mercoledì 4 aprile 2012

Interviste/ELENA GEUNA


Dal 5 aprile al 2 settembre 2012 la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino ospita la mostra "Meraviglie di carta. Devozioni creative dai monasteri di clausura", in occasione dell'anteprima abbiamo incontrato la curatrice Elena Geuna.

Quali problematiche ha presentato l'allestimento di Meraviglie di carta, mostra di paperoles del VII-XIX secolo?
A livello iconografico è un mondo che ho scoperto di recente, nell'ultimo anno e mezzo, quindi ho dovuto fare delle ricerche approfondite delle poche mostre e immagini disponibili su opere devozionali di questa tipologia. La bibliografia è molto ridotta. Siamo stati molto fortunati perché abbiamo trovato una grande risorsa nella collaborazione del dott. Bernard Berthod, che è Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa ed è specializzato in questo genere di manufatti. Abbiamo catalogato tutte le opere del collezionista, che rappresenta la fonte di informazioni principale perché da vent'anni ricerca e acquista reliquiari di carta. Il lavoro più semplice è stato dividere le paperoles italiane e francesi che sono riconoscibili sia dal tipo di composizione, sia dai materiali usati: le paperoles francesi sono sicuramente più sofisticate e più raffinate di quelle italiane dello stesso periodo, del Seicento e del Settecento. Per quanto riguarda l'iconografia dei santi abbiamo consultato i dizionari agiografici e tutti i documenti disponibili ma, ad esempio, non siamo riusciti ad identificare i due prelati della bellissima coppia esposta nella sala centrale. Forse in futuro si riuscirà.
Quali aspetti della collezione si è cercato di mettere in evidenza con l'allestimento?
Abbiamo lavorato con lo Studio di Architettura Tosetti per cercare di ricreare l'allestimento così come appare nella casa del collezionista torinese, con i paperoles molto ravvicinati; abbiamo voluto presentare nelle sale principali due muri quadreria per dare un'idea di intimità e ricreare il carattere privato della raccolta.
In mostra sono presenti anche dodici fotografie di Nan Goldin, nota per le sue immagini trasgressive e fortemente calate in realtà scomode. Come si conciliano con la sua collezione di oggetti di culto cattolici?
Per me è stata la scoperta straordinaria non solo di un tipo di collezionismo, ma di un personaggio misterioso e spirituale. Nan Goldin è veramente un'anima luminosa, nel senso che il suo mondo è sempre andato di pari passo con la ricerca spirituale. Studiando le sue foto mi sono resa conto che da decenni ritrae icone di santi e soggetti religiosi, anche se sono state poco esposte, non sono state prodotte e quindi sono rimaste un fatto molto privato. Nella mia intervista in catalogo con Nan ho scoperto che fin da ragazzina era interessata all'iconografia cattolica, pur essendo stata educata da ebrea. Ci vive proprio, si circonda di queste cose: in una mostra pubblica a Parigi al Centre Pompidou nel 2007 ha presentato la sua stanza da letto della casa di Parigi, ricostruita fedelmente, con alcune delle paperoles che sono in mostra a Torino. Ha percorso tutta la Francia e tutta l'Italia alla ricerca di reliquie di Santa Barbara [che porta il nome della sorella morta suicida a soli 18 anni, ndr]. E' la sua vita spirituale che l'ha portata ad attorniarsi di questi oggetti, che la rendono serena, felice e rappresentano per lei un valore affettivo.
Da molti anni è curatrice di importanti mostre in Italia e all'estero. Quali cambiamenti ha riscontrato nel panorama artistico internazionale degli ultimi anni?
In un periodo così complesso e critico direi che la spiritualità è sicuramente in un momento in cui sta rifiorendo. Non parlo soltanto di oggetti devozionali, ma della spiritualità come immaginario collettivo contemporaneo. Seppur in maniera ironica, provocatoria dissacrante, è interessante vedere come negli ultimi cinque anni artisti importanti e giovani hanno ripreso l'iconografia religiosa, Alexandra Mir è una di questi. E' un fenomeno che mi ha colpito, su cui voglio lavorare, studiare, pensare. Sarà sicuramente un tema del futuro.
In qualità di esperta d'arte contemporanea le è mai capitato di dover sconsigliare ad un collezionista l'acquisto di un'opera?
Sconsigliare certamente è una cosa molto difficile da fare, ma bisogna farlo, qualora la mia esperienza, il mio occhio mi dica che non è nulla di nuovo, perché il contemporaneo, che è il mio settore, va guardato ricercando ciò che è nuovo. Bisogna avere anni di esperienza, di abitudine ai quadri, visitare mostre e
fiere. Più si vede più si riesce ad identificare. L'arte va vissuta personalmente, perché l'estetica è il suo valore fondante, anche se nel mondo di oggi ci sono moltissimi collezionisti che non comprano con gli occhi. L'opera deve essere vista, deve creare un'emozione, solo in quel momento diventa un'opera d'arte.

martedì 3 aprile 2012

Tradizione e Natura


Tradizione e Natura, questo il titolo della conferenza che il prof. Piercarlo Grimaldi terrà giovedì 5 aprile ore 18.00 nell'ambito della rassegna FORUM NATURAE: Conversazioni sull'Ambiente, correlata alla mostra "Bulloni e farfalle - 150 anni di Ambiente in Piemonte”, esposta fino al 6 luglio 2012 presso il MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Ingresso libero

Piercarlo Grimaldi, nato a Cossano Belbo (Cn) il 26 luglio 1945, è professore ordinario presso l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, Pollenzo-Bra, dove insegna Antropologia Culturale. Dall'ottobre 2011 è Rettore dello stesso ateneo. É direttore, dal 1993, della collana Documenti e ricerche di etnologia europea, casa editrice Omega di Torino.

Museo Regionale di Scienze  Naturali
Via  Giolitti 36 - 10123 Torino
Informazioni: tel. +39 011.4326345

lunedì 2 aprile 2012

Jason Dodge


Photo: Sebastiano Pellion di Persano
Jason Dodge
Anyone
 La Galleria Franco Noero presenta il primo progetto espositivo di Jason Dodge in galleria, all'interno della Casa Scaccabarozzi, tradizionalmente chiamata "Fetta di Polenta", e nei due spazi situati nella vicina Piazza Santa Giulia.
Elemento tipico della pratica dell'artista è quello di presentare lavori singoli all'interno di molteplici spazi. Jason Dodge parte dalla consapevolezza del potenziale narrativo presente nelle cose, storie che isola e de-contestualizza, rinnovandole attraverso la contaminazione con il vissuto dei visitatori.
Le installazioni The Ornithologists are Sleeping e The Crippled are Sleeping sono composte da semplici cuscini utilizzati da una sola persona, appartenente a una categoria ben delineata.
Altre opere sono tracce di narrazioni perdute: The Disappearers, sono segni di una vita cancellati dai detergenti,  perpetuati dai loro involucri; Anyone, pila di lenzuola prelevate da un albergo, lavate e riconsegnate in galleria, assume i connotati di una rimozione psicanalitica in chiave concettuale.
Nel ProjectSpace Dodge distorce il potenziale narrativo: North si compone di una canna fumaria in rame presentata sul pavimento dello spazio, orientata verso nord.
Lo spazio SiteSpecific ospita invece una serie di lunghe candele che impediscono l'accesso e impongono di soffermarsi sui significati, i segni che tradizionalmente vi sono legati, sulle suggestioni generate dal nuovo contesto in cui sono presentate.
Jason Dodge (Newtown, Pennsylvania, 1969) vive e lavora a Berlino. Ha esposto al Kunstverein  di Hannover, al Palais de Tokyo di Parigi, al Museum of Contemporary Art di  Chicago, al Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea di Torino e in numerose esposizioni collettive internazionali.

Jason Dodge
Dal 22 marzo al 5 maggio 2012
Galleria Franco Noero
MainSpace - Via Giulia di Barolo 16/D – 10124 Torino
La visita della mostra è solo su prenotazione.  Per facilitare l'accesso ai piani dell'edificio, l'ingresso è consentito a gruppi di non oltre 8 persone
ProjectSpace - Piazza Santa Giulia 0/F – 10124 Torino
SiteSpecific - Piazza Santa Giulia 5 – 10124 Torino
Orario per tutte le sedi: dal giovedì al sabato, 15 - 19
Informazioni e prenotazioni: tel. 0039 011882208; info@franconoero.com; http://www.franconoero.com/

Immagine:
Jason Dodge, Anyone, 2011
30 linen sheets delivered, collected and replaced by a linen service, dimesions variable
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Turin
Photo: Sebastiano Pellion di Persano

venerdì 30 marzo 2012

Interviste/ETIENNE DE FRANCE

Etienne de France
Etienne de France nasce nel 1984 a Parigi, dove si laurea alla Sorbonne in Storia dell'Arte, da alcuni anni risiede a Reykjavik. E' autore del progetto multimediale Tales of a Sea Cow, sua prima esposizione personale in Europa, presso il PAV Parco Arte Vivente di Torino, fino al 24 giugno 2012.
Tales of a Sea Cow è il risultato di un intenso lavoro sulla biodiversità imperniato sulla Ritina di Steller, un mammifero marino avvistato per la prima volta nel 1741 nel mare di Bering e dichiarato estinto nel giro di poche decine di anni. Metafora amara della velocità e della voracità con cui l’uomo tende ad appropriarsi dell’ambiente.

Come è nata l’idea di esporre al PAV Parco Arte Vivente?
Conoscevo la curatrice della mostra Annick Bureaud, che ha iniziato a seguire il progetto Tales of a Sea Cow nel 2010. In seguito Piero Gilardi ha incontrato Annick a Parigi, in occasione di un convegno sulla biodiversità, e le ha chiesto di collaborare con il PAV come critica e curatrice esperta e specializzata nei nuovi media. Da qui è stata avanzata la proposta di farmi esporre in questa sede. Il PAV è anche co-produttore di una parte del progetto.
È stato complicato realizzare un allestimento così articolato in uno spazio fortemente connotato come il PAV?
Non è stato facile, ma si è trattato di una sfida entusiasmante. Abbiamo dovuto adattare la mostra ad uno spazio concettuale, con una corte, la serra, ecc…che non assomiglia al classico ‘white cube’, mi è sembrato interessante giocare con un museo così particolare. Inoltre è il luogo adatto per il debutto europeo di un lavoro con una struttura modulare [che al PAV è stato possibile dispiegare nella sua totalità, ndr], atipica rispetto alle esposizioni tradizionali.
Il tema della mostra si snoda su vari livelli narrativi. A quale pubblico si rivolge?
Non sono interessato a rivolgermi a una particolare fascia di pubblico, non lo divido per genere, età, ecc. Mi interessa semplicemente che le persone, siano esse bambini, giovani, anziani, intellettuali, non intellettuali, si sentano coinvolte dal percorso espositivo, che ne ricevano suggestioni utili a sollevare dubbi, suscitare interrogativi.
Il suo appare come un atto d’accusa verso l’eccessiva fede nel progresso. In cosa può credere oggi l’uomo contemporaneo?
Il paradosso di questo progetto è che ho criticato il fatto che noi stiamo intervenendo sulla natura, stiamo antropomorfizzando la natura, ma alla fine ho raccontato una storia proprio su questo.
Il mio obiettivo è quello di realizzare lavori poetici e metaforici che parlino di cose che sono difficili da accettare. Quando si rispetta la relazione tra natura e uomo è possibile superare il confine di ciò in cui si crede ed essere molto creativi, scoprendo tutta la ricchezza che esiste in questa creatività. Italo Calvino ad esempio è un autore molto nostalgico, ma è ricco di poesia. Offre molti stimoli a diversi tipi di pubblico. Crea dei ponti su altre vie d’accesso, non è statico.
Dovendo classificare arte, scienza ed etica in che ordine metterebbe queste tre parole?
Arte, Etica e Scienza.
Al primo posto metto l’arte perché è quello che faccio, che sento, che vedo più vicino a me e come artista mi relaziono con gli amici, i parenti, genitori e in generale la società. Questo passaggio di relazioni è ciò che io considero etica. All’ultimo posto metto la scienza perché sono molto interessato alla ricerca, cerco un dialogo con gli scienziati, ma assolutamente non sono uno scienziato.
Esiste una scena artistica islandese?
Esiste in Islanda una scena underground sperimentale molto piccola, ma molto valida. A Reykjavik ci sono artisti interessanti, anche giovani, già famosi all’estero che però devono la loro fama al fatto di aver esposto in grandi manifestazioni in Europa e Stati Uniti. Tra questi Ragnar Kjartansson che ha esposto nel 2009 nel padiglione islandese della Biennale di Venezia. Il vantaggio di vivere in una comunità così piccola è che tutti si conoscono ed è molto facile partecipare ai workshop, mettere in atto dei progetti. Mi è stato di grande aiuto vivere in un ambiente di questo tipo. Penso che la scena islandese si possa riassumere in una parola: spontaneità.

martedì 27 marzo 2012

Usa la tua zucca

La zucca Biribum
© Adriana Polimeni

Sono aperte le iscrizioni al concorso Usa la tua zucca - IX Concorso di Biribum "Bi-bi-di Bo-bi-di Bummm". La competizione ideata nel 2004 da Adriana Polimeni, artista ed ex insegnante di discipline artistiche, è rivolta agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio nazionale. Gli allievi dovranno, ispirati dalla zucca Biribum, curioso personaggio nato dalla fantasia dell'autrice, rappresentare il tema proposto con tecnica libera. La giuria, composta da giornalisti, artisti e operatori culturali, valuterà gli elaborati che potranno essere realizzati individualmente o a piccoli gruppi. Nel corso della premiazione finale, che si terrà in autunno nella piazza principale di  Candiolo (To), saranno assegnati i premi ai primi tre classificati e l’attestato di partecipazione a tutte le scuole concorrenti. Gli elaborati dovranno pervenire entro il 10 ottobre 2012 all’indirizzo “Biribum la zucca che cammina”, presso Associazione Culturale La Contrada Nuova, Via XXV Aprile 5 - 10060 Candiolo (TO) indicando nome, cognome, classe e scuola di provenienza.
Info: tel.3486613053