giovedì 17 gennaio 2013

Riflessi d’Oriente

Specchio con decorazione di nuvole e animali
Ferro dorato e ageminato in oro, d. 16,5 cm
Cina, dinastia Jin Occidentali, III-IV sec. d.C.
Collezione Jingzitang
Lo specchio è un oggetto da toeletta comunemente adoperato dalle più diverse culture del pianeta, ognuna delle quali lo ha caricato di significati e implicazioni simboliche che esulano dall’uso pratico e sconfinano spesso nel campo delle superstizioni, della magia, della psicologia, della spiritualità. La mostra Riflessi d’Oriente organizzata dal Museo d’Arte Orientale, intende far conoscere l’importanza di questi capolavori di tecnica metallurgica in Cina, istituendo dei parallelismi tra Oriente e Occidente.
Specchio con figure stilizzate di uccelli
Bronzo e turchesi, d. 13 cm
Cina, periodo Stati Combattenti, V sec. a.C.
Collezione Jingzitang
Nella cultura occidentale, la superficie specchiante evoca associazioni mentali in campo mitologico, letterario, artistico, religioso quali pochi altri oggetti della nostra vita quotidiana possono vantare. In Asia orientale è stata rivervata notevole importanza anche al retro dello specchio, che diventa il supporto privilegiato per raffigurazioni che dialogano con la simbologia inespressa della parte riflettente.
La superficie metallica – solitamente bronzea – del manufatto, accoglie visioni cosmologiche, simbologie più o meno arcane, concezioni estetiche che incarnano aspirazioni e auspici della società in un determinato periodo storico.
Specchio “leoni e grappoli” con animali fantastici e uccelli
Bronzo, d. 38,3 cm
Cina, dinastia Tang, prima metà VIII sec. d.C.
Collezione Jingzitang, Torino
Nucleo centrale della mostra e oggetto principale di attenzione sono gli specchi prodotti in Cina tra l'epoca degli “Stati Combattenti” e la fine della dinastia Tang, ovvero dal V secolo a.C. al X secolo d.C. ca.: 1500 anni corrispondenti al periodo di maggiore sperimentazione e di maggiore interesse artistico-culturale nei
confronti dello specchio in Asia orientale.  
Specchio con scene di caccia e di corte
Bronzo con decorazione dipinta, d. 27,7 cm
Cina, dinastia Han Occidentali, circa 180-140 a.C.
Collezione Jingzitang, Torino
Non mancano esemplificazioni di produzioni più antiche e più recenti, per sfiorare da un lato la questione dell’origine e della ‘protostoria’ dello specchio in Cina e per mostrare dall’altro i mutamenti artistici e culturali, gli elementi di continuità e di discontinuità nella società cinese tarda in questo specifico settore manifatturiero. 
Specchio con gru, pini e altri elementi vegetali
Ottone, d. 11 cm
Giappone, periodo Edo, prima metà XIX sec. d.C.
Museo d’Arte Orientale, Torino
Un arco esteso anche per ciò che riguarda il contesto geografico della mostra: alcuni esemplari provengono dall’area iranica, per riflettere sull'interazione tra Cina e Asia occidentale attraverso la mediazione del vasto mondo delle steppe. Ben più approfondito il rapporto con la Corea, il Giappone e il Sud-est asiatico, che hanno adottato forme e simboli dello specchio cinese modificandoli e adattandoli alle proprie culture.
I circa 125 specchi in mostra, in gran parte presentati al pubblico per la prima volta in assoluto, provengono da una importante collezione privata torinese, dal MAO, dal Museo Nazionale di Arte Orientale (Roma), dai musei Guimet e Cernuschi di Parigi, dai Musei Vaticani e dal Musée d’Art et d'Histoire di Saint-Denis.

Specchio con motivi fitomorfi
Bronzo
Cina, Dinastia Tang, IX sec.
Musei Vaticani, Città del Vaticano © Foto Musei Vaticani
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, raccoglie i contributi critici di Marco Guglielminotti Trivel, curatore della mostra e conservatore per l’Asia Orientale del MAO; di Ma Jinhong, conservatore per i manufatti in bronzo del museo di Shanghai; di Marcello Pacini, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Torino Musei; di Gilles Béguin, già Direttore del museo Cernuschi di Parigi e di Aurora Testa, docente di Arte Orientale alla Western Washington University e si presenta come la pubblicazione più completa e aggiornata sugli specchi della Cina disponibile in lingua italiana.

Riflessi d’Oriente. 2500 anni di specchi in Cina e dintorni
Dal 23 novembre al 24 febbraio 2013
Orario: martedì-domenica ore 10-18, chiuso il lunedì
MAO – Museo d’Arte Orientale
Via S.Domenico 11 – 10122 Torino
Info: tel. 0114436927, mao@fondazionetorinomusei.it, www.maotorino.it

giovedì 10 gennaio 2013

Degas. Capolavori dal Musée d'Orsay

Autoritratto, 1855
olio su carta applicata su tela
81,3x64,5 cm (RF 2649)
© RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski -
Réunion des Musée Nationaux/ distr. Alinari
Degas fu eccellente disegnatore e artista eclettico, inventore di nuove tecniche grafiche e curioso sperimentatore di strumenti innovativi.
Circa ottanta dipinti, sculture, incisioni, pastelli, monotipi provenienti dal Museo d’Orsay, in esposizione fino al 27 gennaio presso la Palazzina della Promotrice delle Belle Arti di Torino, documentano le fasi salienti del vasto percorso artistico che fece di Edgar Degas un uomo del suo tempo, come ebbe a definirlo Edouard Manet.
Realizzò copie da originali antichi, specie durante il primo viaggio in Italia tra il 1956 e il 1959, a partire dal periodo classicista, compreso nel decennio fra il 1850 e il 1860, con ritorni alla tradizione anche in epoca tarda, ad esempio in La saggezza vittoriosa sui vizi, bozzetto del 1897 a pastello su tela, tratto da Mantegna.
Semiramide alla costruzione di Babilonia, 1861 circa
olio su tela; 151x258 cm (RF 2207)
© RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski -

Réunion des Musée Nationaux/ distr. Alinari
Confesserà a Vollard, mecenate degli impressionisti: “Bisogna copiare e ricopiare i maestri; solo dopo aver dato prova di essere un buon copista ci si può permettere di ritrarre un ravanello dal vero”.
Sono parole che anticipano le opere del periodo naturalista risalenti al decennio 1870 - 1880, quando Degas abbandonerà i canoni classici per ricorrere alle fisionomie stereotipate, con  naso all’insù e fronte sfuggente, delle ballerine e delle 'donne di bordello'; quando, interessato agli studi criminologici ed etnologici delle scienze sociali, identificherà nel dato fisico i vizi e la decadente dissolutezza del ceto borghese.
L’orchestra dell’Opéra, 1870 circa
olio su tela; 56,5x46 cm (RF 2417)
© RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski -
Réunion des Musée Nationaux/ distr. Alinari
Se Il defilé (Cavalli da corsa davanti alle tribune) del 1866-1868 e L'orchestra dell'Opéra (1870 circa) offrono uno spaccato della vita mondana e degli svaghi di fine secolo, il volto dell’étoile investito dalla luce radente del palco e le Donne fuori da un caffé la sera (1877), rivelano la natura corruttibile della società parigina.
All' origine vi è il primo naturalismo francese, impietoso e rivoluzionario, con le Teste di suppliziati e la Zattera della Medusa di Théodore Gericault, o della Libertà che guida il popolo (1830) di Delacroix, con il corpo livido in primo piano, ripreso da Degas nella figura esanime del dipinto Scene di guerra nel Medioevo (1865 circa).
Donna alla toilette che si asciuga il piede, 1886
pastello su cartone; 54,3x52,4 cm (RF 4045)
© RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski -
Réunion des Musée Nationaux/ distr. Alinari
In seguito l’indagine antropologica interessa un preciso substrato sociale, si fa più ‘chirurgica’ grazie al supporto tecnico dell’obiettivo fotografico, fino a rasentare il voyerismo nelle inquadrature d’interni. Non mancano precedenti formali ne Il bagno turco (1862) di Ingres, inscritto nel tondo (o buco della serratura?) che restituisce una visione ancora stereotipata dei costumi e delle tradizioni mediorientali, nelle Donne d’Algeri (1834) di Delacroix antesignani di una sensualità esotica, assente in Degas, che invece mette a nudo nella dimensione privata l'intima vulnerabilità e la modesta estrazione sociale delle sue danzatrici. Le stesse anatomie contorte, il corpo avvolto su se stesso del pastello su cartone Donna alla toilette che si asciuga il piede (1886), non fanno che enfatizzare lo spazio angusto in cui si muovono le giovani modelle.
Prove di balletto in scena, 1874
olio su tela; 65x81 cm (RF 1978)
© RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski -
Réunion des Musée Nationaux/ distr. Alinari
La complessità dei volumi, lo studio assiduo dei corpi in  movimento si risolve sul finire della carriera di Degas in forme semplificate, velocemente abbozzate a pastello con ‘linee nervose e colori chiassosi’ o modellate in cera in numerosi tocchi di materia, più vicine al dinamismo analitico futurista che alla scomposizione cromatica impressionista. La plastica dei cavalli e delle ballerine in bronzo patinato, fusi postumi dagli eredi tra il 1921 e il 1931, sono ormai rivolti alle avanguardie del primo Novecento.
In mostra compaiono anche alcuni paesaggi, appartenenti alla produzione minore di Degas -Falesia in riva al mare (1869), Alberi su una pianura (1870-1875), Casa sul mare (1870-75)-, dove il tratto rarefatto e le atmosfere impalpabili convalidano l’estraneità dell’autore alle istanze del gruppo impressionista e ne affermano, in toni lirici, la totale indipendenza di pensiero.

Degas. Capolavori dal Musée d'Orsay
Dal 18 ottobre al 27 gennaio 2013
Orario: tutti giorni 10 - 14,30; giovedì 10-22,30. Chiuso al martedì
Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti in Torino
Viale Balsamo Crivelli, 11 - 10126 Torino
www.mostradegas.it

giovedì 13 dicembre 2012

Ritratto di Lionello d’Este

Antonio Pisano, detto Pisanello
(Pisa, circa 1394 - Roma ? 1455)
Ritratto di Lionello d'Este

1441 ca, tempera su tavola, cm 19x28
Bergamo, Accademia Carrara
Anche quest’anno Palazzo Madama offre ai visitatori la possibilità di un confronto ravvicinato con un grande capolavoro del rinascimento italiano. Dopo la Madonna col Bambino di Michelangelo, il disegno esposto durante le festività natalizie del 2011, è ora la volta del Ritratto del marchese Lionello d’Este, signore di Ferrara dal 1441 al 1450, dipinto a tempera su tavola nel 1441 da Antonio di Puccio Pisano, detto Pisanello. 
Con un allestimento che assume i tratti di un'installazione appositamente creata per la corte medievale di Palazzo Madama, l’esposizione si lega al percorso sulla storia del ritratto pittorico allestito nelle sale espositive del Museo Civico d'Arte Antica in occasione della mostra dedicata a Robert Wilson.
       Il dipinto primeggiò per le caratteristiche di rettitudine e forza morale in esso effigiate, nella sfida che mise a confronto Pisanello con un altro artista veneto del momento, Jacopo Bellini.
Il busto di profilo delineato contro lo sfondo blu scuro del cielo, simile ai ritratti delle monete imperiali romane -celebre è l’attività di Pisanello come medaglista-, è un piccolo gioiello tardogotico modellato sui topoi tradizionali della cultura cortese: l'abito in ricco broccato a fili d’oro rifinito da bordure di velluto, i grandi bottoni perlacei, incorniciati dalla siepe di rose che gioca in funzione di quinta ravvicinata, riassumono il gusto colto, elegante e ricercato delle corti aristocratiche europee e italiane, riscontrabile ancora in epoca rinascimentale.
Sebbene una illuminazione più diffusa avrebbe potuto esaltare maggiormente la pennellata vellutata, già riconosciuta come unica dallo storico dell'arte Roberto Longhi, l’impasto prezioso del colore mette in risalto i tratti essenziali, quasi incisi, della fisionomia e l'accuratezza dell'analisi naturalistica, espressa in sommo grado dai numerosi disegni con studi dal vero di personaggi e animali, legati alla tradizione medievale dei libri di modelli.
       La tavola è stata restaurata nel 2008 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e proviene dalle raccolte dell’Accademia Carrara di Bergamo, ora chiusa per lavori di restauro e la cui riapertura è prevista per il 2014. La mostra è resa possibile grazie al generoso contributo dei visitatori che l’anno scorso hanno donato oltre 16 mila euro. Anche quest’anno in museo verrà posizionata un’urna, per raccogliere i fondi che finanzieranno l'esposizione dell’anno prossimo e contribuiranno a sostenere le attività di Palazzo Madama.
Infine, in concomitanza con le celebrazioni del 150° anniversario della fondazione dei Musei Civici Torinesi, per tutta la durata della mostra sarà allestito un temporary bookshop, dove i visitatori potranno scegliere fra oltre cento titoli editi dalla Fondazione Torino Musei e dalla città di Torino, acquistabili al prezzo simbolico di 5 euro.

Ritratto di Lionello d’Este di Antonio Pisano, detto Pisanello
Dal 12 dicembre 2012 al 13  gennaio 2013
Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica - Corte Medievale
Piazza Castello - 10122 Torino
Orario : 10-19 chiuso lunedì
Ingresso libero

venerdì 9 novembre 2012

Castello Gamba

Castello Gamba
(FotoVenturin)

A 24 chilometri da Aosta, sulla cresta del balzo roccioso di Breil, a strapiombo sulla Dora Baltea, sorge il Castello Gamba di Châtillon, fatto costruire tra i 1901 e il 1903 da Carlo Maurizio Gamba per la moglie Angélique Passerin d'Entrèves, aquistato dalla Regione autonoma Valle d’Aosta nel 1982 e infine, dopo un complesso intervento di recupero architettonico e di adeguamento impiantistico, trasformato in sede espositiva permanente della collezione di arte moderna e contemporanea della Val d’Aosta.
Il Castello Gamba con il suo parco è uno dei tre monumenti architettonici presenti sul territorio del Comune di Châtillon insieme al castello di  Ussel -sede di esposizioni temporanee estive curate dall'Assessorato Istruzione e Cultura- e quello Passerin d'Entrèves, di proprietà privata .

Felice CASORATI
(Novara, 1883 –Torino, 1963)
Paralleli II, 1949
Olio su tavola, 43 x 43 cm
Attraverso un percorso espositivo inaugurato il 27 ottobre scorso, disposta su due piani suddivisi in 13 sale si snoda la selezione -curata da Rosanna Maggio Serra- di circa 150 opere tra dipinti, sculture, installazioni, raccolte grafiche e fotografiche dalla fine dell’800 ad oggi. L'intero patrimonio comprende circa 1500 opere ed è stato costituito nell'arco di sessanta anni, attraverso donazioni, lasciti, premi e acquisizioni a partire dal primo lotto di 140 opere proveniente dalla raccolta Sitav della Società di gestione del Casinò di Saint Vincent, messa all'asta nel 1984. 
Arnaldo POMODORO
(Morciano di Romagna (Forlì), 1926)
Guscio II, studio (Scudi), 1988
Acciaio inox, prova d’artista, esemplare unico

31 x 13 x 12 cm
Insieme ad alcuni capolavori del Novecento tra i quali le sculture di Martini,Mastroianni, Manzù, Arnaldo e Giò Pomodoro e i dipinti di Casorati, De Pisis, Carrà, Guttuso, l'intero repertorio documenta i movimenti che hanno animato la scena artistica italiana negli ultimi 25 anni - la Nuova Figurazione di Renzo Vespignani, il Surrealismo di Omar Galliani, il Citazionismo di Ivan Theimer, l'Informale di Parisot- fino ad arrivare alle recenti proposte neo-concettuali di De Giorgis e Priod, il cui linguaggio plastico indaga ed evoca la forza generativa della natura.
Particolare rilievo è stato dato alle opere riguardanti il territorio regionale e all’attività degli artisti valdostani o che hanno operato in Valle, dall'illustratore e grafico Franco Balan, all'alpinista, senatore e illustratore di paesaggi alpini Renato Chabod, con un omaggio speciale ad Italo Mus (Châtillon, 1892- Saint-Vincent 1967), pittore che più di altri ha contribuito a far conoscere la Valle d'Aosta oltre i confini locali.

Italo MUS 
(Châtillon, 1892- Saint-Vincent, 1967)
Natura morta, (prima metà quinto decennio del XX secolo
Olio su tela, 69 x 96 cm
Sandra Barbieri ha curato la rassegna temporanea nel secondo e terzo piano del museo, comprendente circa 40 fra dipinti e monòtipi dei 68 di proprietà regionale, che testimoniano l'adesione dell'autore al tardo Verismo piemontese e il suo superamento negli anni quaranta per aderire ad una visione più moderna ispirata a suggestioni cézanniane e del Primitivismo italiano. Allievo all’Accademia Albertina di Grosso e Delleani, Mus conosce Carrà, Menzio, De Pisis e Sironi e trasforma il suo atelier nel centro di Saint-Vincent in un punto di riferimento per la vita culturale e per i giovani artisti della Valle.
Anche il museo persegue finaltà pedagogiche: un deposito accessibile su richiesta, una sala di consultazione, postazioni multimediali, un'aula per conferenze e laboratori didattici forniscono al pubblico di famiglie, studenti, adulti, bambini, gli strumenti necessari per fare della visita al museo un momento di crescita e di condivisione.


Joe TILSON
(Londra, 1928)
The Muses and Apollo, 1990
Gesso e tempera su carta, 153 x 122,5 cm

Un’altra importante funzione istituzionale è quella di promuovere i giovani artisti, attraverso la produzione di eventi e la committenza di lavori che andranno ad ampliare la raccolta già cospicua della regione. La nuova realtà museale è inoltre dotata di uno spazio esterno costituito dal parco ‘all’inglese’ che, con una superficie totale di 50.400 mq, rappresenta lo scenario ideale per mostre e concorsi di scultura, eventi e performance. Alberi monumentali quali la maestosa Sequoia gigante della California -che con i suoi 37 metri di altezza e un tronco di 217 centimetri domina su tutto il parco- il Cipresso calvo, lo Spino di Giuda e poi abeti, cedri, douglas, ginko biloba, tigli, querce, frassini, ippocastani, aceri, oltre a fiori sgargianti, soprattutto narcisi e tulipani, posti sotto tutela dell'Assessorato dell'Agricoltura e Risorse Naturali, consolidano il sistema di castelli, torri, caseforti, dimore storiche, già da tempo valorizzati e restituiti alla comunità.

 
Joseph Mallord William TURNER
(Londra, 1775-Chelsea, 1851)
A castle in the Alps, 1838
Acquerello, matita, inchiostro e gessetto su carta, 13,8 x 18,8 cm


Castello Gamba
Arte Moderna e Contemporanea Valle d’Aosta
Località Cret de Breil – 11024 Châtillon
Orari: ottobre-marzo 9,30-13/14-17,30; chiuso mercoledì, 25 dicembre e 1 gennaio.
Aprile-settembre 10-18
Ingressi: intero 5 euro, ridotto 3 euro

lunedì 5 novembre 2012

Dante ti amo

Dante Alighieri, La Divina Commedia nuovamente illustrata da artisti italiani
Firenze, Fratelli Alinari, 1902-1903

Galileo Chini
Secentenario della morte
 di Dante 1321-1921
 manifesto, 1921
Palazzo Madama presenta una mostra dedicata a Dante Alighieri e alla Divina Commedia, con manoscritti, incunaboli, volumi a stampa illustrati e dipinti provenienti dalla collezione dell’imprenditore torinese Livio Ambrogio.
Frutto di trent’anni di passione per i libri e i cimeli danteschi, la collezione spazia su sette secoli di tradizione, manoscritta e a stampa, delle opere di Dante Alighieri. Grazie agli oltre mille volumi posseduti, costituisce oggi la raccolta dantesca più vasta e importante di proprietà di un collezionista privato.
La mostra accoglie una selezione di codici manoscritti e di incunaboli, tra cui la rarissima editio princeps della Divina Commedia stampata a Foligno da Johann Neumeister nel 1472 e l’ancor più rara seconda edizione, impressa a Mantova nello stesso anno. All'epoca 'prototipografica' appartengono anche le primissime edizioni illustrate, come quella di Firenze del 1481 con incisioni su rame ispirate ai disegni di Sandro Botticelli, e quella stampata a Brescia nel 1487, la prima a contenere un ciclo di illustrazioni completo per l'Inferno e il Purgatorio, e parziale per il Paradiso.
Dante Alighieri
La Divina Commedia
Mantova 1472
Il percorso comprende, dal Cinquecento all'Ottocento, il celebre volume tascabile della Divina Commedia del 1502 curato da Pietro Bembo e stampato da Aldo Manuzio, il testo edito a Venezia nel 1544 da Francesco Marcolini, corredato da xilografie di impianto moderno. Tra le stampe del Settecento figurano la monumentale edizione illustrata uscita dai torchi veneziani di Antonio Zatta nel 1757-58 ed una copia di lusso impressa su carta turchina, impreziosita da calcografie tirate a più colori.
Per l’Ottocento e il Novecento la selezione  ha privilegiato oltre ai capolavori prodotti dalla stamperia Tallone di Alpignano, anche le visionarie incisioni tratte dai disegni di William Blake (1757-1827), le immagini di neoclassica ed elegiaca nitidezza dell'inglese John Flaxman (1755-1826), quelle del celebre pittore e incisore francese Gustave Doré (1832-1883), le personalissime interpretazioni di Salvador Dalì (1904-1989), fino ai raffinatissimi esemplari della pittrice e illustratrice tedesca Monika Beisner, dipinti tra il 1993 e il 2000 con la tecnica della tempera all'uovo.
Claus Wrage
Dante – Block – Buch
 Freiburg 1925
Tra le testimonianze più recenti, si ricordano ancora il manoscritto autografo del saggio La última sonrisa de Beatriz (1948 circa) dello scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges e l’autografo della Lettera a Dante di Roberto Benigni del 2007.
Completa l’esposizione una sezione dedicata alle prime edizioni delle “opere minori” di Dante, come il De vulgari eloquentia, il Convivio e le Rime, insieme a quadri, sculture, curiosità e manifesti antichi dedicati al grande poeta italiano.
In occasione della mostra Palazzo Madama organizza un ciclo di attività di conferenze e letture in collaborazione con la Società Dante Alighieri e con la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.


Dante ti amo. Testo e immagini della Divina Commedia
Fino al 31 gennaio 2013
Orario: martedì-sabato 10-18,  domenica 10-19, chiuso lunedì
Palazzo Madama
Piazza Castello - 10122 Torino
Informazioni: tel. 011 4433501 -  www.palazzomadamatorino.it