lunedì 13 maggio 2024

222.000 visitatori per VITA IMMAGINARIA

La giornata di oggi, lunedì 13 maggio, chiude ufficialmente la XXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro. Cinque giorni con 222.000 persone che hanno incontrato ospiti da tutto il mondo e case editrici in un’atmosfera di gioia e partecipazione, per tracciare parole nuove, sguardi sul mondo e per festeggiare l’appartenenza a una grande e variegata comunità di lettrici e lettori.

Il Salone appena trascorso è stato raccontato nel pomeriggio in Arena Bookstock, nel nuovo Padiglione 4 da: Silvio Viale, Presidente dell’Associazione Torino, la Città del Libro; il rappresentante istituzionale della Regione Campania, Regione ospite Salone del Libro 2025; Imke Buhre, Progetto Tedesco - Lingua Ospite Salone Libro 2024;  Willem van Ee, Ambasciatore Paesi Bassi in Italia, Paesi Bassi Paese Ospite Salone Libro 2025; Giulio Biino, Presidente della Fondazione Circolo dei lettori; Alessandro Isaia, Segretario Generale Fondazione per la Cultura Torino, rappresentanti istituzionali della Regione Piemonte e della Città di Torino; Annalena Benini, Direttrice editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino, Piero Crocenzi, Amministratore delegato di Salone Libro s.r.l.
 

Il Salone del Libro quest’anno ha incontrato 222.000 visitatori tra i padiglioni 1, 2, 3, il nuovo padiglione 4 che ha riscosso grande successo, l’Oval, il Centro Congressi e la Pista 500, progetto artistico sviluppato dalla Pinacoteca Agnelli. In particolare per la prima volta la giornata più visitata dopo il sabato - che resta giornata con maggior affluenza - è stata il venerdì che di qualche centinaio supera i visitatori della domenica
 
I grandi eventi di Vita immaginaria. Sale piene e incontri sold out: è il bilancio della XXXVI edizione del Salone del Libro. Un pubblico caloroso ha invaso le sale e gli stand e ha atteso con pazienza di incontrare e salutare le autrici e gli autori e di tornare a casa con una firma o dedica sulla copia acquistata. Tra gli eventi con maggiore affluenza e amati dal pubblico: Alessandro Barbero, Naoise Dolan, James EllroyAntoine GallimardAbdulrazak Gurnah, Felicia Kingsley, Jeff Kinney, Gianni MorandiGuadalupe Nettel, Eshkol Nevo, David NichollsAmélie e Juliette Nothomb, Orhan Pamuk, Rokia, Alexandra Lapierre, Salman Rushdie, Murata Sayaka, Roberto SavianoBen SmithPaolo SorrentinoElizabeth StroutCamila Sosa Villada, Don WinslowZerocalcare.

La XXXVII edizione. L’appuntamento è per la prossima primavera: la XXXVII edizione si terrà a Torino dal 15 al 19 maggio 2024

300 ANNI DEL MUSEO DI ANTICHITÀ DI TORINO

Applique di danzatrice velata
Applique di danzatrice velata
seconda metà I secolo d.C. – prima metà II secolo d.C.
bronzo da Industria
da scavi effettuati nel 1811-1813
Torino celebra il tricentenario del Museo di Antichità con una serie di iniziative promosse dai Musei Reali per valorizzare le numerose anime che l’Istituzione ha avuto nel corso di tre secoli di vita.
La prima menzione del Museo di Antichità risale al 3 aprile 1724, quando il Canonico Gagliardi da Brescia, scrivendo al poeta Apostolo Zeno, ricordava come l’amico Scipione Maffei, importante storico e drammaturgo veronese, fosse impegnato in quel momento “a costruire un museo di iscrizioni intorno al gran cortile” dell’Università di Torino.
Dal 23 aprile 2024 è aperto al pubblico l’inedito percorso archeologico che, dalla Basilica paleocristiana del Salvatore, l’odierna cattedrale di San Giovanni Battista, permette l’esplorazione diacronica della storia della città, lungo il decumano romano passando dal Teatro, fino alla sezione del Museo di Antichità dedicata all’Archeologia a Torino, dal rinnovato allestimento multimediale.

La basilica paleocristiana del Salvatore
La basilica paleocristiana del Salvatore
l’edificio nel XIV secolo dopo il completamento
del presbiterio e del mosaico pavimentale della Fortuna
render Visivalab s.l. con Clara Di Stefano
La Basilica del Salvatore fu per mille anni il centro cristiano della città insieme alle vicine chiese di San Giovanni Battista e di Santa Maria. 
Nel tardo Quattrocento, elevata Torino a sede arcivescovile, l’edificio venne raso al suolo per realizzare il nuovo Duomo rinascimentale, su progetto di Amedeo di Francesco da Settignano, detto Meo del Caprino (Settignano, Firenze, 1430-1501).
Nel 1909, dieci anni dopo il ritrovamento del Teatro Romano, lo scavo diretto dai soprintendenti D’Andrade e Bertea restituì strutture architettoniche, resti di sepolture, iscrizioni e lo straordinario mosaico duecentesco dedicato alla ‘Fortuna che regola le sorti dell’umanità’, subito trasferito nel museo civico di Palazzo Madama.
Osiride Chronokrator avvolto nelle spire del serpente Aion
Osiride Chronokrator avvolto
nelle spire del serpente Aion

I secolo d.C. (testa)
fine II secolo d.C. – III secolo d.C. (corpo)
fine XVI secolo – primo decennio XVII secolo (parte inferiore, avambraccio, rilavorazione della testa) marmo, ingresso nelle Collezioni Savoia
nel 1612 dalla raccolta di Alessandro Monaldi
Dopo una serie di indagini per ultimate i lavori di recupero del complesso basilicale, a partire dal 2001 è stata restaurata la cripta del Duomo, destinata ad ospitare il Museo Diocesano, inaugurato nel 2008. Il trasferimento della Galleria Sabauda nella manica nuova di Palazzo Reale ha poi consentito di concludere i lavori strutturali nel 2016. Contestualmente all’apertura al pubblico nel 2021 del Teatro romano è stato presentato l’innovativo allestimento illuminotecnico del sito. Oggi una musealizzazione ricca di ricostruzioni tridimensionali e contributi multimediali, evidenzia le successive stratificazioni architettoniche nell’area di scavo, resa completamente accessibile per mezzo di passerelle prive di barriere architettoniche.
La basilica paleocristiana del Salvatore
La basilica paleocristiana del Salvatore
percorso archeologico
Foto Giorgio Olivero

Il programma di celebrazioni comprende la mostra archeologica La Scandalosa e la Magnifica. 300 anni di ricerche su Industria e sul culto di Iside in Piemonte, allestita nello Spazio Scoperte al secondo piano della Galleria Sabauda dal 23 aprile al 10 novembre 2024, a cura dall’archeologa Elisa Panero dei Musei Reali, in collaborazione con l’Università di Torino. La rassegna offre un viaggio nella città romana di Industria-Bodincomagus, centro “alpino” dalle forti connotazioni cosmopolite, che lega culti locali, orientali, rapporti economici e culturali con l’Egeo orientale, oggi afferente alla Direzione regionale Musei del Piemonte, presso l’attuale Monteu da Po (TO).
La Scandalosa e la Magnifica
La Scandalosa e la Magnifica.
300 anni di ricerche su Industria
e sul culto di Iside in Piemonte

allestimento 
Musei Reali di Torino
Città segnalata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, è tra le più antiche attestazioni in Italia del culto di Iside, definita “La Scandalosa e la Magnifica” nell’inno del III- IV secolo d.C. rinvenuto a Nag Hammadi in Egitto nel dicembre 1945.
Attraverso l’esposizione di 75 oggetti tra statue, statuette ed epigrafi, in bronzo e in marmo, con opere particolari ed evocative come l’Osiride Chronokrator - Signore del tempo - avvolto nelle spire del serpente Aion, datato alla prima metà del II sec. d.C. - III sec. d.C., che giunse nelle collezioni dinastiche nel 1612, si evince quale fosse il fascino per l’Oriente e per l’Egitto nutrito dai Savoia a partire dal Cinquecento e oltre, fino all’acquisto dell’ collezione egizia di Bernardino Drovetti, acquisita da Carlo Felice di Savoia con atto del 29 dicembre 1823, al prezzo di 400.000 lire oro.
Torello
Torello
I secolo d.C.
bronzo da Industria
acquisito dal Museo Civico
poi passato al Museo di Antichità
e inserito d da Fabretti
tra i bronzi di Industria
L’anno commemorativo prosegue con un programma di iniziative collaterali, comprese nel palinsesto di ESTATE REALE. Insieme per i 300 anni del Museo di Antichità.
Per l’occasione il Caffè Reale propone uno speciale miscelato, il Cocktail 300 dedicato alle celebrazioni, composto da vermouth bianco, assenzio e tonica.
Dal 7 al 9 novembre 2024, il convegno Archeologia in vetrina. Archetipi espositivi e modelli di fruizione dell’antico dal ‘700 all’Era Digitale, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, aprirà una riflessione sul ruolo dei musei, in particolare di quelli archeologici, nella formazione scientifica e culturale italiana, con uno sguardo attuale sull’Europa e sul Mediterraneo.

1724-2024 | 300 ANNI DEL MUSEO DI ANTICHITÀ DI TORINO 
La Scandalosa e la Magnifica. 300 anni di ricerche su Industria e sul culto di Iside in Piemonte 
23 aprile - 10 novembre 2024
Musei Reali, Galleria Sabauda, Spazio Scoperte
Piazzetta Reale 1 - Torino
Orario: da martedì a domenica 9-19 (ultimo ingresso ore 18).
Aperture straordinarie: 2 giugno, 24 giugno 2024. 
Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali.
Musei Reali, Museo di Antichità 
Visite accompagnate al percorso archeologico della Basilica del Salvatore: ogni martedì alle ore 15, 16 e 17 e ogni sabato alle ore 10, 11, 12. 
Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali, partenza dall’atrio della Manica Nuova.
Prenotazioni: info.torino@coopculture.it ; +39 011 19560449 
www.museireali.it

HENRI DE TOULOUSE-LAUTREC

Divan Japonais
HENRI DE
TOULOUSE-LAUTREC
Divan Japonais
1893
Manifesto
80 x 60 cm
(cc 96 x 79 cm)
Fino al 21 luglio le atmosfere della Belle Époque francese rivivono a Torino, al Mastio della Cittadella, con la mostra a cura di Joan Abelló HENRI DE TOULOUSE LAUTREC. Il mondo del circo e di Montmartre dedicata al pittore della Ville Lumière di tardo Ottocento.
L’esposizione presenta oltre 100 opere, tra manifesti, illustrazioni e litografie, provenienti da collezioni private spagnole.
Il percorso espositivo, realizzato in 5 sezioni - I MANIFESTI E LE ILLUSTRAZIONI; LE DONNE ED ELLES; IL CIRCO; I RITRATTI; L’ESPERIENZA MULTIMEDIALE -, ripercorre la breve vita e l’attività artistica del giovane aristocratico Henri de Toulouse -Lautrec, riconosciuto come uno degli artisti bohémien più rappresentativi dell’epoca, dopo la morte avvenuta nel 1901, a 37 anni, al termine di una esistenza minata da importanti patologie congenite, oltre che da sifilide e alcolismo.
Copertina del programma Théâtre Libre Le Missionnaire
HENRI DE
TOULOUSE-LAUTREC
Copertina del programma
Théâtre Libre Le Missionnaire

1893/1894
Litografia
20,5 x 16,5 cm
(cc 58 x 52 cm)
Con la prima sezione, dedicata ai manifesti e alle illustrazioni, e composta da 28 opere (8 manifesti, 19 illustrazioni a stampa litografica e 1 opuscolo originale), la mostra presenta una panoramica dell’attività di Lautrec nel campo della grafica pubblicitaria, in cui si distinse a tal punto da influenzarne gli sviluppi successivi. Spiccano, tra gli 8 manifesti datati 1892-1895, quelli realizzati per gli spettacoli di Aristide Bruant, celebrità del locale «Le Chat Noir» di Montmartre e icona del cabaret francese, e del «Divan Japonais», altro locale bohémien in voga in quel periodo.
Ritratto di donna che dorme
HENRI DE
TOULOUSE-LAUTREC
Ritratto di donna che dorme
Litografia – Ed. 1948 
Parigi (Francia)
20,5 x 28 cm
(cc 47 x 57 cm)
Per le illustrazioni, si segnalano, in particolare, quelle realizzate per la storica rivista satirica «Le Rire», in cui sono ritratti personaggi e artisti delle notti parigine.
Di particolare interesse in mostra anche le 12 stampe della serie Elles, datate 1952, nella seconda sezione, con ritratti di prostitute del quartiere Montmartre con le quali Toulouse-Lautrec condivideva una particolare quotidianità, avendo scelto di abitare nelle maisons closes parigine per diverso tempo.
Il Circo – Giocoliere sulla corda
HENRI DE
TOULOUSE-LAUTREC
Il Circo – Giocoliere sulla corda
Litografia – Ed. 1905
Parigi (Francia)
27 x 18 cm
(cc 48 x 38 cm)
Di grande attrattiva per i francesi di fine Ottocento, IL CIRCO è un soggetto frequente nella produzione di Toulouse-Lautrec. La mostra dedica al mondo circense, nella terza sezione, ampio spazio, con 39 litografie. Si tratta di opere stampate postume grazie a Maurice Joyant (1864-1930), fraterno amico di Lautrec e suo primo biografo ed esecutore testamentario, a cui va il merito di aver contribuito in modo decisivo alla diffusione e alla valorizzazione del lavoro di Lautrec. Joyant, infatti, stampò diverse opere (litografiche e non) di Lautrec, insieme al celebre mercante d’arte, stampatore ed editore Adolphe Goupil. Per queste opere fu impiegata la tecnica della gomma bicromata, ossia una tecnica di stampa che permette di apprezzare il contorno della linea, incorporando il colore e ottenendo un effetto ottico che simula le tracce dell’opera originale.
Artistide Bruant, dans son cabaret
HENRI DE
TOULOUSE-LAUTREC
Artistide Bruant, dans son cabaret
1891
Manifesto
29 x 22 cm
(cc 63 x 56 cm)
Con la medesima tecnica, furono realizzate anche le stampe delle 33 litografie presenti nella quarta sezione I RITRATTI, raffiguranti personaggi maschili e femminili della società borghese, artisti e intellettuali e personaggi della vita notturna.
Per favorire l’avvicinamento dei visitatori al contesto storico in cui visse Lautrec, il percorso accoglie anche una suggestiva sezione multimediale articolata in una sala video, con proiezioni di immagini d’epoca, e una selfie area, con una ricostruzione scenografica dei camerini della Belle Époque.

HENRI DE TOULOUSE-LAUTREC. Il mondo del circo e di Montmartre
20 aprile 2024 - 21 luglio 2024
Mastio della Cittadella
Corso Galileo Ferraris, 0 - Torino
Orario:  lunedì - venerdì 9,30 - 19,30. Sabato e domenica 9,30 - 20,30. Ultimo ingresso 30 minuti prima dell’orario di chiusura.
https://www.navigaresrl.com/mostra/henri-de-toulouse-lautrec-il-mondo-del-circo-e-di-montmartre/

sabato 4 maggio 2024

SHINHANGA. LA NUOVA XILOGRAFIA

La grande lanterna del tempio di Kannon ad Asakusa
Kasamatsu Shirō (1898-1991
La grande lanterna
del tempio di Kannon ad Asakusa

Collezione Privata Bologna
Lo Shinhanga (”la nuova xilografia”) è un movimento affermatosi in Giappone in epoca Taishō (1912-1926) e proseguito fino agli anni Quaranta del Novecento che, con la diffusione di stampe raffiguranti scorci suburbani, templi, auliche vestigia imperiali, pone l’enfasi sull’espressività del colore e sul romantico legame fra l’umanità e la natura, segnando un cambio di passo nell’evoluzione stilistica dell’Ukiyo-e, pittura tradizionale dal linguaggio rigidamente codificato.
Negli stessi anni il Terremoto del Kantō (1º settembre 1923) devasta buona parte di Tokyo. Alla ricostruzione della città corrisponde un cambiamento dei costumi in favore di una maggior apertura al modello occidentale. La donna inizia a occupare spazi prima a lei preclusi, studia, lavora, si emancipa diventando l’emblema di una nuova era.
Luna piena sul fiume Arakawa
Kawase Hasui (1883-1957)
Luna piena sul fiume Arakawa
Collezione Privata Bologna

Tutto questo è oggetto della mostra SHINHANGA, La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi in corso a Palazzo Barolo, a Torino fino al 30 giugno 2024, a cura di Paola Scrolavezza con la consulenza del collezionista Marco Fagioli.
Un suggestivo piano sequenza suddiviso in undici sezioni tematiche per illustrare la genesi di oltre ottanta xilografie a firma di maestri incisori - fra gli altri: Itō Shinsui, Kawase Hasui, Hashiguchi Goyō - restituendo al pubblico (anche ai neofiti) il contesto e l’immagine di un Estremo Oriente enigmatico e struggente.
Kanzashi
Itō Shinsui (1898-1972)
Kanzashi - Giovane donna che si aggiusta l’acconciatura
per prepararsi alla festa del nuovo anno

Collezione Privata
Nel prologo GIAPPONISMI è descritta la fine del sakoku - l’isolazionismo autarchico sancito con editto del 1641 dallo shōgun Tokugawa Iemitsu -, a seguito dello sbarco nell’arcipelago (1853) del commodoro Matthew C. Perry e con esso di avventurieri e fotografi che contribuiranno a diffondere l’esotismo del Giappone in Occidente.
La novità è nei volti grotteschi del teatro kabuki, nel focus sul trucco elaborato degli attori (kumadori), immortalati al culmine del dramma in un video d’epoca proiettato in sala. 
Neve al parco Shiba
Kawase Hasui (1883-1957)
Neve al parco Shiba
Collezione Privata
I riflettori sono puntati però sulle vedute, sulla sacralità degli elementi: la pioggia, la neve (Il ponte Yakumo al santuario di Nagata a Kobe), l’incedere delle stagioni, fogli riccamente impaginati che indulgono al gusto Liberty (Il grande ciliegio) e Art Deco (Cavallucci marini). Il rosso vibrante di una lanterna (La grande lanterna del tempio di Kannon ad Asakusa), il paesaggio antropizzato, il fulgore delle luci artificiali, la vegetazione rigogliosa, il cielo notturno rischiarato dalla luna - celebrata nell’Otzukimi, l’antico rito autunnale di “ammirare la luna piena” - generano una polifonia  che va dal lirismo ovattato del bianco e nero (La spiaggia di Maiko, La sera sul laghetto di Shinobazu) alle vibrazioni cromatiche del giallo (Pesca coi cormorani sul Nagaragawa), dei verdi, dell’acqua cilestrina (Il ponte ad arco di luna), sovrapposti in misurati piani prospettici.
Pesca coi cormorani sul Nagaragawa
Tsuchiya Koitsu (1870-1949)
Pesca coi cormorani sul Nagaragawa
Collezione Privata Bologna
Ogni aspetto tradizionale è indagato, anche grazie ad oggetti e indumenti di uso comune: un cofanetto  da toeletta in legno laccato con intarsi in madreperla, tre kimono, un Meisen estivo in seta, un Hōmongi con moderni  crisantemi (kiku) impressi ‘a riserva’ tramite stencil in carta di riso, e un Rinzu primaverile in seta.
Particolare rilievo, come si è detto, è stato dato ai differenti ruoli femminili nella società nipponica: gheisha, musicista, cittadina in abiti moderni. La sua nuova immagine si profila nelle riviste di moda, in fotoromanzi e nelle copertine illustrate da Nakahara Jun’ichi (1913-1983) in voga nell’immediato secondo dopoguerra.
Il ciclo conclusivo, in un gioco circolare di rimandi, presenta la riedizione di un classico del teatro kabuki, “La fanciulla airone” (sagimusume), con l’onnagata in abiti femminili, dallo stile minimale ormai affrancato dai consueti canoni figurativi.
Tuttavia, non di abiura si tratta.
Il ponte sacro a Nikkō
Yoshida Hiroshi (1876-1950)
Il ponte sacro a Nikkō
Collezione Privata Bologna
Il movimento Shinhanga nasce infatti per volontà di editori e stampatori illuminati - tra i quali spicca la figura emblematica di Watanabe Shōzaburō (1885-1962) -, intenzionati a produrre un’arte autoctona e innovativa servendosi però del processo tradizionale dello hanmoto, ovvero l’“atelier” (lo stesso utilizzato dai maestri dell’Ukiyo-e) che vede l’artista occuparsi dell’ideazione e del disegno, affidando all’incisore, al tipografo e all’editore le fasi successive della produzione e diffusione delle stampe. 
A questo metodo si deve il perpetuarsi di un universo elegiaco, che dopo aver ispirato i pittori impressionisti, Vincent van Gogh, Aubrey Beardsley e altri, continua a sedurre schiere di artisti o semplici osservatori rapiti dall'arcana bellezza dell'etereo mondo fluttuante. 

Kasamatsu Shirō (1898-1991), Il Tōshōgū a Ueno
SHINHANGA

8 marzo – 30 giugno 2024
Palazzo Barolo
Via delle Orfane 7/A -  Torino
Orario: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì 10 – 19. Sabato, domenica 10 – 20. Aperture straordinarie: mercoledì 1° maggio 2024, domenica 2 Giugno 2024
www.shinhanga.it

mercoledì 1 maggio 2024

AFRIKA NOW

Salifou Lindou
Salifou Lindou
Social Game 4, 2022
cm 200x270
Il Museo Ettore Fico a Torino ospita fino al 30 giugno 2024 la mostra AFRIKA NOW, composta da cinque mini personali di artisti di origine africana e della Guadalupa già rappresentati in Europa da importanti gallerie internazionali: Bouvy Enkobo (Kinshasa, 1981), Victor Fotso Nyie (Douala, 1990), Elladj Lincy Deloumeaux (Guadalupa, 1995), Salifou Lindou (Foumban, 1965) e James Mishio (Accra, 1997).
Tutte le opere compaiono per la prima volta in un museo in Italia e la maggior parte di esse sono state create appositamente per questa sede.
Cinque volumi monografici racchiusi in un unico cofanetto corredano la rassegna, entrambi a cura  di Andrea Busto.
James Mishio
James Mishio
Reflection In Perspective
2003

Inaugurano il percorso i lavori di Salifou Lindou (Camerun). Si tratta di scene corali a tecnica mista (acrilico, pastello, pennarello, collage su tela) di grandi dimensioni, con intrecci di linee brulicanti di volti, decori e colori stratificati. Il corpo sociale, nelle molteplici relazioni fra individui, si articola in cicli pittorici (Social Game, Politiciens, L'exode et la famille #3, 2023), a volte risolti tramite un lineare profilo bianco su fondo nero.
L’intreccio di sottili strisce metalliche modella piccole sculture, segnatamente la portatrice d’acqua Me mbié ne kié me tui, che in un gesto quotidiano denuncia l’endemico problema del reperimento di risorse idriche. Tema ripreso nel polittico a pirografia su lamiera Water Research (2023), esso celebra la tenace resilienza della donna, colta altrove in pose spontanee o istanti di quiete (Le temps d’un the, La pose).
Victor Fotso Nyie
Victor Fotso Nyie
Venus
2022
James Mishio realizza quadri materici, intensi ritratti ad acrilico e olio su tela. L’acqua di una piscina (Meditation, Back To Back) avvolge soggetti enigmatici, dallo sguardo magnetico, assorti in uno stato ipnotico di regressione inconscia.
Giovane artista ghanese, nella serie Identity denuncia la discriminazione dei capelli, forma di razzismo nota col nome di texturism o hairism, sposando la causa di Ahmad Cissé, fotografo e creativo senegalese, figura faro nella poetica dell’autore esordiente, impegnato nella definizione assertiva della propria identità.

Victor Fotso Nyie, originario del Camerun, crea iperrealisti volti in ceramica. Presenze surreali con inserti in foglia d’oro poggiate su basamenti poveri quali mattoni e terra, appaiono come incarnazioni di entità apotropaiche (Renaissance), testimonianze di antiche tradizioni e simbolo di forza generatrice attribuita alla feconda Madre Terra. Purificazione, Reine mère, Ange gardien (2022) partecipano a questa cosmogonia traendo a sé piccole effigi totemiche, numi tutelari del processo rigenerativo.
Bouvy Enkobo
Bouvy Enkobo
NDOTO / Rêve
 2022
Utilizza codici metropolitani l’arte di Bouvy Enkobo (Repubblica democratica del Congo) il quale dichiara: “Mi piace [...] confrontarmi direttamente con la realtà della strada. Cerco di trasmettere questa energia nei miei dipinti [...] ibridando la pittura con i collage e le carte desunte dai manifesti raccolti direttamente in strada».
Molte delle sue opere ritraggono figure allo specchio (Talanga 1, Talanga 2) immagini sensuali e decadenti, talvolta circondate da mise en place con racemi, frutti, e oggetti poveri - una lattina di Coca Cola a far da lucerna - su sfondi intensi di colore blu e viola (Ma MarieQui cherche). La vis espressiva e cromatica del dipinto evidenza per contrasto la vulnerabile natura dell’uomo: accidioso, inerte al cospetto del mondo. Temi sensibili analizzati in NDOTO / Rêve con lo stesso sguardo del pittore Lucian Freud, talché il fedele levriero giace accovacciato fra le braccia del padrone in un singolare rimando a soluzioni già note. All’iconografia classica è affidato il dolore umano racchiuso nell’imponente Testament, quadro ad acrilico e collage su tela, ispirato al soggetto sacro della Pietà.
Elladj Lincy Deloumeaux
Elladj Lincy Deloumeaux
Eloge à la memoire #5
2023
Elladj Lincy Deloumeaux nato nelle isole Antille, a otto anni si trasferisce con la famiglia in Francia.
L’eleganza dei corpi (Après le bain) e la resa estetizzante dei volti - nella serie Senza titolo a pennarello e pastello su carta - caratterizzano uno stile ricercato con accenti simbolisti (Eloge à la mémoire #5, monumentale profilo incorniciato da un ‘sudario’ in pizzo traforato) e atmosfere oniriche (Le bapteme). Centrale è - qui come fra gli autori precedenti - l'unicità della persona. Ancor più se troneggia in un interno scenografico dagli evidenti retaggi afro caraibici: i decori delle stoffe, (Les cercles de Aké), la soffusa nostalgia (Panser ces maux / Heal these pains) o la calma silente di un torrido pomeriggio d’estate (Les beaux jours au plateau).

AFRIKA NOW
8 marzo - 30 giugno 2024
MEF – Museo Ettore Fico
Via Francesco Cigna 114, Torino
Orari: da giovedì a domenica
dalle ore 14,30 alle ore 19,30
www.museofico.it