lunedì 17 maggio 2021

SUI SENTIERI DELLE SCIENZE NATURALI 2021

Prosegue il ciclo di incontri online dedicato alle scienze naturali e alla salvaguardia ambientale, a cura del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Il progetto, nell'ambito delle Giornate Mondiali della Natura, delle Foreste, della Meteorologia, della Terra, delle Api e della Biodiversità, offre al pubblico occasioni di dialogo con esperti del settore, docenti, professionisti.
Giovedì 20 maggio 2021 alle ore 19, Giornata mondiale  delle Api, Paolo Fontana (Presidente di WBA - World Biodiversity Association), terrà una video conferenza dal titolo "Apicoltura e biodiversità", dedicato al ruolo fondamentale dell'ape da miele (Apis mellifera) nel mantenimento della biodiversità vegetale.

L'ape da miele (Apis mellifera), diffusa in gran parte d'Europa, Africa e nel Vicino Oriente, nel corso dell'evoluzione si è suddivisa in circa 30 sottospecie. Allevata dall'uomo da diverse migliaia di anni, non è un animale addomesticato e conserva, anche quando gestito dall'uomo, sia il comportamento che il ruolo ecologico delle colonie della stessa specie in natura. Poiché in genere sono concentrate in grande numero in aree ristrette, potrebbero entrare in competizione con gli altri impollinatori selvatici. Per questo è dovere di tutti proteggerle, sebbene anche gli apicoltori debbano adottare modalità di allevamento sempre più ecosostenibili

Incontri gratuiti online (su Google Meet)
A cura della Sezione Didattica del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino
Prenotazione obbligatoria - compilare il modulo al link: http://bit.ly/suisentieridellescienze
Info: Tel. +39 011 4326307 | e-mail didattica.mrsn@regione.piemonte.it
www.mrsntorino.it

mercoledì 12 maggio 2021

RAVENNA CELEBRA DANTE

Giotto di Bondone (1267?-1337)
Polittico di Badia, 1295-1297
tempera e oro su tavola, 137.5x345 cm
Firenze, Gallerie degli Uffizi - Galleria delle Statue e delle Pitture
Il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR - Museo d’Arte della Città di Ravenna, in occasione del VII centenario della morte di Dante, fino al 4 luglio 2021 presentano la mostra DANTE. GLI OCCHI E LA MENTE. Le Arti al tempo dell’esilio presso la Chiesa di San Romualdo.
Nell’affrontare la figura di Dante molti hanno notato la capacità del poeta di pensare direttamente per immagini, soprattutto nella Commedia. Egli era nato e vissuto a Firenze, città che dalla metà del XIII secolo in avanti aveva vissuto una notevolissima fioritura artistica, culminata con l’esperienza di Cimabue (in mostra la celebre Madonna di Castelfiorentino) e poi da quella sorprendente dell’allievo Giotto, di cui Dante dovette conoscere le opere, come attesta il canto XI, 94 del Purgatorio.

Maestro della Croce n. 434 (Firenze, ca. 1230-1250)
San Francesco riceve le stigmate, tavola, 81x51 cm
Firenze, Gallerie degli Uffizi - Galleria delle Statue e delle Pitture

Nella dimensione universale e italiana del milieu fiorentino si colloca la sua ricerca di una lingua, il "volgare illustre", di portata peninsulare. Anche la traumatica esperienza dell’esilio, iniziato nel 1302,  arricchirà il suo "vasto patrimonio di immagini". Un percorso assai travagliato che l'esposizione, curata da Massimo Medica (Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), ripercorre seguendone le principali tappe - Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa - fino a giungere all’ultimo approdo a Ravenna, dove il poeta si spense settecento anni fa.
Proprio tra il XIII e il XIV secolo l’arte italiana è connotata da profonde mutazioni e novità, a partire dalla stessa Firenze, con i due protagonisti Cimabue e Giotto, a cui viene dedicata la sezione iniziale. Varie suppellettili e preziosi dipinti introducono poi alla vita della corte pontificia di Roma, città che Dante ebbe occasione di visitare nel 1300 e nel 1301, prima di ricevere la notizia della sua condanna e del definitivo esilio da Firenze.

Vanni di Baldolo
Liber indulgentie ordinis fratrum predicatorum de Perusio, 1343
298x202 mm
Perugia, Biblioteca comunale Augusta di Perugia

Il peregrinare di Dante lo porterà dapprima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri. A Padova giunse intorno al 1304, quando Giotto stava ultimando la decorazione della cappella commissionatagli da Enrico Scrovegni, la cui novità iconografica è documentata in mostra dal preziosissimo Offiziolo (1305-1309) appartenuto al poeta amico di Dante, Francesco da Barberino, con immagini di chiara ispirazione dantesca.
Preziosi manoscritti miniati del tardo Duecento e del primo Trecento segnano il passaggio da Bologna (1304-1306), dove probabilmente fra il 1286 e il 1287 il Sommo Poeta frequentò l'antica Università. Seguono i soggiorni nella Marca Trevigiana, nella Lunigiana dei Malaspina, nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di vedere le opere eseguite da Nicola Pisano per la cattedrale. Un’apposita sezione presenta varie documentazioni legate all’Imperatore Arrigo VII - nel quale l'Alighieri ripose la speranza e il sogno di una restaurazione imperiale -, morto prematuramente il 24 agosto del 1313. Alla solenne cerimonia funebre nel Duomo di Pisa presenziò probabilmente anche l'Alighieri, che ebbe così occasione di ammirare alcuni dei capolavori assoluti realizzati da Nicola e da Giovanni Pisano.

Giuliano di Martino da Rimini (not. 1307-1323)
Trittico con l'incoronazione della Vergine, Angeli, Santi e scene della Passione di Cristo, 1315-1320 ca.
tempera e oro su tavola, 190.5 x 205.5 cm
Rimini, Fondazione Cassa di Risparmio, in deposito al Museo della Città "Luigi Tonini"

Dante giunse a Ravenna intorno al 1319, dove da poco si era insediato Guido Novello da Polenta, promotore della cultura di corte e di imprese artistiche.
Ai pittori Giovanni e Giuliano da Rimini viene riservato ampio spazio nella sezione finale, intervallata da testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, città lagunare teatro dell’ultima impresa diplomatica svolta dal poeta fiorentino per conto del da Polenta, che gli costò la morte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Venne sepolto in una piccola cappella addossata al muro del convento di San Francesco, che anticamente era detta della Madonna per via forse di una antica immagine scolpita con la Madonna in trono col Bambino, che sormontava il modesto sarcofago, identificabile con quella oggi conservata al Museo del Louvre, proveniente infatti da Ravenna. Si tratta di un indiscusso capolavoro realizzato in marmo, databile tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, che ritorna per l’occasione nella città di origine, pertinente alla tradizione bizantina, rivisitata tuttavia secondo una sensibilità già tutta occidentale e gotica.

DANTE. GLI OCCHI E LA MENTE
Le Arti al tempo dell’esilio
Fino al 4 luglio 2021
Chiesa di San Romualdo
Via Baccarini 7 -  Ravenna
Orario: 10-19 dal martedì alla domenica, lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima)

martedì 11 maggio 2021

INFORMALE MA NON TROPPO

Gian Giorgio Massara

Si è appena conclusa, presso il museo Carlo Bilotti a Villa Borghese (Roma) la mostra CRUOR organizzata per Renata Rampazzi; curatore Claudio Strinati, autore di un lungo e meditato saggio. Gli altri testi sono firmati da Dacia Maraini che vede il "sangue simbolico stillare dai cieli" e da M. Vittoria Marini Clarelli che considera l'installazione dedicata alla violenza sulle donne destinata a "sfociare nella desolazione".
Ricordiamo Renata adolescente; la sua iniziale formazione s'identifica con il Liceo Artistico di Torino e la scuola di Riccardo Chicco. Solo successivamente frequenta l'Accademia fondata da Kokoschka per quindi avvicinarsi al gruppo CO.BR.A. L'artista vive a Roma, qui trasferitasi con il marito, il regista Giorgio Treves. 1977 è l'anno in cui la Rampazzi espone per la prima volta opere pervase da Ferite (Milano, galleria Vismara), tema che non abbandonerà più legando tale soggetto alle Lacerazioni: un urlo che poco a poco "diventa lamento".
Presente nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, legata con la propria produzione artistica a registi quali Luchino Visconti e Mario Martone, Renata Rampazzi realizza oggi una mostra-denuncia, soffermandosi - nei dipinti quanto nelle installazioni - in modo insistente su situazioni pittoriche collegate per analogia, sì da accompagnare il visitatore della mostra verso sentimenti antichi di "condivisione e compassione".
Su spazi cromaticamente uniformi, spiccano i segni-messaggio di Renata: complesse zone rosse percorse da linee scure come se si trattasse di sangue raggrumato, ferite ancora aperte, - nel fisico ma ancor più nello spirito - gocce impietose che approdano a tragedie senza fine. Talvolta il nero oppure il verde scurissimo si pongono a latere della composizione principale, in foggia di quinta ideale, sì da impedire al ricordo di svanire.
Anche in opere quali Rosso, le ferite sono presenti, denuncia che non si placherà sino a che il "maschio" non comprenderà che la donna non è un possesso e che la violenza non è accettabile. Mai. Neppure quando il desiderio di un corpo prende il sopravvento e i sogni - tutto d'un tratto - svaniscono.
Una mostra che invita alla riflessione, una sequenza di dipinti che trovano tuttavia il modo di essere poetici in alcuni studi preparatori: qui i grigi, che in altri casi significherebbero malinconia, si contrappongono ai rossi rendendo così "la ferita" meno cruenta.

lunedì 10 maggio 2021

VEDERE LA MUSICA

Vasilij Kandinskij
La grande porta (Nella capitale Kiev), 1928
Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung der Universität

Il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica, ma non è stato oggetto, in Italia, di mostre importanti che fossero in grado di presentare l’argomento in maniera organica. A colmare questa lacuna è la grande esposizione affidata alla curatela di Paolo Bolpagni, in programma a Palazzo Roverella fino al 4 luglio, VEDERE LA MUSICA. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie, con circa 170 opere provenienti da musei e collezioni private di sette Paesi europei, dedicata alla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento.

Anselmo Bucci
Studio per il violoncellista Crepax, 1934
Olio su tavola
Collezione privata

Bolpagni ricorda come alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche del compositore Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e la purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nelle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle e molti altri. Nella Vienna d’inizio Novecento sono Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Koloman Moser a trovare nella musica un riferimento importante.

Umberto Boccioni
Ritratto del Maestro Busoni, 1916
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

E l’elemento sonoro ha un grande peso nel Futurismo italiano: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore. Ideò brani suonati da macchine costruite per produrre rombi, ronzii, crepitii, scoppi: gli "intonarumori". Lo stesso Umberto Boccioni, al termine della propria vita, fu in stretto rapporto con il celebre pianista Ferruccio Busoni.
È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del Bauhaus, peraltro, entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie, e Kandinskij lavorò come scenografo per l’allestimento dei "Quadri di un’esposizione" del compositore Modest Musorgskij.

Gino Severini
Natura morta con strumenti musicali, inizio anni 40
tempera su carta mm 535 x 430
© Gino Severini, by SIAE 2021

L’età simbolista guarda a Beethoven e al melodramma italiano, mentre nel Cubismo e nel successivo Purismo emerge l’orientamento dei pittori - da Pablo Picasso al giovane Le Corbusier - a prediligere come temi di partenza delle loro opere violini e chitarre, forse perché vettori nel quadro di vibrazioni acustiche e dello scorrere del tempo.
Anche nel linguaggio astrattista del Neoplasticismo olandese di Theo van Doesburg troviamo una presenza importante di rimandi al mondo della musica. Che non mancano neppure nelle esperienze artistiche figurative che si affiancano e oppongono alle avanguardie, specialmente in Italia, dove operano Armando Spadini, Piero Marussig, Felice Casorati, Alberto Savinio e altri a delineare un'avvincente partitura costituita di relazioni, intrecci e corrispondenze fra suoni e immagini.

VEDERE LA MUSICA
L’arte dal Simbolismo alle avanguardie

Fino al 4 luglio 2021
Rovigo, Palazzo Roverella
Via Giuseppe Laurenti, 8/10
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19; sabato, domenica e i giorni festivi dalle 9 alle 20.
www.palazzoroverella.com

venerdì 7 maggio 2021

I RITRATTI DI MODIGLIANI ALLA MAGNANI ROCCA

Amedeo Modigliani
Femme au col blanc
(Portrait de Lunia Czechowska), 1917
olio su tela, 81 x 60,2 cm
Firmato in alto a destra a pennello: «modigliani»
Sono da poco trascorsi cent’anni dalla scomparsa di Amedeo Modigliani che, appena trentacinquenne, si spegneva a Parigi con la mente in preda al delirio, dopo una vita breve ma bruciante e artisticamente compiuta. La mostra AMEDEO MODIGLIANI. Opere dal Musée de Grenoble consente di analizzare il rapporto fra disegno e pittura e di cogliere i principali riferimenti culturali nel suo lavoro di ritrattista.
Fino al 18 luglio 2021 alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma (capitale italiana della cultura 2020-2021), sono esposti il dipinto Femme au col blanc, olio su tela del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, la modella preferita, moglie dell'amico d’infanzia di Léopold Zborowski, mercante d'arte e mecenate di Modigliani, e cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, dove egli fu al centro della scena artistica, al tempo all’avanguardia internazionale.
Pietro di Giovanni Ambrosi
Madonna con il Bambino
(1446-1447)
tempera su tavola, fondo oro
Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani-Rocca

Nella poetica pittorica di Modigliani (Livorno 1884 - Parigi 1920) il ritratto rappresenta l’unico veicolo d’espressione possibile e vitale strumento di esternazione dell’ansia, profondamente umana, d’intrecciare uno scambio relazionale con altri esseri. Partendo da una profonda fascinazione per l’essenzialità stilistica della tradizione trecentesca e quattrocentesca senese, Modigliani elabora una concezione assolutamente originale del ritratto, tenendo conto dell’insegnamento di Paul Cézanne e delle maschere africane, in parte esemplificati in mostra.

Maschera africana di etnia Gouro,
Costa d’Avorio
legno scolpito
collezione privata Marcello Lattari

I capolavori dell’arte francese del periodo in cui egli visse e operò, appartenenti alle raccolte della Fondazione Magnani-Rocca (oltre a Cézanne, anche Renoir, Monet, Matisse e Braque; ma anche l’italiano Severini, che in quegli anni viveva a Parigi), offrono al pubblico una visione ampia della scena artistica del tempo.
Inquieto, sempre in bilico tra genio e sregolatezza, perfetto stereotipo dell’artista maledetto (maudit), Modì, oltre che grande pittore, fu eccellente disegnatore, riuscendo, con un tratto volumetrico e allo stesso tempo bidimensionale, a catturare la sensibilità e la psicologia degli effigiati; coloro che gli fecero da modello ebbero a dire che farsi ritrarre da lui era come "farsi spogliare l’anima". 

Amedeo Modigliani
Portrait d’homme (Portrait de Derain)
circa 1915
matita su carta Vélin
31,2 x 23,5 cm
Firmato in basso a destra a matita: «modigliani»

Di gran lunga più celebri di quelli maschili, i ritratti femminili sono i maggiori esempi della sensibilità artistica di Modigliani: pur utilizzando un linguaggio prettamente moderno, egli non dimentica mai la tradizione italiana effigiata dai grandi artisti del passato, uno fra tutti, il Parmigianino, con la sua Madonna dal collo lungo dipinta proprio a Parma fra il 1534 e il 1540.
La mostra, a cura di Stefano Roffi con la collaborazione di Alice Ensabella, si avvale dei contributi critici di Sophie Bernard, Alice Ensabella, Marcello Lattari, Stefano Roffi, Aldo Santini, Guy Tosatto, nel catalogo pubblicato da Silvana Editoriale.

AMEDEO MODIGLIANI.
Opere dal Musée de Grenoble

Fino al 18 luglio 2021
Fondazione Magnani-Rocca
via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Orario: mercoledì, giovedì e venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17); sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì e martedì chiuso.
Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16, 17, visita alla mostra focus ‘Modigliani’ e alle raccolte permanenti della Fondazione con guida specializzata è possibile prenotare a segreteria@magnanirocca.it, oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148   info@magnanirocca.it   www.magnanirocca.it