mercoledì 16 febbraio 2022

A BRA RIAPRE LA SCUOLA DI PACE

La Scuola di pace "Toni Lucci" di Bra riprende la sua attività di divulgazione e promozione culturale con un variegato programma di incontri, presentandosi con un nuovo logo realizzato nell’ambito di un progetto didattico dagli allievi dell’indirizzo Grafica e Comunicazione dell’Istituto "Mucci" di Bra.
Venerdì 25 febbraio 2022, alle 20.45 nella Sala Conferenze BPER, in via A. Sarti 8, si discuterà di Agro-ecologia e alimentazione nella transizione ecologica insieme a Silvio Barbero, vice presidente dell’UNISG - Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. L’ingresso è libero, nel rispetto delle normative anti-COVID 19, con mascherina e green pass obbligatori. 

Le attività della Scuola di Pace proseguiranno con lo spettacolo Assenti senza giustificazione a cura della Corte dei Folli (5 marzo), le celebrazioni in occasione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (19 marzo) e l’incontro sul tema Come fare una transizione ecologica giusta? La proposta della decrescita con il professor Federico Demaria, docente di economia alla facoltà di economia e impresa di Barcellona (29 aprile).

Per maggiori informazioni è possibile scrivere a: scuoladipacedibra@gmail.com oppure a mosaicobra@gmail.com.

lunedì 14 febbraio 2022

TEMPORARY LANDSCAPE

Eugenio Tibaldi
Temporary Landscape, exhibition view
Courtesy PAV e l’artista
foto Agostino Osio - Alto Piano

Il PAV Parco Arte Vivente ospita, fino al 27 febbraio 2022 la mostra personale di Eugenio Tibaldi dal titolo TEMPORARY LANDSCAPE. Erbari, mappe, diari. Curata da Marco Scotini, l’esposizione si focalizza sull’opera grafica dell’artista, intesa come rappresentazione estetica, fotografia, progettazione architettonica e riflessione teorica, in grado di registrare le trasformazioni ecologiche del nostro tempo tra realtà e rappresentazione, tra uomo e ambiente.
Il diario grafico prodotto dall'artista durante la pandemia, denominato Heidi, pone l'attenzione sulle aree periferiche rilevandone la ricchezza di biodiversità con le loro "risultanze estetiche": un insieme di soluzioni informali, dettate dalle necessità degli abitanti, realizzate in maniera del tutto spontanea ed autonoma.

Eugenio Tibaldi
Temporary Landscape, exhibition view
Courtesy PAV e l’artista
foto Agostino Osio - Alto Piano

Da tali presupposti Tibaldi costruisce elementi in un complesso rapporto fra legalità, economia, società ed estetica, all'interno di un ecosistema in cui le esistenze e l’ambiente si modificano dinamicamente e si inventano reciprocamente. "Le aree periferiche - afferma l'artista - con i loro ‘non confini’, si prestano ad entrare in relazione con il materiale umano secondo dinamiche ‘altre’ da quelle centrali, dando luogo a soluzioni adattative e di convivenza tra le parti spesso impreviste".
Tibaldi ha realizzato progetti partecipativi legati alle dinamiche sociali del territorio in numerose città in Italia e nel mondo: in primis è l'hinterland partenopeo, dove l'artista ha vissuto a lungo, a fornire la matrice di una metodologia consolidata, ma poi Bolzano, Istanbul, Salonicco, Bucarest, fino ad arrivare al recente Anthropogenic Connection ad Addis Abeba.

Eugenio Tibaldi
Temporary Landscape, exhibition view
Courtesy PAV e l’artista
foto Agostino Osio - Alto Piano

Come recita il titolo della mostra, in quest'ottica, ogni paesaggio non può che risultare temporaneo, con il paradosso rappresentato da "quelle strutture che, destinate a durare per pochi mesi, diventano definitive [...] abusi in cemento mai terminati, testimoni immobili di una situazione anomala".
Per riflettere sulle tematiche affrontate in mostra, nel corso del  Workshop_69 / Simposio Sabato 19 febbraio 2022, ore 10-16, partendo dalla lettura del libro di Farid ad-din Attar Il Verbo degli uccelli, Eugenio Tibaldi coinvolgerà il gruppo di lavoro nella rielaborazione dello stormo di creature effimere e preziose soggetto dell'installazione site-specific, presente sia al PAV all'interno di TEMPORARY LANDSCAPE, che nella monumentale opera Symposium presso la Tenuta dello Scompiglio (LU).

Eugenio Tibaldi
Temporary Landscape, exhibition view

Courtesy PAV e l’artista
foto Agostino Osio - Alto Piano

Se il periodo della pandemia ci ha costretto a prenderci del tempo per noi stessi ed è stato inevitabile compiere un viaggio doloroso e complesso all'interno delle proprie ossessioni, il margine indagato da Tibaldi è quello della sfera personale, quello spazio che non siamo disposti a condividere con altri, un territorio in cui la meraviglia e il disastro del nostro essere coincidono. Il testo di Attar diviene così un'utile guida per capire il complesso rapporto fra le forze contrastanti che caratterizzano la condizione umana, in un processo di autoanalisi, immaginando, con il filtro dell'arte, possibili vie per affrontare le sfide della società contemporanea.
La partecipazione al workshop è gratuita ed inclusa nel costo del biglietto di ingresso.
Info: 011 3182235 - lab@parcoartevivente.it

TEMPORARY LANDSCAPE
Erbari, Mappe, Diari
Eugenio Tibaldi
Fino al 27 febbraio 2022
PAV Parco Arte Vivente
via Giordano Bruno 31, 10134, Torino
www.parcoartevivente.it

giovedì 27 gennaio 2022

L'ARTE È UN GIOCO FANTASTICO

Gian Giorgio Massara

L'equilibrista
Olio su tavola

Docente di Storia dell'Arte, Luigi Marco Maria Porporato ha frequentato l'Accademia Albertina sotto la guida dei maestri Avondoglio, Dragomirescu e Grillo. Nel 2002 gli viene assegnato il premio Biennale di Morozzo; successivamente ottiene il II Premio in occasione del Concorso Estemporaneo di Rosta, partecipando nel 2014 alla Competizione Internazionale Sculptures and Installations (Livorno). Ottiene una Permanente al torinese Salone del Libro del 2015. Assai significativa la mostra (2016) organizzata presso la Duke University N. C. USA.

Ora le opere di Porporato sono esposte a Torino (LOFT 5, V. Pralungo 5) presso la galleria diretta da Mariachiara Martina. Superato l'ingresso, il visitatore si trova tuffato in un clima surreale, magrittiano, con composizioni a forma pressoché conica, talvolta capovolta; di recente un lavoro ispirato al mondo dantesco è stato scelto quale copertina per la pubblicazione di Joram Gabbio, giornalista formatosi altresì presso l'Università Lateranense.
Il dipinto simboleggia la prua di una nave, con uno spazio dominato dalla figura di "Padre Dante". Alle spalle - come in ripetute altre occasioni - la sagoma del Monviso e tutt'intorno uno spazio d'acque intensamente azzurre, il colore dominante altra composizione con monti che si mutano in borghi precipitati nel cielo.

Nei dipinti di Porporato compaiono  facciate di edifici sacri, specie del Piemonte, dalla Sacra di San Michele a Sant'Antonio di Ranverso: qui ancor echeggiano le voci di Hugon de Montboissier oppure dell'insuperabile Jaquerio, pittore attivo per le corti anche al di là dei monti.
Luigi Porporato è uno storico dell'arte appassionato di Piero della Francesca per cui spesso compare nei suoi dipinti la forma dell'uovo a significare quella perfezione che l'umanità tenta di raggiungere.

Altre opere si rifanno al testo di Miguel de Cervantes dedicato a El Ingenioso Hidalgo, alla morte di Dulcinea oppure alla Cacciata dal Paradiso terrestre, al volo delle Mongolfiere su Mondovì, a episodi de Il Piccolo Principe sino ai due borghi raggiunti da un funambolo non dipinto, bensì materico. Il catalogo? Un minuscolo libro di 3 cm x 5 cm nel quale rinveniamo alcuni dipinti squisitamente figurativi: un davanzale di finestra oppure il ben disegnato Interno di cucina la cui memoria deve essere preservata.

Altre opere, scaturite sempre dal filone fantastico oppure maturate nel clima del realismo magico, raffigurano brandelli di città, paesaggi urbani dalla forma geometrica illuminati da falci di luna, la gioia di cento finestre chiare nella notte, paesaggi innevati. Poi tante arcate di ponti che attraversano torrenti e ruscelli e che proiettano il nostro essere verso il domani.
Una bella mostra, un buon avvio per una Galleria che s'affaccia nel clima culturale torinese.

CRISTALLOGRAFIA URBANA
Mostra personale di Luigi Marco Maria Porporato
Fino all'11 febbraio 2022
Loft5
Via Pralungo, 5 - Torino
Visita su prenotazione con orario lunedì - venerdì 9,30 -18,30; sabato e domenica esclusivamente su prenotazione inviando una email a esperienze@fioredentro.com.

lunedì 20 dicembre 2021

IL VOLTO ITALIANO DELLA VILLE LUMIÈRE

Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi sono i protagonisti della mostra in corso al Museo Accorsi-Ometto di Torino fino al 30 gennaio 2022. Sette artisti che hanno ridisegnato le sorti della pittura italiana del XX secolo, nel quinquennio d’oro che va dal 1928 al 1933, in cui si è compiuta l’avventura francese de Les Italiens de Paris.
La mostra PARIGI ERA VIVA. DE CHIRICO, SAVINIO E LES ITALIENS DE PARIS (1928-1933), curata da Nicoletta Colombo e Giuliana Godio, attraverso una settantina di opere rievoca quella tensione europeista compresa tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, quando Parigi costituiva lo scenario di una cultura cosmopolita e interattiva, antitradizionale, in cui alimentare il confronto con i movimenti avanguardisti.

Il titolo dell’esposizione si ispira a "Parigi era viva", autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro - celebre scrittore, editore e critico d’arte italiano, emigrato a Parigi - in cui vengono raccontate in terza persona la vita e le vicende lavorative di Picasso, di Matisse e de Les Italiens. La vicenda del "Gruppo dei sette" inizia ufficialmente nel 1928, anche se tutti i componenti sono presenti e operativi nella Ville Lumière da tempo. Severini vi si stabilisce nel 1906; de Chirico vi approda una prima volta nel 1911 per tornarvi nel 1924; suo fratello Andrea (che si sarebbe poi firmato "Alberto Savinio") vi soggiorna già nel 1910 e nel 1926; Paresce arriva nel 1912, Tozzi e Campigli nel 1919 e De Pisis nel 1925.

La rassegna è suddivisa in sette sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un artista, cui si aggiunge una dozzina di disegni, eseguiti tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, da Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini e René Paresce.
Il percorso comincia con il "ritorno all’antico" di Giorgio de Chirico (emblematico l' Autoritratto in veste di demiurgo-artista nel mistero del proprio atelier), perseguito a Parigi secondo uno stile personalissimo intriso di reminiscenze dell’antica Grecia e frammenti di reperti archeologici, che sfocia nella tematica dei gladiatori e nei nudi femminili monumentali con chiari riferimenti ai soggetti di Renoir.
Alberto Savinio accosta al mondo borghese la scultura classica ed elabora un universo fantastico in paesaggi immaginari caratterizzati da elementi geometrici fluttuanti nell’aria come giocattoli. Indirizzato a personalità del mondo culturale e artistico è il genere del ritratto, sviluppato dall’artista a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. Dal 1930, nelle ibridazioni tra corpi umani e teste di animali, Savinio ripropone la dimensione metamorfica tra realtà e valori cosmici, tra umano e sovrumano.


La figura femminile è sempre al centro delle opere di Massimo Campigli e i riferimenti a modelli etruschi e rupestri si ritrovano nelle spiagge animate da fanciulle in costume private di ogni connotazione fisiognomica per diventare allegorie della speranza, dell’armonia, dell’eternità della vita.
Filippo de Pisis e la sua pittura frammentaria - "a zampa di mosca", come ingegnosamente la definiva Eugenio Montale - si trovano nella quarta sezione. Nelle nature morte, nei paesaggi veloci e scattanti si alternano la luminosità del colore e l’uso sapiente dei neri e dei grigi, degli azzurri polverosi, svolti in narrazioni spesso audaci e neometafisiche.

René Paresce è il protagonista della quinta sezione: l’inquietudine dell'Autoritratto esprime il drammatico transito storico che procede di pari passo con la difficile emersione di Ritorno all’ordine. Giunto a compimento verso il 1935, i dipinti si popolano di figure larvali fluttuanti in uno spazio indistinto e riportato al punto-zero, al primordio della vita.
Nella pittura di Gino Severini, tra il 1928 e il 1929, i personaggi della Commedia dell’arte, Pulcinella, Colombina e Arlecchino, diventano protagonisti di temi amorosi, musicali e poetici. Maschera e resti archeologici sono talora dipinti su vetro, tecnica desunta da antiche iconografie e da tecniche romane "minori". Entro i confini di una scatola architettonicamente perfetta, si articola una maternità, tema caro all’autore, di levigata e austera purezza formale.

La mostra si conclude con Mario Tozzi. A partire dal 1924 l’artista si propone di divulgare la conoscenza in Francia dell’arte italiana. Egli sostiene l’universalismo dello "spirito italiano" nel più vasto orizzonte di una rigenerata "rinascita classica" dell’arte moderna. Tra il 1929 e il 1930 l’universo di Tozzi si popola di figure archetipiche culminate in anatomie morfologicamente classiche, plasmate in busti cilindrici, in teste ovoidali, costruite con una materia argillosa e orchestrate in scenari silenziosi di conciliazione tra antico e moderno, concreto e astratto.

PARIGI ERA VIVA.
DE CHIRICO, SAVINIO E LES ITALIENS DE PARIS (1928-1933)

21 ottobre 2021 - 30 gennaio 2022
Museo di Arti Decorative Accorsi - Ometto
V. Po, 55 - 10124 Torino
Orario: martedì, mercoledì e venerdì 10 - 18; giovedì 10 - 21; sabato, domenica e festivi 10 - 19. La biglietteria chiude mezz’ora prima. Lunedì chiuso
Per informazioni: t. 011 837 688 int. 3, info@fondazioneaccorsi-ometto.it
fondazioneaccorsi-ometto.it

venerdì 3 dicembre 2021

DISEGNARE LA CITTÀ: TORINO LIBERTY TRA ARTE E INDUSTRIA

Giulio Casanova
Progetto di centro soffitto, 1912
acquerello, penna, oro in pastiglia, carta applicata su cartone
66,7 x 66,5 cm

La mostra DISEGNARE LA CITTÀ. L'Accademia Albertina a Torino tra Eclettismo e Liberty costituisce un viaggio nella storia dell’arte e dell’architettura torinese, ideato da Paola Gribaudo Presidente dell'Accademia Albertina nell'intento di valorizzare il patrimonio interno dell'istituzione, che ha coinvolto un gran numero di enti e organismi cittadini: la Scuola di Scenografia dell’Albertina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, per gli apparati multimediali, il Teatro Regio per il prestito di alcuni costumi di scena di Fedora (opera musicata da Umberto Giordano nel 1898), con l’associazione culturale Le Vie del Tempo per le affascinanti ricostruzioni storiche di abiti e pose della Belle Époque e con Baratti & Milano.

Giulio Casanova 
Progetto di soffitto per la sala da pranzo del treno reale
acquerello e oro in pastiglia su carta applicata su cartone
31 x 92,8 cm

Nelle sale della Pinacoteca Albertina, fino al 1 marzo 2022 si potranno ammirare i meravigliosi acquerelli di Giulio Casanova (1875 - 1961), opere originali solitamente conservate nel caveau dell’Albertina e nucleo centrale di una rassegna formata da un centinaio di documenti fra incisioni, stampe d'epoca, progetti architettonici e bozzetti.
Dal 1920 al 1945 docente di Ornato e titolare della cattedra di Decorazione all'Accademia Albertina, Giulio Casanova ideò e dipinse gli elementi artistici di prestigiose opere ed edifici: dal caffè Baratti & Milano in piazza Castello a Torino, al Treno Reale concepito in preparazione del matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria José del Belgio e ancora oggi a servizio della Presidenza della Repubblica, senza escludere committenze del mondo ecclesiale - in mostra i progetti per la teca della Santa Sindone e per l’urna di San Giovanni Bosco - e civili, con il notevole esempio delle Poste Centrali in via Alfieri.

Municipio di Torino
Pianta geometrica della Città di Torino coll'indicazione dei piani regolatori e degli ampliamenti
compilata sotto la direzione dell'Ufficio Municipale dei Lavori Pubblici
, 1896
Scala di 1:5000
Tipografia e Litografia Camilla e Bertolero, Torino

Oltre a questo l'esposizione evidenzia l’energia creativa e propositiva che trasformò Torino negli anni della Belle Époque, contraddistinta dallo stile Liberty, affermatosi a partire dall’Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna del 1902, che ebbe nell'intellettuale e scultore Leonardo Bistolfi (1859-1933) il principale rappresentante e promotore.
In architettura, l’eclettismo è lo stile predominante nel tempo indagato dal progetto. In un clima di revival storico (concreta espressione ne è il Borgo Medievale, padiglione della Sezione di Arte Antica dell'Esposizione Italiana del 1884), a Torino le pianificazioni della seconda metà dell’Ottocento definiscono una nuova immagine urbana, sintesi di decoro e qualità dello spazio pubblico. Il disegno e lo studio diretto della natura elaborati attraverso una pratica prioritaria del disegno, si coniugano nei principi estetici dell'Art Nouveau, movimento teso ad esaltare la bellezza quale sacello di valori etici e fondamento di un armonico sviluppo della società.

Giulio Casanova
Progetto di facciata per la Confetteria Baratti & Milano
penna, acquerello, matita su carta lucido, quotato
30,9 x 67,2 cm

Percorrendo le vie di una Torino aristocratica a bordo delle antiche vetture tramviarie restaurate dall'Associazione Torinese Tram Storici, sostando nelle caffetterie del centro per gustare le prelibatezze di rinomati pasticceri, confettieri e liquoristi, rievocanti atmosfere di gozzaniana memoria, si riscopre così una "piccola Parigi" che, dismessi i panni di capitale d'Italia, fra Otto e Novecento si afferma quale polo di eccellenza della moda, dell'industria cinematografica e automobilistica, simbolo di modernità e progresso di rilevanza internazionale.
Queste e altre suggestioni determinano il carattere didattico e divulgativo della rassegna, ancor più circostanziato dai contributi in catalogo, edito da Albertina Press in co-edizione con Gli Ori - Editori Contemporanei, strumento indispensabile per approfondire in ogni suo aspetto il dibattito internazionale intorno alle implicazioni d'arte nei processi industriali fra XIX e XX secolo e tassello di un più articolato progetto espositivo pensato per condividere con la cittadinanza gli umori di un'epoca cruciale attraverso ricostruzioni storiche, curiosità e aneddoti illustrati dai numerosi autori che a vario titolo hanno contribuito alla sua realizzazione.

DISEGNARE LA CITTÀ
L'Accademia Albertina a Torino tra Eclettismo e Liberty
1 ottobre 2021 - 1 marzo 2022
Pinacoteca Albertina
Via Accademia Albertina 8, Torino
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30) eccetto il mercoledì, giorno di chiusura del museo.
Per informazioni: tel. 0110897370; pinacoteca.albertina@coopculture.it
www.pinacotecalbertina.it