giovedì 19 aprile 2012

Interviste/PIERO GILARDI

Piero Gilardi. Foto: Alessandro Lercara, 2008
In occasione della mostra Piero Gilardi - Effetti collaborativi 1963-1985, presso il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea dal 31 marzo al 13 maggio 2012, abbiamo incontrato al PAV l'artista torinese per fare il punto sulle nuove frontiere e sul significato sociale dell'arte contemporanea.

Negli anni Ottanta affermavi: 'l'arte può cambiare la società'. Dopo trent'anni ne sei ancora convinto?
La risposta è sì, ma con una precisazione. Oggi è diventata impraticabile l'influenza del cittadino sulla governance della società. Siamo in una fase storica di tecnocrazia per cui la democrazia rappresentativa non è assolutamente più sufficiente a far sentire la sovranità popolare nella conduzione della società, nella conduzione del mondo e delle misure per la salvaguardia dell'ambiente. L'influenza dell'arte sulla nostra vita passa attraverso la soggettività degli individui. Cioè l'arte aiuta gli individui a prendere coscienza di una situazione contraddittoria, a comprenderne le motivazioni, le cause e costituisce uno stimolo alla soggettività politica ad agire, naturalmente nel contesto di una progettualità politica collettiva.
Sussistono ancora i presupposti per un tipo di arte relazionale?
Oggi non sarebbe possibile ripetere il carnevale  di Borgo Aurora, anche se qua e là succedono ancora eventi collettivi e popolari. Alla periferia di Roma una comunità di immigrati ed emarginati ha creato una sorta di festival, nel corso del quale è stato spedito un razzo sulla Luna dicendo: 'visto che il Governo italiano non ci vuole, anzi ci perseguita in quanto clandestini, noi andiamo sulla Luna' (evento "Tutti sulla Luna!" presso Space Metropoliz, Roma 30 novembre 2011, ndr). La diversità sta nel fatto che nel 1980 queste epressioni erano organicamente connesse ad un contesto di lotte sociali generale, impegnate a portare le rivendicazioni dei ceti popolari fuori dalla fabbrica; riguardavano la possibilità dei cittadini di partecipare al governo dei servizi sociali. Oggi quando c'è un evento artistico spontaneo vivace, manca il collegamento con un'atmosfera sociale collettiva, che è invece quella della passivizzazione del consumismo, un ambiente sfavorevole per questo tipo di espressioni. Ci può anche essere una sorta di riconoscimento, ma effimero. Per esempio gli spettacoli teatrali fatti nelle carceri, a partire dal carcere di Volterra, sono stati abbastanza pubblicizzati dai media, ma cosa hanno portato al problema drammatico della mancanza della riforma carceraria? Finora assolutamente niente.
Quali fattori determinano oggi la produzione e la fruizione dell'arte?
La società postmoderna, la società che ha cominciato a prendere forma negli anni Ottanta, con la svolta della rivoluzione informatica, della virtualizzazione della società, ha portato ad una dimensione di estetizzazione della società. Estetizzazione che è funzionale al consumo di beni d'uso inutili e superflui.
Nelle attività espressive c'è una componente di tipo immaginativo e di tipo pulsionale. Oggi le espressioni spontanee dell'attività collettiva sono purtroppo inquinate da atteggiamenti sollecitati dalla televisione, che sembra diventata l'unica via per compiere il proprio processo di iniziazione. Se compari in televisione sei, altrimenti non esisti. C'è però in questa creatività così parzialmente compromessa una forza nuova che nasce da un elemento sociologico molto importante, ovvero che ormai il modo di produrre della specie umana passa attraverso delle tecnologie che implicano la cooperazione. Quindi tutta la vita delle persone, non più solo il tempo di lavoro, è implicata nella produzione sociale. Questo modello spinge le persone ad agire sul piano della lotta per i beni comuni, che devono essere gestiti e fruiti da tutti nello stesso modo.
E' una sorta di ritorno alle tue formulazioni teoriche sull'energia primaria dell'Arte Microemotiva?
Erano tempi storici molto differenti. Negli anni Sessanta la grande rivoluzione culturale, mettendo in discussione tutti gli assetti sociali, aveva creato una sorta di inconscio collettivo, che era il motore della espressività. Oggi l'espressività nasce da ciò che è stato storicamente studiato e definito come 'general intellect', cioè dall'intelligenza collettiva. Essa ci condurrà a una forma di relazione in cui l'espressione accoglie tutte le differenze individuali, ma all'interno di un flusso espressivo corale. C'è un esempio emerso nel corso di un seminario all'Università di Roma che è quello del prato fiorito: la nuova creatività della società tecnologica e collaborativa (dove per tecnologica si intende la tecnologia delle telecomunicazioni), è come un prato fiorito, dove ci sono tanti fiori di colore diverso, ma tutti accomunati dal prato in tutta la sua ricchezza interna di specificità differenziale. Questa immagine è una buona metafora della creatività diffusa.
Bio-tech art e Transgenetic art. Esiste un limite etico alle sperimentazioni in questo specifico campo dell'arte?
Bisogna essere molto cauti a usare un metro di giudizio etico nel campo artistico, perché spesso questo strumento viene usato per reprimere delle espressioni artistiche. Bisogna sempre pensare che c'è nell'artista una attitudine a portare a galla un qualcosa di taciuto intorno a lui. Questo qualcosa può essere terribile, però l'artista ha legittimamente il diritto di esprimere la sua tensione interna. Ad esempio la pulsione che anima Eduardo Kac è quella di aprire un dialogo tra tutte le specie viventi, ivi compresa l'intelligenza artificiale. Il suo vero bisogno è quello di trovare una sorta di comunicazione ecumenica tra gli organismi intelligenti e pensanti, senza discriminare quelli artificiali. Quello che è necessario è giudicare a posteriori l'utilità di determinate espressioni artistiche. Il giudizio non può esercitarsi a priori, come pregiudizio nei confronti di un'eperienza estetica. Io sono stato un pioniere dei nuovi media e devo dire che tutto il lavoro che abbiamo fatto è stato sfruttato e usato negativamente a fini di business. Oggi però non siamo ancora in grado di dare un giudizio a posteriori sulla Bio-tech art.
Qual è il principale insegnamento che hai tratto dalle tue esperienze artistiche con le popolazioni tribali nordamericane e africane?
Nelle mie esperienze di lavori con i nativi della riserva Mohawk di Akwesasne (USA) e del villaggio Samburu in Kenya, il dato emergente positivo era che ci fosse, che nascesse e si sviluppasse, un processo di scambio e di ibridazione tra le culture tribali e la nostra società tecnologica, ciò che noi oggi chiamiamo interculturalità. L'insegnamento che ho avuto è che l'interculturalità è veramente l'obiettivo importante della società odierna per andare verso un mondo nuovo. Le culture tribali hanno tanti pregi, ma hanno anche nella loro ritualità alcuni difetti, che invece ad esempio noi abbiamo superato con la nostra concezione dell'interiorità e dei diritti individuali. Il diritto universale e la rivoluzione francese non li buttiamo ancora via. Nello stesso tempo noi abbiamo avuto la psicanalisi, teniamo conto dell'interiorità delle persone, ma queste cose andrebbero accoppiate con gli aspetti positivi delle popolazioni tribali, che sono in sostanza la capacità di sviluppare un processo cooperativo armonico con la natura.

lunedì 16 aprile 2012

L’Ambiente e lo sviluppo urbano

L’Ambiente e lo sviluppo urbano, è il tema della quinta conferenza della rassegna FORUM NATURAE: Conversazioni sull'Ambiente correlata alla mostra "Bulloni e farfalle - 150 anni di Ambiente in Piemonte” esposta presso il MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali.
L’incontro sarà tenuto, giovedì 19 aprile 2012 alle ore 18, da Sergio Chiamparino, già Sindaco di Torino per due mandati consecutivi, dal 2001 al 2011, voce autorevole sui temi legati alla complessa gestione dell’ambiente in rapporto all’espasione e allo sviluppo delle aree urbane. La sua amministrazione è stata caratterizzata dalla preparazione dei XX Giochi olimpici invernali, un lungo periodo durante il quale si sono realizzate opere importanti e riprogettato vaste aree della città, determinando radicali cambiamenti all’ambiente urbano e alla fruibilità dei suoi spazi da parte dei cittadini.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti, comprensivo di visita gratuita alla mostra “Bulloni e farfalle”.

Museo Regionale di Scienze  Naturali
via  Giolitti 36 - 10136 Torino
Per informazioni: tel. +39 011 4326345

venerdì 13 aprile 2012

Time Out


Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino.
(Robert Capa)

Interpretando il pensiero dell'autore, il fotografo Alfredo Clavarino, il titolo della mostra Time out non indica il tempo libero trascorso durante il week end o le vacanze, bensì quell'intervallo nel quale l'interruzione e la sospensione diventano gioco ed è possibile catturarvi, con l'inseparabile reflex, il time out degli altri. Un tempo prezioso, da non sprecare, per andare a caccia di chi si è conquistato una pausa, un piccolo punto fermo nel continuo fluire della vita. I ragazzini dalla propria famiglia, due persone in ufficio, turisti assorti su un traghetto.
Ma l'espressione mutuata dal mondo sportivo, il breve momento di recupero, non è necessariamente  sinonimo di serenità. Anzi, si carica di un sottile senso di inquietudine proprio a causa della sua transitorietà. Esso si dissolve rapidamente, in luoghi spesso banali, ma significativi perché scelti con cura: un bar, l'angolo
di prato o anche solo uno spiazzo affacciato su un canale.
Federico Clavarino, fotografo e insegnante presso la scuola BlankPaper di Madrid, così descrive l'opera del padre: "Ci sono fotografi che ordinano il mondo da vicino ed altri che lo fanno da lontano...ci sono foto che ci sbattono in faccia come uno schiaffo, e foto nelle quali possiamo entrare dentro e lasciare passeggiare lo
sguardo. Foto corte e foto lunghe. Le foto di mio padre sono di quelle lunghe. Ognuna è una stanza in cui si sviluppa un racconto assurdo, in cui i personaggi non sanno quello che devono fare o non sanno dare un senso a quello che stanno facendo, è uno spazio chiuso in una sua temporalità indefinita...mio padre è un architetto di angoli per l'anima, e le sue fotografie nascono da una sola, pacata, esigenza, una richiesta sussurrata: fermati un attimo".

Time Out
Fotografie di Alfredo Clavarino
Dal 12 al 30 aprile 2012
Orario: lunedì 15,30–19,30; dal martedì al venerdì 9,30-13,30 e 15,30-19
Mostra a cura di Chiara Adele De Michele
Garignani Belle Arti
Via Vanchiglia 16/d – 10124 Torino
Tel. 011.8123079; info@garignani.it; http://www.garignani.it/

giovedì 12 aprile 2012

Interviste/MASSIMILIANO FREZZATO

Massimiliano Frezzato
 Nato a Torino nel 1967, Massimiliano Frezzato inizia a pubblicare i propri lavori a partire dal 1985; dal 1990 al 1992 si dedica a “Margot”, per l’editore francese USA magazine. Nel 1996 pubblica il primo volume della saga “I custodi del Maser”, a cui lavora fino al 2005. Per la casa di moda Cerruti realizza un portfolio, gli allestimenti per lo stand al Salone della Moda di Parigi e un progetto dedicato ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Con Little Nemo realizza l’edizione di lusso di Pinocchio, con disegni inediti. Espone il progetto-album “Too much fantasy”, al Salone dei Comics di Lucca nel 2011. Per Mosquito realizza l’albo “Memories of  Sand”.  Attualmente vive in Toscana, a Montepulciano.
 Abbiamo incontrato l'autore in occasione della mostra "Frez-Art. Chi è Massimiliano Frezzato?",  presso la Galleria Little Nemo-Spazio ART&Co.MIX a Torino,  dal 13 al 24 aprile 2012.

Sei cresciuto a Torino, vicino alle Ferriere Fiat, adesso abiti sulle colline senesi di Montepulciano. Quanto conta l'ambiente nella tua espressione creativa?
Tutto conta, l'ambiente, la situazione politica, lo stato d'animo, le condizioni fisiche. Poi ci sono forme espressive permeabili e altre che sono invece impermeabili. Se devo fare un fumetto per Dylan Dog in cui c'è una sceneggiatura molto dettagliata e molto precisa, dovrò per forza adattarmi, forzando una serie di meccanismi che altrimenti sarebbero condizionati non solo dall'ambiente, ma anche da tutta una serie di scelte. In ogni caso ci deve essere la tecnica ed è il frutto di anni. E' quella a fare la differenza.
Da dove attingi il tuo immaginario straripante?
Francamente non lo so. La creatività è una forma di liberazione dell'anima. A volte attinge dagli amici, a volte anche da un singolo fotogramma di vita. Il mio problema per cosi dire è questo, e l'ho capito per fortuna abbastanza presto, cioè che non riesco a lavorare entro griglie troppo rigide. Ho fatto dieci anni di pubblicità, dove ti dicono di fare le cose in un certo modo e devono essere esattamente così, con determinati colori, come vuole il cliente e non puoi sgarrare. Oppure trovi il cliente indeciso che non sa che cosa vuole ed è peggio ancora. Per cui lavorando dieci anni in pubblicità ho pagato tutto quello che potevo pagare delle mie vite precedenti credo!
Qual è il linguaggio che ti è più congeniale?
Quello della vita. A me piace stare qui esattamente come mi piace stare a casa a fare un disegno. Mi piace andare in montagna. Sono stato fino a mezz'ora fa in val di Susa con i no Tav, senza sapere se sarei arrivato in orario...è la vita il mio linguaggio preferito, ciò che io ho appreso nel disegno l'ho riportato nella vita. Ho imparato subito a disegnare e non ho mai smesso.
La mostra doveva intitolarsi "Mai più", cito testualmente, 'a significare l'incapacità di Frez di tornare indietro'. Indietro da dove?
Andrea Pazienza diceva 'manco per prendere la rincorsa'. Tornare indietro è il mio problema. Più che l'incapacità di tornare indietro credo che sia giusto dire l'incapacità di stare fermo. Noi viviamo su un pianeta che gira. Questo pianeta si muove all'interno dello spazio, quindi anche se rimanessimo fermi, immobili, ci
muoveremmo nel contesto dello spazio. Si tratta soltanto di accettare questa incapacità di stare fermo. Tutti adesso mi chiedono Pinocchio, quando facevo Margot tutti mi chiedevano Margot. Quando facevo i Maser tutti mi chiedevano i Maser. Io invece ho sempre un po' incoscientemente, anche arrogantemente se vuoi, aggirato la questione dicendo che non avevo voglia di ripetere sempre le stesse cose...C'è una scena nel film "Giù la testa" di Sergio Leone dove James Coburn apre il cappotto e dentro c'è della nitroglicerina, che è materia instabile. Lui apre una boccettina, fa cadere una goccia e bemmm, salta tutto per aria! Io sono così, materia instabile.
Nasce prima l'illustratore o il lettore di fumetti?
Per raccontare attraverso un mezzo devi prima capire come funziona il mezzo, devi impossessartene. Quindi devi leggere fumetti. Stavo pensando oggi alla sequenza di "Conan il barbaro", che per me è un film scadente, ma ha una sequenza bellissima che tutti ricordiamo e che riscatta tutto il film, insieme alle musiche di Morricone, probabilmente. E' il momento in cui Conan cresce spingendo il giogo: quella è una sequenza capolavoro, con le gambe e i piedi del ragazzino che spingono una ruota e man mano diventano sempre più grandi fino a diventare i piedi e i polpacci molto muscolosi di un adulto, quelli del nostro eroe. In tre secondi hai la vita di un bambino che viene preso come schiavo e messo al giogo e che diventa adulto, raccontata con tre sequenze soltanto, in dissolvenza. Una sequenza del genere si può fare sia col cinema che col fumetto. Il fumetto ha il vantaggio che puoi pescare dai cartoni animati, diciamo dalle immagini in movimento, puoi pescare dai classici, e costa molto meno. E' chiaro che devi leggere senza scindere. Devi permettere alle cose belle di essere permeabili tra loro. Per cui se io leggo un bel libro di Borges o guardo un film bello, li metto insieme e mi nasce un fumetto. E' un mattone su altri mattoni. Puoi usare il mattone che ha già inventato qualcuno per costruire la tua casa come ti piace.
Il senso estetico è una dote innata o si affina attraverso la conoscenza?
Si ha, lo abbiamo tutti. A tutti piacciono gli stessi quadri in questa mostra. La teoria della dimensione aurea è rappresentativa del senso estetico e lo identifichiamo nel rapporto aureo che è un numero phi (1,6180...) ipotetico, nella spirale che si evolve dall'infinito all'infinito, di cui un esempio materiale è la conchiglia marina. Questa, però, anche quando evolve a partire da un numero progressivo, che non corrisponde alla dimensione aurea, a noi piace lo stesso. Se io vedo il contrasto di un cipresso su una collina a me piace. Se lo stesso cipresso lo vedo rosso su fondo verde, cogliendo soltanto la differenza cromatica non lo posso apprezzare, perché il numero di coni e bastoncelli che abbiamo all'interno dell'occhio ci  fanno percepire meglio i valori di contrasto piuttosto che quelli cromatici. Se disegno un volto ed esagero un'ombra o una luce, vivrai quel contrasto come un disturbo, ma se faccio una macchia verde su un volto rosa non la vedrai, ti impossesserai di quel verde che diventerà parte del rosa. Perché siamo fisicamente così. Questo avviene istintivamente, puoi leggere libri che ti spiegano come ci sei arrivato dandoti valenze e numeri, ma alla fine valgono per quello che sono.

Raccolte d’arte

L'obiettivo dei progetti creati da Arte da mangiare mangiare Arte è quello di affidare alla creatività di artisti il compito di ricercare strade sempre diverse e innovative che possano sollecitare l'attenzione del grande pubblico, avvicinandolo al mondo dell’Arte, del Cibo, della Natura e della Comunicazione in vista anche del fondamentale appuntamento con Expo 2015.
L’evento Orto d’Artista: dalla Semina al Raccolto, giunto alla quarta edizione, si ramifica tra le Biblioteche milanesi. I progetti intendono ricreare metaforicamente l’idea di “raccolto” creativo e vitale: il seme di un’idea genera immagini oniriche o provocatorie, moderne ninfee dell’anima. L’artista ha la capacità di rivelare, dopo ricerca e semina, quella spiritualità dalla quale la vita raccoglie lo scopo dell’esistenza e i suoi sentimenti più profondi.
L’orto, nel senso più ampio e simbolico del termine, è fonte primaria di vita e di nutrimento per il corpo; l’arte lo è per l’anima e per la conoscenza umana.
Tra gli artisti che esporranno nella collettiva Raccolte d'arte, presso la Biblioteca Harar saranno presenti: Giuliana Bellini, Pino Lia, Carlo Malandra, Adriana Polimeni, Celina Spelta.

Raccolte d’arte
Orto d’Artista: dalla Semina al Raccolto - IL RACCOLTO
Dal 16 al 21 aprile 2012
Inaugurazione 16 aprile ore 14
Mostra a cura di Nicoletta De Biasi
Biblioteca Harar                                                                                                                    
Via Albenga, 2  - 20153 Milano
Tel. 02884 65810, Fax 02884 42136
C.BiblioHarar@comune.milano.it              
http://www.artedamangiare.it/