - 1907
Olio su tela, 78 x 123 cm
Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti», Usseglio (To)
Le opere (oltre 115 tra dipinti, disegni, incisioni, affreschi portatili e oggetti d'arte) comprendono infine vedute dell’alta valle di Usseglio dove il pittore era solito recarsi con l’amico e compagno di studio Felice Carena per cogliere dal vero i paesaggi "che incorniciano l’alta valle di Viù; luoghi cari a Ferro, alpinista, 'solitario scalatore di rocce' che sale in cima al monte Lera, al Rocciamelone, alla Torre d’Ovarda" (Massara).
In particolare al Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» è possibile ammirare alcuni lavori e fotografie provenienti dalla collezione appartenente alla famiglia dell’artista, incentrati sulla tecnica dell’affresco, di cui Cesare Ferro è stato insegnante presso l’Accademia. Oltre ad essi sono esposti il dipinto Portatori di slitte e i relativi bozzetti, esemplari della collezione permanente, così come la Deposizione, disegno preparatorio per l’affresco della cappella di Vaglio Pettinengo, e la Testa di bambino in plastilina.

I MAESTRI DELL’ACCADEMIA ALBERTINA
Cesare Ferro Milone. La Magia del colore tra Torino e Bangkok

Fino al 9 settembre 2018
Museo di Arti decorative Accorsi - Ometto
Via Po, 55 - 10124 Torino
Orari: da martedì a venerdì 10 -13 / 14 - 18; sabato e domenica 10 - 13 / 14 - 19. Lunedì chiuso
Per informazioni: t. 011 837 688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Pinacoteca Albertina
Via Accademia Albertina, 8 - 10123 Torino
Orari: lunedì, martedì, giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi 10 - 18 (ultimo ingresso ore 17.30). Mercoledì chiuso
Per informazioni: t. 011 089 73 70; pinacoteca.albertina@coopculture.it
www.pinacotecalbertina.it

Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti»

Piazza Cibrario 1 - 10070 Usseglio (To)
Orari: sabato e domenica 15.00-18.00 (o su prenotazione)
Per informazioni: t. 0123 83702; museocivicousseglio@vallediviu.it
www.vallediviu.it

INGRESSO RIDOTTO PRESENTANDO IL BIGLIETTO DELLA MOSTRA DI UNA DELLE ALTRE SEDI.

lunedì 11 giugno 2018

Profili / TOMMASO JUGLARIS

Tommaso Juglaris
Autoritratto
1921
Olio su tela, cm. 60×50
TOMMASO JUGLARIS ((1844-1925) è stato celebrato con una preziosa mostra nel maggio 2017 presso la sede della Famija Moncalereisa1, nella quale una selezione di circa quaranta lavori fra disegni e dipinti hanno reso omaggio all'illustre maestro. La rassegna fa seguito alle esposizioni di Lansing (Michigan - USA, ottobre 2004 - gennaio 2005) e di Moncalieri (febbraio - agosto 2006)2.
Pittore piemontese come Giacomo Grosso (Cambiano 1860 - Torino 1938) e Cesare Ferro (Torino 1880 - 1934) per non citare che i contemporanei più celebri, emigrati con notevole fortuna in paesi stranieri, rivela nella sua biografia i patimenti subiti in patria - di tipo economico, soprattutto - che lo condussero in seno alla cultura artistica d'Oltreoceano, dove ottenne fama e riconoscimento. Un parallelo letterario si riscontra nella biografia dello scrittore statunitense Henry James (New York 1843 - 1916), coevo e pressoché coetaneo di Juglaris, che nella maggior parte dei propri romanzi lascia trapelare, seppur da un punto di vista antitetico (lui statunitense di nascita), una profonda dicotomia fra la tradizione europea e quella del nuovo mondo.
Malgrado ciò "The Portrait of a Lady" (1881), "The Bostonians" (1886) e in particolare "The American" (1877), assumono il volto dei personaggi tratteggiati a pennello da Juglaris o la sensuale opulenza dell'accademico Giacomo Grosso.
Tommaso Juglaris
La zingarellaUltimo quarto XIX sec.
Olio su tela, cm 38 x 32
Con Christopher Newman, tipico esemplare di self made man, protagonista de L'Americano, Juglaris condivide alcuni tratti d'esordio della propria travagliata esistenza in patria - il fallimento dell'attività commerciale paterna, la fame, l'inflazione nel primo dopoguerra - che lo condurrà dapprima a Parigi e poi in America per ben otto volte.
"Povero e squattrinato[...]l'unico capitale di cui disponeva era la sua intrepida risolutezza e la netta percezione dei fini e dei mezzi. [...] Aveva impegnato mani e cervello in tante cose, era stato intraprendente nel vero senso della parola: avventuroso e persino temerario, aveva conosciuto le amare cadute e i più brillanti successi, ma, sperimentatore per natura, aveva sempre trovato alcunché di cui rallegrarsi anche quando il bisogno gli irritava la carne e l'anima come il cilicio di un monaco medioevale"3. Lavoratore instancabile organizza scuole d'arte estive in Massachussets, in New Hampshire e Maine, dirige gli istituti d'arte di Boston e Providence, nonché la Rhode Island School of Design (RISD) a Providence, formando decine di allievi al gusto europeo, esportando metodi e tecniche tradizionali (ad esempio le aule ad "anfiteatro" per lo studio del nudo), in risposta alla koiné artistica del Rinascimento Americano capitanato da John Singer Sargent.
Tommaso Juglaris
Scorcio di Moncalieri1921
Olio su compensato, cm 14 x 23
Si potrebbe parlare di cervelli in fuga: Parigi "capitale del mondo" artistico, Londra, New York, sono fra le mete di Boldini, De Nittis, Grosso e dello stesso Juglaris. Nemo propheta in patria. Tuttavia, numerosi sono i tributi della comunità cittadina al proprio conterraneo: è del 1925 la Commemorazione della morte da parte del Consiglio Comunale di Moncalieri, cui seguono le Mostre ricordo del 1960 a cura del Gruppo Amici dello Spettacolo, del 1975 alla Famija Moncalereisa e nel 2000 lo studio che il critico Gian Giorgio Massara dedica al "professore" in Moncalieri, Territorio e Arte.
Momenti che permettono di far luce su un artista molto apprezzato all'estero al quale nel 1992 lo studioso Geoffrey Drutchas, dopo aver scoperto il monogramma T.J., assegna la paternità del ciclo delle Muse (1886) dipinte ad olio su tela per il Parlamento di Lansing nel Michigan. Segue poco tempo dopo la scoperta casuale dell'Autobiografia, appartenente a collezionisti privati, da cui si apprendono alcuni importanti momenti formativi della sua carriera: gli studi all'Accademia Albertina; l'ambiente parigino; i monumentali cicli pittorici in America fra cui il fregio delle Ore (1904) su fondo oro, nella  Sala lettura della biblioteca Ray Memorial a Franklin nel  Massachusetts.
Tommaso Juglaris
Le Schiave
1888
Olio su tela, cm 76 x 130
Juglaris affronta temi mitologici e temi religiosi, recuperando i principi ispiratori dei Nazareni e uno stile rigoroso assimilabile alle figure del pittore torinese Enrico Reffo (1831 -1917), insegnante della scuola di pittura e scultura presso il Collegio degli Artigianelli - le cui opere, dettate da una sincera devozione religiosa, sono conservate in santuari e luoghi di culto della città. Il pittore moncalierese apporta a tale solennità un vigore plastico e un solido modellato anatomico, tale da essere considerato troppo audace dai detrattori puritani che nel 1888 a Boston si trovarono di fronte i corpi nudi delle Schiave, distesi sul manto villoso di un candido tappeto. Alcuni particolari anatomici rivelano altre volte uno studio approfondito dell'arte rinascimentale. Come il braccio del Cristo morto, conservato nella Chiesa di S. Francesco a Moncalieri, il quale rivela non poche analogie con la Deposizione di Cristo di Raffaello alla Galleria Borghese di Roma, con il Marat assassinato di Jacques-Louis David (a sua volta con precedenti illustri nella Deposizione caravaggesca e nella Pietà michelangiolesca) o, ancora - secondo quanto confermato dagli appunti autobiografici di Juglaris -, con il Corpo di Cristo morto nella tomba (1522) di Holbein il Giovane, presso il Kunstmuseum di Basilea, di cui riprende puntualmente l'impianto compositivo.
Tommaso Juglaris
Cristo morto
1897
Olio su tela, cm 120 x 240
Febbrile l'attività espositiva, in Italia, presso la Società Promotrice delle Belle Arti e il Circolo degli Artisti di Torino e all'estero, dove espone ai Salons parigini, e presso l'Art Club di Boston, a quel tempo capitale dell'industria editoriale e del giornalismo. A Parigi realizza numerosi ritratti di amici "perché era un eccellente esercizio e non avevo a pagare i modelli", annota. Artista eclettico si occupa di editoria, decorazione, realizza scenografie per il Teatro Regio di Torino e per il Teatro Barnsley nello Yorkshire, si interessa di arti applicate all'industria, negli stessi anni in cui William Morris dà corpo alle proprie idee socialiste con l'istituzione del movimento Arts and Crafts e Gustav Klimt (Baumgarten,1862 - Vienna, 1918) di cui quest'anno ricorre il centenario della morte, incarna con le sue eleganti figure Art Nouveau l'estetica secessionista.
Dipinge imitazioni Gobelins su commissione, lavora per le manifatture di litografie e cromolitografie del tedesco Pietro Thurwangher e per Robecchi, in qualità di pittore su ceramica dirige la fabbrica di Aubrée, collabora con la ditta di ceramiche Soupirou et Fourier e con altre realtà allora in auge, analogamente a quanto fecero raffinati artisti prestati all'industria, quali Émile Gallé, all'interno di un più ampio dibattito riguardante le questioni etiche ed estetiche derivate dalla produzione in serie dei manufatti.
Bartolomeo Piovano
Vecchie draghe e barconi sul Po (part.)
1965
In occasione della mostra di cui si è detto in apertura, è stata presentata una selezione di opere di Bartolomeo Piovano (Moncalieri 1903 - 1989), allievo di Tommaso Juglaris, conosciuto all'età di 17 anni. Trait d'union fra il realismo pittorico ottocentesco della Scuola di Rivara di Avondo, Bertea, Pittara e altri e le novità stilistiche del Novecento di Boswell, Chessa, Galante, Menzio, Levi, Paulucci, riuniti nel Gruppo dei Sei di Torino, poco più di venti opere esposte, descrivono i luoghi a lui più cari, a lungo frequentati: la riviera ligure di ponente, il "gozzaniano canavese", Champoluc in Val d'Ayas, oltre allo Studio d'interno dell'abitazione a Moncalieri del mio maestro Juglaris del 1924, ultimo omaggio prima della morte di questi, avvenuta nel 1925. A differenza di Juglaris, Piovano  predilige il paesaggio con alcuni interessanti esempi di natura morta, costellati di particolari umili - il tavolo in legno, un paiolo di rame - complementi d'arredo popolare, di schietto realismo, attiguo al rustico dipingere del valdostano Italo Mus. Trasferitosi per lavoro in Argentina nel secondo dopoguerra, Piovano ritorna a Moncalieri negli anni Settanta, continuando a ritrarre dal vero una realtà quieta, ma saldamente definita dal segno calibrato e dall'intenso cromatismo.
Esporrà numerose vedute alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, alle Quadriennali e alle Esposizioni Nazionali, riservando sempre un occhio di riguardo alla propria cittadina.

1. Juglaris e Piovano. Il maestro e l'allievo, Moncalieri, Famija Moncalereisa, 20-28 maggio 2018.
2. In quell'occasione fu pubblicato il circostanziato catalogo a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria, Tommaso Juglaris, Un artista tra Europa e America, (Ed. bilingue Italiano/Inglese), Famija Moncalereisa, Moncalieri (TO) 2006, con contributi di Gian Giorgio Massara, Geoffrey G. Drutchas, Domenico Giacotto, Ann Arpin, Kerry Chartkoff, Marco albera e Angelo Mistrangelo.
3. H. James , L'Americano, Mondadori, Milano 1982, pp. 20, 21.