martedì 5 novembre 2024

MARIO MERZ E LA LEGGEREZZA DELLA FAVOLA

Senza titolo, 1989
Senza titolo
1989
Struttura in tubolare di acciaio, rete metallica, pane
Ø 300 cm
La Fondazione Merz presenta, fino a domenica 2 febbraio 2024, la seconda parte della mostra Qualcosa che toglie il peso che mantiene l’assurdità e la leggerezza della favola dedicata a MARIO MERZ, in occasione del centenario della nascita dell’artista il 1° gennaio 2025, negli spazi della Fondazione a Torino in via Limone 24. L’esposizione presenta una selezione di lavori tra installazioni, igloo, tavoli, tele e opere su carta. Alle opere già presenti nel primo allestimento, per questa nuova fase si aggiungono tre altre opere imponenti in termini di contenuto e di misura. La frase che dà il titolo all’esposizione è stata estrapolata da uno scritto di Mario Merz e si ricollega alla necessità di guardare alla natura e allo scorrere del tempo per raggiungere il senso di leggerezza concettuale che si ritrova nel nucleo di opere presentate.
L’horizont de lumière traverse notre verticale du jour, 1995
L’horizont de lumière traverse notre verticale du jour
1995
Struttura metallica, vetro, neon, vino, miele
132 x 216 x 118 cm
Photo Renato Ghiazza
All’atmosfera onirica e delicata che ha pervaso fino a oggi l’ambiente espositivo irradiato dai riflessi dorati emanati dall’igloo Senza titolo (foglie d’oro) (1997), dalla cera del tavolo Quattro tavoli in forma di foglie di magnolia (1985), esposta per la prima volta in Europa, dalla trasparenza dei vasi di L’horizont de lumière traverse notre vertical du jour (1995) oltre che dalle opere alle pareti già presenti in mostra, si affaccia un dominante controcanto, dovuto all’installazione di due altri igloo del 1989 e del 2002 e un imponente lavoro pittorico, Geco in casa (1983), una lunga tela di oltre 10 metri, pensata dall'autore non come elemento decorativo, ma come presenza animata, per cui: "È la tela che diventa geco e viceversa, si arrampicano entrambi sul muro.” (Mario Merz)
Geco in casa, 1983
Geco in casa
1983
Tecnica mista su tela
140x1050 cm
L’igloo Senza titolo, soprannominato igloo del pane, è stato realizzato per l’esposizione personale dell’artista al Solomon R. Guggenheim Museum a New York nel settembre 1989. Sulla rete metallica tesa sulla struttura, di 3 metri di diametro, si rincorrono in successione serrata delle forme di pane che ricoprono interamente la curvatura dell’igloo. Il secondo igloo, più recente, Senza titolo (2002) ha un diametro di 5 metri e la struttura è ricoperta di lastre di pietre rosa provenienti da una cava argentina. I materiali si adattano e riproducono la convessità dell’igloo, siano essi malleabili come nel caso del pane o della paraffina o siano rigidi come nel caso della pietra, mantenendo salde le specificità simboliche e poetiche intrinseche dell’iconico modello. 
Quattro tavole in forma di foglie di magnolia, 1985
Quattro tavole in forma di foglie di magnolia
1985
(particolare)
cera d’api e tecnica mista su 16 tavoli in acciaio saldato
74 x 1989 x 152 cm
Collezione Gian Enzo Sperone
Photo Renato Ghiazza
Il primo volume, dedicato agli igloo, del catalogo Mario Merz. Igloo, edito da hopefulmonster - presentato il 28 ottobre scorso nella giornata inaugurale della mostra - è frutto dell’esaustiva ricerca condotta dalla storica dell’arte Maddalena Disch. Introdotte da un testo di Beatrice Merz le opere sono corredate ognuna da una scheda analitica storica e biografica coadiuvata da accurati riferimenti bibliografici e da un esauriente repertorio fotografico. Il volume, nelle edizioni inglese e italiana, include testi dell’artista e interviste ed è costituito da 560 pagine e 350 immagini. Il video-documentario Che fare? / MARIO MERZ di Roberto Cuzzillo, permette un ulteriore approfondimento intorno alla figura di Mario Merz con una selezione di interviste d'epoca, accompagnate da immagini di mostre passate e recenti.
Senza titolo, 2002
Senza titolo
2002
Struttura in tubolare di acciaio, pietre, morsetti
 Ø 500 cm
Fundación Proa, Buenos Aires, 2002
Photo Ana Cambre / Marcelo Setton

Il filmato esplora il significato dell'Igloo per Merz e offre una riflessione su cosa significasse essere artisti a quell’epoca. Attraverso le sue parole e le sue opere, emergono le sfide e le innovazioni di quegli anni, che hanno plasmato il panorama artistico moderno. 
A concludere la mostra, le giornate di martedì 14 e mercoledì 15 gennaio 2025 saranno dedicate a incontri, convegni e vari momenti aperti al pubblico dedicati alla personalità di Mario Merz, negli spazi della Fondazione a Torino.

MARIO MERZ.
Qualcosa che toglie il peso che mantiene l’assurdità e la leggerezza della favola

Fino al 2 febbraio 2025
Fondazione Merz
Via Limone, 24 - 10141 Torino 
Orario: martedì - domenica 11-19. Lunedì chiuso 
Tel. + 39 011 19719437; info@fondazionemerz.org
www.fondazionemerz.org

lunedì 28 ottobre 2024

MOSTRA DI PITTURA TRA 800 E 900

A. TAVERNIER
A. TAVERNIER
Baite in montagna
37x28 cm
Basterebbe il focus su Lorenzo Delleani per confermare la qualità dell'annuale rassegna che la Galleria Fogliato - in via Mazzini 9 a Torino - dedica alla pittura piemontese Tra Ottocento e Novecento, giunta ormai all’ottantesima edizione.
La mostra propone 115 dipinti di 51 artisti, provenienti da collezioni private, fra cui il capolavoro Abbeveraggio, esteso olio su tela di Carlo Pittara (Torino 1835 - Rivara (TO) 1891) esposto alla Promotrice delle Belle Arti di Torino nel 1884 e Sul lago di Ginevra, opera che riflette la personalità antiaccademica di Antonio Fontanesi (Reggio Emilia 1818 - Torino 1882), interessata alle nebulose atmosfere romantiche di matrice inglese e alla figurazione "sur le motif” appresa in ambiente parigino.
E. REYCEND
E. REYCEND
Verso il tramonto
32,5x24 cm
La Galleria Fratelli Fogliato, fondata da Luigi Fogliato nel 1919, poi trasmessa ai figli Luigi ed Eugenio, è attualmente condotta dai rispettivi figli Carlo Alberto e Alessandro, dinastia che oggi prosegue con le figlie dei titolari Serena e Francesca. Tra passato, presente e futuro, l’attività continua ad essere un punto di riferimento nella compravendita di opere d’arte di pregio, specie di area piemontese, forte dell'esperienza - si potrebbe definire artigianale - ereditata dai padri, basata sull'analisi diretta dell’opera, per stabilire con certezza i parametri di autenticità e scartare, per contro, le numerose imitazioni immesse sul mercato.
V. CAVALLERI
V. CAVALLERI
Panni stesi
44x32,5 cm
È il caso dei paesaggi di Lorenzo Delleani (Pollonera (BI), 17 gennaio 1800 - Torino, 11 novembre 1908), - Salendo la mulattiera da Oropa al lago del Mucrone, Pranzo campagnolo, Cavalli al pascolo, Covone, Stradina tra le case, fra i nove esposti - certamente mai eseguiti su tela, ma piuttosto su tavole di pioppo di piccole dimensioni (25x37 cm) fino al 1886 e di misura standard (31x46 cm) dal 1886 al 1908. La tesi è suffragata dai testi biografici sull’autore, i quali riferiscono di «assicelle» in legno destinate a esposizioni torinesi più «domestiche», come quelle del Circolo degli Artisti e della Società degli Acquarellisti e Pastellisti, nata nel 1892, della quale lo stesso Delleani fu presidente -, adottate fin dal 1881, quando decise di abbandonare i temi di storia per dedicarsi esclusivamente alla produzione paesistica.¹
P.C. GILARDI
P.C. GILARDI
Le stampe osé
35,5x45,7 cm
I soggetti sono i prediletti dalla Scuola di Rivara, esemplificati dalla quiete pastorale di Serenità estiva, dello spagnolo Serafino De Avendaño (Vigo 1838 - Valladolid 1916), da Enrico Reycend (Torino 1855 - 1928), il più impressionista fra i piemontesi, autore di Barche sulla spiaggia, Verso il tramonto, originali vedute per lo più del litorale ligure, dalla stesura a “trapunto” sul tipico supporto in cartone francese, del tutto simile al rapido dettato di Sisley.
Ma il paesaggismo piemontese, naturale o urbano - peculiari gli scorci puntuali di Follini (Mercato a Muzzano biellese), il Meriggio sul Po a Torino di Ghisolfi, i mercati di Chivasso e Pont Canavese, condotti con generose pennellate materiche da Alessandro Lupo -, accolto con favore dagli storici M. Bernardi, R. Longhi, A. Dragone, autori di circostanziati saggi critici sull’argomento, non si esaurisce nel confronto con i maestri d’oltralpe - Corot, i Barbizonniers, Courbet - che i viaggi all'estero e le esposizioni internazionali posero in feconda dialettica con i pittori nostrani.
C. MAGGI
C. MAGGI
Tramonto al Monginevro
60x49,5 cm
A completare il milieu subalpino partecipano anche gustose scene di genere: il verismo di Giuseppe Gheduzzi (Il piccolo artigiano, La bottega del vasaio), l'innocente malizia dei tre vetusti osservatori innanzi a Le stampe osé di Pier Celestino Gilardi, autore anche dei Lavori alla chiesetta, saggio di religiosità vernacolare affine al Benedicite di Italo Mus, al successivo Funerale a Monasterolo di Lanzo di Carlo Musso, portatore dei «valori plastici» del Novecento, o all’evocativo Tramonto al Monginevro di Cesare Maggi. Comparto iconografico cui si assommano gli interni borghesi di Giani e Cavalleri, le figure virili in costume, piccoli oli su cartoncino di G.B. Quadrone e l'infanzia ritratta da Carpanetto, Irolli e Paoletti.
A. PASINI
A. PASINI
Caccia al falco
47x33 cm
In conclusione, non mancano nel panorama artistico fra Otto e Novecento esemplari dal sapore esotico, altrove immaginario tipicamente borghese, “luogo di introspezione sentimentale, di fuga interiore, di estetizzante liberazione dal volgare e dal comune”², presente nell’”atmosfera orientaleggiante della città lagunare” di Follini e Santoro, ma soprattutto nella vasta produzione orientalista di Alberto Pasini, inviato per conto del governo francese in Persia, Turchia, Siria, Arabia ed Egitto a documentare, in modo analogo a quanto fecero i savants al seguito di Napoleone, usi e costumi dei paesi islamici, per tornare a dipingere a fine carriera i dintorni familiari di Cavoretto, frazione alle pendici della collina torinese. Un viaggio pittorico, quello proposto in Galleria, che a partire dalle vedute locali estende i propri confini geografici ad una meta ideale colma di attese, suggestioni e aspettative adempiute.

1) G.L. MARINI (a cura di), Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento, AdArte, Torino 2013, alla voce «DELLEANI, Lorenzo», p. 216.
2) R. BOSSAGLIA, Prefazione, in V. BOTTERI CARDOSO, Pasini, SAGEP Editrice, Genova 1991, p. 10.

Elenco pittori presenti: A. Abrate, L. Ajmone, V. Avondo, S. Bicchi, C. Biscarra, L. Bistolfi, G. Boetto, F. Bosso, C. Bossoli, G. Buscaglione, L. Calderini, M. Calderini, G.B. Carpanetto , V. Cavalleri, D. Cosola, L. Delleani, G. Depetris, S. De Avendaño, A. Falchetti, G. Falchetti, C. Follini, R. Fontana, A. Fontanesi, C. Gheduzzi, G. Gheduzzi, E. Ghisolfi, G. Giani, P.C. Gilardi, V. Irolli, A. Lupo, C. Maggi, C. Merlo, I. Mus, C. Musso, M. Olivero, A.G. Paoletti, A. Pasini, C. Pittara, G. Piumati, C. Pollonera, G.B. Quadrone, A. Raffele, E. Reycend, G.L. Righini, L. Roda, A. Rolla, G. Sacheri, R. Santoro, G. Sobrile, A. Tavernier, F. Vellan.

TRA 800 E 900
Fino al 9 novembre 2024

Galleria Fratelli Fogliato
Via Mazzini 9 - 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato 10,30-12,30 / 16-19.
Tel. 011887733
http://www.galleriafogliatotorino.com

martedì 22 ottobre 2024

UNA CASA PER I CLOCHARD

Betta Casale
Angela BETTA CASALE 
ClocharDomus, ovvero offrire una dimora temporanea a chi non la possiede. È questo, almeno in senso figurato, l’intento delle opere esposte in Galleria Umberto I a Torino fino al 3 novembre 2024.
Luogo emblematico, di compresenze multietniche è situato nel cuore del più grande mercato d’Europa contrassegnato da interventi d’autore (il Palatinum dell’archistar Massimiliano Fuksas, Amare le differenze, luce d’artista di Michelangelo Pistoletto), sede di attività commerciali, attualmente al centro di un imponente piano di recupero urbanistico e sociale. Punto di riferimento mondano del centro storico torinese, nell’isolato Santa Croce incluso nel perimetro del Quadrilatero Romano, l’architettura eclettica della Galleria ottocentesca intitolata al secondo re d’Italia, apre uno squarcio sugli invisibili, sul popolo relegato agli angoli marginali della società.
Moriondo
Luigia MORIONDO
Il progetto è promosso dal Caus (Centro Arti Umoristiche e Satiriche) coordinato dal suo presidente Raffaele Palma - curatore, insegnante di calligrafia, ex docente di discipline umoristiche nel Corso di Laurea in Pedagogia della Facoltà di Magistero -, non nuovo a questo genere di iniziative (si ricordano tre precedenti edizioni fra il 2021 e il 2023). Quarantatré gli artisti coinvolti, invitati a ritrarre dal vero uno stile di vita spesso condensato in pochi oggetti consunti, vestigia di un passato non di rado glorioso, raso al suolo dalle avversità della vita.
Ne risulta un affresco sfaccettato, uno sguardo sensibile rivolto all’umanità ferita, atterrita dall’improvviso precipitare degli eventi; ne risulta una riflessione sulla precarietà dell’esistenza e sull’effimera utilità dei beni materiali.
Nava
Nicoletta NAVA
Molti sono i nomi noti, artisti con una longeva carriera espositiva all’attivo, che per l’occasione hanno accantonato la propria tecnica d’elezione o il genere pittorico indagato abitualmente (si pensi, ad esempio, ai boschi di Vinicio Perugia) per comporre nuovi scenari, spazi simbolici (Masoero, Viale, Vignolo), fotogrammi neorealisti (Moriondo, Origlia) di un habitat borderline ridotto all’essenziale (Betta Casale, Fava), piegato alle esigenze dei bisogni primari. Soggetti ispirati dal docile sguardo di un compagno di vita (De Maria, Mantilaro, Riccardi), di un fedele amico a quattro zampe (Alluto, Guasti, Lo Bue, Waser), oppure rievocati nel dimesso cumulo di stracci, vecchi indumenti abbandonati (Lavagna, Picciolini) o accatastati con cura dal loro proprietario (Cravero, Nava, Pallotta), nella tenace convinzione di tornare presto alla normalità. 
Vignolo
Idana VIGNOLO 
La rassegna, diffusa sotto le volte in vetro e metallo della manica centrale e dei bracci laterali della Galleria, risuona come appello corale per dar voce agli ultimi, in stridente contrasto con le animate conversazioni di avventori intenti a degustare bevande e aperitivi, talora indifferenti al racconto che si dipana sulle loro teste, assiepati nei dehors di locali urbani alternativi e ricercati. Perché la città sussiste anche di contrasti a tinte forti. Tutto vi trova spazio, lo sguardo indifferente, ma anche l’ostinata missione di un esercito di volontari in favore dei più deboli. Segnatamente, Porta Palazzo ospita il maggior numero di attività caritative dedicate agli homeless: Sermig, Cottolengo, Asilo Notturno Umberto I, Polo alimentare Barolo, Caritas, RePoPP, ecc., impegnate ad accogliere ogni giorno parte dei circa 2.500 bisognosi censiti nel territorio metropolitano.
Sciavolino
Enzo SCIAVOLINO
Realizzate ad acrilico su telo in PVC di dimensioni 1 x 1 m, colte dal vero a distanza più o meno ravvicinata nel rispetto della dignità umana e delle leggi prossemiche - gli autori si sono appostati di preferenza su marciapiedi, sulle panchine dei giardini o in fila alle mense del povero -, le opere si avvalgono delle figure retoriche più congeniali al linguaggio visivo: metafora (Massarotto, Negro, Laurenti), allegoria (Leocata, Luciani, Sciavolino), sineddoche (Donorà, Clemente) in cui il singolo dettaglio rimanda in modo efficace ad un significato più ampio.
Icone oggettive, inclusive - termine quanto mai ricorrente in questo preciso momento storico - a titolo di monito ricordano, a ridosso dell’inverno e degli eccessi consumistici delle prossime festività, che la solitudine non conosce differenze di censo, che anche nel più intoccabile degli individui si annida una parte negletta della nostra identità.

Espongono: A. Alluto, C. Barbero, A. Betta Casale, F. Clemente, Pi. Cravero, C. De Maria, F. Donorà, G. Fava, R. Giani, C. Guasti, G. Laurenti, S. Lavagna, P. Leocata, R. M. Lo Bue, S. Luciani, S. Magri, V. Mantilaro, A. Mapelli, R. Masoero, L. Massarotto, G. Mavilia, L. Moriondo, N. Nava , F. Negro, M.A. Onida, A. Origlia, C. Pallotta, R. Palma, V. Perugia, F. Picciolini, S. Piovano, F. Riccardi, E. Riehle, M. Sandrone, E. Sciavolino, M. T. Spinnler, L. Storero,  P. Tarasco, M. Tardon, M. Toma, S. Viale, I. Vignolo,W. Waser.

ClocharDomus
Fino al 3 novembre 2024. 
Galleria Umberto I
Piazza della Repubblica (Porta Palazzo) - Torino
Orario: dal lunedì al sabato dalle ore 7,30 alle 23,30; domenica dalle 9,30 alle 20. Ingresso gratuito.
Per informazioni: Caus - Centro Arti Umoristiche e Satiriche - info@caus.it; http://www.caus.it

giovedì 10 ottobre 2024

PRESENZE AL VALENTINO

Gian Giorgio Massara 

Virus: zona rossa
Claudio Giacone
Virus: zona rossa - cattura
Tecnica mista, cm 50x80
334 autori sono presenti nella 182ª rassegna d’arte della Promotrice delle Belle Arti, il sodalizio fondato nel 1842 da Cesare della Chiesa di Benevello - Presidente attuale Giovanni Prelle Forneris, curatore Angelo Mistrangelo, allestimento di Orietta Lorenzini.
Una rassegna che abbraccia numerosi temi, dai “messaggi” raccolti da Claudio Giacone (Covid), da Michele Racco (Gaza e una sofferta Maternità) sino a Cristiana Cassai che dipinge dei Bidoni abbandonati.
Ma sono i fiori amati da Vincenzo Polastri, Enrica Berardi, Amalia Passaro a riportare serenità.
Deus sive natura
Amalia Passaro
Deus sive natura
Acrilico su carta Canson, cm 50x70
Nel campo della scultura si segnala la figura di Rossana (Sergio Unia), costruttivi sono i grovigli ferrosi di Flavia Forlin in Rhiannon, quindi il saldo guerriero che emerge dalla pietra di Piero Ducato. E meditano sula scultura Mariell Guglielminetti e Gaetano Usciatta.
Una piacevole confusione di forme e colori è dovuta a Francesco Raga mentre Gabriella Malfatti propone un fantastico paesaggio composto da grotte.
Le vedute e le figure sono numerose. È Franco Inz a lasciarci un raccolto scorcio del Roero, Roberto Davico crea un borgo di case silenti, Delio Meinardi s’ispira al caratteristico torrione difensivo di Serralunga; ma sono Giorgio Cestari a immortalare la dannunziana Tamerice ed Ezio Sarà a isolare una porta fra nuvole e filari.
Snowboard (olimpiade)
Sergio Unia
Snowboard (olimpiade)
Bronzo, h cm 51
La modella della buona tradizione accademica è ripresa da Elsa Mantovani, il valore della Paternità s’imprime nei pannelli - di grigio velati - di Emanuela Capasso mentre Alessandro Ghione e Alessandro Fioraso dipingono rispettivamente un volto dall’intenso sguardo e un’estetica giovane donna.
L’intenso sguardo di una Ragazza creola nell’opera di Lino Baldassa, la veduta torinese di Franco Tomatis e il sereno Relax di Santina Barbera concludono una bella Esposizione per lo più legata ai sempre attuali temi della figurazione.

sabato 5 ottobre 2024

XXIX FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

Ordalie
Chrystèle Khodr
Ordalie
© Marie Clauzade
Il Festival delle Colline Torinesi - Torino Creazione Contemporanea - la storica rassegna teatrale sin dalla sua nascita ideata e diretta da Isabella Lagattolla e Sergio Ariotti - torna dal 12 ottobre al 10 novembre 2024, con 7 prime, 6 produzioni, 15 spettacoli, 28 giorni di programmazione e 52 recite.
Giunto alla XXIX edizione, il Festival è organizzato da TPE – Teatro Astra e realizzato in partnership con la Fondazione Merz, in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale e Torinodanza Festival, la Fondazione Piemonte dal Vivo , la Lavanderia a Vapore e il Museo Nazionale del Cinema.
Inaugurano il cartellone la performance in prima nazionale La luz de un lago della compagnia El Conde de Torrefiel e il focus sul regista Romeo Castellucci.
Coinvolto nell’attuale sanguinoso conflitto, il Libano è per il secondo anno consecutivo Paese ospite della rassegna. Dopo Rabih Mrouè e Lina Majdalanie, Raed Yassin, Souhaib Ayoub è ora la volta di Chrystèle Khodr, artista proprio di Beirut, alle prese con la storia del suo Paese e con echi ibseniani nello spettacolo Ordalie.
Il risveglio
Pippo Delbono
Il risveglio
Ph Luca Del Pia
Conflitto e migrazioni sono al centro di Thebes: a Global Civil War di Pantelis Flatsousis e il monologo Hannah dedicato a Hannah Arendt interpretato da Francesca Cutolo su drammaturgia di Sergio Ariotti. Al futuro distopico di Fahrenheit 451 descritto da Ray Bradbury nel 1953, fa riferimento il rogo hitleriano del 10 maggio 1933, con più di 20.000 volumi bruciati, descritto in Il fuoco era la cura di Sotterraneo.
Allude alle migrazioni dall’Africa nonché alle polveri che raggiungono le nostre coste la coreografia di Sahara della regista Claudia Castellucci per la Compagnia di ballo Mòra.
È dedicata all’eclettico Pippo Delbono, ligure di Varazze, cittadino del mondo, la monografia d’artista, con gli spettacoli Il risveglio e La Notte, un concerto dell’autore e alcuni suoi film scelti dal Museo del Cinema.
Sahara
Claudia Castellucci
Sahara 
Una dura relazione tra sorelle rispecchia la violenza del mondo, in Elogio della vita a rovescio della coreana Han Kang, spettacolo interpretato da Giulia Scotti, diretto da Daria Deflorian.
Rimandi letterari a Italo Calvino suggeriscono a Giovanni Ortoleva una regia per la performance di Valentina Picello, intitolata Pagina; mentre dalla Salomè di Wilde, madalena reversa trae visionaria ispirazione per una coreografia interpretata da Gloria Dorliguzzo.
La sezione dedicata al teatro emergente costituisce un percorso di ricerca ispirato alle opere di Antonin Artaud: la rappresentazione di Stefania Tansini sovverte il rapporto spaziale tra pubblico e interpreti; la Piccola Compagnia della Magnolia in condivisione con la Stagione TST esplora con Cenci_rinascimento contemporaneo uno dei testi simbolo del cosiddetto 'teatro della crudeltà'. L’arte e la morte (da una conferenza tenuta alla Sorbona nel 1928) e il testo giovanile L’ombelico dei limbi esplorano l’identità, la follia, i demoni della vita di Artaud.
Thebes: a Global Civil War
Pantelis Flatsousis
Thebes: a Global Civil War
© Konstantinos Zilos
In collaborazione con Torinodanza il festival propone spettacoli più “drammaturgici”, altri più performativi, altri infine, e non pochi, più legati alla danza, come quelli citati di Stefania Tansini e madalena reversa e quello condiviso proprio con Torinodanza di Euripide Laskaridis, Lapis Lazuli o con marcata importanza della musica.
Come ogni anno al festival si affiancano appuntamenti collaterali in alcuni luoghi simbolo della cultura Torinese: dal Circolo dei Lettori al Palazzo della Radio, dal Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema a Palazzo Scaglia di Verrua che ospita la sede di hopefulmonster editore.
Il festival conferma la collaborazione con il Liceo Vittorio Alfieri e il supporto di Blog Dams a cura di un gruppo di studenti del corso di Armando Petrini del DAMS di Torino. Inaugura invece quest’anno Radio 900, un progetto di podcast sul teatro del ‘900 ideato da Marco Zaccarelli e Radio Lab in collaborazione con l’Università di Torino e il Centro Studi del Teatro Stabile di Torino.