lunedì 19 novembre 2018

ERCOLE E IL SUO MITO

Testa colossale di Ercole in riposo (tipo Farnese)
copia marmorea romana della seconda metà del I secolo a.C.
di un’opera di Lisippo risalente al 320/310 a.C. circa
Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig
Fno al 10 marzo 2019, le Sale delle Arti della Reggia di Venaria (Torino) ospitano la mostra ERCOLE E IL SUO MITO.
L’esposizione illustra la figura dell’eroe mitologico, attraverso una selezione di oltre 70 opere, tra ritrovamenti archeologici, gioielli, opere d’arte applicata, dipinti, sculture, manifesti, filmati e molto altro, dall’antichità classica al Novecento.
La visita inizia idealmente dai lavori di restauro in corso della Fontana d’Ercole, fulcro del progetto secentesco dei Giardini della Reggia, un tempo dominata dalla Statua dell’Ercole Colosso del 1670.
La rassegna, curata da un comitato scientifico presieduto da Friedrich-Wilhelm von Hase e composto da Gabriele Barucca, Angelo Bozzolini, Paolo Jorio, Darko Pandakovic, Laura Pasquini, Gerhard Schmidt, Rüdiger Splitter, Claudio Strinati, Paola Venturelli, è organizzata da Swiss Lab for Culture Projects e Consorzio Residenze Reali Sabaude, in collaborazione, fra gli altri, con l’Antikenmuseum und Sammlung Ludwig di Basilea (CH), il Museumslandschaft di Hessen-Kassel (D), il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Filangieri di Napoli.
Steve Reeves in Ercole e la regina di Lidia, 1959
Il percorso alla Venaria si apre con una sezione che ripercorre l’origine del mito in epoca pagana, con una serie di raffinati vasi, anfore, coppe, realizzate nella regione greca dell’Attica tra il 560 e il 480 a.C.; fra queste spiccano la monumentale anfora del Pittore di Berlino, una delle massime espressioni della ceramica ateniese e l’hydria (vaso) attribuita al Gruppo dei Pionieri.
La mostra prosegue testimoniando la diffusa rappresentazione della leggenda erculea in àmbito romano, con alcune statuette in bronzo o in terracotta, oltre a una testa colossale di Ercole in riposo, copia della seconda metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo risalente al 320/310 a.C.
Raffigurano Eracle con il Cinghiale e con il Leone di Nemea i due intonaci dipinti provenienti dall’Augusteum di Ercolano, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Chiudono la sezione due coppe in argento realizzate da Gianmaria Buccellati, sbalzate e cesellate con le fatiche di Ercole, le cui forme si ispirano a quelle di altrettanti skyphoi rinvenuti a Pompei nella casa del Menandro e di cui in mostra si possono vedere i passaggi di fabbricazione, ancor oggi identici a quelli antichi.
Eracle disputa ad Apollo il tripode di Delfi
anfora attica a figure nere attribuita al Pittore di Antimene
510 a. C. ca., altezza 47,2 cm
Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig
La mostra di Venaria analizza quindi il recupero del mito pagano di Ercole da parte del cristianesimo nel Medioevo, quando la figura del semidio dalla forza straordinaria e dal carattere esemplare è associata a quella del Salvatore, al punto che la discesa agli inferi di Ercole per strappare Alcesti a Thanatos, prefigura la discesa di Cristo nel Limbo per liberare le anime dei giusti, così come le sue vittorie contro gli animali mitologici annunciano la vittoria del Redentore sul demonio. In questa sezione s’incontra un prezioso cofanetto in avorio, prodotto da una bottega costantinopolitana nella prima metà dell’XI secolo, raffigurante l’eroe che strangola il leone e solleva Anteo, il gigante figlio di Poseidone e di Gea che perdeva la sua forza se non toccava terra, proveniente dal Museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli.
Il mito di Ercole persiste in capolavori di arte decorativa, come ventagli, elmi, boccali, coppe, cassoni, e altro. Qui spicca un prezioso e raffinato boccale tratto da un monoblocco di avorio proveniente dalla Kunstkammer dei granduchi di Baden oggi conservato al Badisches Landesmuseum di Karlsruhe in Germania.
Gregorio de Ferrari (1647-1726)
Ercole e l'Idra di Lerna
fine XVII sec, olio su tela
Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola
La celebrazione dell’eroe invincibile prosegue nel Rinascimento, con opere pittoriche  quali L’Apoteosi di Ercole (1539) del Garofalo e nel Seicento con la scultura di scuola romana Ercole Fanciullo con il serpente, pezzo molto suggestivo della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli. Al Settecento risalgono due pregevoli manufatti in terracotta dorata di Lorenzo Vaccaro, forse importanti committenze del vicerè spagnolo Don Gaspar de Haro allora a Napoli, e oggi custodite nel Museo Filangieri.
Un focus speciale è riservato a Gregorio de Ferrari, pittore del barocco genovese, qui per la prima volta con tutte le cinque grandi tele raffiguranti Ercole durante le sue più celebri fatiche e il momento in cui viene accolto nell’Olimpo, provenienti dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova.
L'approfondimento a cura di Darko Pandakovic esamina la statuaria erculea nei giardini e le piante a essa collegate nei parchi delle residenze private e dei palazzi aristocratici, come Palazzo Pitti a Firenze, Le Tuileries a Parigi, il Castello di Powis in Gran Bretagna, o La Venaria stessa.
In una video-passeggiata Claudio Strinati analizza invece l’influenza che l’eroe ebbe nella storia dell’architettura.
Ercole e il toro di Creta
Reggia di Versailles
Afferma Strinati: "La figura di Ercole è impastata con la nostra storia. Semidio, protettore dell'umanità è pieno di difetti, di 'oscurità', direbbe Jung nei suoi studi sul mito". Seguendo questa traccia la rassegna prosegue con una sezione dedicata alla città tedesca di Kassel, che ha nella gigantesca statua dell’eroe uno dei suoi simboli; dal suo museo provengono alcuni cammei del Sei-Settecento e in questa occasione verrà presentato un eccezionale filmato aereo della reggia e del parco che furono voluti da Guglielmo I d’Assia-Kassel.
Conclude l’esposizione una curiosa sezione che, ricostruendo un’ambiente di foyer cinematografico anni ‘50-'60, testimonia il rifiorire negli ultimi decenni dell’interesse sul mito di Ercole, con i grandi film, cosiddetti del "peplo", prodotti a Cinecittà negli anni sessanta e poi ancora recentemente a Hollywood, che videro impegnati attori quali Giuliano Gemma o Arnold Schwarzenegger, oltre alla trasposizione in disegni animati di Walt Disney.

ERCOLE E IL SUO MITO
Dal 13 settembre 2018 al 10 marzo 2019
Reggia di Venaria, Sale delle Arti, II piano
piazza della Repubblica 4 - Venaria Reale (Torino)
Orari: dal martedì al venerdì, 9 - 17; sabato, domenica e festivi, 9 - 18.30; chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima. Aperture speciali: 1° gennaio, 11 - 18, 6 gennaio.
Informazioni: t. +39 011 4992333
www.lavenaria.it
www.residenzereali.it

domenica 18 novembre 2018

100% ITALIA

FRANCESCO MENZIO
Ritratto di Persico
1929
100%Italia è una mostra dedicata agli ultimi cento anni di arte italiana, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri. Il progetto, ideato e curato da Andrea Busto direttore del MEF Museo Ettore Fico di Torino, è l’occasione per evidenziare il ruolo preminente dell’arte italiana nello sviluppo della creatività europea e di quella mondiale.
Ogni anno e ogni decennio sono stati contraddistinti da forti personalità che hanno influenzato l’arte del "secolo breve" e oltre; nessuna nazione europea ha saputo infatti offrire artisti e capolavori, scuole e movimenti, manifesti e proclami artistici con la continuità dell’Italia.
In un momento in cui è necessario ribadire il valore identitario di ciascuna nazione per comprendere appieno la storia, 100%Italia vuole fare il punto e riproporre evidenti valori che per un tempo troppo lungo molti critici hanno sottovalutato.
FRANCO COSTALONGA
Oggetto cromocinetico
1967-1970
La grandezza dei maestri si percepisce in un unicum e in una sequenza espositiva che permettono al visitatore di intraprendere un viaggio lungo cent’anni.
Alla realizzazione di 100%Italia hanno contribuito collezioni e a archivi di musei, di fondazioni, di gallerie pubbliche e private e di collezionisti che insieme danno luogo ad un evento unico nel suo genere.
Il Museo Ettore Fico si è avvalso inoltre della collaborazione dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea - che raggruppa circa 160 gallerie in tutta Italia - , dell’Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio Spa - che annovera circa 30 Casse di Risparmio e 88 Fondazioni bancarie nazionali - nonché di Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, dalle quali provengono opere importanti, spesso mai esposte, al fine di offrire una mostra pressoché inedita per il grande pubblico nazionale e internazionale.
GIORGIO DE CHIRICO
La battaglia sul ponte
1969
L’avvio precede il 1915, anno in cui l’Italia entra ufficialmente nel primo grande conflitto mondiale, contraddistinto da azioni violente e disumane.
In quegli anni i Futuristi, in chiave puramente ideologica, avrebbero voluto «bruciare i musei e le biblioteche», così da chiudere con la storia passata e identificarsi con il presente.
La conclusione della mostra è siglata dal 2015, un tempo in cui l’ideologia fondamentalista prende il sopravvento sulla razionalità e sulla tolleranza reciproca, attuando in concreto quelle distruzioni simboliche propugnate dai Futuristi.
Il 12 marzo 2001 vengono distrutti i Buddha di Bamiyan dai talebani. Il 25 febbraio 2015 i jiadisti bombardano Ninive e i distruggono i reperti archeologici del museo di Mosul. Nello stesso anno avviene la distruzione del sito archeologico di Palmira e l’assassinio di Khaled Asaad, archeologo e studioso da oltre cinquant’anni della città siriana.
LARA FAVARETTO
Mondo alla rovescia
2001- 2002
Le tipologie e metodologie di sterminio cambiano e gli scontri avvengono su fronti a macchia di leopardo per distruggere popoli e nazioni dalle fondamenta, a partire dai  simboli artistici e storici che ne documentano arte e religione.
100%Italia documenta lo stato dell’arte, puntando i riflettori sugli artisti italiani che hanno rielaborato la cultura nazionale attraverso altre culture, restando permeabili e nello stesso tempo autonomi.
Le 17 sezioni proposte sono fruibili a più livelli. Il primo è lineare e cronologico: le opere si susseguono, anno dopo anno, senza soluzione di continuità.
Il secondo illustra i movimenti più influenti sul nostro gusto e sulle estetiche mondiali. Il terzo è un progetto didattico e divulgativo per approfondire in modo unitario i temi trattati attraverso saggi critici sui maggiori movimenti italiani.
RAFFAELE DE GRADA
Paesaggio
1927
100%Italia costituisce un progetto formativo articolato sulla Storia dell’Arte italiana che prenderà in esame il Novecento e la prima parte del XXI secolo, per aiutare il grande pubblico nella comprensione di un patrimonio artistico temporalmente ancora troppo vicino a noi per godere di una grammatica e di chiavi interpretative condivise e comunemente riconosciute.
Alcune delle sette sedi coinvolte, suddivise fra Biella, Torino e Vercelli, propongono per la durata della mostra eventi dedicati al pubblico adulto, ai gruppi, alle scolaresche e alle famiglie, in particolare il Ciclo di lezioni sull’arte italiana, 10 incontri con i curatori delle sezioni esposte Luca Beatrice, Lorenzo Canova, Claudio Cerritelli, Marco Meneguzzo, Elena Pontiggia, Luigi Sansone, Giorgio Verzotti.
Completa la rassegna il corposo catalogo, testo antologico di 4,2 chilogrammi di peso, fondamentale per comprendere, alla luce della storia passata, il tempo presente e gli avvenimenti futuri.

100% ITALIA. Cent’anni di capolavori
Dal 21 settembre 2018 al 10 febbraio 2019
Futurismo
Palazzo Gromo Losa
Corso del Piazzo 22-24, Biella
Orario: sabato e domenica 11-19

Secondo Futurismo (1920-1944)
Museo del Territorio Biellese
via Quintino Sella 54/b, Biella
Orario: mercoledì, giovedì, venerdì 14,30-19; sabato e domenica 11-19

Metafisica
Realismo Magico
NeoMetafisica

Arca - Ex Chiesa di San Marco
piazza San Marco 1, Vercelli
Orario: mercoledì, giovedì, venerdì 14,30-19; sabato e domenica 11-19

Novecento
Corrente
Astrazione
Informale

MEF - Museo Ettore Fico
via Francesco Cigna 114, Torino
Orario: dal mercoledì alla domenica 11-19
T. +39 011 852510; info@museofico.it

Pop Art
MEF Outside
via Filippo Juvarra 13, Torino
Orario: dal mercoledì alla domenica 11-19
T. +39 011 0343229

Optical
Minimalismo
Arte Povera
Concettuale

Mastio della Cittadella
via Cernaia 1, Torino
Orario: dal mercoledì alla domenica 11-19

Transavanguardia
Nuova Figurazione
International

Palazzo Barolo
via Corte d'Appello 20/C, Torino
Orario: dal mercoledì alla domenica 11-19

martedì 13 novembre 2018

I MACCHIAIOLI

Odoardo Borrani (Pisa 1833 - Firenze 1905)
La raccolta del grano sull’Appennino, 1861
Olio su legno, 54 x 126,5 cm
Viareggio, Istituto Matteucci
I MACCHIAIOLI. Arte italiana verso la modernità, a cura di Cristina Acidini e Virginia Bertone, con il coordinamento tecnico-scientifico di Silvestra Bietoletti e Francesca Petrucci, vede la collaborazione dell’Istituto Matteucci di Viareggio e presenta circa 80 opere provenienti dai più importanti musei italiani, enti e collezioni private, in un ricco racconto artistico sulla storia del movimento, dalle origini al 1870, con affascinanti confronti con i pittori coevi italiani. Gli antefatti, la nascita e la stagione iniziale e più felice della pittura macchiaiola, ossia il periodo che va dalla sperimentazione degli anni Cinquanta dell’Ottocento ai capolavori degli anni Sessanta, saranno i protagonisti della mostra che per la prima volta alla GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino valorizzerà il dialogo artistico tra Toscana, Piemonte e Liguria nella ricerca sul vero.
Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901)
Giovani pescatori
, 1861 circa
Olio su tela, 27,5 x 41 cm
Courtesy Galleria Berman
Fu a Firenze che i giovani frequentatori del Caffè Michelangiolo misero a punto la ‘macchia’. Questa coraggiosa sperimentazione porterà a un’arte italiana "moderna", che ebbe proprio a Torino, nel maggio del 1861, la sua prima affermazione alla Promotrice delle Belle Arti. Negli anni della sua proclamazione a capitale del Regno d’Italia, Torino visse una stagione di particolare fermento culturale. È proprio a questo periodo, e precisamente nel 1863, che risale la nascita della collezione civica d’arte moderna - l’attuale GAM - che aveva il compito di documentare l’arte allora contemporanea. In questa prospettiva un’attenzione particolare viene restituita ad Antonio Fontanesi, nel bicentenario della nascita, agli artisti piemontesi della Scuola di Rivara (Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade) e ai liguri della Scuola dei Grigi (Serafino De Avendaño, Ernesto Rayper), individuando nuovi e originali elementi di confronto con la pittura di Cristiano Banti, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, protagonisti di questa cruciale stagione artistica.
Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908)
Buoi e bifolco in riva all’Arno (Bovi sul greto dell’Arno), 1870-75
Olio su tela, 43,8 x 104,8 cm
Genova, Raccolte Frugone
Il percorso prende il via con il racconto della formazione dei protagonisti, necessario per far apprezzare a pieno il contributo innovativo dei Macchiaioli all’interno della storia dell’arte. Dalle opere di pittori e maestri accademici di gusto romantico o purista, come Giuseppe Bezzuoli, Luigi Mussini, Enrico Pollastrini, Antonio Ciseri, Stefano Ussi, ai giovani futuri macchiaioli come Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Cristiano Banti, Odoardo Borrani.
A punteggiare la mostra è la partecipazione delle opere scelte alle prime Promotrici di Belle Arti e alla prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861; sullo sfondo è la visita all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1855, che fu un avvenimento decisivo per i giovani macchiaioli, suscitando grande curiosità ed emulazione nei confronti della nuova visione "oggettiva" e diretta. Furono anni di sperimentazione in cui le ricerche sul colore-luce, condotte en plein air, crearono un comune denominatore tra pittori legati in gruppi e cenacoli tra Piemonte, Liguria e Toscana.
Ernesto Rayper (Genova 1840 - Gameragna di Stella 1873)
I pittori, 1867 circa
Olio su tela, 58 x 85 cm
Genova, Galleria d’Arte Moderna
Si affronta quindi la sperimentazione della macchia applicata al rinnovamento dei soggetti storici e di paesaggio, con opere degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta, durante i quali talvolta gli amici si trovavano vicini a dipingere lo stesso soggetto da angolature di poco variate, così da evidenziare il loro percorso comune e il proficuo dialogo intessuto in quegli anni di profondi mutamenti non solo artistici, ma politici e culturali in senso ampio.
A seguire si propongono le scelte figurative dei macchiaioli dall’Unità d’Italia a Firenze capitale e gli ambienti in cui maturò il linguaggio macchiaiolo: dalle movimentate estati trascorse a Castiglioncello, nella tenuta di Martelli, ai più pacati pomeriggi autunnali e primaverili a Piagentina, nell’immediata periferia fiorentina, ove gli artisti si erano ritirati a lavorare al riparo dalle trasformazioni della Firenze moderna, accentuate dal 1865 dal suo ruolo di capitale dell’Italia unita.
Alfredo d’Andrade (Lisbona 1839 - Genova 1915)
Ritorno dai boschi al tramonto, 1869
Olio su tela, 75,1 x 151 cm
Genova, Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti
L’ultimo capitolo del viaggio affianca alle opere l’esperienza cruciale di due riviste: il «Gazzettino delle Arti del Disegno», pubblicata a Firenze nel 1867, e l’«Arte in Italia», fondata due anni dopo a Torino e che accompagna le vicende artistiche italiane sino al 1873. Sulle colonne del «Gazzettino» Martelli, Signorini e altri critici presentano il loro sensibile e acuto spirito di lettura nei confronti delle espressioni contemporanee europee e la consapevolezza di una ulteriore svolta evolutiva della pittura, che si lascia alle spalle il pur glorioso linguaggio della macchia, che, a quel punto, mostrava di aver compiuto il suo ruolo innovatore.
Lorenzo Gelati (Firenze 1824-1895)
L’Arno a San Niccolò con il bagno delle donne e panni stesi al sole
1869 (con riprese post 1875)
Olio su tela, 33 x 113 cm
Fondazione CR Firenze
Un impegno sul fronte della critica destinato idealmente a proseguire sul mensile «L’arte in Italia», rivista che contribuì al rinnovamento dell’ambiente artistico piemontese con personalità come Giovanni Camerana, tra i più lucidi sostenitori delle ricerche sul vero condotte da Fontanesi e dalla Scuola di Rivara, nell'ambito di un dialogo teso alla modernità fra artisti di ogni parte d’Italia.

I MACCHIAIOLI
Arte italiana verso la modernità

Dal 26 ottobre 2018 al 24 marzo 2019
GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 Torino
Orari: da martedì a domenica: 10 - 18. Lunedì chiuso.
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Informazioni e prenotazioni singoli e gruppi:
www.ticketone.it; t.  011 0881178; gruppiescuole@tosc.it ( lunedì - venerdì, 9 - 18; sabato, 9 - 13).
www.ticket24ore.it; t. 011/2178540 (lunedì - venerdì, 10 - 17).

LA NATURA DELICATA DI ENRICO REYCEND

La Gran Madre di Dio
1886
Olio su tavola, 29 x 39 cm
Collezione privata
La Fondazione Accorsi-Ometto prosegue nel suo intento di riscoperta dei pittori piemontesi dell’Ottocento, dedicando una mostra a un artista torinese, Enrico Reycend, troppo a lungo dimenticato dalla critica e dalla storia dell’arte novecentesche.
L’esposizione, a cura di Giuseppe Luigi Marini e in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, presenta una settantina di opere che vanno dagli esordi espositivi agli anni tardi della sua produzione.
Enrico Reycend nacque a Torino il 3 novembre 1855. La sua famiglia discendeva da librai e mercanti d’arte di Monestier de Briançon, nel Delfinato, che nel 1675 si trasferirono a Torino e portarono avanti una proficua attività fino al 1863.
Reycend studiò all’Accademia Albertina, lasciandola nel 1872 senza diplomarsi. Esordì alla Promotrice nel 1873 con due paesaggi della periferia urbana dove Antonio Fontanesi conduceva gli allievi a lavorare en plein air. Dal 1874 al 1920 espose al Circolo degli Artisti, pur rimanendo artista solitario e schivo, dalla marcata individualità sempre più affrancata dalla pittura di Fontanesi.
Nell'alto Canavese
matita e acquarelli, 8,5 x 13,5 cm
Collezione privata
Nel 1878 partecipò all’Esposizione universale di Parigi, dove vide direttamente la pittura di Jean-Baptiste Camille Corot, che considerava, come Fontanesi e i paesisti di Rivara, il maggior innovatore della pittura. Dal 1881 espose in diverse città italiane, diventando un’alternativa, più intimista e poetica, al verismo di Delleani; nuovamente a Parigi nel 1890 e nel 1900 e dal primo decennio del Novecento anche nel resto d’Europa, negli Stati Uniti e in America del Sud. Divenne socio onorario di Brera e prese parte alle prime tre Biennali di Venezia.
Con lo scoppio del conflitto mondiale il pittore ricevette i primi rifiuti da parte di varie giurie: i suoi dipinti sembravano ormai superati, rispetto a una pittura più alla moda e alle sperimentazioni avanguardistiche del primo Novecento. Più avanti, oppresso dalle difficoltà economiche, si limitò a replicare i medesimi soggetti, perdendo quel tratto personale che l’aveva per lungo tempo contraddistinto.
Il porto di Genova
1886
Olio su tela, 81 x 132,5 cm
Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte.
Prestito a lungo termine al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino)
A metà degli anni Venti, giunse il tracollo economico: casa Reycend di via Villa della Regina 30, che i genitori avevano acquistato a fine Ottocento, fu venduta e l’artista andò in affitto in poche stanze in via Lagrange 29, dove morì il 21 febbraio 1928. La sua figura cadde immeritatamente nell’oblio: dal suo esordio nel 1873 al giorno della morte, era passato mezzo secolo e l’arte italiana era stata attraversata da un’impressionante accelerazione progressiva che ne aveva trasformato i linguaggi e le idee. La sua opera, pertanto, venne condannata, come in generale l’Ottocento italiano, a espressione di una cultura attardata, sostanzialmente ‘provinciale’.
Figure in un interno
1895 circa
Olio su tavola, 34 x 23,5 cm
Collezione privata
La vera «riscoperta» dell’artista e delle caratteristiche «uniche» del suo personalissimo linguaggio poetico nel paesisimo, piemontese e non solo, del tardo Ottocento e del primo Novecento, dovette attendere l’autorevole intervento di Roberto Longhi, che non si limitò alla Biennale di Venezia del 1952, quando, occupandosi dei «paesisti piemontesi», aggiunse alla triade Fontanesi - Avondo - Delleani il nome e le opere di Reycend e scrisse del valore dell’artista, e poi, sulle pagine della rivista «Paragone», rivelò la propria attenzione, anche come collezionista in prima persona nei confronti di quel misconosciuto artista. Lo riconobbe come il più informato pittore del proprio tempo per l’originale linguaggio di tangenza impressionista: un interesse e un’attrazione che aveva convinto lo storico dell’arte a mettere insieme una piccola, ma selezionata collezione di sue opere che, sempre nel 1952, con generosa liberalità, donò alla Galleria d’Arte Moderna di Torino.
Aia d’autunno
1921 circa
Olio su tela, 50 x 67 cm
Collezione privata
Da quel momento tutta la critica, in primis quella piemontese, fece a gara per valorizzare e approfondire l’originale pittore sino ad allora praticamente ignorato: a cominciare dalla grande retrospettiva di ben 110 dipinti organizzata dalla Galleria Fogliato di Torino nel 1955. La rassegna era accompagnata da un ricchissimo e illustratissimo catalogo di quanto esposto, firmato da Michele Biancale e con un ampio saggio introduttivo di Marziano Bernardi.
A prescindere dalla presenza di opere e dal meritato riconoscimento critico del pittore torinese in numerose rassegne, in realtà, la sola, importante «rievocativa», ricca di 79 dipinti, venne allestita nell’estate 1989 al Palazzo - Liceo Saracco di Acqui Terme, curata da Angelo Dragone.
Dopo quasi trent’anni dall’ultima esposizione, è doveroso, quindi, rendere omaggio a questo grande artista che, nelle sue pennellate dai colori vivaci e nello spezzettarsi della luce, seppe riprodurre l’ambiente circostante con particolare sensibilità.

LA NATURA DELICATA DI ENRICO REYCEND
Dal 26 settembre 2017 al 20 gennaio 2019
Museo di Arti Decorative Accorsi - Ometto
Via Po 55, Torino
Orario: da martedì a venerdì 10 - 13 e 14 - 18; sabato, domenica e festivi 10 - 13 e 14 - 19. Lunedì chiuso
Info: t. 011 837 688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

lunedì 12 novembre 2018

FESTIVAL DELL’EDUCAZIONE

Dal 29 novembre al 2 dicembre 2018  la città di Torino ospita il FESTIVAL DELL’EDUCAZIONE, dal tema Per un pensiero creativo, critico e civico, con il contributo dell’Università degli Studi di Torino e di altre Università italiane, la collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e dei principali soggetti del comparto educazione e formazione.
L’iniziativa costituisce un'occasione di incontro, un luogo di scambio per creare connessioni tra i diversi cicli didattici, dalla scuola per l’infanzia all’università, e dare visibilità alle tante realtà che quotidianamente si mettono al servizio della comunità cittadina.
330 esperti nazionali ed internazionali, istituzioni, associazioni e reti di professionisti si confronteranno sulle strategie più opportune da adottare in un prossimo futuro per valorizzare risorse ed esperienze da impiegare in nuove progettualità.

Il Festival si articola in 205 eventi suddivisi in quattro giornate per 160 sedi, con sessioni plenarie, seminari di approfondimento teorico, workshop con proposte metodologiche e operative, presentazioni di esperienze e buone pratiche, dialoghi e tavole rotonde, installazioni temporanee e mostre tematiche, visite didattiche interattive nei musei della città, eventi e spettacoli serali e molte iniziative rivolte alle famiglie con letture dedicate all’infanzia, laboratori e momenti di gioco.

 Apertura dei lavori e presentazione giovedì 29 novembre dalle 11 alle 13 presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani,
corso Galileo Ferraris 266, Torino.
La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria e iscrizione on line al sito www.festivaleducazione.net.
Per informazioni:
Segreteria organizzativa Festival dell’Educazione
Orario: da lunedì a giovedì 9 - 16; venerdì 9 - 14
t. 011 01139212/14
festivaleducazione@comune.torino.it