All'interno della struttura architettonica di Amedeo di Castellamonte sede del MRSN, si delinea il percorso espressivo di Luisa Porporato che affida alla puntuale incisività del segno a grafite la definizione di immagini legate alla Torino Barocca, al Museo, già sede dell'Ospedale San Giovanni Battista e al mondo animale.
Scrive il critico e curatore Angelo Mistrangelo: “La pittura assume una propria identità, una singolare energia per comunicare la visione di un ambiente profondamente amato, una capacità di scorporare facciate, rosoni, cornicioni, portali dall'intero complesso architettonico...pagine di un diario che si snoda dall'armonica proiezione di Palazzo Carignano, come un'onda nello spazio, allo straordinario scalone di Palazzo Madama, dalla cancellata della Palazzina di Caccia di Stupinigi alla Basilica di Superga, al Castello juvarriano di Rivoli”.
In questo avvincente itinerario si inseriscono il Monumento a Emanuele Filiberto, detto «Caval'd brons», dello scultore Carlo Marocchetti, il Loggiato, la Farmacia, il portone d'ingresso del Museo Regionale di Scienze Naturali, elaborati e «costruiti» mediante una minuziosa cura del particolare e dei fregi.
La sequenza dei fogli, con immagini ispirate alle collezioni scientifiche del museo, consegna al tempo il fascino di una tartaruga gigante e il volo dell'aquila, la tenerezza di una tigre e uno scimpanzè, sino alla leggerezza del colibrì.
Arte e architettura, disegno e natura, sono gli aspetti essenziali delle opere presentate dall'artista, che annovera anche nella sua esperienza dipinti ad olio e preziose carte incise (dall'acquaforte alla maniera nera) legate allo studio e alla raffigurazione di grandi alberi, oggetti e nudi femminili.
La natura e la pietra
Mostra personale di Luisa Porporato
Dal 19 aprile al 27 maggio 2012
Orario: tutti i giorni 10–19. Chiuso il martedì
A cura di Angelo Mistrangelo
MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali
via Giolitti 36 - 10123 Torino
Biglietto € 5,00 intero - € 2,50 ridotto
Per informazioni: tel. +39 011 432.6354; http://www.mrsntorino.it/
sabato 21 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
Ensemble coro di Torino
L' Ensemble Coro di Torino, con il patrocinio della Città di Torino, in collaborazione con l'Associazione Inno alla Gioia e la partecipazione del Gruppo Coro Arcal Rai di Torino, presenta :
Sabato 28 aprile 2012 - ore 18
La concertistica di Mozart
Composizioni di W. A. Mozart per Corno e Pianoforte
Corno: Marco Panella
Pianoforte: Francesco Bergamasco
Composizioni di W. A. Mozart per Corno e Pianoforte
Corno: Marco Panella
Pianoforte: Francesco Bergamasco
Sabato 26 maggio 2012 - ore 18
La scuola russa
S. Rachmaninov - brani scelti dalla Liturgia di S. Giovanni Crisostomo
Ensemble Coro di Torino
Gruppo Coro Arcal Rai
Maestro del Coro: Riccardo Berruto
Organo: Cecilia Orlandini
La scuola russa
S. Rachmaninov - brani scelti dalla Liturgia di S. Giovanni Crisostomo
Ensemble Coro di Torino
Gruppo Coro Arcal Rai
Maestro del Coro: Riccardo Berruto
Organo: Cecilia Orlandini
Direttore: Francesco Cavaliere
Oratorio San Filippo
Via Maria Vittoria 5 - 10123 Torino
Ingresso gratuitoLa stagione concertistica 2012 è dedicata alle attività della Consulta per le Persone in Difficoltà con sede in via S. Marino 10 - 10137 Torino.
L'unico e la serie
Una selezionata mostra delle ceramiche di Franco Meneguzzo (Valdagno 1924 – 2008) rinnova una delle questioni centrali del dibattito instauratosi tra gli anni Cinquanta e Sessanta tra design e arte: la questione dell’unicità dell’opera e la contemporanea possibilità della serie.
Franco Meneguzzo, nella sua attività di ceramista e contemporaneamente di pittore e scultore affermato, ha affrontato il problema ponendolo dapprima come intuizione, poi come fulcro della sua azione plastica. Dopo un apprendistato nei laboratori di Nove di Bassano e di Vicenza, si trasferisce a Milano nel 1953, e nel 1955 fonda con Bruno Danese la DEM (Danese e Meneguzzo), rilevata due anni più tardi da Danese, e con questo nome affermatasi negli anni Sessanta e Settanta fra le più raffinate case produttrici di design d’Europa. Al suo interno, prima come socio, poi come collaboratore sino al 1963, Meneguzzo affronta il tema dell’unicità dell’opera, nella piccola serie e nel cosiddetto “grande numero”, inteso come produzione seriale frutto di un progetto eseguito da persone o macchinari estranei all’ideatore. Di quella produzione sono esposti in mostra una ventina di esemplari sceltissimi dal 1951 al 1962, con pezzi unici – autentiche sculture, anche quando si tratti di forme “utili” come i vasi – e piccole serie, di cui voleva costantemente controllare gli esiti e magari intervenire durante il processo realizzativo. Una concezione consapevolmente “artigiana”, “applicata”, che assume il valore di una posizione ideologica forte, per quanto minoritaria, se comparata alla produzione effimera, tipica degli anni Sessanta. Solo negli anni Settanta la sapienza fabrile dell’artigiano si porrà come antidoto al senso di perdita e di alienazione del lavoro.
Franco Meneguzzo, nella sua attività di ceramista e contemporaneamente di pittore e scultore affermato, ha affrontato il problema ponendolo dapprima come intuizione, poi come fulcro della sua azione plastica. Dopo un apprendistato nei laboratori di Nove di Bassano e di Vicenza, si trasferisce a Milano nel 1953, e nel 1955 fonda con Bruno Danese la DEM (Danese e Meneguzzo), rilevata due anni più tardi da Danese, e con questo nome affermatasi negli anni Sessanta e Settanta fra le più raffinate case produttrici di design d’Europa. Al suo interno, prima come socio, poi come collaboratore sino al 1963, Meneguzzo affronta il tema dell’unicità dell’opera, nella piccola serie e nel cosiddetto “grande numero”, inteso come produzione seriale frutto di un progetto eseguito da persone o macchinari estranei all’ideatore. Di quella produzione sono esposti in mostra una ventina di esemplari sceltissimi dal 1951 al 1962, con pezzi unici – autentiche sculture, anche quando si tratti di forme “utili” come i vasi – e piccole serie, di cui voleva costantemente controllare gli esiti e magari intervenire durante il processo realizzativo. Una concezione consapevolmente “artigiana”, “applicata”, che assume il valore di una posizione ideologica forte, per quanto minoritaria, se comparata alla produzione effimera, tipica degli anni Sessanta. Solo negli anni Settanta la sapienza fabrile dell’artigiano si porrà come antidoto al senso di perdita e di alienazione del lavoro.
L’unico e la serie. 1951-1962. Ceramiche di Franco Meneguzzo
Mostra personale a cura di Riccardo Zelatore
Dal 12 aprile 2012 al 12 maggio 2012
Orario: dal lunedì al sabato 10,30 - 13,15 e 16,15 - 19,30
Contributo critico di Marco Meneguzzo
Coordinamento: Arianna Baldoni
Galleria Terre d’Arte
Via Maria Vittoria 20/A - 10123 Torino
Ingresso libero
tel/fax +3901119503453; info@terredarte.net; http://www.terredarte.net/
giovedì 19 aprile 2012
Interviste/PIERO GILARDI
In occasione della mostra Piero Gilardi - Effetti collaborativi 1963-1985, presso il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea dal 31 marzo al 13 maggio 2012, abbiamo incontrato al PAV l'artista torinese per fare il punto sulle nuove frontiere e sul significato sociale dell'arte contemporanea.
Negli anni Ottanta affermavi: 'l'arte può cambiare la società'. Dopo trent'anni ne sei ancora convinto?
La risposta è sì, ma con una precisazione. Oggi è diventata impraticabile l'influenza del cittadino sulla governance della società. Siamo in una fase storica di tecnocrazia per cui la democrazia rappresentativa non è assolutamente più sufficiente a far sentire la sovranità popolare nella conduzione della società, nella conduzione del mondo e delle misure per la salvaguardia dell'ambiente. L'influenza dell'arte sulla nostra vita passa attraverso la soggettività degli individui. Cioè l'arte aiuta gli individui a prendere coscienza di una situazione contraddittoria, a comprenderne le motivazioni, le cause e costituisce uno stimolo alla soggettività politica ad agire, naturalmente nel contesto di una progettualità politica collettiva.
Sussistono ancora i presupposti per un tipo di arte relazionale?
Oggi non sarebbe possibile ripetere il carnevale di Borgo Aurora, anche se qua e là succedono ancora eventi collettivi e popolari. Alla periferia di Roma una comunità di immigrati ed emarginati ha creato una sorta di festival, nel corso del quale è stato spedito un razzo sulla Luna dicendo: 'visto che il Governo italiano non ci vuole, anzi ci perseguita in quanto clandestini, noi andiamo sulla Luna' (evento "Tutti sulla Luna!" presso Space Metropoliz, Roma 30 novembre 2011, ndr). La diversità sta nel fatto che nel 1980 queste epressioni erano organicamente connesse ad un contesto di lotte sociali generale, impegnate a portare le rivendicazioni dei ceti popolari fuori dalla fabbrica; riguardavano la possibilità dei cittadini di partecipare al governo dei servizi sociali. Oggi quando c'è un evento artistico spontaneo vivace, manca il collegamento con un'atmosfera sociale collettiva, che è invece quella della passivizzazione del consumismo, un ambiente sfavorevole per questo tipo di espressioni. Ci può anche essere una sorta di riconoscimento, ma effimero. Per esempio gli spettacoli teatrali fatti nelle carceri, a partire dal carcere di Volterra, sono stati abbastanza pubblicizzati dai media, ma cosa hanno portato al problema drammatico della mancanza della riforma carceraria? Finora assolutamente niente.
Quali fattori determinano oggi la produzione e la fruizione dell'arte?
La società postmoderna, la società che ha cominciato a prendere forma negli anni Ottanta, con la svolta della rivoluzione informatica, della virtualizzazione della società, ha portato ad una dimensione di estetizzazione della società. Estetizzazione che è funzionale al consumo di beni d'uso inutili e superflui.
Nelle attività espressive c'è una componente di tipo immaginativo e di tipo pulsionale. Oggi le espressioni spontanee dell'attività collettiva sono purtroppo inquinate da atteggiamenti sollecitati dalla televisione, che sembra diventata l'unica via per compiere il proprio processo di iniziazione. Se compari in televisione sei, altrimenti non esisti. C'è però in questa creatività così parzialmente compromessa una forza nuova che nasce da un elemento sociologico molto importante, ovvero che ormai il modo di produrre della specie umana passa attraverso delle tecnologie che implicano la cooperazione. Quindi tutta la vita delle persone, non più solo il tempo di lavoro, è implicata nella produzione sociale. Questo modello spinge le persone ad agire sul piano della lotta per i beni comuni, che devono essere gestiti e fruiti da tutti nello stesso modo.
E' una sorta di ritorno alle tue formulazioni teoriche sull'energia primaria dell'Arte Microemotiva?
Erano tempi storici molto differenti. Negli anni Sessanta la grande rivoluzione culturale, mettendo in discussione tutti gli assetti sociali, aveva creato una sorta di inconscio collettivo, che era il motore della espressività. Oggi l'espressività nasce da ciò che è stato storicamente studiato e definito come 'general intellect', cioè dall'intelligenza collettiva. Essa ci condurrà a una forma di relazione in cui l'espressione accoglie tutte le differenze individuali, ma all'interno di un flusso espressivo corale. C'è un esempio emerso nel corso di un seminario all'Università di Roma che è quello del prato fiorito: la nuova creatività della società tecnologica e collaborativa (dove per tecnologica si intende la tecnologia delle telecomunicazioni), è come un prato fiorito, dove ci sono tanti fiori di colore diverso, ma tutti accomunati dal prato in tutta la sua ricchezza interna di specificità differenziale. Questa immagine è una buona metafora della creatività diffusa.
Bio-tech art e Transgenetic art. Esiste un limite etico alle sperimentazioni in questo specifico campo dell'arte?
Bisogna essere molto cauti a usare un metro di giudizio etico nel campo artistico, perché spesso questo strumento viene usato per reprimere delle espressioni artistiche. Bisogna sempre pensare che c'è nell'artista una attitudine a portare a galla un qualcosa di taciuto intorno a lui. Questo qualcosa può essere terribile, però l'artista ha legittimamente il diritto di esprimere la sua tensione interna. Ad esempio la pulsione che anima Eduardo Kac è quella di aprire un dialogo tra tutte le specie viventi, ivi compresa l'intelligenza artificiale. Il suo vero bisogno è quello di trovare una sorta di comunicazione ecumenica tra gli organismi intelligenti e pensanti, senza discriminare quelli artificiali. Quello che è necessario è giudicare a posteriori l'utilità di determinate espressioni artistiche. Il giudizio non può esercitarsi a priori, come pregiudizio nei confronti di un'eperienza estetica. Io sono stato un pioniere dei nuovi media e devo dire che tutto il lavoro che abbiamo fatto è stato sfruttato e usato negativamente a fini di business. Oggi però non siamo ancora in grado di dare un giudizio a posteriori sulla Bio-tech art.
Qual è il principale insegnamento che hai tratto dalle tue esperienze artistiche con le popolazioni tribali nordamericane e africane?
Nelle mie esperienze di lavori con i nativi della riserva Mohawk di Akwesasne (USA) e del villaggio Samburu in Kenya, il dato emergente positivo era che ci fosse, che nascesse e si sviluppasse, un processo di scambio e di ibridazione tra le culture tribali e la nostra società tecnologica, ciò che noi oggi chiamiamo interculturalità. L'insegnamento che ho avuto è che l'interculturalità è veramente l'obiettivo importante della società odierna per andare verso un mondo nuovo. Le culture tribali hanno tanti pregi, ma hanno anche nella loro ritualità alcuni difetti, che invece ad esempio noi abbiamo superato con la nostra concezione dell'interiorità e dei diritti individuali. Il diritto universale e la rivoluzione francese non li buttiamo ancora via. Nello stesso tempo noi abbiamo avuto la psicanalisi, teniamo conto dell'interiorità delle persone, ma queste cose andrebbero accoppiate con gli aspetti positivi delle popolazioni tribali, che sono in sostanza la capacità di sviluppare un processo cooperativo armonico con la natura.
lunedì 16 aprile 2012
L’Ambiente e lo sviluppo urbano
L’Ambiente e lo sviluppo urbano, è il tema della quinta conferenza della rassegna FORUM NATURAE: Conversazioni sull'Ambiente correlata alla mostra "Bulloni e farfalle - 150 anni di Ambiente in Piemonte” esposta presso il MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali.
L’incontro sarà tenuto, giovedì 19 aprile 2012 alle ore 18, da Sergio Chiamparino, già Sindaco di Torino per due mandati consecutivi, dal 2001 al 2011, voce autorevole sui temi legati alla complessa gestione dell’ambiente in rapporto all’espasione e allo sviluppo delle aree urbane. La sua amministrazione è stata caratterizzata dalla preparazione dei XX Giochi olimpici invernali, un lungo periodo durante il quale si sono realizzate opere importanti e riprogettato vaste aree della città, determinando radicali cambiamenti all’ambiente urbano e alla fruibilità dei suoi spazi da parte dei cittadini.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti, comprensivo di visita gratuita alla mostra “Bulloni e farfalle”.
Museo Regionale di Scienze Naturali
via Giolitti 36 - 10136 Torino
Per informazioni: tel. +39 011 4326345
L’incontro sarà tenuto, giovedì 19 aprile 2012 alle ore 18, da Sergio Chiamparino, già Sindaco di Torino per due mandati consecutivi, dal 2001 al 2011, voce autorevole sui temi legati alla complessa gestione dell’ambiente in rapporto all’espasione e allo sviluppo delle aree urbane. La sua amministrazione è stata caratterizzata dalla preparazione dei XX Giochi olimpici invernali, un lungo periodo durante il quale si sono realizzate opere importanti e riprogettato vaste aree della città, determinando radicali cambiamenti all’ambiente urbano e alla fruibilità dei suoi spazi da parte dei cittadini.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti, comprensivo di visita gratuita alla mostra “Bulloni e farfalle”.
Museo Regionale di Scienze Naturali
via Giolitti 36 - 10136 Torino
Per informazioni: tel. +39 011 4326345
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