sabato 23 aprile 2022

NEL SEGNO DELLA SCRITTURA

Officina della Scrittura
Sala dei Mestieri
(Dettaglio)

"L'arte della scrittura si basa, come il disegno, su due linee, la retta e la curva. Sono queste che producono tutte le forme che lo spirito può creare e la mano eseguire".

(D. Diderot e J.B. D'Alembert)

Inaugurato nel 2016 grazie all’Associazione Aurea Signa, con il sostegno della Comunità Europea e di numerosi contributi privati, Officina della Scrittura è il primo museo al mondo dedicato al Segno ed alla Scrittura.
Vera e propria "Cittadella della conoscenza", il luogo racconta e valorizza, in un percorso organico fra tecnologia e tradizione, tutto ciò che è legato alla scrittura e, più in generale, al segno dell’uomo: dalle pitture rupestri fino alle forme di comunicazione digitale.
Uno spazio di 200 mq è dedicato all’arte moderna e contemporanea. Qui ha trovato posto il lavoro di artisti affermati ed emergenti, italiani e stranieri, che hanno adottato il segno ed il linguaggio grafico come iconografia privilegiata: Alighiero Boetti, Nicola De Maria, Giorgio Griffa, Emilio Isgrò, Ugo Nespolo, Truly Design, Sher Avner, solo per citarne alcuni.

Officina della Scrittura
Sala Arte Contemporanea

Conoscenza e arte si coniugano nei percorsi didattici pensati per le scuole, nelle attività per famiglie, insieme ai Corsi di Calligrafia, ai Corsi di Grafologia e Psicologia e ai Workshop rivolti agli adulti, per un'offerta formativa destinata a tutte le tipologie di pubblico.
Che cos’è un segno? Dalle calligrafie dei popoli di ieri e di oggi, agli alfabeti della rete, sono molti gli strumenti per la scrittura che si sono succeduti nei secoli: dal papiro fino al tablet, comprese le 13 Regine, penne stilografiche che hanno lasciato un segno nel mondo: dalla Parker Duofold in vari colori (1921) fino al modello Parker 51 ideato da László Moholy-Nagy nello stile razionalistico del Bauhaus.
All’interno di Officina della Scrittura sono organizzate visite guidate al Museo ed alla Manifattura Aurora, che consentono di osservare da vicino le varie fasi di lavorazione, fra cui la progettazione, lo stampaggio, la lavorazione delle parti metalliche, la tornitura, il lavaggio e la lucidatura, il servizio riparazioni e spedizioni, arrivando a scoprire il cuore dello strumento, il pennino, di cui Aurora è la sola produttrice in Italia e tra le poche al mondo. La varietà del tratto è resa possibile grazie alla presenza dell’iridio, un metallo raffinato del gruppo del platino, saldato in varie forme e dimensioni alla punta del pennino, certificato dal punzone 5 TO, uno dei primissimi rilasciati a Torino ed il più antico in attività continuativa.

Officina della Scrittura
Biblioteca

Nel 1889 Cesare Verona Sr., erede di una dinastia dedita al commercio fin dal 1722, è il primo rappresentante in Italia della macchina da scrivere: la Remington n.5.
Isaia Levi, anch'egli imprenditore torinese di origini ebraiche, fonda nel 1919, in Via della Basilica 9, la "Fabbrica di penne a serbatoio Aurora Torino". Ne nascerà un sodalizio con le famiglie Verona ed Enriques, tutte legate al mondo della scrittura. Nel 1943 il laboratorio originario viene raso al suolo dai bombardamenti alleati e Aurora si trasferisce nei pressi dell’Abbazia di San Giacomo di Stura, storico complesso benedettino del 1146, già sede nell'Ottocento di una manifattura tessile. Giovanni Enriques, lungimirante imprenditore, sancisce il rilancio dell'azienda, vendendo in pochi anni 8 milioni di esemplari del modello Aurora 88, progettata da Marcello Nizzoli nel 1947.

Officina della Scrittura
Sala didattica

Aurora è attualmente l'unica in Italia ed una delle poche al mondo, ad occuparsi di tutte le fasi di produzione.
Alle tecniche adottate, tipiche della tradizione orafa, si affianca l'utilizzo di tecnologie computerizzate. Materiali e metalli pregiati (oro, argento e pietre preziose) conferiscono ad ogni penna il carattere di veri e propri gioielli, talora modelli unici al mondo, come Diamante,  con pietra a taglio cabochon incastonata nella testina e 1.919 diamanti certificati De Beers, per un totale di oltre 30 carati.
Le stilografiche Aurora sono entrate a far parte della vita quotidiana degli italiani. In molti hanno imparato a scrivere con la mitica Auretta, disegnata nel 1965 da Albe Steiner. Pezzi iconici come le penne Hastil (1970) e Thesi (1974), disegnate da Marco Zanuso, sono esposte al MOMA di New York; la serie limitata Leonardo da Vinci (2002) del designer Giampiero Bodino e l'edizione celebrativa del centenario Aurora (2019), sono fra i tanti capolavori di design industriale, appartenenti ormai all'immaginario collettivo.

Depositario di un’eredità che da quattro generazioni mette al primo posto valori come il pensiero, la bellezza e la cultura, Cesare Verona, Presidente e Amministratore Delegato della società, continua ad esportare in tutto mondo - dal Giappone agli Emirati Arabi, dall'Iran al Messico - il tratto distintivo di Aurora.
Cura artigianale e investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico costituiscono la missione prioritaria dell'azienda, che con i suoi 10.000 mq complessivi si offre come location ideale per meeting aziendali, con sale dedicate, o per momenti conviviali nell'annesso Ristorante L'Officina. Tramite la creazione di sinergie tra le realtà locali e Istituzioni politiche e culturali, tra cui la Città di Torino, il Comune di Settimo, il Comune di San Mauro, il Teatro Regio, il Museo della Resistenza ed altri, il progetto POLO ECCELLENZE PIEMONTESI punta a fare dello stabilimento una piattaforma di ricerca e formazione, luogo d’elezione per eventi di interesse collettivo, mostre ed incontri dell’area nord di Torino. 

Museo del Segno e della Scrittura
Strada da Bertolla all’Abbadia di Stura, 200 - 10156 Torino
Orario: lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 18, mercoledì chiuso. Ultimo ingresso ore 17.
Aperto il primo e l'ultimo weekend del mese dalle 10 alle 19.
Visite guidate in Manifattura Aurora: lunedì, martedì, giovedì, venerdì: alle 11 ed alle 16.
Per informazioni e prenotazioni: tel. +39 011.034.30.90; info@officinadellascrittura.it
Piena accessibilità a tutti gli spazi di visita.

DAL DISEGNO AL DIPINTO

Dopo il recente riallestimento della Sala dei Cartoni gaudenziani, la Pinacoteca dell'Accademia Albertina riprende il suo ciclo di mostre-dossier dedicate a opere pittoriche realizzate nell'ambito della bottega di Gaudenzio Ferrari, messe in dialogo con i materiali grafici di quella stessa officina artistica appartenenti al Museo.


In questa occasione, è presentato, a cura di Serena D'Italia, un dipinto poco conosciuto della produzione gaudenziana, conservato in collezione privata e oggi visibile al pubblico per la prima volta.
L'opera, costituita da tre pannelli lignei di cui sono state modificate le misure e la forma originarie, raffigura nella parte centrale la Madonna con il Bambino, san Giovannino e tre angeli, mentre negli scomparti laterali sono visibili due sante nell'atto di presentare alla Vergine delle dame inginocchiate in preghiera, probabilmente le committenti dell'opera. Le sante sono identificabili grazie ai loro attributi in Marta di Betania (a sinistra, con la Tarasca e l'aspersorio) e Dorotea (a destra, con il canestro da cui sgorgano miracolosamente dei fiori).

Il trittico è riconoscibile negli inventari della importante quadreria dell'avvocato Giuseppe Antonio Gattino (1802-1853), che era allestita nelle sale nell’attuale Palazzo Valperga Galleani di Torino, in via Alfieri 6, in cui il collezionista abitò a partire dal 1829. La pinacoteca passò poi per via ereditaria aiconti Ricardi di Netro e infine nel 1929 fu acquisita dall'antiquario torinese Pietro Accorsi e dispersa sul mercato. Le tre tavole qui presentate furono comprate pochi anni dopo dalla famiglia che tuttora le possiede.
Gattino aveva acquistato l'opera nel 1830 a Chieri, poco lontano da Torino, dove pare che fosse conservata in San Domenico. Questa dunque potrebbe essere la chiesa per cui fu originariamente commissionata, oppure potrebbe provenire da qualche altro edificio religioso della zona ed essere stata trasferita lì in seguito alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi (1802), che provocarono la dispersione di una grossa parte del patrimonio artistico piemontese.

L'opera è attribuibile al grande pittore di origine valsesiana Gaudenzio Ferrari (nato a Valduggia, documentato a partire dal 1507 e morto a Milano nel 1546), dipinta verosimilmente con l'aiuto di un collaboratore intorno al 1540 o poco prima; la tavola centrale è ispirata alla cosiddetta Madonna degli aranci, una grande pala commissionata nel 1529 a Gaudenzio per la chiesa di San Cristoforo di Vercelli.
La collezione della Pinacoteca dell'Accademia Albertina conserva un cartone (il numero 351) raffigurante Santa Dorotea con una devota, che fu probabilmente realizzato dallo stesso Ferrari come traccia grafica per la tavola di destra dell'opera qui presentata. Le indagini scientifiche eseguite sul trittico in occasione del restauro hanno dimostrato, grazie alla tecnica della riflettografia infrarossa, la precisa corrispondenza del disegno preparatorio sulla tavola con il cartone, confermando che proprio questo grande foglio o una sua copia diretta sono stati utilizzati come impostazione per la stesura pittorica.



DAL DISEGNO AL DIPINTO
Un trittico gaudenziano riscoperto

Fino al 16 ottobre 2022
Pinacoteca Albertina
via Accademia Albertina, 8 - Torino
Orario: tutti i giorni feriali e festivi dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30). Mercoledì giorno di chiusura.
Per informazioni: Tel. 0110897370; comunicazione@albertina.academy
www.pinacotecalbertina.it

PIEMONTE E DISABILITÀ

Si è svolto giovedì 14 aprile, presso il Circolo dei Lettori di Torino, il convegno di restituzione del progetto "Welfare Territoriale: il lavoro delle Associazioni", ideato e condotto dalla CPD - Consulta per le Persone in Difficoltà, finanziato dalla Regione Piemonte.
L'occasione ha permesso di aprire un tavolo di confronto tra enti coinvolti e istituzioni territoriali, al fine di costituire una rete di correlazioni fra le diverse aree di intervento e le disposizioni vigenti in materia di sostenibilità.
Per la prima volta è stato prodotto e presentato a livello regionale un documento articolato sui temi della disabilità e non autosufficienza, sottoposto in tale sede ad un processo di verifica e di concertazione sulle soluzioni da adottare in risposta alle istanze e alle criticità rilevate. Sei i focus individuati dal report: Sostegno alle famiglie; Abitare sociale; Vivere il territorio; Diritto allo studio; Lavorare per crescere; Curare e curarsi.

Il panel si è avvalso dei resoconti di Francesca Bisacco (Presidente CPD), Gianni Ferrero (Direttore CPD), Carlo Giacobini (esperto di disabilità), moderati dalla sociologa Daniela Bucci, d'intesa con gli Assessori Elena Chiorino (Istruzione, Lavoro, Formazione Professionale, Diritto allo studio); Marco Gabusi (Trasporti, Infrastrutture, Opere pubbliche, Difesa del suolo; Protezione civile, Gestione emergenza profughi ucraini); Luigi Genesio Icardi (Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Edilizia sanitaria); Maurizio Marrone (Politiche sociali e dell'integrazione socio-sanitaria, Delegificazione e semplificazione dei percorsi amministrativi, Rapporti con il Consiglio regionale, Emigrazione), intervenuti per fare il punto sulle azioni di natura programmatoria, l'attivazione di nuovi servizi, di monitoraggio, ma anche di rivisitazione delle normative regionali in essere in Regione Piemonte. 

Non si è trascurato neanche l'aspetto dell'incidenza delle politiche nazionali, del PNRR e dei possibili effetti di nuove disposizioni attese a livello nazionale (decreti della legge delega sulla disabilità, norme sui caregiver, norme di semplificazione, linee guida sul collocamento mirato) in materia di welfare. Mentre, per favorire le iniziative in ambito pubblico, è stata presentata l'Agenda della Disabilità, documento programmatico che intende coinvolgere l'intera comunità in azioni capillari e concrete a supporto delle oltre trecento associazioni già operative nel terzo settore. Determinante il contributo richiesto ai mezzi d'informazione nel diffondere le risultanze del cammino fin qui intrapreso.

Gli interventi del convegno sono stati tradotti in presenza da operatori del servizio di interpretariato LIS e, in streaming, da sottotitoli per non udenti.

mercoledì 13 aprile 2022

LA NATURA E LA PREDA

LA NATURA E LA PREDA
Allestimento mostra
Courtesy PAV - Parco Arte Vivente, Torino
Il PAV Parco Arte Vivente presenta la mostra collettiva LA NATURA E LA PREDA, che affronta il tema della memoria coloniale attraverso i lavori di alcuni giovani artisti italiani: Irene Coppola con Vito Priolo, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati e Alessandra Messali.
"Preda", che ha la stessa etimologia del verbo prendere, è sempre qualcosa che si acquista con la violenza: costruire una teoria della preda può costituire uno strumento importante nell'affrontare la drammatica attualità della memoria coloniale. I quattro artisti emergenti invitati nella mostra indagano casi di storia sociale della natura, lavorando sulle rappresentazioni dell’esotico, della caccia, della sperimentazione botanica coloniale.
LA NATURA E LA PREDA
Irene Coppola e Vito Priolo
Body cartographies
Courtesy PAV- Parco Arte Vivente, Torino
Le scene di caccia, le trappole e i richiami per uccelli di Edoardo Manzoni riflettono sull’estetizzazione della violenza delle immagini prodotte in Africa durante il periodo coloniale. Il progetto di Daniele Marzorati, a sua volta, ripercorre alcune delle tracce fisiche del rimosso coloniale nel territorio italiano, una ricerca fotografica che attiva connessioni tra il potere normativo della storia ufficiale e oggetti apparentemente neutrali, guardando al legame tra fascismo, colonialismo e razzismo avvalendosi dei concetti di "razza" e "razzializzazione" così come espressi da Mellino, ossia la gerarchizzazione attraverso l’ideologia della "razza" che invisibilmente permane in alcuni presupposti della cultura occidentale.
LA NATURA E LA PREDA
Foto allestimento
Courtesy PAV - Parco Arte Vivente, Torino
EMILIO SALGARI AND THE TIGER - A Story Written in Far Away Italy, Set in Guwahati 1870, di Alessandra Messali, è il risultato di una ricerca condotta dall’artista tra il 2013 e il 2016 nello stato indiano dell’Assam nell’ambito del Guwahati Research Program (Microclima). Il progetto è un esperimento nel quale le differenze tra testo e contesto riscontrate nei libri di Salgari vengono utilizzate come strumento per riflettere sulle logiche di rappresentazione delle culture esotiche. Irene Coppola, infine, presenta Habitat 08°N (progetto sostenuto dall’Italian Council, Direzione Generale Creatività Contemporanea, MiC), realizzato lavorando a stretto contatto con la comunità indigena di Guna Yala (Panama), in collaborazione con l’architetto Vito Priolo.

LA NATURA E LA PREDA
Alessandra Messali
Emilio Salgari and the tiger (particolare)
Courtesy PAV - Parco Arte Vivente, Torino
Nel periodo in cui la mostra sarà aperta al pubblico, su prenotazione, le AEF Attività Educative e Formative del PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale Wunderkammer d'Altrove, una raccolta di curiosità immaginifiche, in bilico fra il vero e il falso. In relazione alla ricerca di LA NATURA E LA PREDA, viene indagato l’esercizio dell’immaginario di ciò che è lontano da noi e, proprio per questo, altamente desiderabile.
Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, sabato 14 maggio Alessandra Messali condurrà il workshop pubblico dal titolo Tigre contro tigre nella giungla delle rappresentazioni.

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: t. 011 3182235 - lab@parcoartevivente.it

LA NATURA E LA PREDA
Storie e cartografie coloniali

Fino al 29 maggio 2022
PAV Parco Arte Vivente
Centro sperimentale d'arte contemporanea

Via Giordano Bruno 31, 10134 Torino
Orario: venerdì ore 15-18, sabato e domenica ore 12-19
Per informazioni: t. 011 3182235
www.parcoartevivente.it

martedì 12 aprile 2022

LOUISE NEVELSON ALLA BIENNALE DI VENEZIA

Louise Nevelson
Untitled (Sky Cathedral), 1970-1975
legno dipinto, nero
302.3 cm x 360.7 cm x 58.4 cm)
14 elementi, 2 parti basamento (16 elementi totali)
No. 00828.03
© 2022 Estate of Louise Nevelson /
Artists Rights Society (ARS), New York
La Louise Nevelson Foundation presenta un progetto espositivo di portata storica del lavoro dell’artista, figura rivoluzionaria dell’astrazione americana. Dal 23 aprile all’11 settembre 2022, una grande mostra sarà allestita a Venezia nelle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco quale Evento Collaterale ufficiale della 59. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia.
LOUISE NEVELSON. PERSISTENCE segnerà il sessantesimo anniversario della partecipazione dell’artista alla Biennale Arte del 1962, quando fu chiamata a rappresentare gli Stati Uniti nel padiglione americano.
La mostra, che riunirà oltre sessanta lavori realizzati dalla Nevelson tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, è curata da Julia Bryan-Wilson, docente di Arte Moderna e Contemporanea a Berkeley, Università della California. Tra i massimi esperti del lavoro dell’artista, Julia Bryan-Wilson pubblicherà nel 2023 una monografia su Louise Nevelson con la Yale University Press.

Louise Nevelson
Dawn's Presence - Three, 1975
legno dipinto, bianco
312.4 cm × 322.6 cm × 251.5 cm
 No. 08833
© 2022 Estate of Louise Nevelson /
Artists Rights Society (ARS), New York

Articolata in nove sale del secondo piano delle Procuratie Vecchie affacciate su Piazza San Marco, sarà la più ampia e approfondita rassegna realizzata in Italia dal 2013.
Cuore dell’esposizione saranno le sculture di grandi dimensioni, ma si potranno ammirare anche esempi delle sue sculture bianche, tra le quali l’installazione multipla a colonna Dawn’s Presence - Three (1975) e dei suoi rari lavori color oro, come The Golden Pearl (1962).
Il percorso sottolinea la relazione tra il lavoro della Nevelson come scultrice e la sua pratica - durata tutta la vita - dedicata ai collage e agli assemblaggi da parete. I collage e gli assemblage scultorei saranno infatti presentati in dialogo con i lavori di grandi dimensioni, per gettare luce sui tratti fondamentali del processo creativo - per il quale la critica italiana Carla Lonzi usò le parole "distruzione e trasfigurazione" - ma anche sul suo interesse per materiali non convenzionali come legno grezzo, metallo, cartone, carta vetrata, pellicola di alluminio.

Louise Nevelson
Untitled, 1979
metallo, pittura, carta e legno su tavola
121.9 cm x 81.3 cm x 31.1 cm
No. 40639
© 2022 Estate of Louise Nevelson /
Artists Rights Society (ARS), New York
Nata a Pereiaslav, Ucraina (vicino a Kiev) nel 1899, Louise Nevelson migrò negli Stati Uniti con la famiglia nel 1905, stabilendosi nel Maine. Dopo essersi trasferita a New York nel 1920, la Nevelson studiò presso la Art Students League. Negli anni Trenta fu assistente di Diego Rivera, e più tardi insegnante d’arte con la Works Progress Administration. Ebbe la sua prima mostra personale nel 1941 presso la Nierendorf Gallery di New York. Nei primi anni Cinquanta viaggiò in Guatemala e in Messico per conoscere l’arte precolombiana. A seguito di questi viaggi, iniziò a creare le sue prime sculture in legno, profondamente legate ai risultati del Cubismo e del Costruttivismo. Nel corso dei quattro decenni successivi, la Nevelson divenne una tra gli artisti più rivoluzionari degli Stati Uniti. Tutta la sua pratica  - assemblage, collage, lavori di gioielleria, in relazione profonda con il suo lavoro scultoreo - riflette una instancabile sperimentazione con la materia, con la forma e con lo spazio.
Ritratto di Louise Nevelson, 1976
© Lynn Gilbert
L’eredità di questa grande artista americana vive, oltre che nell’attività della Louise Nevelson Foundation, anche nei musei e negli spazi pubblici delle più importanti città americane. In particolare, nella Louise Nevelson Plaza, presso il Financial District di New York, un gruppo delle sue sculture monumentali in acciaio ha una collocazione permanente in stretta connessione con gli alberi, le panchine e il contesto urbano. Nove sue sculture da parete si trovano nella Chapel of the Good Sheperd della Chiesa di Saint Peter a Midtown Manhattan, per la quale la Nevelson disegnò anche la lampada della cappella e i paramenti, concependo un ambiente totale che lei descrisse come "un’oasi". Oggi il lavoro di Louise Nevelson si trova nelle collezioni di tutti i maggiori musei americani, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York e il Museum of Modern Art di New York. Le sue opere sono inoltre presenti in collezioni museali europee - Tate di Londra, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk in Danimarca, Moderna Museet di Stoccolma -, e in numerose altre istituzioni internazionali.

LOUISE NEVELSON. PERSISTENCE
23 aprile - 11 settembre 2022
Procuratie Vecchie di Piazza San Marco
Secondo piano (ingresso da piazza San Marco 1218/b)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10-18
louisenevelsonvenice.com