giovedì 17 marzo 2016

MATISSE E IL SUO TEMPO

Henri Matisse
L’algerina, 1909
Olio su tela, 81x65 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo: © Centre Pompidou, MNAMCCI/ Philippe Migeat/Dist. RMN-GP
© Succession H. Matisse by SIAE 2015
“Ho lavorato per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell’arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni.”
(Henri Matisse, Notes d'un peintre in “La Grande Revue”, 25 dicembre 1908).
André Derain
Il sobborgo di Collioure
, 1905
Olio su tela, 59,5x73,2 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo : © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP
© André Derain by SIAE 2015
Palazzo Chiablese a Torino ospita, fino al 15 maggio, 50 opere di Matisse e 47 di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger, tutte provenienti dal Musée national d’Art moderne-Centre Pompidou di Parigi. La mostra, a cura di Cécile Debray, conservatore per le opere d’arte moderna del Museo francese, si snoda lungo un percorso cronologico articolato in dieci sezioni tematiche -I “Moreau”; Il Fauvismo; Polo Nord - Polo Sud. Matisse e il Cubismo; Gli anni di Nizza, riletture; Il pittore delle odalische; Il desiderio della linea. Matisse e il Surrealismo; Dipingere la pittura. Gli atelier di Matisse; Matisse, Renoir e la “Danza” di Barnes; Il Modernismo. La svolta degli anni Trenta; Il lascito di Matisse all’Astrattismo. L’ultimo Matisse- e consente, con lettere e immagini fotografiche di ricostruire la figura di un artista prolifico, testimone partecipe delle grandi rivoluzioni culturali del proprio tempo.
Gino Severini
Autoritratto
, 1912/1960
Olio su tela, 55x46,3 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo: © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Service de la documentation photographique du MNAM/Dist. RMN-GP
© Gino Severini by SIAE 2015
Henri Matisse nasce a Cateau-Cambrésis il 31 dicembre 1869. Formatosi presso l'atelier di Gustave Moreau, inizia l'avventura fauvista nel 1905 durante un soggiorno a Collioure nel Midi, dove conosce André Derain. La mostra dei dipinti dai colori puri di Matisse, degli amici Manguin, Camoin e Marquet, di Derain e Vlaminck al Salon d’Automne del 1905 segna la nascita del movimento, al quale l’anno seguente si uniscono i giovani Braque e Dufy.
Sebbene contrario alla svolta cubista di Braque del 1908 e alla sua amicizia con Picasso, durante la guerra si avvicina agli ambienti cubo-futuristi e vede spesso Picasso, Juan Gris e Gino Severini; i suoi dipinti, come i nudi plastici, ne verranno fortemente influenzati, con estiti talvolta astratti.
Fernand Léger
La ballerina blu
, 1930
Olio su tela, 146,5x114 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo: © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Jean-Francois Tomasian/Dist. RMN-GP
© Fernand Léger by SIAE 2015
Trasferitosi a Nizza negli anni Venti, incontra Renoir e ha inizio una nuova stagione, incentrata sui ritratti, le composizioni intimiste di figura, tornando ad attingere alle prime fonti impressioniste. Negli stessi anni, dopo un soggiorno in Marocco, inizia la serie delle Odalische, attorno alle quali si formerà in seguito una corrente orientalista moderna attraverso la mediazione di Roger Bezombes e dello stesso Picasso.
Negli anni Trenta si reca a Tahiti, via New York e San Francisco. Vede la Fondazione del dottor Barnes a Piladelphia e accetta di realizzare per lui una grande decorazione parietale La Danza, la cui genesi lo porterà a lavorare sui primi guazzi colorati. Grazie al figlio Pierre, gallerista a New York, conosce Mirò, cui fanno riscontro le sperimentazioni surrealiste, l'automatismo grafico, onirico, ad esempio nella serie Thèmes et Variations, eseguita al tratto all'inizio degli anni Quaranta.
Pablo Picasso
Nudo con berretto turco, 1955
Olio su tela, 116x89 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo: © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Béatrice Hatala/Dist. RMN-GP
© Succession Picasso by SIAE 2015
Questo periodo sancisce il ritorno alla pittura d'“interni” dell'atelier  nella villa Le Rêve a Vence, in cui il pittore risiede tra il 1943 e il 1948 di Vence in seguito ad un delicato intervento chirurgico. Continua a dipingere il genere della natura morta, influenzato dalle geometrie di Cezanne e  mai del tutto abbandonato. Dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, con altri grandi artisti figurativi, tra cui Léger, Picasso e Dufy, muta il proprio stile in direzione di un trattamento grafico più sciolto e schematico e di una tavolozza di colori primari che fanno eco al linguaggio modernista di Le Corbusier e di Mondrian.
Comparsa per la prima volta nel 1919, allorché Matisse lavora alla scenografia e ai costumi del Canto dell’usignolo nell’allestimento di Diaghilev, a partire dal 1947 Matisse riprende la tecnica del guazzo ritagliato, non solo in fase preparatoria ma quale opera compiuta in sé. Nel 1947 pubblica Jazz, “moderno manoscritto con dipinti” di 146 pagine, composto da venti tavole colorate realizzate con la tecnica dello stampino a partire da carte ritagliate e accompagnate da calligrafiche riflessioni autografe.
Henri Matisse
Natura morta con credenza verde
, 1928
Olio su tela, 81,5x100 cm
Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne-
Centre de création industrielle
Photo: © Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP
© Succession H. Matisse by SIAE 2015
Le nuove tecniche ideate da Matisse avranno conseguenze notevoli sul lavoro degli artisti delle generazioni successive: gli espressionisti astratti come Rothko e Sam Francis, gli artisti di Supports/Surfaces come Vincent Bioulès, Claude Viallat e Jean-Pierre Pincemin, ma anche Simon Hantaï e molti altri ancora.
Henri Matisse muore a Nizza il 3 novembre 1954, grazie alla diffusione dei suoi lavori negli Stati Uniti per merito del figlio Pierre, alle mostre dei lavori dell’estrema maturità in Francia e al complesso decorativo e architettonico della cappella di Vence (1949-1951), la sua opera continua a nutrire profondamente di sé l'arte del XXI secolo.

MATISSE E IL SUO TEMPO
12 dicembre 2015 - 15 maggio 2016
Palazzo Chiablese
Piazzetta Reale, Torino
Orari: lunedì 14.30 - 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 - 19.30 giovedì 9.30 - 22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Info e prenotazioni: tel. +39 011.0240113
www.mostramatisse.it

venerdì 29 gennaio 2016

Profili/CARLA BOVI

IL PIANETA E L’OLIVO, 2015 – Serie Bassorilievi
Linografia mm 400x250
Incisione a secco, tecnica mista su carta realizzata a mano dall'Autore
Un’aspirazione giovanile mai sopita, la volontà di dedicarsi all'arte figurativa, l'iscrizione al Liceo Artistico poco prima di terminare un impegnativo percorso lavorativo in altro settore, sanciscono l'esordio dell'artista torinese Carla Bovi.
Frequenta il corso di nudo all’Accademia Albertina con l’intento di approfondire lo studio della figura dal vero. Per cinque anni, sotto la guida del maestro Ermanno Barovero, realizza incisioni su lastre di zinco, contando ad oggi un repertorio di circa 200 matrici.
In quest'ambito matura l’idea di utilizzare carta riciclata prodotta in proprio, confezionata con i ritagli della pregiata carta Hahnemühle, adoperata per imprimere numerose prove ad acquaforte e acquatinta. Nel contempo impara il tedesco per tradurre l’opera di Dürer, Die Brücke, di personalità del movimento espressionista, e padroneggiare in tal modo una materia quasi alchemica, composta di inchiostro e cellulosa.
SCARPETTE, 2014 – Serie Bassorilievi
Linografia, mm 250x250
Incisione, tecnica mista su cartone colorato realizzato a mano dall’Autore
Per dieci anni Carla Bovi si cimenta nell’acquerello; verso la fine degli anni Novanta dipinge volti, figure intere di soggetto femminile, ma anche ritratti virili di notevole espressività. Sono esemplari unici e irripetibili, immediati. Quasi complementari rispetto all’incisione calcografica, che permette di realizzare multipli, ma richiede mesi di studi preparatori, un progetto di partenza, la definizione di ogni dettaglio esecutivo: dalla scelta dei colori ad inchiostro, ai registri, canoni esatti di copie pressoché identiche fra loro.
Attività che si comprende appieno se si tiene presente la grande passione che da sempre l'artista coltiva per l’archeologia e la storia delle grandi civiltà, soprattutto ellenica ed egizia; della prima carpisce le proporzioni eleganti e la volumetria dei fregi marmorei, alla seconda guarda per le soluzioni adottate nella fabbricazione della carta di papiro. Cruciale al riguardo la visita al Museo del Papiro di Siracusa, dove esiste un rivo, il Ciane, che alimenta piantagioni rigogliose e dove, attraverso dimostrazioni pratiche, si rievocano i procedimenti di lavorazione della fibra, rimasti invariati da millenni.
L'ARPA CONGOLESE, 2012
  Acquaforte, acquatinta su carta realizzata a mano dall'Autore
Lastra di zinco mm 300x250 , foglio cm 50x35
L’interesse per la produzione cartacea, debitrice della secolare tradizione cinese, la conduce inevitabilmente a Fabriano e in Provenza, al Moulin à Papier Vallis Clausa di Fontaine-de-Vaucluse, luogo caro a Petrarca e museo vivo nel quale si mostrano fra l'altro le metodiche di preparazione dei fogli con setacci di tipo medievale.
La carta per incisione prodotta in studio, di formato 25x35 cm, pressata nel torchio a stella, più soffice di quella industriale, rappresenta ormai una cifra peculiare del processo esecutivo dell'artista, rivelatosi un mezzo versatile adatto ad accogliere carta japon, petali di rosa, foglie, frammenti di corteccia e segni calligrafici.
Un mese è il tempo necessario per preparare un numero limitato di fogli: macerazione, lavaggio, incollatura con colla vinilica o di pesce, setacciatura, disposizione su telaio con filigrana, asciugatura su feltri sovrapposti, pulitura, sono le fasi essenziali. Ne risulta un prodotto ideale per ottenere i “Bassorilievi”, serie di cui fanno parte, ad esempio, Concertino medievale, modulato sulle variazioni chiaroscurali del supporto, e Scarpette, avvolte nei toni beige del cartone riciclato.
IL TAMBURO A CALICE, 2010
Acquaforte, vernice molle su carta realizzata a mano dall'Autore
Lastra di zinco mm 300x250, foglio cm 50x35
La carta deriva dal legno e ad esso ritorna quando, è il 2013, dà alle stampe il primo Libro d’Artista: Alberincisi. Rinnovacarta. Testicomposti. Qui come altrove le linografie presentano inserti di corteccia e altri elementi accuratamente incastonati nella pasta di cellulosa, senza lasciare nulla al caso.
L’estetica è prima di tutto il risultato di una ricerca tecnica minuziosa, basata sui grandi esempi del passato. In primo luogo la produzione linografica di Picasso, portata alla ribalta nella retrospettiva Pablo Picasso. Il colore inciso, con oltre 140 opere esposte al Forte di Bard, dall’autrice esaminate dal vero, più volte analizzate attraverso le riproduzioni in catalogo e in seguito assimilate nelle recenti sperimentazioni su linoleum.
Carla Bovi ha festeggiato nel 2015 vent’anni di carriera con la mostra Cordami e Memorie d’Africa presso la Sala Molinari della Biblioteca Ginzburg a Torino, ma l’attività espositiva si fregia di altri eventi prestigiosi. Sempre nel 2015 espone al Circolo degli Artisti le opere inedite della Serie "Bassorilievi", Un volo e Un tocco di farfalla, dedicate rispettivamente all’étoile Roberto Bolle e alla campionessa di pattinaggio su ghiaccio Carolina Kostner, silhouette ispirate alle figure danzanti dipinte sui vasi fittili di Attica e Magna Grecia.
UN TOCCO DI FARFALLA, 2015 – Serie Bassorilievi
Linografia, mm 250x250
Incisione a secco, Tecnica mista su carta realizzata a mano dall’Autore
In occasione della mostra Sapori e colori dal mondo curata da Gian Giorgio Massara e Angelo Mistrangelo, presentata l’autunno scorso nello spazio espositivo del Mirafiori Motor Village, realizza Il pianeta e l’olivo, con inserti di carta japon, colore, segno calligrafico e volumi in perfetta consonanza tra loro, per illustrare il motivo conduttore di Expo Milano 2015, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.
Di recente Carla Bovi è tornata ad operare sul ritratto e sulle serie a tema. Negli ultimi cinque anni lavora alla serie “Donna Natura”, con attenzione al ruolo della donna in Africa, divenuta negli ultimi anni, grazie ad azioni di microcredito e di mediazione culturale, perno e motore della ripresa economico-sociale del continente nero. Un messaggio propositivo ripreso nei linoleum Tamburo a calice e L’ arpa congolese della Serie “Finestre sull’Africa”, simbolo di pace in risposta ai titoli di guerra diffusi dai media.
UN VOLO, 2014 – Serie Bassorilievi
Linografia, mm 250x250
Incisione a secco, tecnica mista su carta realizzata a mano dall’Autore
Esaminare a fondo un soggetto per poi esprimerlo in diverse modalità e tecniche è il metodo adottato per le figurazioni: l’intreccio di fogliami, talvolta con esiti molto elaborati e la tessitura di cime marinare, storiche presenze nei suoi lavori, sono oggetto dell’attuale ricerca. La fascinazione per i nodi, le cime nautiche, per le corde da arrampicata, derivata da un vivido ricordo d’infanzia, un imprinting quasi, seguendo una prassi consolidata diventa ben presto indagine approfondita. Intorno ad esse ha elaborato varianti tecniche con conseguenti, importanti, cambiamenti: l'inserimento di altri soggetti, di minerali, di vegetali, l’impiego del collage in omaggio ai celeberrimi lavori di Picasso e Braque, di Matisse, e di quanti, maestri del passato, hanno utilizzato la carta con esiti originali e dirompenti. Il risultato è un'incisione che da multiplo si trasforma in monotipo, ma sempre “con un ampio respiro di variabili”.

lunedì 4 gennaio 2016

JUSEPE DE RIBERA E LA PITTURA A NAPOLI

Giovanni Ricca (attivo a Napoli, doc. 1629 - 1642)
Santa Caterina d’Alessandria, 1635 circa
Olio su tela, 102 x 76 cm
Torino, Palazzo Madama
Palazzo Madama presenta una mostra dossier dedicata alla pittura napoletana del primo Seicento, partendo dal prestito di tre dipinti della Collezione di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli. Si tratta dell’Adorazione dei Magi del Maestro degli Annunci ai pastori (1635 circa), di Tobia che ridona la vista al padre di Hendrick de Somer (1635 circa) e del San Giorgio di Francesco Guarino (1645 – 1650 circa).
Hendrick de Somer (Lokeren, Gand 1607/1608 circa – Napoli 1656)
Tobia che ridona la vista al padre, 1632 circa
Olio su tela, 200 x 145 cm
Collezione Intesa Sanpaolo
Gallerie d’Italia - Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano
I tre dipinti pongono le basi sia per costruire un itinerario tra gli artisti che seguirono gli insegnamenti di Ribera, sia per presentare i risultati degli studi che hanno fatto luce sull’autore della Santa Caterina di Alessandria, acquistata nel 2006 dalla collezione di Giulio Einaudi.
Il dipinto già attribuito a vari autori, tra cui Bartolomeo Passante, grazie alle ricerche di Giuseppe Porzio dell' Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, è stato di recente ritenuto opera datata intorno al 1635 di Giovanni Ricca, allievo di Jusepe de Ribera.
Hendrick de Somer (Lokeren, Gand 1607/1608 circa – Napoli 1656)
Mosè, 1638 circa
Olio su tela, 94 x 73 cm
Napoli, collezione privata
Ribera giunse a Napoli su invito del viceré spagnolo duca di Osuna nel 1616 e vi restò fino alla morte, nel 1652, esercitando una notevole influenza sugli artisti della regione, con una produzione inizialmente legata al caravaggismo, ma via via più personale per la forte intensità emotiva e il cromatismo accentuato dai chiaroscuri. In mostra il Cristo flagellato della Galleria Sabauda di Torino, dipinto dal maestro tra il secondo e il terzo decennio del Seicento.
Maestro degli Annunci ai pastori
Adorazione dei Magi, 1635 – 1640 circa
Olio su tela, 127 x 180 cm
Collezione Intesa Sanpaolo
Gallerie d’Italia - Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano
Il percorso espositivo si apre con l’Adorazione dei Magi del Maestro degli Annunci ai pastori,  che è stato spesso identificato con Bartolomeo Passante, ma che - pur essendo una delle principali personalità del panorama napoletano - ancora oggi rimane anonimo.  Prosegue con due tele del belga Hendrick de Somer, a Napoli nel 1622 e divenuto uno degli interpreti più fedeli del potente realismo di Ribera: il citato Tobia che ridona la vista al padre e il Mosè di collezione privata (1638 circa), derivato dall’analogo dipinto sulla controfacciata della certosa di San Martino a Napoli.
Matthias Stomer (Amersfoort 1600 circa – Italia settentrionale dopo il 1649)
Adorazione dei pastori, 1635 – 1640 circa
Olio su tela, 127 x 163 cm
Torino, Palazzo Madama, inv. 574/D
La figura di Hendrick de Somer è stata spesso sovrapposta con quella di Giovanni Ricca, punto nodale della mostra: il corpus delle sue opere è stato ricostruito consentendo di aggregarvi la Santa Caterina torinese, che verrà messa a confronto con una delle poche opere documentate dell’artista, la pala con Sant’Elisabetta di Ungheria e santa Francesca Romana del 1634, con la Maddalena penitente di collezione privata e la Giuditta con la testa di Oloferne del Museo Diocesano di Salerno, dipinti che coniugano naturalismo e classicismo con risultati di eccezionale eleganza.
Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto (Játiva 1591 – Napoli 1652)
Cristo flagellato, 1620 circa
Olio su tela, 99 x 81 cm
Torino, Galleria Sabauda, inv. 95
Infine, il San Giorgio di Francesco Guarino esprime tra gli artisti della cerchia di Ribera la componente più legata al colorismo, con l'immagine raffinata ed espressiva di un santo che si mette la mano sul cuore dopo aver ucciso il drago, riverso al suo fianco.
La mostra si inserisce in un più ampio rapporto di scambio e collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e Intesa Sanpaolo, che fino al 10 gennaio ospiterà presso Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina presente nelle collezioni di Palazzo Madama.

JUSEPE DE RIBERA E LA PITTURA A NAPOLI
Intorno alla Santa Caterina di Giovanni Ricca
11 dicembre 2015 – 14 gennaio 2016
Palazzo Madama
Piazza Castello - Torino
Orario: lunedì 10-18; mercoledì-sabato 10-18; domenica 10-19. martedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima

mercoledì 9 dicembre 2015

IL DRAGO E IL FIORE D’ORO

"Se durante lo stato di quiete lo spirito ha la sensazione di una grande serenità
quasi come in un'ebbrezza lucida...

questo è un segno che lo yang è armonicamente distribuito in tutto il corpo;
allora il Fiore d'Oro comincia a sbocciare.
Quando, dopo di ciò...questa vasta terra viene sentita come un mondo di luce,
questo è un segno che l'interno del cuore si apre alla luce.
Questo è anche un segno che il Fiore d'Oro sta dischiudendosi."

Il segreto del Fiore d'Oro (Tai yi jin hua zong zhi)
Il MAO Museo d’Arte Orientale, in collaborazione con la Fondazione Museo Asia, propone una grande mostra che presenta per la prima volta opere di arte tessile di rara bellezza e impatto visivo: 36 tappeti di manifattura cinese realizzati tra il 18° e il 19° secolo nei laboratori imperiali per adornare le immense sale e i podi dei troni dei palazzi dell’Imperatore nella Città Proibita di Pechino.
Le preziosissime opere esposte provengono da varie collezioni internazionali e rappresentano una selezione significativa di tutti i tappeti imperiali di seta e metalli preziosi della dinastia Qing (1644-1911) conosciuti nel mondo, che superano di poco i trecento esemplari.
Drago Imperiale
Cina
Dinastia Qing (1644-1911)
Epoca  Qianlong (1736-1795)
cm 116 x 205
Il tappeto - frutto di una raffinatissima arte che vedeva gli artigiani/artisti dei laboratori imperiali combinare seta, oro, argento e rame -  esprimeva il  potere imperiale e la concezione del mondo a esso sottostante attraverso la componente estetica e decorativa.
Con la loro straordinaria lavorazione, con la luce che sembra scaturire dal fondo dei tappeti, con la complessa decorazione di esseri favolosi e animali fantastici, queste opere rappresentano una finestra spalancata sul mondo del potere divino dell’Imperatore e sulla Città Proibita, uno sguardo sui simboli e sui principi del taoismo, la dottrina filosofico/religiosa che ha permeato la cultura e la società cinese.
Il Drago del Cielo
Cina
Dinastia Qing (1644-1911)
Epoca Qianlong (1736-1795)
cm 247 x 308
nell’iscrizione: Ningshougong Yuange Beiyong
In dotazione di riserva per il Palazzo della Tranquillità e della Longevità
A partire dal titolo, la mostra dischiude al visitatore un mondo invisibile e complesso nel quale il Drago rappresenta l’Imperatore, il Figlio del Cielo, il potere, mentre il Fiore d’Oro dai mille petali è il simbolo dell’energia divina e del’universo. Questi due simboli assieme ci raccontano dell’ordine del cosmo e dell’immortalità.
Il Drago del Cielo e della Terra
Cina
Dinastia Qing (1644-1911)
Epoca Yongzheng (1722-1735)
cm 185 x 273
Il fascino dell’universo simbolico scritto nella trama dei tappeti trova rispondenza in musica e immagini e la mostra si fa polisensoriale: la partitura originale 'The Dragon and the Golden Flower' per quartetto d'archi ed elettronica scritta da Nina Danon e la videoinstallazione in cinque sezioni 'Mirrors' di Andreas Nold accompagnano e avvolgono il visitatore durante percorso di visita.
Ritmi e movimenti ispirati al simbolismo e alla storia delle opere in mostra vengono usati per creare un linguaggio in cui i cinque sensi si fondono dando vita a paesaggi sonori e armonie visive.
Oltre ai grandi tappeti, cuore della mostra, il MAO espone due vesti anch’esse risalenti alla dinastia Qing provenienti da una collezione privata e una selezione di opere della collezione permanente del Museo.
La Danza del Leone delle Cinque Direzioni
Cina
Dinastia Qing (1644-1911)
Epoca Daoguang (1820-1850)
cm 120 x 120
Per tutta la durata della mostra, un ricco calendario di eventi consentirà al pubblico di immergersi totalmente nell’atmosfera della Cina antica, apprezzandone dal vivo la storia, l’arte e le tradizioni.
La rassegna prevede incontri con gli studiosi che hanno contribuito alla realizzazione della mostra, conferenze in collaborazione con l’Istituto Confucio di Torino, workshop, spettacoli, attività per famiglie, visite guidate alla mostra, degustazioni di tè e festeggiamenti in concomitanza il Capodanno cinese.

IL DRAGO E IL FIORE D’ORO
Potere e Magia nei Tappeti della Cina Imperiale
5 dicembre 2015 - 28 marzo 2016
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino
Orario: mar-ven 10-18 sab-dom 11-19 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Chiuso il lunedì
info: t. 011.4436928; mao@fondazionetorinomusei.it; www.maotorino.it
Facebook MAO. Museo d’Arte Orientale | Twitter @maotorino

sabato 5 dicembre 2015

EARTHRISE

Earthrise, veduta allestimento
EARTHRISE, terza mostra collettiva a cura di Marco Scotini nell’ambito del programma artistico 2015 del PAV di Torino, aggiunge un nuovo capitolo alla genealogia del rapporto tra pratiche artistiche, politiche ed ecologiche, presentando un insieme di ricerche pionieristiche condotte in Italia negli anni cruciali attorno al ‘68. Il sessantotto è anche l'anno della celebre foto scattata da William Anders il 24 dicembre, meglio nota come “Earthrise”, da cui prende il titolo l’esposizione, dove la Terra appare per la prima volta vista dalla Luna.
Gianfranco Baruchello
Giornali appesi all’albero, 1975
giornali, filo di ferro
Courtesy Fondazione Baruchello
“L’idea che faremo meglio a tornare alla terra intesa come risposta polemica all’esplorazione spaziale è l’idea di base dalla quale sono partito per questa avventura chiamata Agricola Cornelia”, scriveva Gianfranco Baruchello nel 1983. La fattoria sperimentale, che porta il nome di Agricola Cornelia S.p.A., inizia a prendere forma nel 1973, “alla fine – cioè – di tutte le esperienze politiche con le quali eravamo stati connessi dal sessantotto in poi e ci scoprivamo alla ricerca di valori diversi dalla normale militanza”. Nel 1971 il gruppo di architettura radicale 9999 lancia un manifesto-volantino con lo slogan: “Caro studente o cultore dell’ambiente, stai attento! Il tuo ecosistema è in crisi, la tua capacità creativa è assopita”. La terra vista come “luogo del ritorno” è ciò che unisce queste esperienze ai Tappeti Natura di Piero Gilardi della seconda metà dei ’60 e alle incursioni sugli orti urbani spontanei e periferici di Ugo La Pietra.
Ugo La Pietra
Recupero e reinvenzione (orti urbani), 1969
tecnica mista e collage su carta, cm 60x60
Courtesy Studio Ugo La Pietra
Alcuni dei lavori in esposizione, riuniti anche nella mostra ormai storica Italy: The New Domestic Landscape presso il MoMA, del 1972, sembrano essere oggi gli unici precursori, nel contesto italiano, del rinnovato rapporto tra pratiche artistiche e ambito ecologico. Al Progetto Apollo (1971) dei 9999, in cui la Luna diventa l’arca su cui conservare i modelli della vita terrestre in distruzione, fa seguito nello stesso anno il modello abitativo Vegetable Garden House, nel quale tecnologia e natura si coniugano secondo il principio delle risorse riciclabili. L’idea di riciclo ricompare nella ricerca di La Pietra sugli orti spontanei ai margini della città, intesi come “gradi di libertà” e di creatività sociale ancora praticabili e auspicabili in una proposta di gestione integrale della città.
9999
Vegetable Garden House, 1971
fotomontaggio
Archivio Carlo Caldini, Firenze
Il progetto a lungo termine di Gianfranco Baruchello, Agricola Cornelia S.p.A., include in un’unica ampia azione individuale e collettiva l’estetica, l’agricoltura, la zootecnia e la vita. L’idea di ecoambiente sviluppata da Baruchello è implicita anche nei Tappeti Natura di Piero Gilardi, frammenti paesistici in poliuretano, simbolicamente sottratti all'inquinamento ambientale. Questa utopica dimensione scultorea lo condurrà, negli stessi anni, ad allontanarsi dal sistema dell’arte per una immersione radicale nella vita sociale reale, con largo anticipo sul concetto di “ecosofia” formulato da Félix Guattari nel 1989.
Piero Gilardi
Greto di torrente, 1967
poliuretano, cm 70x90x20
Courtesy Fondazione Centro Studi Piero Gilardi
Fre le iniziative di approfondimento intorno alla mostra EARTHRISE le Attività Educative e Formative propongono Immersioni Urbane, laboratorio per le scuole secondarie di primo e secondo grado. L’attività propone una riflessione sulla città a partire dal lavoro di Piero Gilardi e Ugo La Pietra che, nel corso delle loro ricerche, hanno indagato e attivato esperienze artistiche partecipative volte a una riappropriazione dell’identità collettiva e degli spazi pubblici.

EARTHRISE
Visioni pre-ecologiche nell'arte italiana (1967-73)

9999, Gianfranco Baruchello, Ugo La Pietra, Piero Gilardi
a cura di Marco Scotini
Dal 6 novembre 2015 al 21 febbraio 2016
PAV Parco d'Arte Vivente
Via Giordano Bruno, 31 - 10134 Torino
Orari: venerdì, 15 - 18; sabato e domenica, 12 - 19
Info e prenotazione attività: +39 011 3182235; press@parcoartevivente.it
www.parcoartevivente.it