venerdì 9 dicembre 2016

SEGUI LA COMETA

E' giunta ormai alla quinta edizione la rassegna SEGUI LA COMETA, imperdibile appuntamento dedicato alla Natività con mostre, presepi itineranti, riproduzioni della grotta di Betlemme in forme insolite, di concezione moderna o ispirate alla tradizione artigianale delle popolazioni alpine, poste alle finestre delle case e negli angoli caratteristici delle borgate di Mentoulles, Ville Cloze e Granges.
Promossa dall'Associazione San Giusto Giovani e dalla Pro Loco di Mentoulles, in collaborazione con l'Ente di Gestione Aree Protette delle Alpi Cozie, SEGUI LA COMETA, dal 26 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, rappresenta un momento di festa e un'occasione propizia per passeggiare fra i selciati su cui affacciano le abitazioni delle località di villeggiatura a ridosso del Comune di Fenestrelle, dominato dal complesso fortificato a presidio della Val Chisone.
Ospitati nelle sale dell’Ente Parco Alpi Cozie, nella cappella di S. Antonio ed in una tipica “grangia” montana, faranno bella mostra di sé presepi artistici e creativi provenienti da ogni parte del mondo; a Mentoulles sarà proposta un'ambientazione con manichini a grandezza naturale nella quale la Sacra Famiglia vestirà i tipici costumi della valle, a Ville Cloze ampio spazio verrà riservato alla fantasia dei bambini, mentre a Granges saranno protagonisti i manufatti di carta nelle forme più varie, da collezione o storici, di epoche e stili differenti.
Completano la rassegna gli elaborati dedicati alla sacra rappresentazione dagli alunni delle scuole che hanno aderito all'iniziativa, i numerosi esemplari di piccolo formato a decorare le architetture circondate dalla splendida cornice naturale del paesaggio pedemontano, e i colorati addobbi natalizi. In totale più di 170 presepi che permetteranno di vivere, accompagnati dalle note dei canti al suono della fisarmonica e della ghironda, insieme alle comunità montane, la magia del Natale.
Fra le iniziative collaterali segnaliamo il 6 gennaio lo speciale itinerario guidato che condurrà i visitatori lungo il percorso, con partenza alle ore 14,30 davanti all'Ente Parco di Mentoulles.
Per informazioni visite e orari: 339 5993616; alessandraboggio@yahoo.it


venerdì 2 dicembre 2016

Profili/ALESSANDRA BOGGIO

Esiste un ricco patrmonio in Italia che lentamente sta tornando alla ribalta, grazie ad associazioni culturali, all'attivismo di molte persone volenterose, impegnate alacremente nel riscoprire e diffondere la conoscenza delle tradizioni locali, degli idiomi dimenticati e del sapere artigianale caratteristico dei territori alpini.
Operatrice culturale, dedita alla promozione del proprio comune di residenza in collaborazione con altri enti turistici e pro loco di zona, Alessandra Boggio da anni fa parte del direttivo dell'Associazione San Giusto Giovani di Mentoulles, alla quale si deve l'allestimento della Festa di Primavera, il 21 marzo, in Borgata Granges, e nel periodo invernale dell'esposizione di presepi Segui la cometa, dislocata in varie sedi.
Iniziative che con altre interessano quella porzione di territorio piemontese posta sotto vincolo ambientale, quella regione dell'Alta Val Chisone incuneata nelle Alpi Cozie, compresa tra i parchi Orsiera Rocciavré, il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand, il Parco Naturale della Val Troncea e la Val Germanasca, con i comuni, le frazioni e le borgate nei dintorni di Exilles, insieme ad altre valli occitane parte di un patrimonio naturalistico ed ecomuseale di inestimabile valore.
Il lavoro di Alessandra Boggio si connota come una sorta di pacifica militanza, sia in veste di organizzatrice di eventi, sia quale pittrice di oggetti in stretta connessione con gli usi e i costumi tradizionali del luogo, a tutela di una cultura vernacolare, preziosa ancorché circoscritta, da considerarsi vero tessuto connettivo di una società in rapida trasformazione e sempre più parcellizzata.
Si tratta di opere che grande interesse avrebbero suscitato fra i collezionisti di arte naïf, nel senso più nobile del termine, ovvero di arte senza filtri e superfetazioni, ma espressione spontanea di un modo sentire la natura come madre e nutrice.
La montagna è da sempre per i valligiani un rifugio, fonte di lavoro, di loisir e senza dubbio motivo di ispirazione per immagini di grande realismo paesaggistico.
Allo stesso modo i lavori di Alessandra Boggio sono espressione di gioco, svago, impegno, risultato di una spiccata manualità, di attenta perizia artigianale, qualunque sia la tecnica adottata: sia essa pittura su vetro, sul metallo dei campanacci ornamentali, si tratti di decorazione su legno, o sulle lose in pietra di Luserna. Esuberanza creativa che trova esplicita manifestazione nel confezionamento di accessori per la casa, nell'hobbistica, dove al bricolage si unisce una vivace attenzione e una peculiare sensibilità femminile per la cura estetica dei dettagli.
Autenticità e riscoperta delle proprie radici sono il comune denominatore della produzione artisica dell'autrice, due aspetti che trovano ulteriore declinazione nelle targhe con motti affisse sui muri esterni delle baite e nell'insegna, per non citarne che una, di un antico forno. Targhe per lo più ad uso turistico spesso decorate con iscrizioni e termini desunti dell'antico idioma locale, il patois, fino a non molti decenni or sono parlato nei borghi più isolati, progressivamente evolutosi in forme dialettali diffuse fra le popolazioni del comprensorio e infine inesorabilmente soppiantato dalla lingua italiana, più adatta alla comunicazione richiesta da un sistema via via più complesso e dinamico. Tuttavia, mai abbandonato definitivamente. Se ne trovano ancora tracce nella toponomastica della Savoia e della Valle di Susa, in alcune espressioni idiomatiche piemontesi, in testi letterari, nonché in atti notarili dei secoli passati, per lo più riguardanti controversie sulla proprietà dei pascoli e sui rapporti di buon vicinato in genere, conservati negli archivi storici comunali e nazionali.
 
In tutti i casi i soggetti e i supporti prediletti dall'autrice sono un richiamo diretto alla montagna, al folklore e alla natura, memoriali di attività umili, di abitudini legate all'agricoltura e alla pastorizia, profondamente radicate nel territorio di cui restano tracce lungo i sentieri, nelle malghe d'alta quota, nelle eccellenze gastronomiche, e nella rievocazione nostalgica di chi riscopre in essi la vera essenza del vivere comunitario.

Alessandra Boggio
www.montagnarte.it


giovedì 10 novembre 2016

Libri/TÈ, CAFFÈ, CIOCCOLATA IN TAZZA

Tazzina con piattino polilobati in porcellana, fondo blu cobalto,
il decoro nelle riserve presenta il motivo del deutsche Blumen.

Manifattura di Meissen, 1740
Collezione privata
Ci sono libri che si leggono tutti d'un fiato, altri che colpiscono lo stomaco come il sorso amaro di un venefico liquore, altri ancora che ahimé conciliano il sonno come una tiepida tisana soporifera.
Il saggio di Anna Cremonte Pastorello si può annoverare, invece, tra quelle deliziose bevande che vanno sorseggiate in tutta tranquillità, ritagliando uno spazio per sé dimentichi degli affanni quotidiani, sprofondati nella poltrona preferita, per assaporarne ogni qualità gustativa e la varietà degli aromatici sentori. E questo non solo perché TÈ, CAFFÈ, CIOCCOLATA IN TAZZA è un affettuoso omaggio a tre bevande che hanno ormai cambiato le nostre abitudini entrando a far parte del lessico comune, ma perché la sua lettura davvero permette di gustare appieno quegli aspetti di costume, quelle consuetudini, corroborati da aneddoti curiosi, da citazioni letterarie, dati storici, che appartengono al vissuto di ciascun individuo e a sorpresa si intrecciano con le vicende di personaggi geograficamente e storicamente lontani dal tempo presente.
Il testo, pubblicato per i tipi di Daniela Piazza Editore, si presenta con una veste grafica molto curata, sia sul piano testuale, sia degli apparati fotografici, con immagini dettagliate e scontornate elegantemente, spesso sul fondo nero di pagine patinate.
Moltissimi sono i contributi iconografici: nel primo capitolo - preceduto dalla presentazione dell'autrice e dalla prefazione del critico e storico d'arte Gian Giorgio Massara - tazze, ciotole, scodelle cesellate in pietre dure, oppure modellate in fine porcellana o semplice terraglia, appartenenti a varie epoche provengono da collezioni private, da musei civici di tutta Italia e da celebri musei europei e d'Oltreoceano.
Tazzina in porcellana Satsuma.
Caratteristiche della porcellana Satsuma sono la pasta bianca con invetriatura color avorio
e la sobria colorazione a colori tenui limitata a piccoli campi della superficie.

Giappone, Kyushu, XIX sec
Collezione privata
Con essenziali ma circostanziate descrizioni, l'autrice offre una panoramica dei manufatti più rari, dai primi esemplari mesopotamici (denominati tas o tasa) risalenti al V-IV millennio a.C., alle coppe in porcellana cinese della dinastia Ming, fino ai servizi finemente istoriati con bordature e fogliami d'oro di provenienza francese e mitteleuropea, oppure sontuosamente decorati in epoca zarista, arrivando, in tempi più recenti, agli esemplari personalizzati con le insegne di prestigiosi Caffè. Il puntuale resoconto comprende le fortuna artistica di alcune fra le più note botteghe artigiane: Ginori, Limoges, Sèvres, Fabergé, Meissen e moltissime altre che con azioni di spionaggio industriale ante litteram, grazie all'impiego di materie prime disponibili sul territorio, hanno apportato innovazioni ai processi produttivi degli oggetti fittili, con notevole incremento della produzione su ampia scala di pezzi pregiati commissionati dalle case nobiliari più blasonate o dal nascente ceto borghese.
A seguire, raggruppata in apposito capitolo, completa la vivace rassegna la galleria di quadri a tema, nei quali pittori fiamminghi, Mantegna, Cezanne, Renoir, orientalisti e molti altri in ogni parte del mondo hanno immortalato le stoviglie più adatte a degustare la divina ambrosia, in scene borghesi, situazioni domestiche, ambienti esotici e vivide nature morte. La narrazione non poteva escludere un excursus sulle origini, talvolta leggendarie, delle piante di tè, caffè e cacao e delle bevande prelibate da esse ottenute. Così si scopre, ad esempio, che l'imperatore della dinastia Song, Hui Tsung (1101-1125), vero cultore del rito del tè, nonché autore del trattato "Ta Kuan Ch'a Lun" con precise istruzioni sulla preparazione dell'infuso, fu fatto prigioniero dai tartari e obbligato nei nove anni d'esilio a consumare tè salato con burro di cammello, secondo l'usanza tartara.
Coppia di tazzine con piattini polilobati e cucchiaini in porcellana colore avorio e nero,
decoro in stile Liberty ad opera di Franz Chen.

Taiwan, Franz Collection, 2001
Collezione privata
Si apprende che nel Punjab il tè si serve con latte bollito e spezie aromatiche, mentre sul fronte europeo, in Francia, lo si preferisce senza zucchero né latte, né limone, ma accompagnato da biscotti e madeleines. Impossibile ripercorrere in poche righe i capitoli dedicati al caffè e alla cioccolata, dove a notazioni storico-commerciali, testimonianze sui presunti o reali effetti curativi dei due preparati, si alternano citazioni da De Filippo, Goldoni, Manzoni e brani epistolari fra intellettuali e cortigiane, intenti a intesserne le lodi, prontamente smentiti da chi vedeva nella cioccolata l'origine di comportamenti licenziosi o, nel caffè, la causa di moti sediziosi. L'itinerario cronologico termina con la divertente rievocazione dei filmati di Carosello, che decretano il successo di Carmencita e Caballero, El Merendero Miguel, Paulista, dell'Omino coi baffi, nati intorno agli anni Sessanta dalla fantasia di note firme pubblicitarie ed entrati a far parte da allora dell'immaginario collettivo degli Italiani.
Completano la lettura l'esaustivo glossario, l'elenco alfabetico dei nomi che a vario titolo, detrattori o sostenitori dei tre aromi, hanno preso parte al racconto, e la bibliografia essenziale, per chi desiderasse approfondire uno dei molti temi messi in luce dalla trattazione.
Trattazione che è nel contempo elogio al buon gusto letterario e al valore etico ed estetico dell'oggetto d'alto artigianato, tanto maggiore quanto lo sono abilità e sapienza dell'intelletto umano. Un saggio, come si è detto, volutamente curato in ogni dettaglio, destinato ai palati fini che riescono ancora a riconoscere ed apprezzare l'arte del buon vivere.

TÈ, CAFFÈ, CIOCCOLATA IN TAZZA
Anna Cremonte Pastorello di Cornour
Prefazione di Gian Giorgio Massara
ISBN 978-88-7889-280-4
Pagg.: 464 - volume fotografico a colori
Formato 17x24 cm - cartonato autocopertinato
Prezzo di copertina: 30,00 €

venerdì 21 ottobre 2016

TorinoCuneoVualà. TERRA MADRE - SALONE DEL GUSTO 2016 NEI TACCUINI DI VIAGGIO DISEGNATI

E' stata inaugurata, sabato 15 ottobre scorso, l'esposizione degli elaborati presentati alla quarta edizione di TorinoCuneoVualà, concorso quest'anno abbinato alla rassegna Terra Madre. Salone internazionale del Gusto 2016, che si è tenuta a Torino dal 24 al 26 settembre, organzzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, giunta al ventesimo anno dalla sua fondazione. Con 900 espositori provenienti da tutta Italia e da 100 Paesi del mondo, dislocati su un'area compresa per la prima volta fra i meravigliosi viali del parco del Valentino e i più prestigiosi angoli del centro storico di Torino, Terra Madre si è riconfermata quale osservatorio privilegiato per valutare lo stato di salute del comparto enogastronomico locale e globale, in un clima di reciproco scambio di idee e confronto fra prodotti d'eccellenza di culture e territori differenti.
Occasione ghiotta, è il caso di dirlo, per i carnettisti invitati a cogliere attraverso il loro personalissimo tratto gli aspetti più curiosi dell'evento. TorinoCuneoVualà, curata da Ivana Mulatero, è fin dal suo esordio una competizione innovativa e inedita nel contesto dell’offerta culturale della Regione Piemonte, interamente dedicata al carnet de voyage, forma d’arte ibrida che coniuga in un'unica soluzione disegno e scrittura.
“Dove sono 'puntate' le matite si vede una nuova Terra” recita lo slogan della gara. All’invito - reso possibile grazie anche alla collaborazione pluriennale con l'Associazione Autori Diari di Viaggio di Ferrara - hanno risposto oltre centocinquanta disegnatori, tra i quali molti studenti del Primo Liceo Artistico di Torino e del Liceo Artistico “Ego Bianchi” di Cuneo impegnati, nelle due giornate di sabato 24 e domenica 25 settembre 2016, a dar forma e colore ad un taccuino delineato in presa diretta, con appostamenti tra gli spazi espositivi, i produttori, il pubblico e i luoghi di Terra Madre.
La consegna improrogabile entro la domenica, termine ultimo fissato per la prima sessione di lavoro, ha dato vita ad esiti grafici dal tratto talora sintetico, altre volte scherzoso e ironico, o ancora particolarmente attento agli aspetti etnoatropologici della manifestazione, osservata, analizzata e infine raccontata con ductus rapido e immediato. Una seconda sessione ha visto coinvolti i partecipanti che hanno proseguito il reportage nei giorni successivi, servendosi di fotografie, di materiale documentario e di opuscoli informativi raccolti negli stand fieristici, restituendo una serie di sketchbook rielaborati in studio, frutto della commistione fra bozzetti live e soluzioni formali più ricercate talvolta arricchite da inserti a collage.
Metodologie all'apparenza differenti, di fatto capaci in ugual misura di trasferire senza filtri la profondità del pensiero e le emozioni di ciascun autore, dall'ideazione al gesto. Tecniche finalizzate non solo a  riprodurre l'episodio contingente, la situazione casuale, ma vòlte soprattutto ad esprimere la precisa intenzione progettuale del pittore-narratore. Aspetti, questi, che fanno del taccuino di viaggio una disciplina artistica sempre più apprezzata, malgrado o forse proprio perché alternativa alla pervasiva comunicazione, sia verbale che iconica, dell'era digitale.
Quattro sono state le categorie premiate dalla curatrice della mostra Ivana Mulatero, dal Vice Presidente della Fondazione Peano, arch. Ezio Ingaramo e dall'Assessore alla Cultura della Città di Cuneo, Alessandro Spedale, nel corso della giornata inaugurale della mostra presso la Fondazione Peano di Cuneo, fase conclusiva della competizione.
Pubblichiamo di seguito l'elenco dei vincitori designati dalla giuria tecnica, composta da Maria Gabriella Aragno (Assessore del Comune di Cuneo), Marcello Marengo (Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, delegato Slow Food), Fiorenzo Alfieri (Presidente dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino), Ezio Ingaramo e Ivana Mulatero.
  • Carnet live (sabato 24 e domenica 25 settembre 2016) - Categoria professionisti:
    1° premio CATIA SARDELLA; 2° premio VALERIO MIRANNALTI; 3° premio DOMINIQUE FIDANZA (SIGHANDA).
  • Carnet live (sabato 24 e domenica 25 settembre 2016) - Categoria studenti Primo Liceo Artistico di Torino: 1° premio LIDIA COPOT; 2° premio MIRKO VERCELLI; 3° premio YASMINE ARMESIL.
  • Carnet rielaborati in studio - Categoria professionisti: 1° premio ELENA MONACO;
    2° premio RICCARDO VIOTTO; 3° premio SILVIA CESTARI.
  • Carnet realizzati in aula - Categoria studenti Liceo Artistico "Ego Bianchi" di Cuneo:
    1° premio MARTA BELLINI; 2° premio MARTA TERRIBILE; 3° premio SVEVA SIGNORILE; Menzione speciale ADMIR NDERSHTIQAY.

TorinoCuneoVualà
TERRA MADRE - SALONE DEL GUSTO 2016 NEI TACCUINI DI VIAGGIO DISEGNATI
15 ottobre - 6 novembre 2016
Fondazione Peano
Corso Francia, 47 - Cuneo
Orario: dal giovedì alla domenica, ore 16 - 19
Info: 0171603649 - 3497528085
segreteria@fondazionepeano.it; www.fondazionepeano.it
facebook: Fondazione Peano Cuneo

giovedì 29 settembre 2016

CARLO PITTARA E LA SCUOLA DI RIVARA


Carlo Pittara
Cavalieri nel cortile del maniero di Issogne
Olio su tavola, 45,3x33,7 cm
Collezione privata
La mostra CARLO PITTARA E LA SCUOLA DI RIVARA in corso presso il Museo Accorsi – Ometto di Torino, realizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio e a cura di Giuseppe Luigi Marini, comprende circa settanta opere appartenenti a collezionisti privati, di dodici artisti provenienti da diverse regioni italiane, facenti capo alla personalità e al talento artistico di Carlo Pittara.
Carlo Pittara
Tramonto
Olio su tela, 65x95 cm
Collezione privata
Del cenacolo di Rivara animato da Pittara, fanno parte i piemontesi Vittorio Avondo, Ernesto Bertea, Federico Pastoris, a cui si aggiungeranno più tardi i torinesi Giovanni Battista Carpanetto, Adolfo Dalbesio e Francesco Romero, di Moncalvo; ad esso partecipano anche i liguri Ernesto Rayper e Alberto Issel o “naturalizzati” come tali, gli iberici D’Andrade e De Avendaño, nonché il fiorentino di natali, ma giunto a Torino in tenera età, Antenore Soldi
Ernesto Bertea
Marchande de vin
Olio su tela, 108x156 cm
Collezione privata
La loro ricerca è caratterizzata dal sensibile realismo nella rappresentazione del paesaggio agreste, con un'attenzione dapprima al paesismo intriso di romanticismo dello svizzero Alexandre Calame (che quasi tutti conobbero inizialmente a Ginevra), poi orientato al naturalismo dei pittori di Barbizon in Francia e alle novità di Corot. Infine su esortazione del ligure Tammar Luxoro, rivolto agli insegnamenti di Antonio Fontanesi, titolare della cattedra di Paesaggio all'Accademia Albertina, attivo con i suoi allievi nella vicina Volpiano.
Antenore Soldi
Sul greto della Stura
Olio su tela, 80x51 cm
Baroncelli 98 srl, Torino
Il confronto tra i pittori iberici e quelli liguri iniziò dapprima negli incontri a Carcare, nel Savonese, poi, soprattutto d’estate o in autunno, a Rivara dove gli invitati potevano godere della generosa ospitalità del banchiere Carlo Ogliani, cognato di Pittara, rivarese d’origine e proprietario di un’accogliente villa, nonché del vasto castello acquistato all’inizio degli anni Settanta. Luoghi dove il lavoro gomito a gomito ebbe momenti catalizzanti, specie dopo l’inserimento nel gruppo di Rayper, per interessamento di D’Andrade.
Carlo Pittara
Rive della Senna, 1884
Olio su tela, 38x56 cm
Collezione privata
La compagine conobbe il periodo di maggior vitalità e di fulgore a cavallo del 1870, sino alla precoce morte di Rayper nel 1873, seguita da uno stillicidio di abbandoni alla fine del decennio: Avondo, D’Andrade, Pastoris e Bertea, variamente e progressivamente attratti dal restauro e dallo studio dei monumenti del Medioevo pedemontano; lo stesso Pittara, che ritroviamo a Roma nel 1877 e a Parigi dopo il 1880, tornerà a Rivara solo per qualche mese ogni anno; Carpanetto e Dalbesio furono inclini come lo stesso Pittara, alle fascinazioni parigine della sintassi pittorica di De Nittis e Boldini.
Giovanni Battista Carpanetto
Intimità, 1892
Olio su tavola, 32,5x48 cm
Collezione privata
Valorizzata in primis dal poeta Giovanni Camerana, poi dai critici Emilio Zanzi, Marziano Bernardi e in ultimo e autorevolmente da Roberto Longhi, l’importanza della cosiddetta Scuola di Rivara era già stata riconosciuta da Telemaco Signorini che, tuttavia, dimenticò Pittara per sottolineare il ruolo innovatore di Ernesto Rayper, indubbiamente la figura più dotata del gruppo. Anche se Carlo Pittara fu il più produttivo e vario, passando dal realismo, alla finezza del linguaggio denittisiano, fino alle dolci eleganze di un dettato più narrativo.
Francesco Romero
Una via di Rivara, 1896
Olio su tavola, 45x30,8 cm
Collezione privata
A questa “epopea” tardo-ottocentesca, che accantonò la ridondanza della pittura di storia e i ritardi di gusto dell’insegnamento accademico in favore di un’espressione gioviale e sincera della realtà, la “verde” Rivara ha legato per sempre il proprio nome sostenendo una pacifica, osteggiata a lungo ma definitiva “rivoluzione” che ha segnato l’attualità della pittura piemontese, ligure e, in parte, attraverso Gignous, lombarda del maturo Ottocento.
Per approfondire questi e altri argomenti intorno alla mostra, il Museo propone CONVERSAZIONI D’ARTE, ciclo di incontri con visita tematica a cura di Anna Maria Cavanna.

CARLO PITTARA E LA SCUOLA DI RIVARA
Un momento magico dell’Ottocento pedemontano

22 settembre 2016 – 12 febbraio 2017
Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto
V. Po, 55 - Torino
Orario: da martedì a venerdì 10 – 13 e 14 – 18; sabato e domenica 10– 13 e 14– 19. Lunedì chiuso
Info: tel. 011.837.688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

giovedì 22 settembre 2016

XIV MANUALMENTE

 
Apre i battenti domani 22 settembre, fino al 25 settembre, MANUALMENTE, Salone dedicato alla creatività al femminile declinata in un'ampia gamma di proposte, che ritorna ad ogni appuntamento con un aspetto rinnovato e attività laboratoriali inedite.
La nuova veste grafica, così come il claim della rassegna - Il talento in libertà - firmati dalla coppia di creative Donatella Cinzano e Roberta Dri e dal fotografo Daniele Bottallo, tutti torinesi, rimandano al carattere giovane e al tempo stesso lieve dei manufatti, ad una creatività senza tempo, capace di appassionare un pubblico ad ogni edizione più numeroso e partecipe.
Dopo il successo della prima edizione primaverile dello scorso aprile, con 10.000 visitatori in tre giorni, la rassegna diventa più trasversale, guardando in particolare alle nuove generazioni, grazie ad un'informazione aggiornata, diramata su più social media e a contenuti web dettagliati pensati per mettere in dialogo il variegato panorama delle appassionate di arti manuali.
Resta una piacevole conferma il percorso espositivo vivace e dinamico - allestito all’interno del Padiglione 1 del Lingotto Fiere di Torino -, che vanta oltre 100 espositori provenienti da tutta italia e dall'Europa, con oltre 800 appuntamenti in programma tra corsi, workshop e dimostrazioni suddivisi in numerosi percorsi tematici, dal cucito creativo al mondo della carta, dal ricamo all’hobbistica, dalla pittura alla cucina creativa, con una vasta esposizione di materiali e tecniche.
Tra le novità il concorso Dove ti porta il cuore?, che domenica 25 settembre alle ore 17 assegnerà per estrazione a sorte 10 mistery box contenenti materiale per un valore di 100 euro, a coloro che avranno consegnato in fiera la cartolina in distribuzione presso vari punti della città, nei giorni precedenti l’inaugurazione.
Tra gli ospiti: Emanuela Tonioni e Marthia Saracino, tutor della trasmissione 'Detto Fatto'; l'illustratrice fantasy Lucia Simonis; Emma Fassio, knitwear designer e blogger di maglia, insieme a Adele Niccolai, artista prestata al patchwork, per la prima volta a Manualmente. E ancora Tommaso Bottalico con la sua Shabby School, Mary Cocciolo, Rita Loccisano e numerosi altri.
Protagonisti come di consueto gli eventi consolidati: il Knit Caffè Letterario, il mondo di carta di Carola Candela, Adele Busatto, Monica Dal Molin ed Elena Marsico, i laboratori di decoupage, scrapbooking e origami. Gli incontri dedicati al cucito, al ricamo, alla tessitura e al merletto. Senza dimenticare l' hobbistica e la cucina con il visual food e il cake design.
Ancora più ricca l'offerta di iniziative rivolte ai piccoli artisti in erba e alle famiglie, con un giorno dedicato,  giovedì 22 settembre dalle ore 14, ad ingresso gratuito per il genitore o altro adulto che accompagna i giovani visitatori dai 3 fino a 9 anni compiuti.
Da segnalare infine le iniziative speciali, dedicate al tema del Natale, del rientro a scuola, agli amici animali; le esposizioni di kimono, arazzi e abiti sartoriali; i concorsi a premi con finalità benefiche. Insomma, una rassegna che promette di riconfermare il successo delle edizioni precedenti e offre l'occasione imperdibile per dare spazio e forma alle proprie idee, senza porre limiti alla fantasia.

XIV MANUALMENTE - Salone della Creatività
Dal 22 al 25 settembre 2016
Lingotto Fiere – Padiglione 1
Via Nizza 280 - Torino
Orario: dalle 9.30 alle 19.00
Ingresso 9 euro - ridotto 7 euro
info@manualmente.it
www.manualmente.it
www.facebook.com/manualmentefiera

venerdì 16 settembre 2016

PAOLO GAIDANO. MOSTRA NEL CENTENARIO DELLA MORTE

Affreschi del Duomo di Carignano - 1879/1885
La caduta degli angeli ribelli
Quasi cento opere celebrano il “principe degli affreschi e ritrattista di Casa Savoia” in una mostra esclusiva che la storica Galleria Fogliato di Torino dedica a PAOLO GAIDANO.
Giovanni Gaidano, discendente dell’artista poirinese, mecenate e appassionato collezionista, ha raccolto e messo a disposizione decine di opere del suo avo. La rettrospettiva ripercorre dunque cronologicamente la carriera e l'evoluzione artistica di una personalità di grande talento, financo geniale, che ha saputo cimentarsi con disinvoltura nell'affresco, nei quadri di genere e nel ritratto, qui esaminati secondo tre differenti itinerari.
Affreschi della Chiesa del Cottolengo a Torino - 1899/1900
L’ultima cena
Ultimo di tre figli, nato a Poirino il 28 dicembre del 1861 da padre muratore e da madre tessitrice, il tredicenne Paolo fu notato per la sua propensione al disegno dal pittore Emanuele Appendini, che egli osservava per ore cercando di imitarlo, mentre in quel periodo stava affrescando la chiesa di S. Croce a Poirino. Dal 1875 al 1878 fu allievo dell’Accademia Albertina di Torino grazie alla lungimiranza dell’industriale poirinese Giovanni Melano che lo favorì sostenendone le spese scolastiche. Frequentò diversi corsi e ottenne più volte premi ai concorsi accademici.
La morte di Manon Lescaut - 1906
Fu allievo di Angelo Moja per i corsi di prospettiva e architettura elementare, di Giuseppe Desclos per ornato, di Enrico Gamba per figura e di Andrea Gastaldi per la pittura.
Proprio con l’appoggio del Gastaldi, il Gaidano appena diplomato subentrò all’Appendini, morto improvvisamente, nei lavori di decorazione del Duomo di Carignano e si connotò per la decorazione murale di carattere sacro. Numerosi sono i suoi affreschi di questo tipo in tutto il Piemonte. Nel 1890 venne nominato professore aggiunto alla cattedra di disegno di figura presso l'Accademia Albertina e si fece conoscere come pittore sia in Italia che all’estero.
Ritratto della Contessa Amalia Canonica Capello - 1906
A partire dal 1893, anno del Ritratto del commediografo Valentino Carrera (Torino, Galleria civica d'arte moderna e contemporanea), Paolo Gaidano si impose come ritrattista. In questo campo ottenne pubblici riconoscimenti quali il premio Emanuele di Bricherasio alla Quadriennale di Torino del 1908. Fra i suoi ritratti eccellenti figurano esponenti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia piemontese, numerosi componenti di Casa Savoia, fra i quali si segnalano il Duca d'Aosta e Vittorio Emanuele III, effigie, quest'ultima, messa a disposizione per la mostra dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia attuale tenutaria del dipinto.
Dopo una vita costellata di successi, ostacolati tuttavia da una personalità chiusa e poco empatica, muore improvvisamente a 54 anni, la notte del 3 febbraio 1916, nella sua casa di Torino. È sepolto nella tomba di famiglia presso il cimitero di Poirino.
Marina di Sanremo
L'esposizione, curata da Franco Pavesio e allestita dal Circolo Fotografico “Romolo Nazzaro” di Poirino, è promossa da Olfattorio®, realtà che da sempre si impegna ad unire la ricerca nel panorama delle fragranze di nicchia con la promozione dell’arte, della letteratura e del design. In entrambi i casi lo spirito che anima i fondatori, Giovanni Gaidano e Renata De Rossi, è di pervenire ad una “nota” unica, distintiva, e di assaporare un’esperienza polisensoriale personalizzata che è possibile far propria visitando uno dei Bar à Parfums, con sede a Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna e Porto Piccolo di Sistina (Ts).

PAOLO GAIDANO
Signore degli affreschi e ritrattista ufficiale di Casa Savoia
Dal 15 al 24 settembre 2016
Galleria Fogliato
via Mazzini, 9 - 10123 Torino
tel. 011 887733; info@galleriafogliatotorino.com
Orario: 9,30-13 e 15-19,30. Chiuso il lunedì e festivi
www.galleriafogliatotorino.com

150 TROUBETZKOY. 1866 - 2016

Museo del Paesaggio di Verbania - Ingresso
Il Museo del Paesaggio di Verbania collocato a Palazzo Viani Dugnani, dotato di una bella collezione permanente di opere di pittura, scultura e archeologia, riapre nel piano terra dopo due anni e mezzo di chiusura per importanti lavori di restauro, con una spettacolare rassegna dedicata, in occasione dei centocinquant’anni dalla nascita, al grande scultore Paolo Troubetzkoy. In esposizione 150 sculture in gesso, parte del patrimonio di 340 opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà.
Paolo Troubetzkoy
Mia moglie (ca. 1911)
Troubetzkoy, uno dei maggiori scultori del Novecento, paragonato a Rodin e definito “impressionista” dalla critica internazionale, secondogenito del principe russo Pietro e della cantante americana Ada Winans, nasce a Intra nel 1866. Viene a contatto, nella villa di famiglia a Ghiffa, con i pittori Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni e l'ambiente della scapigliatura lombarda.
Il percorso espositivo, curato da Federica Rabai, conservatore del Museo, si apre dunque con opere, fotografie e documenti storici che ripercorrono questa prima formazione, il suo rapporto con il territorio di Verbania e del Lago Maggiore oltre che le sue esperienze internazionali.
 Paolo Troubetzkoy
Ritratto del principe Lev Galitzin
Nel 1898 Troubetzkoy lascia Milano per la Russia, dove tiene un corso di scultura all’Accademia di Belle Arti di Mosca. Qui incontra Lev Tolstoj ed esponenti dell’aristocrazia russa e di politici, che ritrae con accentuata introspezione psicologica e una forte caratterizzazione sociale. Suo il celebre monumento a cavallo dello zar Alessandro III a San Pietroburgo, inaugurato nel 1909 dopo molte polemiche e rifacimenti, visibile ancora oggi.
Paolo Troubetzkoy
Ritratto di George Bernard Shaw
Nel 1905 ritorna a Milano per trasferirsi a Parigi poco dopo. Effettua frequenti viaggi a Londra: nello studio del pittore Sargent esegue il busto di George Bernard Shaw.
Nel 1911 grazie al collezionista Archer Milton Huntington comincia un tour di mostre personali a New York e in varie città americane. Ritrae molti attori del cinema come Mary Pickford e Douglas Fairbanks senior. Tornato a Parigi nel 1921 vi risiederà quasi ininterrottamente fino alla morte, alternando soggiorni estivi nella Villa Ca’ Bianca a Suna sul Lago Maggiore.
Negli anni Venti, ancora attivissimo, realizza i ritratti di Clemenceau e Mussolini e la statua di Giacomo Puccini per il Teatro alla Scala di Milano. Continua i suoi viaggi in Inghilterra e in Egitto, ed espone in varie città italiane, pur già gravemente malato. Muore nel 1938 per una grave forma di anemia, restando un vegetariano convinto.
Allestimento mostra
La mostra presenta i materiali e i soggetti da lui prediletti: figure femminili, nudi, animali, ballerine e ritratti dal vivo ottenuti da materiali teneri come l’argilla, la cera modellata, il mastice  lavorati con la stecca e le sue dita sottili e affusolate in tocchi pieni di temperamento e vibranti di luce. Famose sono le patinature dei gessi - bronzo, giallo ocra, verde oliva – e la esclusiva tecnica di fusione a cera persa, unica, a suo parere, nel mantenere tutti i particolari del manufatto originale.
Termina il percorso della mostra la parziale ricostruzione, basata su foto storiche in possesso del Museo, dell’amato studio francese di Troubetzkoy e dello studiolo di Suna, andato distrutto in un incendio.

150 TROUBETZKOY. 1866 - 2016

4 giugno 2016 - 30 ottobre 2016
Palazzo Viani Dugnani
via Ruga n.44, 28922 – Verbania (VB)
Orari: dal martedì al venerdì 11-18; sabato domenica e festivi 10 - 19
Per informazioni: tel. +39 0323 556621; segreteria@museodelpaesaggio.it
www.museodelpaesaggio.it

IMMAGINARE IL GIARDINO

Villa Giulia
Esterno - Facciata giardino
Nei bellissimi spazi espositivi di Villa Giulia, affacciati sul Lago Maggiore a Pallanza, apre, fino al 2 ottobre, IMMAGINARE IL GIARDINO.
Il curatore della mostra, Michael Jakob, docente universitario e curatore internazionale, propone una affascinante lettura tematica dove il giardino viene rappresentato in due diverse modalità. La prima sezione presenta 140 splendide incisioni, provenienti da una collezione privata di libri e materiali iconografici, significativa testimonianza circa l’immaginario del giardino nei secoli tra il Seicento e l’Ottocento.
Giuseppe Vasi
 « Otto vedute di giardini di Roma »
 Veduta della Villa dell’E.mo Sig. Cardinale Alessandro Albani
Fuori di Porta Salaria - tavola n.1
Sfilano meravigliosi parchi come quello illustrato nella raccolta Hofstede van Clingendaal (Amsterdam, 1690 ca.) sulla tenuta di Clingendael, con l’imponente frontespizio di Laurens Scherm, composta da 32 stampe delineate da Daniel Stoopendaal e incise da Leon Schenk. Philips Doublet (1633-1707), proprietario della tenuta nei pressi de L’Aia, un gentiluomo amante di architettura, giardino e botanica, tra il 1670 e il 1680 diede al proprio giardino una forte impronta di stile francese. Clingendael divenne in seguito un modello di riferimento per la diffusione della moda geometrica in tutto il paese.
Georges-Louis Le Rouge (1712-1790)
 « Elenco dei nuovi giardini alla moda » (Détail des nouveaux jardins à la mode)
 Quaderno XII - Tavola 24
Si prosegue con il palazzo e il giardino di Heemstede costruiti nel 1645 e acquistati nel 1680 da Diderick van Velthuysen (1651-1716). I bellissimi parterres de broderie, le statue, le fontane e un arco trionfale che conduceva all’orangerie, all’orto e a un grotto sopravvivono ormai soltanto nelle graziose tavole di Isaac de Moucheron. La raccolta di incisioni del 1690 ca. contiene 26 tavole incise, compreso il frontespizio.
Giunti in Italia, delle straordinarie e rarissime incisioni Otto vedute di giardini di Roma, sette portano la firma di Giuseppe Vasi (1710-1782), serie che non trova riscontri nei repertori bibliografici. La qualità artistica delle tavole farebbe attribuire l'esecuzione al giovane Piranesi che, tra il 1741 e il 1744, svolgeva il suo apprendistato presso il Vasi.
Georges-Louis Le Rouge (1712-1790)
 « Elenco dei nuovi giardini alla moda » (Détail des nouveaux jardins à la mode)
L'itinerario prosegue in Austria con il giardiniere-paesaggista tedesco Rudolph Siebeck (1812-1878) famoso per essere l’autore, nel 1862, del Parco della città di Vienna, chiamato anche, per l’appunto, Siebeckpark. In mostra, la rarissima prima edizione de L’arte dei giardini nelle sue forme moderne.
E infine si approda all' Elenco dei nuovi giardini alla moda di Georges-Louis Le Rouge (1712-1790), cartografo, architetto e stampatore francese e autore di una grandiosa impresa editoriale pubblicata a fogli e fascicoli separati nell’arco di tredici anni, a partire dal 1776 fino al 1789, per un totale di 21 quaderni e 496 tavole.
Rudolph Siebeck (1812-1878)
 « L’arte dei giardini nelle sue forme moderne »
(Die Bildende Gartenkunst in ihren modernen Formen)
 Litografia colorata a mano
La seconda sezione della mostra presenta invece la proiezione di filmati sperimentali del Novecento di artisti e video maker – tra gli altri Chris Welsby, Stan Brakhage, Rose Lowder, Marie Menken – che hanno scelto il giardino come specchio delle loro fantasie e proiezioni mentali.
Uno dei filmati presentati nella mostra è Park Film, pellicola strutturale del 1972 dell’artista britannicocandese Chris Welsby che indaga le interazioni tra persone, verde urbano e macchina da presa, in accordo con la ricerca di altri cineasti degli anni ’70-’90.

IMMAGINARE IL GIARDINO
Tre secoli di rappresentazione giardinistica

25 giugno 2016 - 2 ottobre 2016
Villa Giulia
C.so Zanitello, 28922 – Verbania (VB)
Orari: dal martedì al venerdì 14-18; sabato, domenica e festivi 10 - 18
Per informazioni: tel. +39 0323 556621; segreteria@museodelpaesaggio.it
www.museodelpaesaggio.it

martedì 13 settembre 2016

PIATTI STORICI IN MOSTRA

di Tiziano Rossetto
Real castello di Moncalieri
disegno Nicolosino,  incisione Arghinenti, Manifattura Dortu, Torino, 1845 circa
Veduta con cielo nuvoloso e marli a grappoli d’uva grandi.
Piatto a forma di ventaglio facente parte di un raro centrotavola
Foto © Tiziano Rossetto
La Biblioteca del Consiglio Regionale del Piemonte, nell’arco di quasi dieci anni, ha proposto interessanti mostre commentate da cataloghi firmati da nomi di prestigio: Gustavo Mola di Nomaglio, Marco Albera, Giancarlo Melano, Mariarosa Masoero, Albina Malerba. I temi trattati spaziano dal “Monumento da tasca” alla Sindone, ai menù piemontesi, ai gatti da collezionare, alle legature di pregio.
L’attuale mostra IL PIEMONTE SUI PIATTI, a cura di Piero Gondolo della Riva e Marco Albera, riguarda per lo più piatti provenienti dalla collezione dello stesso Gondolo della Riva, che ha curato altresì il catalogo (con prefazione a firma del Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Mauro Laus).
Carta geografica del Dipartimento del Po,
circondato da quelli del Monte Bianco, della Dora,
di Marengo, della Stura e delle Hautes Alpes

Manifattura di Creil, 1808-1818
Foto © Tiziano Rossetto
Fino al Settecento, solo la Cina era in grado di produrre piatti in porcellana di alta qualità. Questi oggetti, finemente dipinti a mano, rimanevano destinati ad un pubblico d’elite. Nel 1709, a Meissen (Germania), l’aggiunta di caolino all’impasto permise di ottenere una porcellana dura simile a quella cinese. Tra Settecento ed Ottocento il commercio dei piatti decorati si diffuse maggiormente, grazie a due innovazioni: in Gran Bretagna ed in Francia si cominciò a produrre “ceramica fine”, detta rispettivamente creamware e faience fine o terre de pipe; quindi, si mise a punto la tecnica per trasferire decorazioni stampate sui manufatti. Numerose manifatture francesi, ad imitazione di quelle inglesi, iniziarono a decorare i prodotti con scene di genere e di battaglie, e con paesaggi stranieri ed italiani, tra cui quelli piemontesi.
Campagne d’Italie – Les Bersaglieri au combat de Frassinetto – n° 2
Manifattura di Creil et Montereau, 1860 circa
Piatto facente parte di una serie di dodici dedicata alla Seconda Guerra d’Indipendenza
Foto © Tiziano Rossetto
Nella presente esposizione vengono messi in mostra piatti datati tra il 1808 ed il 1910, prodotti dalle manifatture di Creil, di Montereau e della torinese Dortu, rimasta in seguito proprietà di Luigi Richard ed infine della famiglia Imoda. 
Le diverse fogge dei piatti vanno dal perimetro circolare, all’ellittico, all’ottagonale, fino a quello lobato, oppure a ventaglio. Le decorazioni dei bordi (marli) variano nei vari pezzi, sebbene talvolta il soggetto centrale rimanga il medesimo. Oltre a scene inerenti l’epopea napoleonica e battaglie della Seconda Guerra d’Indipendenza svoltesi in Piemonte, si possono ammirare vedute immaginarie torinesi e borghi del territorio circostante, carte geografiche e rappresentazioni di edifici storici quali la Vigna della Regina, la Basilica di Superga, palazzi e castelli, quali il Real Valentino o il castello d’Agliè (con e senza nuvole).
Numerose stampe furono tratte dalle incisioni di Giacomo Arghinenti su disegno di Marco Nicolosino. Si possono osservare infine due immagini del Palazzo Reale e del Teatro Carlo Felice di Genova, nonché un piatto dedicato all’Esposizione di Torino del 1898.
La mostra costituisce dunque una finestra aperta sul gusto estetico del passato, testimonia eventi storici e vedute di luoghi ormai modificati dal tempo, celebrando la capacità tecnica dell’operosa industria piemontese.

IL PIEMONTE SUI PIATTI
8 giugno - 7 ottobre 2016
Biblioteca del Consiglio Regionale del Piemonte
Via Confienza, 14 – Torino
Orario: dal lunedì al venerdì 9 - 13 e 14 - 16; mercoledì 9 - 13 e 14 - 18
Info: tel 011 5757 371; biblioteca@cr.piemonte.it
www.cr.piemonte.it