giovedì 29 febbraio 2024

IL CIBO IN CITTÀ


Il Festival Internazionale dell’Agricoltura prosegue il percorso di avvicinamento a ColtivaTo 2025, con un appuntamento che tratta un tema di grande interesse per tutti noi consumatori: la sicurezza alimentare, intesa nel suo senso più ampio. Come sicurezza dei prodotti che consumiamo ed effetti sulla salute ma anche come disponibilità di cibo per tutti, per evitare diseguaglianze.  
Ph. Manuela Gomez
Mai come ora, dopo anni di abbondanza, si sente il bisogno di affrontare questi temi in modo razionale, con un’analisi di quanto sta avvenendo. Senza trascurare l’attenzione che il nostro Paese riserva ai controlli e l’importanza di trasmettere queste informazioni ai ragazzi. 
Accesso libero fino a esaurimento posti.

Lunedì 18 Marzo 2024 
h 18 
Circolo dei lettori - Sala Grande 
Via Bogino, 9 - Torino 

sabato 24 febbraio 2024

L’ODISSEA TERRENA DI ANTONIO LIGABUE

AUTORITRATTO
AUTORITRATTO
1951
cm 72x51
olio su faesite
«Lo so che nessuno mi crede, ma andrò nei più grandi musei del mondo».
(Antonio Ligabue)

Il corpus di 71 dipinti, 8 sculture e 13 disegni esposto in 8 sale della Promotrice delle Belle Arti di Torino, fino al 26 maggio 2024, offre un saggio dell’immaginario traboccante del pittore LIGABUE (Zurigo, 1899 - Gualtieri, 1965), grazie al patrocinio della Fondazione Augusto Agosta Tota per Antonio Ligabue, a quasi un anno dalla scomparsa di Augusto Agosta Tota, che dell’artista fu amico, promotore e studioso.
VOLPE CON RAPACE
VOLPE CON RAPACE
1959
cm 120x150
olio su tela 
Antonio LIGABUE nasce il 18 dicembre 1899 a Zurigo da Elisabetta Costa, originaria di Cencenighe Agordino (BL). Registrato all’anagrafe come Antonio Costa, nel 1900 viene affidato ai coniugi svizzero-tedeschi Elise Hanselmann e Johannes Valentin Göbel, con i quali rimarrà sino al 1919 facendo il contadino, svolgendo lavori saltuari e conducendo una vita girovaga. Sposata ad Amrisweil Elisabetta Costa il 18 gennaio 1901, Bonfiglio Laccabue, emigrato in Svizzera dal Comune di Gualtieri (RE), legittima il piccolo Antonio dandogli il proprio cognome.
PAESAGGIO AGRESTE
PAESAGGIO AGRESTE
1955
cm 45,8x68,3
olio su faesite 
Questi trascorre l’infanzia in collegi e ospedali psichiatrici, lacerato da sentimenti contrastanti nei confronti della matrigna. A lei si deve l’espulsione di Antonio dalla Svizzera e il conseguente trasferimento nel 1919 a Gualtieri, comune d’origine del padre, dove rimarrà sino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965 nel locale ricovero "F. Carri".
Tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta si consolida una prolifica vocazione artistica che lo porterà al riconoscimento pubblico e di critica alla fine degli anni Quaranta.
PANTERA
PANTERA
1938
cm 39x19,5x15,8
bronzo 
Il pieno raggiungimento della maturità tecnica negli anni Cinquanta rivela una personalità al tempo stesso fauve e naïf.
Da un lato vi è il robusto bestiario con tigri, leoni, antilopi, cervi, uccelli rapaci e altri animali selvatici nei dipinti materici o modellati in bronzo con accentuato vigore plastico e una spiccata tensione dinamica.
Dall’altro la nostalgia per la Svizzera e la mancanza della famiglia trovano spazio negli ambienti contadini, nel Paesaggio agreste, nelle scene di vita ordinaria in Fattoria, nel Trasporto della birra, e in simili contesti rurali desunti dal repertorio iconografico dei pittori alpestri dell’Appenzell.
LEOPARDO
LEOPARDO
1960
cm 60x80
olio su tela 
Di matrice barocca, la presenza di mosche, scarafaggi, corvi, tanto nei ritratti quanto nelle tipiche lotte ferine, allude al maligno, alla morte e alla caducità della vita. Sì scorge nello scheletro adagiato accanto al Leopardo, il memento mori ammonitore, la beffarda allegoria di un animo in conflitto, alfine sconfitto dai propri demoni interiori.
Rileva Giovanni Faccenda, curatore della mostra: “L’arte [...] rappresentò per Ligabue non già un itinerario terapeutico o un’evasione salvifica dai propri, insanabili, tormenti esistenziali, ma il racconto, crudo, dei medesimi, attraverso argute allegorie caratterizzate dalla presenza degli amati animali: tigri, vipere, cani, mosche, api. [...] Era, tutto questo, per Ligabue, l’unico modo per sottrarsi, almeno temporaneamente, alla propria, fatale, odissea terrena”.

LIGABUE
26 gennaio – 26 maggio 2024
Società Promotrice delle Belle Arti
Viale Diego Balsamo Crivelli, 11 - Torino
Orario: da martedì a domenica, dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19). Chiusa il lunedì, eccetto i giorni festivi. Apertura straordinaria: Pasqua (31 marzo) e Pasquetta (1 aprile), 25 aprile, 1 maggio.
www.mostraligabuetorino.com
https://www.instagram.com/wearebeside_real/
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mercoledì 21 febbraio 2024

PALAZZO MADAMA È EUROPA

Palazzo Madama
Matteo Berton
Palazzo Madama
Episodio conclusivo del progetto Europa. L’illustrazione italiana racconta l’Europa dei popoli, inaugurato nel 2022 e approdato in oltre 43 Paesi dei cinque continenti, l’allestimento PALAZZO MADAMA È EUROPA nella Corte Medievale di Palazzo Madama a Torino, fino al 2 aprile 2024, descrive accanto al percorso La porta della città. Un racconto di 2.000 anni il ruolo giocato dal Museo nell’edificazione di una cittadinanza attiva e multietnica.
Ventotene. Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto
Gio Quasirosso
Ventotene. Per un'Europa libera e unita.
Progetto d'un manifesto

Sede del primo Senato del Regno d’Italia nel 1861, Palazzo Madama ha ospitato il 18 ottobre 1961 i firmatari della Carta Sociale Europea, il trattato del Consiglio d’Europa che protegge i diritti di ogni individuo nella sua vita quotidiana. Sono i diritti generati dai valori fondanti i popoli europei – la Libertà, il Rispetto della dignità umana, l’Uguaglianza, la Democrazia, la Scienza e il Rispetto dei diritti umani – cui si affiancano i valori primari dell’Unione Europea: la Fraternità, il Lavoro, la Cultura, la Pace, l’Ambiente, lo Stato di diritto e l’Inclusione.
25 marzo 1957. I Trattati di Roma
Rita Petruccioli
25 marzo 1957. I Trattati di Roma
A questi temi e a quella che allora era solo l’utopia di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, redattori nel 1941 del Manifesto di Ventotene (pubblicato nel 1944 da Eugenio Colorni), sono dedicate alcune opere in mostra. Altri lavori illustrano la nascita della Comunità Economica Europea con i Trattati di Roma del 25 marzo 1957, due tra i più significativi documenti compiuti dall’Italia per il farsi della comune storia europea.
Lo Statuto del Regno del 4 marzo 1848
Marta Signori
Lo Statuto del Regno del 4 marzo 1848
(lo Statuto Albertino)
Fra le 15 illustrazioni in rassegna figurano momenti peculiari della storia di Torino, culla del Risorgimento e patria dello Statuto Albertino, promulgato da Carlo Alberto di Savoia Carignano il 3 marzo 1848, premessa ineludibile della Costituzione della Repubblica Italiana.
Torino
Francesco Bongiorni
Torino
L’allestimento, dunque, esprime il pluralismo di una metropoli che attualmente accoglie cittadini provenienti da quarantaquattro paesi europei e da più di centoquaranta differenti nazioni, nell’ottica di valorizzare le collezioni comunali torinesi in dialogo con il territorio.


PALAZZO MADAMA È EUROPA
7 febbraio – 2 aprile 2024
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica
Corte Medievale

Piazza Castello – Torino
Orari: lunedì e da mercoledì a domenica: 10. - 18. Martedì chiuso. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Informazioni: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it; t. 011 4433501
www.palazzomadamatorino.it

venerdì 16 febbraio 2024

L’ EVOLUZIONE DELLA PITTURA MACCHIAIOLA

Donne che lavorano nei campi
CRISTIANO BANTI 
Donne che lavorano nei campi
1870
Olio su tavola
Collezione Palazzo Foresti, Carpi
A Torino, fino al 1° aprile 2024, al Mastio della Cittadella la mostra I MACCHIAIOLI E LA PITTURA EN PLEIN AIR TRA FRANCIA E ITALIA ripercorre le vicende della pittura macchiaiola tra Toscana, Campania, Piemonte e Francia, ponendo a confronto i linguaggi dei suoi principali protagonisti:  Fattori, Signorini, Banti, Cabianca, Sernesi, Abbati ed altri.
A partire dalla Scuola di Barbizon, dieci tematiche descrivono il movimento nel suo farsi, fondato sull’osservazione dal vero della natura.
Negli anni Trenta dell’Ottocento, il paesaggio ai margini della foresta di Fontainebleau diventa oggetto di studio per Rousseau, Millet, Corot, Daubigny, precursori di quei giovani artisti toscani che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riuniti nella dimora estiva dell’amico e mecenate Diego Martelli a Castiglioncello, intendono ribellarsi alle norme accademiche e ai codici dell’arte ufficiale.
Bovins dans le paysage
JULES DUPRÉ
Bovins dans le paysage
Olio su tavola
Collezione privata
Come gli Impressionisti al Café Guerbois, il gruppo si ritrova al Caffè Michelangelo a Firenze, frequentato da intellettuali d’avanguardia, per condividere l’utopia di un rinnovamento culturale in un clima di grandi rivolgimenti politico-sociali. Annota a riguardo Giovanni Fattori: «Si stava alla sera riuniti senza rancori né antipatie e vi erano accaniti oppositori dell’arte che si chiamava nuova, sperando di raggiungere il nostro ideale, però le discussioni erano amene, allegre». Tale prossimità alla scena parigina si riscontra anche nel gusto goliardico della caricatura (Cecioni è simile a Monet), nell’attenzione agli effetti luministici, ma al tempo stesso evidenzia il metodo peculiare dei pittori ‘della macchia’.
Santa Maria Novella
TELEMACO SIGNORINI
Santa Maria Novella
1860
Olio su cartone
Collezione privata
Emuli della Scuola di Staggia, essi rifuggono sia certa enfasi romantica (come già Fontanesi), sia le sperimentazioni positiviste sul colore dei cugini d’oltralpe, per giustapporre luci e ombre in campiture piane ben delineate onde accentuare la resa plastica del chiaroscuro.
In questa direzione la fotografia - è oramai rinomato a Firenze lo Studio dei Fratelli Alinari - concorre quale strumento propedeutico alla realizzazione del dipinto, come dimostrano gli scatti eseguiti da molti autori fra cui Vincenzo Cabianca e Cristiano Banti.
Bovi al carro
GIOVANNI FATTORI
Bovi al carro
1868
Olio su cartone
Collezione Palazzo Foresti, Carpi
Scene di vita quotidiana sono restituite sulla tela senza retorica, con pari dignità rispetto ai soggetti storici e letterari.  La quinta scenografica del Chiostro di Santa Maria Novella di Odoardo Borrani, la Donna nel Parco di Vito d’Ancona, romantica alla maniera di Hayez,  Dante nel Casentino di Vincenzo Cabianca, al pari dei Bovi al carro di Giovanni Fattori, delle Donne che lavorano i campi di Cristiano Banti, sono raffigurati privilegiando il dato atmosferico al racconto didascalico.
Lavandaia del Gabbro
SILVESTRO LEGA
Lavandaia del Gabbro
Olio su tela
Collezione privata
Alla fine degli anni Sessanta il sodalizio può dirsi concluso; scriverà nel 1902 il pittore Marco Calderini: «[Nell’inverno 1869] la Parigi artistica si trasformava e molti di quei mutamenti erano troppo sprezzanti del periodo precedente pur così glorioso»¹ per garantirne un seguito.
È un cambiamento che investe l’Italia con risvolti quasi reazionari: negli anni Ottanta del XIX secolo artisti quali Niccolò Cannicci, i Tommasi e i fratelli Gioli seguono con accenti veristi l’esempio  di Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Giovanni Fattori, considerati i tre  capisaldi della stagione macchiaiola. Ultimo baluardo della pittura tradizionale, anche quest’ultima abdicherà di lì a breve in favore di correnti non figurative, ritenute pietre miliari nel fervente dibattito ancora aperto sull’arte contemporanea.

1. M. CALDERINI, Alberto Pasini Pittore, Edizioni d’Arte E. Celanza, Torino 1916, p.12.

Autori: Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Niccolò Cannicci, Eugenio Cecconi, Jean-Baptiste Camille Corot, Vito D’Ancona, Charles-François Daubigny, Serafino De Tivoli, Jules Duprè, Giovanni Fattori, Antonio Fontanesi, Francesco Gioli, Luigi Gioli, Silvestro Lega, Jean-François Millet, Filippo Palizzi, Giuseppe Palizzi, François-Auguste Ravier, Theodore Rousseau, Raffaello Sernesi, Telemaco Signorini, Adolfo Tommasi, Angiolo Tommasi, Lodovico Tommasi, Angiolo Tricca, Constant Troyon.

I MACCHIAIOLI E LA PITTURA EN PLEIN AIR TRA FRANCIA E ITALIA
Dal 3 febbraio al 1° aprile 2024
Museo Storico Nazionale d’Artiglieria
Mastio della Cittadella
C.so Galileo Ferraris, 0 - Torino
Orario: da lunedì a venerdì 9.30 – 19.30; sabato, domenica e festivi 9.30 – 20.
www.navigaresrl.com

sabato 9 dicembre 2023

ANTONIO CAMPI A TORRE PALLAVICINA

Cristo davanti a Caifa
Antonio Campi
Cristo davanti a Caifa
Crediti Fotostudio
Rapuzzi Brescia
per Galleria Caness
Nella sala del Tardo Manierismo internazionale della Galleria Sabauda (primo piano, sala 13), fino al 10 marzo 2024, i Musei Reali di Torino
Orazione nell'orto
Antonio Campi
Orazione nell'orto
Crediti Fotostudio
Rapuzzi Brescia
per Galleria Canesso

ospitano l’esposizione ANTONIO CAMPI A TORRE PALLAVICINA, che riunisce le tavole superstiti di un ampio ciclo dipinto dal grande manierista cremonese negli anni Settanta del Cinquecento.
Seconda tappa della mostra dossier, aperta dal 19 settembre al 3 dicembre 2023 al Museo Diocesano di Cremona, quest’importante iniziativa mette in luce l’attività del pittore per l’Oratorio di Santa Lucia a Torre Pallavicina,
 comune nella diocesi di Cremona, oggi in provincia di Bergamo, e presenta quello che rimane di una grande ancona a tema cristologico della quale facevano parte i due pannelli con l’Andata al Calvario e la Resurrezione,

appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda,  e le due tavole con l’Orazione nell’orto e Cristo davanti a Caifa della Galleria Canesso, che ne ha gentilmente concesso il prestito.
Le due tavole, dopo essere state pubblicate nel 1974 dalla storica dell’arte Maria Luisa Ferrari e poi a lungo disperse, sono state di recente ritrovate ed esposte al pubblico per la prima volta nel 2021 nella sede milanese della Galleria Canesso.

Salita al Calvario
Antonio Campi
Salita al Calvario
Crediti Ernani Orcorte
L’Andata al Calvario e la Resurrezione, acquisite dallo Stato nel 1957 per le collezioni della Galleria Sabauda con un’attribuzione a “pittore fiammingo intorno alla metà del Cinquecento”, sono state riconosciute da Marco Tanzi
Resurrezione di Cristo
Antonio Campi
Resurrezione di Cristo
Crediti Ernani Orcorte

 come significative testimonianze della pittura di Antonio Campi, debitrice verso la maniera del Nord e le invenzioni düreriane.
Oggi sappiamo dunque che la cappella privata voluta da Adalberto Pallavicino era arricchita da almeno quindici pannelli con episodi della Passione di Cristo, un caso unico nella Lombardia dell’epoca. Le tavole torinesi mostrano la vena manierista del pittore cremonese, mentre le due opere Canesso sono alti esemplari di quello sperimentalismo luministico che portò Antonio Campi a dipingere alcuni dei più emozionanti notturni della Lombardia prima di Caravaggio.
Della sorte delle altre tavole del ciclo di Torre Pallavicina, alcune certamente danneggiate e forse distrutte, ancora non sappiamo nulla.
Le novità documentarie e le recenti scoperte, corredate da nuove campagne fotografiche, sono pubblicate nel catalogo della mostra a cura di Eleonora Scianna edito da Persico Dosimo nel 2023.

ANTONIO CAMPI A TORRE PALLAVICINA
Fino al 10 marzo 2024
Musei Reali – Galleria Sabauda 
Piazzetta Reale 1, Torino
Orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. La biglietteria chiude un’ora prima.
https://museireali.beniculturali.it/galleria-sabauda/