mercoledì 18 marzo 2026

LA FORMA E IL COLORE

Gian Giorgio Massara

Forma su fondo azzurro
Filippo Scroppo
Forma su fondo azzurro
1953
La Fondazione Giorgio Amendola (Torino, via Tollegno 52) ha organizzato presso la Galleria Civica di Torre Pellice una mostra che abbraccia il mondo torinese degli anni Quaranta sino agli albori degli anni Sessanta (fino al 18 aprile 2026). Mostra accompagnata dall'elegante catalogo a cura di Luca Motto (Speranze e Fermenti, Ed. Rinnovamento) perfetto, condotto con sapienza, frutto certo di una complessa ricerca nell'intento di immedesimarsi nel mondo dell'arte torinese. 34 sono le immagini a colori per un volume che comprende scritti di Prospero Cerabona, Maurizia Allisio e che pubblica in copertina l’opera di Filippo Scroppo Forma su fondo azzurro datata 1953 (particolare).
Per chi si è laureato nel 1953 ed è prossimo a compiere i novantacinque anni sfogliare il catalogo significa rivivere - non senza emozione - mostre e presenze, rivedere volti e personaggi per lo più legati al torinese palazzo di via Accademia Albertina.
Così è per scultori, pittori, incisori, critici d’arte.
MAC
Albino Galvano
MAC
1954

Olio su tela
60 x 40 cm
Ecco comparire il primitivo gruppo di allievi di Felice Casorati - ancora nostro Presidente - “capeggiati” da Nella Marchesini, gli scritti raffinati di Piero Bargis e Renzo Guasco, la presenza dell’amico Albino Galvano che volentieri narrava momenti della propria vita, Ninetto Ciaffi, Mattia Moreni destinato a lasciare a Torino fuggevoli segni, Riccardo Chicco al quale abbiamo dedicato un paio di mostre - con Mariolina Tibone - “sul filo della fantasia”, Gariazzo, Sicbaldi che viveva e lavorava in riva al fiume, Adriano Alloati sensibile nel modellare, un giovane Nex; e ancora Terracini, Terzolo e Daphne Maugham, Parisot, Gorza e Tabusso che sogna un nuovo universo.

Non possono mancare Italo Cremona amante di una Torino visionaria, la voce di Luigi Carluccio che incoraggiava le giovani leve dei critici d’arte, Marziano Bernardi che prevedeva “la soffitta” per un gruppo di opere giunte dall'Africa e dall’America esposte a Palazzo Carignano nel 1949 in una città “sola e spaurita”.
Anna Maria Brizio, infine, che ci ha insegnato a “leggere i dipinti” anche se capovolti. E Lionello Venturi che commenta una mostra londinese ove compaiono belle donne dipinte oppure “bellezze femminili”. En tout et pour tout.
Quindi gli amici presenti al Bar Guarany in via Po, Enrico Paulucci ritrovato nelle Langhe, Massimo Quaglino, Calandri - grande - che ringraziava costantemente per le poche righe a lui dedicate, i quasi dimenticati Tarantino e Bertinaria, Giulio Da Milano, l’impetuoso scultore Sandro Cherchi, Garelli che ci ha “dedicato” un Ritratto, Chissotti e Chiss, una giovanissima Carol Rama che otterrà a Venezia il Leone d’oro; Francesco Casorati che firma semplicemente “Pavarolo”.
Lo spazio grafico purtroppo arresta il flusso dei ricordi ma il bel catalogo di Luca Motto rimane a farci compagnia.