martedì 12 aprile 2022

FRANCESCO DI SALES 400

Ritratto di San Francesco di Sales
Olio su tela, cm 31 x 25
Anonimo (ante 1661 ?)
(Già appartenente al chierico Brachi; cornice coeva)
Collezione privata Museo Casa Don Bosco - dono famiglia Rava

Chi conquista il cuore dell'uomo, conquista tutto l'uomo.
                                                   (San Francesco di Sales)

San Francesco di Sales nasce il 21 agosto 1567 nel castello di Thorens in Alta Savoia, primogenito di 12 figli, da  François de Nouvelles, signore di Boisy, uomo d'armi al servizio del duca di Genevois-Nemours, e da Françoise di Sionnaz di circa trent'anni più giovane del marito, sposato alla giovane età di 14 anni.
La mostra FRANCESCO DI SALES 400, allestita al pian terreno del Museo Casa Don Bosco, aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2023, mira ad educare il visitatore alla conoscenza del Santo, alla lettura salesiana della sua vita e all’approfondimento del "clima" salesiano seicentesco. Gli elementi biografici, l’iconografia a lui riferita nell’oratorio delle origini, gli elementi della spiritualità e della pedagogia salesiana, sono i tre settori tematico/espositivi principali del percorso.

Parato liturgico, detto "di San Francesco di Sales":
pianeta, stola, borsa e velo da calice
Raso in seta con broccature d'oro e d'argento (part.)
Manifattura franco-piemontese (?) ante 1622
Tesoro del Santuario della Consolata, Torino
(con stemma Caetani Enrico o Camillo)

San Francesco di Sales manifesta a dieci anni i primi segni di vocazione e, nonostante la contrarietà del padre, ad undici anni secondo l'uso dell'epoca riceve la tonsura. Nel 1578 parte per Parigi; deve fare la carriera dei nobili, ma lui preferisce il Collegio di Clermont dei Gesuiti.
Nella capitale, interessato agli studi di teologia, approfondisce le questioni relative alla predestinazione, al ruolo della "grazia divina" e del "libero arbitrio". Nel dicembre 1586, a 19 anni, vive una profonda crisi perché convinto di essere predestinato alla dannazione eterna. Le preghiere rivolte alla Vergine nera di Parigi, dissipano le sue angosce e lo conducono a terminare gli studi nel 1588.

Parato liturgico di San Francesco di Sales:
pianeta, stola, manipolo damasco bianco e seta rossa a ricami (part.)
(ricami eseguiti da Santa Giovanna F. Frémiot de Chantal)
Monache visitandine di Annecy, 1610-1622
Monastero della Visitazione di Annecy
(con relativi certificati di autenticità del 1658)

Conclusi gli studi di diritto a Padova, rientra in Francia nel 1592, nel castello di famiglia a La Thuile. Nonostante la formazione giuridica, mantiene fede alla propria vocazione religiosa e il 18 dicembre 1593, grazie all'interessamento del vescovo di Ginevra, riceve l'ordinazione presbiteriale con bolla pontificia di Clemente VIII.
Divenuto vescovo di Ginevra, intraprende un'intensa attività pastorale infiammato di zelo apostolico e filantropico. Diceva che l'amore è compendio della teologia. La carità (animata dalla preghiera) fu dunque il centro costante dei suoi insegnamenti cristiani.

Santa Mater Ioanna Francisca F.d.C.
Litografia
A. Gajani (1787-1820)
Modena, 1817

Con la propria missione educativa San Giovanni Bosco, fondatore nel quartiere Valdocco di Torino della Congregazione religiosa "Società di San Francesco di Sales", diffonderà l'umanesimo ottimista del suo predecessore ("Da mihi animas, caetera tolle tibi"), convinto come quest'ultimo che "il nostro Dio è il Dio della gioia" e, intrepido promotore delle risorse naturali e innaturali dell'uomo e dei giovani in particolar modo, seppe anch'egli conquistare anime ribelli con amorevolezza e dolcezza, in sintonia profonda con la creazione di Dio.
Questi e altri consigli spirituali, i cui tangibili effetti si riscontrano ancor oggi nelle comunità salesiane diffuse nel mondo, compaiono nel Filotea, celebre trattato pubblicato nel 1609 (qui esposto nell'edizione parigina del 1669), nel quale sono raccolti gli indirizzi spirituali rivolti da San Francesco di Sales a M.me de Charmoisy, moglie di un suo cugino.

Croci reliquiario: abito delle monache visitandine,
argento, XVIII sec. (?)
Monastero della Visitazione di Torino
(su probabile disegno di San Francesco di Sales)/
Lettera olografa a Madame de Vallon (cugina del Santo)
François e. de Geneve, 1608
Monastero della Visitazione di Annecy
(sigilli in ceralacca con stemma di F.d.S.)
Fra i documenti in mostra è possibile inoltre ammirare un ritratto di San Francesco di Sales del 1618, il parato liturgico, detto "di San Francesco di Sales" (ante 1622), il parato liturgico con ricami eseguiti da Santa Giovanna F. Frémiot de Chantal (1610-1622), una lettera olografa del 1608, e ancora, stampe, libri, oggetti molto particolari come un medaglione in osso di manifattura piemontese del 1613, ricordo coevo dell’ostensione della Sindone del 1613. La rassegna, celebrativa dei 400 anni dalla morte del Santo, avvenuta per emorragia cerebrale il 28 dicembre 1622, a 55 anni, nel monastero delle Visitandine di Lione, è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, il Monastero della Visitazione di Annecy, il Monastero della Visitazione di Moncalieri, il Santuario della Consolata di Torino e l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte.

FRANCESCO DI SALES 400
Fino al 15 gennaio 2023
Museo Casa Don Bosco
Via Maria Ausiliatrice, 32 - Torino
Orario: martedì e giovedì 9,30 - 12,30; mercoledì e venerdì 14,30 - 17,30; sabato e domenica 9,30 - 12,30 e 14,30 - 17,30. Lunedì chiuso.
Per informazioni: tel. 011.5224822; info@museocasadonbosco.it
www.museocasadonbosco.it

lunedì 11 aprile 2022

L’ENIGMA DI KANDINSKIJ A PALAZZO ROVERELLA

Vasilij Kandinskij
Improvvisazione 11, 1910
Olio, 97,5 x 106,5 cm
The State Russian Museum, San Pietroburgo © 2021
Foto Scala, Firenze
L’enigma Kandinskij non è ancora compiutamente disvelato. E l’ampia retrospettiva KANDINSKIJ. L’OPERA / 1900-1940, fino al 26 giugno 2022 a Palazzo Roverella di Rovigo, curata da Evgenia Petrova e Paolo Bolpagni punta ad approfondire questa ricerca, con l'obiettivo "di aiutare a cogliere l’arco unitario del percorso dell’artista". La ricerca di un’autenticità interiore, la volontà di creare un mondo visivo nuovo e libero, il riferimento alla musica, l’irrazionalismo spiritualistico ispirato ai principi teosofici e il legame con l’arte popolare russa, rappresentano le costanti del suo impianto pittorico. Il tutto mentre, via via, si assiste al prender vita del graduale passaggio dalla figurazione all’astrazione, che si impone come chiave di volta di una delle rivoluzioni più radicali della pittura della prima metà del XX secolo.

Vasilij Kandinskij
Rider, 1909-1910
Collezione privata, Vienna

Il contributo di Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 - Neuilly-sur-Seine 1944) alla creazione di una forma espressiva fondata su nuovi presupposti è dirompente. Ma, sottolineano i curatori, "nonostante il grande lavoro storico-critico compiuto, anche negli ultimi decenni, da molti studiosi, il suo percorso cela ancora degli aspetti enigmatici". Numerose furono le matrici da cui scaturì, con lenta gradualità, quel linguaggio artistico che ha sconvolto il Novecento: oltre alla dichiarata suggestione esercitata dalla musica, Kandinskij rivela una profonda conoscenza della cultura rurale di Russia: case, mobili, costumi variopinti divengono familiari dopo il viaggio del 1889 nella provincia del Vologda in Siberia, intrapreso per compiere studi sul diritto contadino (si laurea nel 1992 in economia politica).
Vasilij Kandinskij
Destino (Il muro rosso) 1909
Olio su tela, 83 x 116 cm
Astrakhan, The P.M. Dogadin Astrakhan State Art Gallery
inv. AKГ-Ж-458
Abbandonata la carriera di giurista, si dedica alla pittura e alla ricerca teorica, ispirato dalla temperie romantica dell'ambiente culturale di Monaco, dove si trasferisce scegliendo di abitare nel villaggio di Murnau, nelle Alpi bavaresi. Dopo un breve contatto con i Nabis e l'esperienza fauve assorbita durante il soggiorno a Parigi nel 1906, preferisce guardare ai colori puri di Matisse, piuttosto che al movimento tedesco della Brücke, ritenuto troppo "barbarico", promotore di una poetica basata su posizioni espressive primitive. Sarà piuttosto l'esperienza al Bauhaus, di cui è vicedirettore nel 1922, a rivelarsi decisiva nell'elaborazione di un linguaggio visivo permeato di "astrazione lirica".
Vasilij Kandinskij
Mittengrun (Green in the middle), 1932
Collezione privata, Roma
La predilezione per il colore blu, insieme alla forma triangolare saranno fra gli elementi dominanti delle sue Composizioni. Sul finire della carriera il bianco e il cerchio costituiranno per l'artista i simboli privilegiati per rappresentare la perfezione divina e il silenzio primordiale che precede una nuova creazione. Si può essere concordi con Mario De Micheli nel ritenere che: "Per Kandinskij la storia dell'umanità è tutta racchiusa in questa marcia ascetica dal materialismo allo spiritualismo, cioè dal male al bene, dal buio alla luce, dall'angoscia alla felicità. L'arte non deve fare un cammino diverso: dal greve e umiliante impaccio della realtà materiale all'astratta libertà della visione pura"1.

Vasilij Kandinskij
Le Noeud rouge
Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence (France)
Photo Claude Germain

Le sezioni della retrospettiva rodigina prendono avvio dagli esordi dell’artista, a Monaco di Baviera, per approfondire poi il suo approdo a Murnau e la scoperta Dello spirituale nell’arte, per sfociare quindi nel magico momento del Cavaliere azzurro e della conquista dell’astrattismo (1911-1914). Infine, il ritorno in Russia (1914-1921) e l’esperienza al Bauhaus (1922-1933), sino agli ultimi anni del Maestro in terra di Francia, corrispondono alle tappe di un percorso puntuale che documenta ciascuno dei momenti creativi di Kandinskij, attraverso una selezione di circa 80 opere raramente esposte al pubblico e quasi mai in Italia, provenienti da musei russi e da istituzioni museali europee.

1) M. De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli Editore, Milano 1988, p. 105.

KANDINSKIJ. L'OPERA / 1900-1940
Fino al 26 giugno 2022
Palazzo Roverella
Via G. Laurenti 8/10, Rovigo
Orario: dal lunedì al giovedì 9 - 19; venerdì, sabato e prefestivi 9 - 22; domenica 9 - 20.
Info e prenotazioni: t. 0425 460093 (da lunedì a venerdì 9.30 - 18.30, sabato 9.30 - 13.30); info@palazzoroverella.com
www.palazzoroverella.com

I 150 ANNI DEL LEONE BIANCO

Busto di Giovanni Miani dalla rivista
"Illustrazione Popolare" dell'11 novembre1877

In occasione del 150° anniversario della sua morte, Palazzo Roncale a Rovigo ripercorre con la mostra GIOVANNI MIANI. Il Leone Bianco del Nilo - a cura di Mauro Varotto, docente di Geografia del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova -  le vicende dell’esploratore rodigino Giovanni Miani, "Indiana Jones dell’Ottocento", per tutta la sua vita dedito alla scoperta delle sorgenti del Nilo.
Tra storia, geografia ed etnografia, si snoda la vicenda di un personaggio irrequieto e fuori dagli schemi, di indomito coraggio e volontà ferrea, amante del rischio e dell’avventura, sfortunato inseguitore di grandi ideali come di riscatto sociale.

Nuova mappa del bacino del Nilo
Carta geografica
1858

Figlio di una domestica, mai riconosciuto dal padre, ha 14 anni quando lascia Rovigo, dov’era nato il 17 marzo del 1810, per raggiungere la madre a Venezia, al servizio del nobile Pier Alvise Bragadin. Quest’ultimo accoglie il ragazzo, dandogli un’istruzione e destinandogli un cospicuo lascito testamentario, che il giovane dilapida velocemente nel progetto di pubblicare un’enciclopedia universale della musica, naufragato al primo volume. Lui stesso scrive musica e frequenta i conservatori di mezza Europa, tentando senza fortuna anche la carriera di baritono. Rientrato a Venezia, partecipa ai moti del ’48-’49 contro la dominazione austriaca, ma qualche giorno prima della definitiva capitolazione prende la via del volontario esilio.

Roberto Guastalla
Uomo che raccoglie l'acqua

Raggiunge Costantinopoli e poi l’Egitto, dove per un periodo presta servizio come pedagogo e insegnante di francese e italiano. Nel frattempo si fa strada il sogno di individuare le sorgenti del grande Nilo, che nella sua idea coincidevano con la mitica regione dell’Ofir, la terra dalle immense ricchezze ricordata dalla Bibbia.
Nel 1859, un modesto finanziamento del governo francese gli consente di avventurarsi in una spedizione che lo conduce a Khartoum, dove giunge il 20 luglio del 1859. La città, da poco fondata dagli inglesi, sorge alla confluenza dei due rami principali del Nilo, quello Azzurro e quello Bianco. Del primo si conosce l’origine; il secondo è invece oggetto dell’interesse delle spedizioni delle potenze europee che puntano ad impossessarsi di territori che sarebbero diventati fondamentali qualora si fosse realizzato quello che poi sarà il Canale di Suez.

Gli Akka. I Pigmei di Giovanni Miani, 1874

Da Khartoum Miani raggiunge Gondokoro, oltre 1500 km a sud della città, trascrivendo dettagliatamente il viaggio nel suo diario e in una mappa del territorio destinata alla Società Geografica Francese. Il suo viaggio tuttavia è destinato a terminare poco oltre Galuffi, non lontano dal grande lago Nianza (poi ribattezzato Victoria) senza raggiungerlo: una febbre persistente ed una piaga ad una gamba, unite alla ostilità delle popolazioni indigene, lo costringono ad abbandonare il progetto. Del suo passaggio lascia traccia sul tronco di un tamarindo. Per gli indigeni era intanto diventato il "Leone Bianco", tributo al suo coraggio e alla sua lunga e candida barba.

Alberto Pasini
Fontana turca, 1873
olio su tela

Nel frattempo gli esploratori inglesi Speke e Grant entusiasmano il mondo con il loro annuncio della scoperta delle sorgenti del Nilo, individuate nel Lago Victoria, da loro raggiunto nel 1858. A Miani non resta che tornare in Europa. Lo accompagnano, al suo rientro, 14 casse zeppe di 1800 reperti. Tutti i tentativi di vendere la sua collezione falliscono. Decide allora di lasciarla in dono alla sua città di adozione, Venezia. Parte di questi eterogenei materiali (tessuti, armi, minerali, strumenti musicali, antichità varie) è oggi esposta nella sala a lui dedicata presso il Museo di Storia Naturale di Venezia.

Il luogo di sepoltura di Giovanni Miani, Zaire, 1930

Il mal d’Africa torna prepotente ed eccolo ancora una volta a Karthoum, dove diventa direttore del nuovo zoo della città. Utilizza questa funzione per farsi accettare in una spedizione diretta verso il Mombuto, nell’attuale Zaire. Il suo ruolo è duplice: esperto scientifico della spedizione e cercatore di specie animali sconosciute da introdurre nel suo zoo. Riesce a catturare anche due pigmei, che avrebbero svelato l’enigma della loro esistenza favoleggiata da Erodoto.
Ospite del re Bunza, muore a Nangazizi nel novembre del 1872. La notizia della sua morte giunge a Venezia l’anno dopo e la sua tomba sarà rinvenuta solo nel 1881. I suoi resti saranno destinati all’Accademia dei Concordi della natia Rovigo.

GIOVANNI MIANI. Il Leone Bianco del Nilo
Fino al 26 giugno 2022
Palazzo Roncale
Piazza Vittorio Emanuele, 25 - Rovigo
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19; sabato, domenica e festivi, dalle 9 alle 20
Informazioni: tel. 0425 460093

sabato 9 aprile 2022

IN SCENA I COSTUMI DI LUIGI SAPELLI

Caramba (Luigi Sapelli)
Costume teatrale, circa 1925
Abito femminile modello kimono
Collezione Roberto Devalle, Torino

Fino al 4 settembre 2022, la Fondazione Accorsi-Ometto rende omaggio alla bellezza, intesa come eleganza delle forme, preziosità dei tessuti e cura dei particolari, con la splendida mostra, a cura di Silvia Mira, IN SCENA! Luci e colori nei costumi di Caramba dedicata al ‘Mago’ dei costumi teatrali Luigi Sapelli, scelti tra la vasta collezione Devalle di Torino. Tra i pezzi iconici del lavoro della Casa d’Arte Caramba, fondata nel 1909 a Milano, sono esposti fra gli altri preziosi esemplari per il dramma d’annunziano Parisina e per la prima della Turandot del 1926 con la direzione di Toscanini alla Scala di Milano. Apre la rassegna un nucleo di bozzetti provenienti dalla Casa Museo del Costume teatrale Palazzo Chiazzese di Palermo, di proprietà della famiglia Pipi, rinomata sartoria teatrale palermitana da oltre due secoli.

LA CORONA DI FERRO
Casa d’Arte di Roma (Caramba)
Costume di scena, 1941
Abito femminile
Personaggio: Kavaora, figlia di Elsa
Attrice: Luisa Ferida
Collezione Roberto Devalle, Torino
I bozzetti sono spesso dettagliati e di vivido cromatismo, in altri casi sono disegnati da Caramba in bianco e nero, con applicazioni di ritagli di tessuto (le stoffe erano da lui stesso pensate, stampate, tagliate e decorate) per evitare errori di interpretazione da parte della sartoria.
Lavoratore instancabile Luigi Sapelli (Pinerolo, 1865 - Milano, 1936) passò dal giornalismo satirico alla critica teatrale per poi diventare costumista, scenografo e regista. Negli anni torinesi del liceo cominciò frequentare il caffè Molinari, dando voce alle sue critiche pungenti e facendosi notare per il modo eccentrico di vestire e per l’uso frequente dell’esclamazione spagnola "caramba" che, a partire dal 1884, diviene il suo nome d’arte.
TURANDOT
Caramba (Luigi Sapelli)
Costume teatrale, 1926
Abito maschile composto da tunica e cappuccio
Armigero (ruolo)
Collezione Roberto Devalle, Torino
Nel 1883 a Torino fondò e diresse la rivista Libellula dove apparvero i suoi figurini. La prima "rivoluzione" del ‘Mago’ - epiteto che ottiene nel 1908, in occasione della prima rivista italiana, Turlupineide - avvenne quando tolse al costume di Manrico del Trovatore la consueta frangia d’argento perché ritenuta offensiva «per la verosimiglianza e l’estetica» del personaggio: il figurinista non doveva più pensare il costume teatrale come a un semplice travestimento, ma come lo strumento per rivelare l’identità del personaggio.
Dal 1884 collaborò con diversi periodici teatrali e umoristici, inventando parallelamente una critica teatrale basata sul disegno di vignette caricaturali.

Caramba (Luigi Sapelli)
Costume teatrale, 1920-1930
Abito femminile
Collezione Roberto Devalle, Torino

Fondamentale, nel 1897, fu l’incontro a Torino con il direttore d’orchestra Arturo Toscanini e il produttore napoletano di operette Ciro Scognamiglio i quali, sebbene provenienti da culture teatrali lontanissime, erano mossi dallo stesso desiderio di cambiamento che trovava in Caramba un promotore d’eccezione. Con Toscanini, che voleva riportare nel mondo della lirica artigiani specializzati e un pubblico rigoroso, realizzò a partire dal 1922 il progetto di rinascita del teatro alla Scala come direttore degli allestimenti scenici. Con Scognamiglio diede nuova veste scenica all’operetta, cambiandone il repertorio, adottando ingegnosi allestimenti e spettacolari colpi di scena, nobilitando in tal modo un genere da sempre considerato minore.
Caramba (Luigi Sapelli)
Costume teatrale, 1920-1930
Marsina, gilet e culotte ricostruiti a cura della Sartoria Devalle
Collezione Roberto Devalle, Torino
Grazie all’assoluta eccellenza delle maestranze che Caramba riunì sotto la sua direzione, creò non soltanto costumi di scena, ma anche meravigliosi abiti per la brillante vita privata delle dive e per le signore alla moda di tutta Europa. Adorato da Lydia Borelli, dalle sorelle Gramatica, e da Virginia Reiter, fu un punto di riferimento per Eleonora Duse che per la creazione dei propri abiti spese cifre da capogiro.
Il 10 novembre 1936, Caramba si spegne nella sua casa di Milano. Due giorni dopo, il feretro si ferma davanti alla Scala e dal balcone del teatro viene lanciata dalle allieve del corpo di ballo una pioggia di petali.

IN SCENA!
Luci e colori nei costumi di Caramba

Fino al 4 settembre 2022
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
Via Po 55 - Torino
t. 011 837 688 int. 3; info@fondazioneaccorsi-ometto.it
www.fondazioneaccorsi-ometto.it

INVITO A POMPEI

Pegaso e Bellerofonte, I sec. d.C.
Affresco
Pompei I 8, 8

Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica di Torino, fino al 29 agosto 2022, presenta la mostra INVITO A POMPEI, curata dal Parco Archeologico di Pompei e da Palazzo Madama.
Un "invito" a entrare nelle case di Pompei, a scoprire quali erano le atmosfere, come erano arredate, quali oggetti erano usati quotidianamente dai suoi abitanti, come erano decorate e abbellite, attraverso un viaggio nel mondo pompeiano. Oltre 120 opere, tra arredi, statue, gioielli, bronzi, vetri e apparati decorativi, sono presentate al visitatore in un itinerario tra gli spazi domestici (l’atrio, il triclinio, il peristilio con il giardino, le stanze da letto), che termina con i drammatici calchi di alcune vittime.

Erma di Dioniso, I sec. d.C.
Marmo
Pompei VI 16, 7 (Casa degli Amorini dorati)

Il percorso espositivo, nella maestosa Sala del Senato, dove si è fatta l’Italia, si snoda attraverso gli ambienti maggiormente rappresentativi delle case più lussuose della Pompei del I secolo d.C. La domus romana, per la prima volta a Torino, spalanca le sue porte ai visitatori, accogliendoli nell’intimità domestica e mostrando loro la normalità della vita quotidiana alle pendici del Vesuvio. Un tuffo nel passato, che offre l’occasione di aggirarsi in quegli ambienti in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. spense d’un colpo la vita dei suoi abitanti.

Enrico Salfi (1857-1935)
Plastico della Casa del Poeta tragico
Legno dipinto, stucco e tempera

La Pompei di oggi non è che lo scheletro della città antica, prosciugata di ogni forma di vita dalla calamità naturale e svuotata di quegli oggetti che consentirebbero di immaginarla così com’era.
Apre la mostra il bel plastico di fine Ottocento della Casa del Poeta Tragico, una di quelle che più hanno stimolato l’immaginario di viaggiatori e artisti del Grand Tour, tanto da essere l’ambientazione di molte scene del romanzo Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Bulwer-Lytton, a cui si ispira l’opera di Federico Maldarelli Ione e Nidia della GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che chiude il percorso.

Federico Maldarelli
Ione e Nidia, 1864
Olio su tela
Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

"Ogni casa racconta la storia personale e intima di una famiglia, dei suoi abitanti, ma è anche microcosmo di una società e di un’epoca, con le loro abitudini espresse attraverso gli oggetti, gli arredi e le architetture - dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei - La domus romana, in particolare, aggiunge al racconto la straordinarietà e la bellezza di pitture e mosaici da ammirare".

Altare miniaturistico, I sec. d.C.
Bronzo e marmo
Pompei

"Quasi due millenni or sono giungeva ad Augusta Taurinorum la notizia dell’eruzione del Vesuvio. E delle lettere di Plinio il Giovane a Tacito si discusse forse nella Porta Decumana di un Palazzo Madama, che tanta memoria conserva della formidabile stagione artistica riscoperta in epoca illuminista con gli scavi di Pompei - afferma Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama -. Ogni visitatore, uscendo dalla mostra, ripercorrerà quella torre romana ove gli avvenimenti di Pompei echeggiarono nei primi secoli della nostra storia".

INVITO A POMPEI
Fino al 29 agosto 2022
Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica
Piazza Castello, Torino
Orari: lunedì e da mercoledì a domenica: 10 - 18. Martedì chiuso. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Informazioni: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it; t. 011 4433501                          www.palazzomadamatorino.it