mercoledì 13 febbraio 2013

DISEGNI DI PRIGIONIA

In occasione del Giorno della Memoria e nel 70° anniversario dell'8 settembre 1943, il Museo Diffuso della Resistenza ha inaugurato la mostra Disegni di prigionia. Luigi Carluccio 1943-1944-1945, dedicata ad uno fra i più stimati esponenti della critica d'arte contemporanea italiana e internazionale.
Gino Carluccio è stato anche uno dei tanti IMI-Italienische Militar Internierte (Internati Militari Italiani) rinchiusi dopo l'armistizio in campi di lavoro appositamente istituiti in Germania e nei territori occupati. Suoi compagni di prigionia furono l'attore Gianrico Tedeschi, lo scrittore Giovanni Guareschi, Stelio Tomei (corrispondente dagli Stati Uniti della Gazzetta del Popolo), Ettore Bonora (studioso e in seguito docente di letteratura alla Facoltà di Magistero di Torino), il filosofo Enzo Paci, i quali per non soccombere al terribile piano nazista organizzarono un premio letterario, un concorso di pittura e alcuni spettacoli teatrali nelle baracche.
In molti scelsero il disegno per resistere all'annientamento morale e fisico; così fece Carluccio che dal 1943 al 1945 tracciò linee incisive su carta esile e fragile, ottenuta rinunciando a beni di prima necessità, come il pane. Il suo, scrive Piero Bianucci, fu "un modo per testimoniare, o per prendere le distanze, per guardare da fuori la propria terribile condizione". Nulla si seppe mai di quei disegni, fino alla mostra postuma organizzata a Torino nel 1983, cui l'editore Allemandi dedicò un prezioso catalogo a tiratura limitata.
Oggi, per la prima volta in originale e nella loro completezza, la mostra nei Quartieri Juvarriani presenta gli 80 disegni sopravvissuti alla censura dei campi, corpus che sarà donato al Museo dagli eredi Carluccio al termine dell'esposizione. Per la maggior parte non datati, fanno eccezione il primo disegno risalente al 1943 eseguito nella città di Yvangorod in Polonia e l'ultimo, del marzo 1945, realizzato nel campo di Wietzendorf un mese prima della liberazione.
I soggetti ritraggono profili estenuati, sguardi perduti, volti scavati di uomini stremati nell'animo e sfibrati nel fisico, coricati su giacigli spogli; non vi è prospettiva spaziale, né orizzonti che descrivono i luoghi e i paesaggi, se non in due rari casi. Ogni linea racconta della povertà e della provvisorietà  vissute per oltre due anni dagli internati militari, come rimarcato dall'allestimento in legno e cartone, a cura di Marisa Coppiano, e nei contributi critici di Bruno Quaranta, Claudio Vercelli, Marco Vallora e Paola Olivetti.
Troppo a lungo taciuta, la condizione degli IMI è testimoniata dalla viva voce dei protagonisti nella proiezione a ciclo continuo del film documentario 600.000 no. La Resistenza degli Internati Militari Italiani, realizzato nel 2008 dall'ANCR (Archivio Nazionale Cinematografico dela Resistenza) e dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale, col preciso intento di 'metter in luce storie e fatti che hanno segnato profondamente la coscienza del Paese e che corrono il rischio di uscire dalla memoria collettiva, con la scomparsa dei testimoni diretti'.

Luigi Carluccio nasce a Calimera in provincia di Lecce il 5 maggio 1911 e muore a San Paolo del Brasile il 12 dicembre 1981. Dal 1979 dirige il settore Arti Visive della Biennale di Venezia, dove, nel 1954 riceve il Premio internazionale della Critica. Fu critico d'arte dei quotidiani "Gazzetta del Popolo" di Torino, "Il Giornale Nuovo" di Milano e del settimanale "Panorama". A Torino, dove risiedeva, curò alla Galleria Civica d'Arte Moderna le mostre: "Le muse inquietanti" (1967), "Il sacro e il profano nell'arte dei simbolisti (1969), "Il Cavaliere Azzurro" (1971), "Combattimento per un'immagine. Fotografi e pittori" (1973).

Disegni di prigionia. Luigi Carluccio 1943-1944-1945
Dal 25 gennaio al 5 maggio 2013
Orario: martedì-domenica 10-18, giovedì 14-22, lunedì chiuso
Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
Corso Valdocco 4/a - 10122 Torino
tel. 0114420780; www.museodiffusotorino.it