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Leonardo e allievo (Marco da Oggiono?) Maddalena discinta
Olio su tavola, 58 x 45,5 cm |
In occasione delle celebrazioni vinciane a cinquecento anni dalla sua morte, l’esposizione
LA BOTTEGA DI LEONARDO, a cura di Nicola Barbatelli, esperto di studi leonardeschi in collaborazione con molti studiosi internazionali, tra cui Jan Sammer, intende offrire una chiave interpretativa per comprendere la complessità della pittura di Da Vinci e del suo tempo.
Poco più di venti opere costituiscono il punto di partenza per ragionare, alla luce degli studi più recenti, sul contesto storico di alcuni passaggi cruciali nella vita del genio toscano e sui rapporti artistici intercorsi con i suoi più fidati allievi e seguaci.
In questa prospettiva si collocano gli insegnamenti di Leonardo, il peso del suo portato artistico anche in ambito europeo, dai tempi del primo soggiorno milanese fino al momento della scomparsa in Francia, ad Amboise ed oltre.
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Marco da Oggiono
Madonna col Bambino e San Giovannino
Olio su tavola, 76,5 x 56 cm |
La mostra di Torino si articola a partire dalla
Maddalena discinta che il decano degli studi vinciani, Carlo Pedretti, aveva già assegnato alla collaborazione tra Leonardo ed il capace allievo
Marco da Oggiono (Oggiono 1475 c. - Milano 1530 c.). Tracce autografe sono presenti inoltre nei celebre studio di
Testa di Uomo e nel rapido bozzetto a penna su carta preparata per la perduta
Battaglia di Anghiari, ai tempi realizzata da Leonardo nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.
Fra i maggiori seguaci in rassegna figurano
Giovan Pietro Rizzoli detto
Giampietrino (Milano 1495 c. - 1549),
Cesare da Sesto (Sesto Calende 1477 - Milano 1523),
Gian Giacomo Caprotti detto
Salaì (Oreno 1480 - 1524) e
Bernardino de Scapis detto
Bernardino Luini (Dumenza, 1481 c. - Milano, 1532), formati al gusto e allo stile del tempo attraverso la conoscenza, più o meno diretta, dei maggiori capolavori del Maestro.
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Marco da Oggiono
Santa Caterina d'Alessandria
Olio su tela, 63,5 x 56 cm |
A
Luini sono da attribuire
Marta e Maria Maddalena, rappresentazione allegorica di modestia e vanità e
La Madonna con vaso d'unguento, opulenta figura muliebre di "carnale monumentalità", analoga per ricchezza di dettagli alla
Santa Caterina d'Alessandria, ornata di perle e granato incastonato e per brillantezza cromatica di matrice fiamminga alla
Madonna col Bambino e San Giovannino di
Oggiono.
Il pregnante simbolismo della
Sacra conversazione di Gesù, Maria e Anna, anticipa l'episodio della Passione nella presenza dell'agnello e dell'uva. Passione incarnata nel corpo crocifisso del
San Gerolamo in penitenza di
Cesare da Sesto, autore inoltre di una
Madonna col Bambino in delicate tonalità a tempera.
Sono inseriti in una struttura piramidale
I tre santi fanciulli di
Bernardino de' Conti, raffigurazione del dogma della Trinità profetizzata da S. Giovannino benedicente e della duplice natura - umana e regale - del Bambino, parallela alla doppia sostanza divina: quella di Gesù e quella di Cristo, quest'ultimo sceso sotto forma di colomba e Spirito dopo il battesimo nel Giordano.
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Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì o Fernando Llanos
Sant'Anna, la
Madonna, il Bambino e l'agnello
Olio su tavola, 90 x 68,5 cm |
Fulcro della mostra sono i dipinti
La vergine delle Rocce e il
Giovanni Battista. Il primo, ripreso da
Bartolomeo Suardi (
Bramantino) nella prima metà del XVI secolo e da
Bernardino de' Conti in una composizione che rimanda all'iconografia del
Riposo durante la fuga in Egitto per la presenza di una figura virile dormiente - presumibilmente S. Giuseppe - annidata nella parete rocciosa sullo sfondo.
San Giovanni Battista che impugna la croce con l'insegna 'Ecce Agnus Dei' compare nel dipinto, attribuito a
Mariotto Albertinelli, variante dell'originale vinciano con l'indice puntato 'a indigitazione', "simbolo teofanico" della presenza o a indicazione del divino.
Fanciullo nella versione di
Caprotti, il
Cristo come Salvator Mundi, soggetto più volte eseguito nella bottega di Leonardo - fra gli altri da Luini e Boltraffio - è di recente balzato agli onori delle cronache per la querelle sulla copia destinata al Louvre di Abu Dhabi.
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Leonardo (attr.)
Studio di cavalli e cavalieri
(probabile pensiero per
la Battaglia di Anghiari)
Penna e inchiostro marrone su carta leggera,
100 x 140 mm |
Come recita il video, prologo del percorso espositivo, la ricerca luministica, il contrasto fra luci ed ombre, simboleggia l'eterna lotta fra bene e male, amore e morte, che trova soluzione nella promessa messianica fondata sull'"eternità d'amore". "Vivere per glorificare, non per uccidere" è il monito che risuona e implicitamente risiede nell'opera talora misteriosa del genio vinciano, che seppe dedicarsi con sublime intelligenza tanto all'ingegneria bellica, quanto ai temi di arte sacra e pagani (in mostra la
Leda e il cigno di Cesare Magni, a confronto con la riproduzione dei disegni conservati nel museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e presso Chatsworth House, Derbyshire).
Nobili propositi, in alcuni casi disattesi dagli allievi, che spesso ripercorrono solo formalmente gli stilemi del Maestro, con risultati esteticamente perfettibili.
Il talento vinciano resta ineguagliato, ma si deve ai suoi epigoni la trasmissione di una dottrina che ha permeato di sé la cultura umanistica e ancora, dopo cinquecento anni, seguita a ispirare con il suo genio la scienza moderna.
LA BOTTEGA DI LEONARDO
Dal 9 febbraio al 12 maggio
Palazzo Cavour
Via Cavour 8 - Torino
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18; sabato e giorni festivi dalle 10 alle 20; domenica dalle 10 alle 18. Ultimo ingresso un’ora prima dell’orario di chiusura.
Informazioni: t. 011 19214730 (negli orari di apertura della mostra).
Prenotazioni: t. 011 0881178 (numero Ticketone dedicato ai gruppi).